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In primo piano, Vita Diocesana

Un gemellaggio all’insegna dell’incontro e della condivisione

Si è conclusa nei giorni scorsi un’esperienza straordinaria che lascerà un segno indelebile nella memoria dei partecipanti: il gemellaggio estivo tra l’oratorio di Bareggio e i rappresentanti della diocesi di Lamezia Terme si è rivelato molto più di una semplice trasferta, è stato un vero e proprio viaggio alle radici dell’incontro e della condivisione. I giovani dell’Oratorio “San Filippo Neri” della Parrocchia Santa Maria Immacolata di Accaria, infatti, sono rientrati a casa carichi di entusiasmo, portando nel cuore il calore dell’accoglienza e un legame profondo nato nel segno del Vangelo ed un’amicizia nata nel segno di Gesù. In pochi giorni hanno sperimentato in prima persona il valore dell’accoglienza più autentica e la ricchezza dello scambio di idee. L’aspetto più straordinario dell’iniziativa è stata la rapidità e la profondità con cui sono nati i nuovi legami: un’amicizia bella, pulita e immediata, fondata sull’amicizia di Gesù, che si fa uomo e che si impara a riconoscere e ad amare nel volto dell’altro. L’invito a non seguire schemi: la bussola del Vangelo – Un momento centrale di questa esperienza è stato il forte mandato educativo e spirituale ricevuto. I giovani hanno accolto con immenso entusiasmo l’invito di don Riccardo Bombelli, vicario della comunità pastorale Maria Madre della Chiesa, che li ha esortati a non farsi imprigionare da schemi rigidi o da modelli predefiniti e artificiali imposti dalla società. Al contrario, il sacerdote ha invitato i ragazzi a lasciarsi ispirare unicamente dalla “scatola del Vangelo”, consegnata loro anche come dono concreto. Il Vangelo diventa così l’unico strumento di guida, la bussola fondamentale per orientare tutte le attività, le scelte e le sfide del quotidiano. Il ringraziamento a don Francesco Benvenuto – Il successo di questa iniziativa e il cammino che questi ragazzi stanno compiendo sono guidati da una presenza salda e appassionata. Un ringraziamento speciale va alla guida spirituale della comunità, don Francesco Benvenuto. Da sempre attento e sensibile alla presenza dei giovani in parrocchia, don Francesco si spende quotidianamente per la loro crescita spirituale, offrendo un ambiente sano, protetto e stimolante. Il suo impegno costante è quello di orientare i ragazzi verso la “vita vera” — l’unica che salva — insegnando loro a guardare il mondo con gli occhi della fede e della speranza. Gli insegnamenti sul campo: al via l’oratorio estivo a Cardolo – Le parole e i valori appresi durante il gemellaggio non sono rimasti teoria, ma si sono tradotti immediatamente in azione. Proprio in questi giorni, infatti, i giovani tornati dall’esperienza stanno già mettendo concretamente in pratica gli insegnamenti ricevuti.L’occasione è l’avvio delle attività dell’oratorio estivo, iniziato il 29 giugno e in programma fino all’11 luglio presso il Santuario San Giovanni Paolo II di Cardolo, frazione di Feroleto Antico. Qui, i ragazzi sono impegnati in prima linea nell’animazione e nella testimonianza, portando tra i loro coetanei quello stesso spirito di condivisione e quella “bussola del Vangelo” che ha guidato lo scambio culturale. Il gemellaggio si chiude, ma le relazioni nate tra Bareggio e Lamezia Terme sono destinate a durare nel tempo, testimoniando che la distanza geografica si annulla quando si cammina nella stessa direzione. L’oratorio San Filippo Neri The post Un gemellaggio all’insegna dell’incontro e della condivisione first appeared on Lamezia Nuova.

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Reliquia San Josemaría Escrivá accolta in Santuario San Giovanni Paolo II

Un intenso momento di fede e di comunione si è vissuto nei giorni scorsi nel Santuario San Giovanni Paolo II a Cardolo di Feroleto Antico, in occasione della festa di San Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei. La Santa Messa è stata presieduta da monsignor Serafino Parisi, Vescovo di Lamezia Terme, e concelebrata da don Alfonso Guijarro Garcia, sacerdote della Prelatura dell’Opus Dei, da don Marco Mastroianni e da don Francesco Benvenuto. La celebrazione ha visto la partecipazione di numerosi fedeli e la presenza di autorità civili e militari. Tra le autorità civili erano presenti i Sindaci dei Comuni di Gizzeria, Serrastretta e Feroleto Antico. Hanno preso parte alla cerimonia anche rappresentanze delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate: il Comando dei Carabinieri di Lamezia Terme, la stazione dei Carabinieri di Pianopoli, il Comando di Polizia e il 2° Reggimento Aves “Sirio”. Un momento particolarmente significativo si è vissuto all’inizio della celebrazione, quando don Alfonso Guijarro Garcia ha consegnato la reliquia del Sangue di San Josemaría nelle mani del Sindaco del Comune di Feroleto Antico, territorio nel quale è collocato il Santuario. Il Sindaco ha quindi deposto la reliquia nell’apposita teca, dove resterà custodita in modo permanente, quale segno di devozione e di memoria spirituale per tutta la comunità. Nell’omelia, monsignor Serafino Parisi ha posto al centro della riflessione l’importanza del “ministero” del laicato, tema profondamente legato anche allo spirito dell’Opus Dei e alla testimonianza di San Josemaría. Il Vescovo ha richiamato la necessità di riscoprire il ruolo dei laici nella vita della Chiesa e del mondo. Il laico non è un semplice destinatario dell’azione pastorale, né uno spettatore della vita ecclesiale, ma un battezzato chiamato a vivere in pienezza la propria vocazione cristiana dentro la storia, nelle realtà ordinarie della vita quotidiana. In questa prospettiva, il “ministero” del laicato non va inteso soltanto come un servizio svolto all’interno degli ambienti ecclesiali, ma come una vera e propria responsabilità cristiana vissuta nel mondo: nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nella società, nella politica, nelle istituzioni, nella cultura e in ogni ambiente in cui l’uomo è chiamato a operare. È proprio qui che emerge con forza l’attualità del messaggio di San Josemaría: la santità non è riservata a pochi, ma è unachiamata universale. Ogni cristiano è invitato a cercare Dio nelle occupazioni ordinarie, trasformando il lavoro, le relazioni, gli impegni familiari e sociali in occasione di incontro con il Signore e di servizio ai fratelli. Il Vescovo ha sottolineato come questa consapevolezza sia oggi particolarmente necessaria. La Chiesa ha bisogno di laici maturi, corresponsabili, capaci di portare il Vangelo nei luoghi concreti della vita. La testimonianza cristiana non si esaurisce nella partecipazione alla liturgia, pur essendo questa fonte e culmine della vita di fede, ma continua nel quotidiano, nelle scelte, nello stile di vita, nella capacità di costruire relazioni giuste, solidali e aperte al bene comune. Questo tema, richiamato anche nei recenti lavori del Consiglio Permanente della Cei, invita tutta la comunità ecclesiale a guardare con rinnovata attenzione alla vocazione dei laici. Essi sono chiamati a essere presenza viva della Chiesa nel mondo, segno concreto di una fede che illumina la vita e che diventa responsabilità, servizio e testimonianza. Alla luce dello spirito dell’Opus Dei, l’omelia ha dunque ricordato che ogni ambiente umano può diventare luogo di santificazione.La vita ordinaria, se vissuta con fede, diventa spazio in cui Dio chiama, accompagna e opera. La famiglia, il lavoro, le istituzioni ela società non sono realtà lontane dal Vangelo, ma luoghi nei quali il cristiano è chiamato a rendere visibile la presenza di Cristo. La presenza della reliquia del Sangue di San Josemaría, ora custodita stabilmente nel Santuario, rappresenta per la comunità un dono prezioso e un invito permanente alla preghiera, alla fedeltà e alla testimonianza cristiana. Essa richiama tutti a vivere la fede non come qualcosa di separato dalla vita, ma come forza capace di orientare ogni scelta, ogni responsabilità e ogni servizio. In questo senso, la festa di San Josemaría è stata non solo una celebrazione liturgica, ma anche un’occasione per rinnovare l’impegno di ciascuno a vivere il Vangelo nella concretezza della propria quotidianità. Anselmo Scalise The post Reliquia San Josemaría Escrivá accolta in Santuario San Giovanni Paolo II first appeared on Lamezia Nuova.

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“Armonizziamo le differenze e combattiamo la buona battaglia del bene comune”

Un accorato appello alla città e al territorio lametino ad “armonizzare le differenze”, a sentirsi “un’unica città”, a condurre insieme “la buona battaglia per il bene comune”, quello del vescovo di Lamezia Terme Mons. Serafino Parisi che, in Cattedrale, ha presieduto la celebrazione conclusiva della festa dei Santi Pietro e Paolo, Patroni della città e della diocesi lametina, durante la quale il sindaco Mario Murone ha rinnovato l’affidamento della comunità attraverso la consegna simbolica del plastico tra le mani di S. Pietro. Partendo proprio dalla figura e dalla testimonianza dei due apostoli, “due personalità estremamente diverse tra loro eppure entrambe colonne della Chiesa che non potrebbe reggersi senza una delle due”, Parisi ha parlato del messaggio che “la solennità di oggi propone a credenti e non credenti: l’armonizzazione delle differenze. Non c’ è possibilità di schierarsi o con Pietro o con Paolo. La Chiesa mette insieme due figure completamente diverse perché attraverso entrambe il credente entra nella storia e serve la storia. Si serve la storia come ha fatto il Signore, che non è entrato nel mondo mostrando i muscoli, ma nella fragilità e ha manifestato dalla Croce la grandezza del suo progetto d’amore. La nostra esistenza deve fare i conti con i nostri limiti. Pensiamo a Pietro: ha rinnegato Gesù ma è il Signore stesso che lo ristabilisce nella fiducia per fargli capire che non è sulle qualità umane che si fonda la Chiesa, ma sulla misericordia che viene da Dio”. Ecco quindi – ha proseguito il vescovo lametino – “lo stile con cui siamo chiamati a servire il mondo che è lo stile di Dio: non quello della prepotenza e della sopraffazione, ma quello della disponibilità e dell’apertura ai bisogni reali delle persone. Da qui occorre partire per costruire la nostra comunità, la polìs, la civitas fatta, l’urbs fatta di strade e la città fatta soprattutto di persone e di relazioni”. “Credo – ha rimarcato Parisi – che la grande zavorra di Lamezia sia l’incapacità strutturale di pensarsi come una città unica. Fin quando non si farà questa fusione d’intenti saremo costretti a giocare con i nostri particolarismi, a perdere tempo con i campanilismi. Armonizzare le differenze significa per la nostra città fare davvero un passo avanti”.       Prendendo spunto dalla vicenda di Pietro, liberato dalle catene della prigionia, il presule ha ricordato come “Signore, che ha distrutto le catene di Pietro, viene a rompere le catene che ci tengono prigionieri in questo nostro contesto sociale e culturale. A cominciare dalla grande catena della rassegnazione che è racchiusa in una parola: “ormai”. Ormai è la tomba dei progetti, la tomba delle speranze, la tomba di tutti i progressi. E’ il l fatalismo, l’atarassia, che ci fa scaricare tutte le responsabilità sugli altri. Il Signore è venuto a rompere queste catene perché la salvezza operata da Dio in Gesù Cristo è un fatto concreto e si chiama liberazione. L’intervento di Dio nella storia dell’umanità ha come cifra distintiva la liberazione dalla schiavitù mentale e da tutte le forme di schiavitù culturale e sociale che ci tengono legati al passato e ci impediscono di guardare al futuro” E infine, dal vescovo di Lamezia, l’appello a “combattere anche noi, come Paolo, la buona battaglia. Paolo non parla di una battaglia qualsiasi, perché non tutte le battaglie sono buone: vale nella Chiesa, vale nella società civile. La buona battaglia è quella per il bene comune, che si affronta a partire dallo sguardo sugli ultimi. E’ la battaglia comune per rilanciare questo nostro territorio,  per farlo andare avanti. Una battaglia da combattere insieme, pur nella differenziazione delle posizioni, tutti devono sentirsi interessati a fare prevalere non le beghe personali ma il bene di tutti e di ciascuno” “Da qui si vedrà – ha concluso Parisi –  il senso del nostro essere nel mondo con la forza del Vangelo e con il nostro servizio a tutti quelli che ci stanno aspettando”. Salvatore D’Elia     The post “Armonizziamo le differenze e combattiamo la buona battaglia del bene comune” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Il martirio di Pietro e di Paolo ci ricorda che il ministero trova il suo compimento nel dono totale di sé”

“Mentre rinnoviamo la memoria dei Santi Patroni, Pietro e Paolo, chiediamo una sola grazia: che la nostra Diocesi possa riconoscere nei suoi sacerdoti, non uomini perfetti, ma uomini totalmente attratti e innamorati di Gesù Cristo, non funzionari del sacro ma testimoni del Risorto, non amministratori di cose religiose, ma padri nella fede”. Questo uno dei passaggi dell’omelia che il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha pronunciato nel corso della Santa Messa da lui presieduta in Cattedrale, alla presenza del Clero, in occasione della festa dei Santi Patroni della Diocesi e della città di Lamezia Terme. “La paternità – ha aggiunto il Vescovo – si esercita anche quando non si vede, anche quando ti porta a soffrire in silenzio, anche quando c’è la pretesa dell’altro che ti interessi a lui senza che l’altro si ponga il problema se interessarsi a te, dentro una reciprocità di scambio, di dono. La paternità si esercita anche quando sembra non accompagnare, ma che c’è quando avvia processi di coscientizzazione, di consapevolezza che nel momento della ferma decisione è stato duro dover esigere. Noi non siamo protagonisti della Chiesa, siamo servi della comunione”. Quindi, partendo dalle figure dei Santi Patroni, monsignor Parisi ha invitato a guardare a “Pietro e Paolo, uomini fragili resi grandi dalla grazia, uomini diversi resi uno dallo Spirito, uomini che hanno lasciato che Cristo edificasse attraverso la loro vita la sua Chiesa per fare realizzare pienamente la nostra vita perché questa è la volontà di Dio. La Provvidenza vuole che oggi noi non celebriamo soltanto due santi ma celebriamo la forma stessa della Chiesa perché Pietro e Paolo costituiscono due anime, ma anche due modi, due stili di essere nel mondo. Pietro e Paolo, allora sono molto di più che due figure eminenti del Cristianesimo nascente: sono la testimonianza che il Signore continua ad edificare la sua Chiesa attraverso uomini reali, veri, fragili, diversi, differenti e convertiti. Pietro e Paolo sono il segno che la santità della Chiesa non nasce dalla nostra perfezione o dalla perfezione dei ministri, nasce e si fonda unicamente sulla fedeltà di Cristo che non ritira mai la sua chiamata”. Da qui la consegna al presbiterio della “unità ecclesiale che – ha detto il Vescovo – non è uniformità dei caratteri e non è nemmeno l’omologazione delle sensibilità pastorali, dei linguaggi, dei progetti, è comunione nell’unica fede, nell’unico Signore, nell’unico Ministero ricevuto. Non bisogna andare lontano”. Una comunione che, “proprio per le nostre difficoltà, deve essere continuamente custodita, purificata ed a volte anche ricostruita” non dando mai niente per scontato ma avendo come bussola la domanda di Gesù “Chi dite che io sia?” che non sollecita “una visione manageriale della vita e della pastorale” perché “si possono fare delle cose, amministrare i sacramenti, correndo il rischio di non lasciarci penetrare dalla Parola, attraversare dalla buona notizia del Vangelo. Possiamo addirittura guidare le comunità bene – ha sottolineato monsignor Parisi -, magari con lo stile imprenditoriale e manageriale che non c’è richiesto, e mentre guidiamo così le comunità noi rischiamo di non farci guidare dal Signore Gesù. Il ministero nasce sempre dalla fede, dalla professione della nostra fede e la fede del ministro non è il risultato della nostra intelligenza. È un dono ricevuto. Anche noi dopo anni di sacerdozio restiamo davvero come mendicanti della rivelazione di Dio Padre. Nessuno di noi possiede Cristo Gesù, però siamo continuamente chiamati ad invocarlo per riceverlo. Questa è la nostra condizione: davvero quella dei pellegrini che si mettono alla ricerca di un Dio che c’è, che viene verso di noi, ma verso il quale anche noi dobbiamo muovere qualche passo”. “Forse noi non siamo chiamati al martirio del sangue – ha aggiunto il Vescovo -, ma ogni giorno ci è chiesto il martirio della fedeltà a quel dono iniziale, a quella parola iniziale: la pazienza con le persone, la perseveranza nella preghiera, l’umiltà dell’obbedienza, la gratuità del servizio, la carità fraterna, la speranza anche quando i frutti sembrano scarsi. Il popolo ha bisogno di ministri che conoscano la propria povertà, però dentro questa povertà abbiano sperimentato la potenza della grazia di Dio perché la credibilità del nostro ministero non nasce dall’assenza di ferite, ma dalla trasparenza con cui lasciamo che Cristo attraversi lo squarcio che si crea nella nostra carne. Per questo Pietro è la roccia, non perché sia incrollabile ma perché lascia che la propria fragilità diventi il luogo della fedeltà di Dio”. Infine monsignor Parisi ha ricordato che “mentre Pietro è incatenato, la Chiesa prega ed intercede. Forse questa pagina ci interpella profondamente come presbiterio – ha detto il Vescovo -. Dobbiamo chiederci se anche tra di noi siamo disposti ad applaudire solo l’insuccesso. Ci sosteniamo davvero anche nella preghiera oppure condividiamo soprattutto fatica, analisi, preoccupazione, talvolta anche lamentele? L’apostolo viene liberato perché c’è una Chiesa unità che non smette di pregare, di crederci, di intercedere… facendo ‘rete’. Nessun sacerdote può vivere da solo il peso del ministero e nessun confratello deve doversi sentire dimenticato perché una fraternità sacerdotale autentica non è in primo luogo organizzazione, ma è intercessione reciproca, è comunione. Non possiamo chiedere che avvenga all’esterno di noi ciò che non viviamo dentro di noi. Conservare la fede è la vera vittoria e noi allora viviamo un tempo ecclesiale che richiede molte competenze ma la storia della salvezza ci insegna che Dio rinnova sempre la Chiesa attraverso la santità. Pietro e Paolo non hanno cambiato il mondo perché erano produttivi, performativi si dice oggi, efficienti; hanno cambiato il mondo perché appartenevano interamente a Cristo”. “La nostra Diocesi oggi celebra i suoi Patroni – ha concluso monsignor Parisi – e noi non vogliamo onorarli semplicemente come delle figure del passato, vogliamo riconoscerli come padri che continuano ad indicare una strada. Da Pietro impariamo che la Chiesa custodisce l’unità senza la paura della verità, e da Paolo impariamo una Chiesa missionaria che non trattiene il Vangelo dentro confini confortevoli e rassicuranti. Da entrambi impariamo che l’amore per Cristo precede ogni altra passione ecclesiale. Quindi, forse il dono più grande che

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“Il Vangelo vissuto come servizio è la cura di coloro che sono più fragili”

“L’esempio del profeta Eliseo ci insegna che quando siamo con Dio, non ci perdiamo mai. Il Signore, nel momento opportuno, sa dare prova della sua presenza. E la prova della sua presenza è sempre l’amore che ha la sua manifestazione concreta in quel “bicchiere d’acqua fresca” dato al fratello che si trova in una situazione di necessità. L’amore di Dio passa attraverso il servizio che siamo chiamati a dare all’umanità”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi in un passaggio dell’omelia nel corso della celebrazione eucaristica in Cattedrale, momento culminante della Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità, giunta alla seconda edizione. Facendo riferimento alla liturgia della Parola della XIIIª domenica del tempo ordinario, il vescovo si è soffermato sulla vicenda di Eliseo accolto da una famiglia a Sunem “una famiglia che sceglie di fare spazio nella propria casa a un profeta, di mettersi a disposizione. Eliseo coglie la necessità di quella famiglia, il desiderio di avere un figlio. Ed è una frase che ritorna sempre nella storia della salvezza, una frase che esprime, al tempo stesso, la richiesta profonda dell’umanità e la capacità di Dio di comprendere il desiderio dell’uomo e di portarlo a compimento. Il Signore, attraverso l’esperienza del profeta, coglie la necessità dell’uomo e la esaudisce”. “Per entrare nella logica dell’amore provvidente di Dio – ha proseguito Parisi – dobbiamo vincere ogni forma di chiusura, tutto ciò che è centrato sul nostro individualismo, e aderire alla logica che Gesù esprime nel Vangelo di oggi con queste parole: chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Mettiamo al primo posto l’amore con il quale Dio abbraccia l’intera umanità. Se noi mettiamo al centro della nostra vita la logica dell’amore paterno di Dio, avviene la trasformazione. A volte ci capita di dire: chi me la fa fare? Tutto questo è troppo pesante per me! Signore, provvedi tu perché io non ce la faccio più! Il Signore coglie questa fragilità e, laddove scopre ciò che per noi è povertà, supplisce entrando nella nostra storia di uomini con la sua ricchezza. E noi, nella nostra povertà, diventiamo capaci di fare ricchi gli altri con la ricchezza stessa di Dio”. “A conclusione di questa giornata diocesana insieme alle persone con disabilità – ha concluso il presule – il Vangelo ci dà un’ indicazione fondamentale:  il Vangelo vissuto come servizio è anzitutto la cura di coloro che sono più fragili,  di coloro che hanno bisogno di noi. Alla fine scopriremo che siamo noi ad avvantaggiarci del nostro servizio ai più fragili perché la loro testimonianza di vita ci indica la strada dell’amore e della tenerezza. Il servizio agli ultimi ci fa uscire da noi stessi e ci fa mettere al primo gli altri e, quindi, l’Altro, il Signore Gesù”. A conclusione del concerto dei Controvento, che si è tenuto sul Corso Numistrano, il Vescovo, ringraziando tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione della seconda giornata diocesana insieme alle persone con disabilità, ha dato appuntamento al 27 giugno del prossimo anno, confermando l’importanza di un evento diocesano che apre i momenti culminanti dei festeggiamenti in onore dei Santi Patroni Pietro e Paolo. Salvatore D’Elia The post “Il Vangelo vissuto come servizio è la cura di coloro che sono più fragili” first appeared on Lamezia Nuova.

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Disabilità; “Una Chiesa che ascolta prima di rispondere”

“Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’incontro su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. L’incontro, aperto dalla testimonianza della famiglia Sirianni che ha raccontato la sua esperienza con due ragazzi, Manuel e Daniel affetti da autismo, è stato un momento che, fortemente voluto dal Vescovo, ha rappresentato l’occasione per avviare anche un dialogo tra istituzioni, associazioni e famiglie. “Stasera – ha detto Oceania Sirianni – voglio trasmettere un messaggio di speranza. Gestire due bambini che non riescono a comunicare non è semplice, ma la fede ci ha aiutato. La nostra fede, infatti, è diventata un dialogo ed una richiesta continua a Dio perché aprire il cuore al Signore dà sicuramente dei risultati, con i tempi del Signore”. Quindi, ha raccontato di come, anno per anno, grazie anche alle persone che hanno incontrato in questo loro percorso di vita, tante sono state le scoperte: “Ci siamo resi conto – ha detto Oceania – che c’era qualche cosa che andava oltre: l’apparenza è qualcosa che inganna ed al di là di quello che vediamo c’è altro. Noi eravamo convinti che in questi bambini c’era dell’altro”. Ed è stato così, grazie anche alla perseveranza di mamma Oceania e di papà Franco che Manuel e Daniel scoprono quelli che nel Vangelo sono indicati come i talenti: Daniel grazie alla sua propensione per i numeri ed alla sua memoria (ricorda date indicando anche il giorno della settimana di eventi che lo hanno particolarmente colpito) grazie ad un insegnante “scopre” la sua capacità di memorizzare note musicali e riprodurre melodie; Manuel, invece, anche lui grazie ad un’assistente che ha l’intuizione di fornirlo di un pc, “comprende” che la sua strada è la scrittura. A sedici anni pubblica il suo primo libro “Un bambino irraggiungibile” che è un’autobiografia in cui si racconta. “Le sue frasi – ricorda Oceania – sono situazioni che vive ogni giorno: ‘Amare – ha scritto – è una cosa molto profonda che ti strazia se l’altro soffre’ ed ‘io so cosa significa amare e lo sanno tutti i ragazzi autistici. L’anima non ha parole, è puro spirito che vede sente ascolta ama prova emozioni’”. Ma non solo. Manuel ha anche una fede profonda che esprime in una preghiera a Gesù dove, tra e altre cose, ringrazia il Signore per la sua famiglia e, scrive, “per non avermi abbandonato”. Di “responsabilità condivisa” perché “nessuna istituzione può affrontare alcune situazioni da sola” ha parlato Romano Pesavento, presidente nazionale del Cnddu (coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani), ricordando che “oggi è la società a dover eliminare gli ostacoli che limitano. Si tratta di costruire le condizioni – ha aggiunto – affinchè un diritto possa essere riconosciuto. La scuola forma cittadini, persone capaci di convivere nella diversità e la scuola inclusiva non produce benefici per alcuni studenti ma costruisce quella cultura della pace e la corresponsabilità educativa. Parlare di inclusione è parlare di una realtà complessa e la scelta della Diocesi di Lamezia di dedicare una giornata insieme alle persone con disabilità assume un significato che va oltre perché chiama la società civile ad una responsabilità”. Per Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità, “spesso quando si parla di disabilità si rischia di concentrarsi sui limiti, sui bisogni o sui servizi necessari che sono aspetti importanti ma non sufficienti. Prima della disabilità – ha affermato – c’è una persona. Finalmente da qualche anno il termine ‘persona con disabilità’ ha sostituito termini come disabili, diversamente abili e via dicendo. Parlare oggi di ‘progetto di vita’ significa riconoscere che ogni persona ha il diritto di immaginare e costruire il proprio futuro, di compiere scelte, di sviluppare le proprie capacità e di partecipare pienamente alla vita della comunità. Non si tratta semplicemente di garantire assistenza o protezione. Si tratta di accompagnare ogni persona affinchè possa esprimere la propria identità e vivere delle relazioni, sentendosi parte attiva della società e della Chiesa” con lo scopo di “abbattere le barriere, non solo architettoniche e creare contesti in cui si possono esprimere. Anche la comunità cristiana è chiamata a rispondere su questo tema. Ogni persona nelle parrocchie deve sentirsi accolta: la catechesi inclusiva non è una catechesi speciale, ma è quella che si lascia plasmare dall’incontro delle diversità di ciascuno ed è capace di farsi coinvolgere. La dignità della persona ha un valore – ha concluso Cristiano – ed accompagnare una persona nel proprio percorso significa che quella persona ha un valore. Come Chiesa di Lamezia abbiamo intrapreso questo percorso stiamo creando situazioni e l’auspicio è che situazioni come queste rappresentino per tutti veri e propri punti di partenza”. A portare i saluti della città, il sindaco, Mario Murone, che si è rivolto ai presenti definendoli “attori veri della vita di questa giornata ma, soprattutto, della nostra quotidianità” e l’assessore alle Politiche Sociali, Domenico Gianturco secondo il quale una “comunità si riconosce dalla capacità di includere” sottolineando la necessità di “creare una rete sempre più forte, capace di creare diritti”, annunciando che “nelle prossime settimane come assessorato predisporremmo varie attività comprese nel settore del welfare”. Insieme a loro anche l’assessore alla Cultura, Annalisa Spinelli. The post Disabilità; “Una Chiesa che ascolta prima di rispondere” first appeared on Lamezia Nuova.

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Ad ottobre la Diocesi apre un punto ascolto e prossimità per le persone con disabilità

Nel mese di ottobre la Diocesi aprirà un punto di ascolto e prossimità per le persone con disabilità e le loro famiglie. Ad annunciarlo, il Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, al termine dell’incontro “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. “Un luogo semplice, aperto, – ha aggiunto monsignor Parisi – pensato in modo particolare per le persone con disabilità, le loro famiglie e tutti coloro che si affiancano al mondo della disabilità. Non nasce per sostituirsi ai servizi già esistenti, né per aggiungere un altro ufficio che si occupi di burocrazia e documenti, anche! Nasce essenzialmente, per creare legami. Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. “Questo Punto di Ascolto – ha proseguito il Vescovo – vuole essere un ponte tra chi ha un bisogno e chi può offrire una risposta, tra la solitudine e la comunità. Un ponte tra le tante risorse presenti sul nostro territorio, affinché nessuno debba affrontare da solo il peso della propria fragilità. L’inclusione si costruisce con le relazioni. Si costruisce quando impariamo a guardarci negli occhi, ad ascoltarci, a riconoscere che ogni persona è un dono per la comunità”. “Per questo – ha concluso monsignor Parisi – il mio invito è rivolto a tutti: parroci, operatori pastorali, associazioni, volontari, famiglie e uomini e donne di buona volontà. Aiutateci a far crescere questa rete di prossimità. Segnalate le situazioni di bisogno, mettete a disposizione competenze, tempo e cuore, costruite insieme a noi una comunità nella quale ciascuno possa sentirsi accolto, accompagnato e valorizzato. La Chiesa diventa credibile quando sa farsi vicina. È questo il progetto che oggi affidiamo al Signore: una Diocesi capace non solo di parlare di inclusione, ma di viverla ogni giorno, perché nessuno resti ai margini e tutti possano sentirsi davvero parte dell’unica famiglia dei figli di Dio” ed è anche per questo che “cercheremo di stimolare anche gli assessorati regionale e comunale per dare più informazioni possibili per poter mettere le famiglie su questa strada con meno apprensione. Vogliamo essere apripista per le altre Chiese e le altre comunità”. Saveria Maria Gigliotti The post Ad ottobre la Diocesi apre un punto ascolto e prossimità per le persone con disabilità first appeared on Lamezia Nuova.

Caritas

L’inclusione è anche sport

La Caritas Diocesana di Lamezia Terme, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, nei giorni scorsi presso il Centro Sportivo Diocesano “San Luigi Gonzaga” ha promosso un torneo di calcio quadrangolare “Un Campo, Mille Storie”. L’evento, che si inserisce all’interno dell’Agenda Pastorale Diocesana, ha rappresentato un momento di incontro e integrazione per il territorio. Sul campo si sono sfidate le squadre di Caritas, Luna Rossa – Comunità Progetto Sud, Malgrado Tutto Cooperativa Sociale ed Europ Migra Save. La manifestazione ha visto il coinvolgimento non solo degli ospiti inseriti nei diversi centri di accoglienza, ma anche di numerosi giovani migranti che vivono e risiedono autonomamente sul territorio diocesano. Al di là del valore sportivo, l’iniziativa ha inteso rimarcare l’importanza della sinergia tra i diversi attori sociali e le singole persone. Abitare attivamente il territorio significa, infatti, essere capaci di fare rete per rispondere in modo sistemico alle complessità sociali contemporanee. In quest’ottica, la promozione di momenti di aggregazione strutturati diventa uno strumento fondamentale per contrastare non soltanto le povertà materiali, ma anche quelle forme di povertà relazionale e immateriale che spesso alimentano l’isolamento e l’esclusione sociale. Per i giovani partecipanti, il torneo ha costituito un’opportunità di socializzazione. Molti di questi ragazzi si trovano a gestire precocemente responsabilità complesse legate al proprio vissuto e al percorso migratorio; l’evento ha voluto offrire loro uno spazio di leggerezza e di socialità, fondamentale per il benessere psicologico e relazionale. “Il nostro obiettivo costante – ha commentato don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas Diocesana – è quello di offrire alle persone inserite nei percorsi di accoglienza concrete occasioni di inclusione, socializzazione e crescita comunitaria. Questa giornata, che si aggiunge alle numerose attività programmatiche che portiamo avanti, ha registrato una risposta importante in termini di partecipazione e di sensibilizzazione da parte della cittadinanza”. Il carattere multiculturale dell’evento è stato ulteriormente sottolineato dalla collaborazione con il Sistema Bibliotecario Lametino, presente con il Bibliobus. I volontari hanno curato uno spazio dedicato ai bambini, proponendo laboratori, giochi e letture animate, ampliando così l’impatto educativo e inclusivo della giornata. La riuscita dell’evento è stata resa possibile dal contributo coordinato degli arbitei, della rete dei volontari e di tutti i soggetti che hanno collaborato alla gestione organizzativa. L’iniziativa è stato un importante momento di riflessione: “Dove si protegge chi fugge, si custodisce l’umanità di tutti”. Elvira Pelle, Caritas Diocesana The post L’inclusione è anche sport first appeared on Lamezia Nuova.

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Il 27 giugno la II giornata diocesana insieme alle persone con disabilità

Il 27 giugno prossimo, con inizio alle ore 17, si terrà la seconda giornata diocesana “insieme” alle persone con disabilità. Un momento, questo, fortemente voluto dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, che già lo scorso anno, in occasione del Giubileo delle persone con disabilità, aveva annunciato l’istituzione di questo appuntamento da svolgersi ogni anno il 27 giugno in occasione della preparazione alla festa Patronale dei Santi Pietro e Paolo. Ad essere protagoniste di questa giornata saranno “le persone con disabilità – dichiara monsignor Parisi -, ma in modo particolare le famiglie che hanno il compito di essere ‘cirenei’ nei confronti di figli, o parenti, o persone che sono nella condizione di fragilità, di limite e che dipendono dalla cura, dalla sensibilità, dalla carità degli altri”. “Si è scelto la parola ‘persone’ con disabilità – aggiunge il Vescovo – non solo per una convenzione linguistica in uso, ma perché convinti che la disabilità non deve, non può e non è chiamata a definire una persona che ha una sua dignità che prescinde dalla difficoltà fisica, intellettiva o mentale che possa presentare. È una ‘persona’ (termine cattolicamente connotato) chi porta una disabilità e non un indefinito e insignificante individuo. Per questo, noi guardiamo piuttosto all’aspetto della persona e ci prendiamo cura di uomini e donne che hanno una particolare condizione nella nostra comunità, nella famiglia, all’interno della società e di cui dobbiamo farci carico per indicazione del Vangelo di Gesù. La “disabilità” certamente è un terreno scivoloso dove si sperimenta il limite, ma questo non può significare chiusura. Al contrario deve rappresentare apertura e sollecitare le istituzioni, i servizi sociali e tutti coloro che si prendono cura della persona umana a sviluppare dei percorsi per valorizzare professionalmente tutte queste potenzialità”. La giornata inizierà alle ore 17 con il convegno su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nel corso del quale sono previsti gli interventi di: Manuel e Daniel Sirianni (La casa dei ricordi); Romano Pesavento, presidente del coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani (La comunità che sostiene); Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità (Progetto di vita e dignità della persona); monsignor Serafino Parisi che trarrà le conclusioni. Subito dopo (ore 19.00), presieduta dal Vescovo, sarà celebrata la Santa Messa al termine della quale, sul Corso Numistrano (davanti alla Cattedrale), si terrà il concerto de “i Controvento”. Saveria Maria Gigliotti The post Il 27 giugno la II giornata diocesana insieme alle persone con disabilità first appeared on Lamezia Nuova.

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Don Pino Angotti vicario giudiziale aggiunto del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro di Appello

Giovedì 11 giugno, nei locali del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro di Appello, si è svolta la cerimonia di insediamento del nuovo Vicario Giudiziale, don Marcello Froiio, appartenente alla nostra Arcidiocesi, e del Vicario Giudiziale Aggiunto, don Giuseppe Angotti, della Diocesi di Lamezia Terme. Alla presenza di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Claudio Maniago, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace e Moderatore del Tribunale, don Marcello Froiio e don Giuseppe Angotti hanno emesso la professione di fede e prestato il giuramento di fedeltà, secondo quanto previsto dal can. 833, n. 5°, del Codice di Diritto Canonico. Erano presenti alla cerimonia anche Mons. Vincenzo Varone, della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro, insieme ai notai del Tribunale. Prima del rito, Mons. Maniago ha rivolto ai presenti un breve saluto, sottolineando come l’attività del Tribunale ecclesiastico costituisca una vera forma di cura pastorale nei confronti delle persone che hanno vissuto situazioni matrimoniali difficili. L’Arcivescovo ha richiamato la necessità di coniugare competenza professionale, attenzione ecclesiale e carità, ricordando che il Codice di Diritto Canonico non può essere separato dal Vangelo, del quale intende tradurre lo spirito nella vita concreta della Chiesa. Il servizio della giustizia ecclesiastica, ha evidenziato, è orientato alla ricerca della verità sui vincoli matrimoniali e, nello stesso tempo, al bene e alla salvezza delle persone, affinché ciascuno possa vivere con consapevolezza e pienezza la propria vocazione cristiana. La nomina di don Marcello Froiio a Vicario Giudiziale e di don Giuseppe Angotti a Vicario Giudiziale Aggiunto rappresenta un significativo riconoscimento delle loro competenze giuridiche, dell’esperienza pastorale maturata e del servizio offerto alla comunità ecclesiale. Il Vicario Giudiziale ha il compito di guidare e coordinare l’attività del Tribunale, assicurando il corretto svolgimento dei procedimenti canonici, in particolare delle cause matrimoniali. Il Vicario Giudiziale Aggiunto collabora con lui nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e può sostituirlo nei casi previsti dal diritto. Il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro di Appello svolge un prezioso servizio a favore delle Chiese particolari della Calabria, ponendosi al servizio della verità, della giustizia e della cura pastorale delle persone, ha competenza di secondo grado su tutte le cause di nullità matrimoniale e sui contenziosi canonici trattati in primo grado dal Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro. A don Marcello Froiio e a don Giuseppe Angotti giungano gli auguri di un fecondo ministero, affinché possano svolgere il nuovo incarico con sapienza, equilibrio e autentico spirito di servizio ecclesiale. Comunicato stampa Arcidiocesi di Catanzaro   The post Don Pino Angotti vicario giudiziale aggiunto del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro di Appello first appeared on Lamezia Nuova.

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