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Caritas

Educazione finanziaria e di solidarietà; concluso progetto Caritas contro nuove forme di povertà

“Tu e l’Economia”. Questo il progetto che, nato dalla collaborazione tra Caritas italiana e Banca d’Italia, per promuovere una “educazione finanziaria e di solidarietà” e conclusosi nei giorni scorsi, ha visto protagonisti gli operatori ed i volontari delle Caritas calabresi. “Come delegazione di Caritas Calabria – spiega don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas regionale – abbiamo accolto l’invito di Caritas italiana a promuovere questa iniziativa con Banca d’Italia per formare soprattutto operatori ed operatrici, insieme ai volontari, del Centro di ascolto dove oggi più che mai si avvicinano tante persone a causa del sovraindebitamento, delle difficoltà economiche, del carovita e di tante nuove forme di povertà”. “Questo progetto – aggiunge don Fabio – ci permette di offrire uno strumento affinchè possiamo indirizzare ed aiutare tante persone e famiglie ad uscire da uno stato di stallo, di bisogno. Inoltre, si rafforza anche il cammino che come Caritas calabrese e come Chiesa stiamo facendo per dare sempre più risposte ai bisogni che emergono nelle famiglie”. In particolare, nel corso dei lavori, è emerso che “l’educazione finanziaria non è solo una competenza tecnica, ma uno strumento di libertà e dignità” ed ora, grazie ai manuali didattici distribuiti e alle risorse del portale “Economia per tutti”, le Caritas locali potranno offrire un supporto ancora più qualificato nei centri di ascolto, aiutando i beneficiari a navigare nelle complessità dell’economia moderna e a difendersi dalle insidie del mercato. La collaborazione tra Caritas Italiana e Banca d’Italia, infatti, dota gli operatori pastorali di nuovi strumenti per il contrasto alla vulnerabilità economica e alle truffe. L’iniziativa, nata dal protocollo d’intesa nazionale tra Banca d’Italia e Caritas Italiana, si è articolata in una serie di incontri online svoltisi tra novembre 2025 e marzo 2026, ed ha avuto l’obiettivo di rafforzare le competenze economico-finanziarie degli operatori del Terzo Settore, rendendoli sentinelle capaci di guidare le persone fragili verso una gestione consapevole del denaro. Il progetto, quindi, ha risposto a un bisogno concreto: i dati della Banca d’Italia evidenziano come l’Italia, e in particolare il Sud, presenti ancora divari significativi nei livelli di alfabetizzazione finanziaria. Attraverso la voce degli esperti della Banca d’Italia, Marisa Mascaro (Referente regionale per l’educazione finanziaria) e Salvatore Scarpelli (Responsabile Divisione Tutela), gli operatori calabresi hanno approfondito temi cruciali per il supporto quotidiano. Questo percorso formativo, in particolare, ha toccato i pilastri della finanza personale affrontando ed approfondendo tematiche diverse come: pianificazione e bilancio per comprendere l’importanza di distinguere tra bisogni e desideri (Piramide di Maslow) e l’uso di strumenti pratici come il “calcolatore del budget” per prevenire gli shock finanziari; strumenti bancari e inclusione con il focus sul “conto di base”, un diritto garantito anche ai cittadini non bancabili, richiedenti asilo e senza fissa dimora; gestione del debito, che ha offerto una riflessione profonda sul credito responsabile, la scelta tra tasso fisso e variabile e le strategie per affrontare il sovraindebitamento e il rischio usura; sicurezza digitale per prevenire truffe elettroniche (phishing, smishing e uso dell’intelligenza artificiale per clonazione vocale), sottolineando che la consapevolezza è la prima barriera contro il crimine informatico. La risposta del territorio calabrese è stata positiva, a dimostrazione di quanto sia necessaria la formazione in questo difficile settore. Hanno aderito attivamente al percorso le Caritas Diocesane di: Cassano allo Ionio, Catanzaro-Squillace, Crotone-Santa Severina, Lamezia Terme, Mileto-Nicotera-Tropea, Oppido Mamertina-Palmi, Reggio Calabria-Bova e San Marco Argentano.   Saveria Maria Gigliotti The post Educazione finanziaria e di solidarietà; concluso progetto Caritas contro nuove forme di povertà first appeared on Lamezia Nuova.

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“Noi credenti siamo costituiti nella storia come apostoli di speranza”

“La Resurrezione di Cristo, come per gli apostoli, è una sorpresa che giunge anche nella nostra vita e ci dice: tu sei crocifisso? Tu sei nell’angoscia? Tu sei ferito da qualche dramma che gli altri non conoscono? Sappi che l’amore di Dio vince tutte le forme di morte. É questo l’annuncio della Resurrezione”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che, in Cattedrale, ha celebrato il solenne pontificale del giorno di Pasqua. L’esperienza “della luce che squarcia il buio” ha segnato nel mattino di Pasqua l’esperienza degli apostoli di Gesù per i quali – ha detto Parisi nell’omelia – “ la Resurrezione del Signore è stata una sorpresa. Eppure avevano sentito più volte Gesù annunciare la sua morte e la sua resurrezione. L’esperienza fatta da Maria di Magdala e dagli apostoli all’alba del mattino di Pasqua è anche la nostra esperienza. Maria aveva già fatto esperienza del passaggio dal buio alla luce, dal peccato alla vita nuova, l’esperienza dell’amore di Dio che non giudica, che non chiude il morto nel suo sepolcro ma apre sempre alla vita e alla carità piena. È l’esperienza di Paolo, che ci invita le cose di lassù, cioè a invertire lo sguardo: anche lui aveva fatto esperienza della visione della luce piena, aveva acquistato un nuovo modo di guardare la storia e la sua stessa esistenza. È l’ esperienza degli stessi apostoli, anche loro immersi nel buio: Pietro che aveva rinnegato tre volte Gesù nelle ore della Passione, i tre apostoli che erano andati con Gesù nel Getsemani e si erano addormentati. Al mattino di Pasqua, Pietro e Giovanni credevano che davvero dietro quella tomba ci fosse “un cadavere”, l’uomo dei dolori descritto da Isaia” “Ma la Resurrezione di Cristo – ha rimarcato Parisi – è stata una bella sorpresa per tutti. Noi non abbiamo visto quello che hanno visto Pietro e Giovanni ma crediamo che Cristo è Risorto perché gli apostoli, avendo sperimentato nella loro stessa vita la potenza dell’amore di Dio che è capace di far passare dalla morte alla vita, lo hanno detto a noi” “Che cosa siamo chiamati a fare noi credenti nella storia? – ha proseguito Parisi – Dobbiamo portare l’annuncio della Resurrezione. In questo giorno siamo costituiti apostoli della speranza. Siamo testimoni di quell’Amore di Dio che, da sempre, dice che c’è speranza di vita per tutti coloro che sono nel buio.” “Questo è il mio augurio per il giorno di Pasqua – ha concluso il presule –  colti “di sorpresa” come gli apostoli, possiamo annunciare nella storia che tutto ciò che è morto perché oppresso dalla sofferenza e dal male, si  apre alla speranza definitiva, quella dell’amore di Dio. Un amore che, anche quando sembra distante, è sempre vicino: Dio abita il nostro dolore, lo redime. Dio ama sempre, Dio vuole la vita sempre. Diventiamo anche noi apostoli di speranza, di gioia, di amore”. Salvatore D’Elia The post “Noi credenti siamo costituiti nella storia come apostoli di speranza” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Il Signore opera instancabilmente la sua precisa volontà di salvare l’umanità”

“Assumere la Pasqua di Risurrezione come criterio della nostra esistenza: entrare dentro la storia e dove ci sono croci, noi, come hanno fatto gli apostoli, dobbiamo annunciare la resurrezione”. Potrebbe essere racchiuso in questa riflessione la sollecitazione che il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha voluto lanciare nell’omelia della Veglia Pasquale da lui presieduta in Cattedrale. Il Vescovo, che ha rimarcato che “è suggestivo l’annuncio apostolico della Pasqua perché trasforma ognuno di noi in apostolo che porta parole di vita, di speranza e di gioia”, ha evidenziato che “l’annuncio della Pasqua arriva nell’esistenza concreta di ognuno di noi e, in forza della morte di Gesù, tutto ciò che è segno della morte nella nostra vita viene annullato” mentre “in forza della Resurrezione, tutto ciò che è principio vitale viene potenziato. Questa è la forza della Pasqua” che “è dinamismo storico della trasformazione della storia dell’umanità, della storia e della vita degli uomini. Noi – ha aggiunto monsignor Parisi – crediamo nella Pasqua, nella resurrezione di Gesù perché ce lo hanno detto gli apostoli. E sapete perché è bella e interessante questa verità di fede che ci fa dire che la Chiesa è Apostolica, cioè è fondata sulla testimonianza degli Apostoli? Perché gli apostoli sono stati i primi ad essere trasformati dalla Pasqua, liberati da quella forma di negatività che aveva segnato la loro esistenza, sino alla fine”. “Il grande annuncio della Pasqua – ha proseguito il Vescovo – è che il Signore non si è dimenticato di noi come non si era dimenticato della promessa fatta ad Abramo, del Popolo d’Israele che gridava per essere liberato. Il Signore non si dimentica mai e opera instancabilmente la sua precisa volontà di salvare l’umanità e, in termini concreti, questa salvezza può essere chiamata liberazione: è un processo, un dinamismo di liberazione. Questa è la Pasqua e questa è la narrazione della Pasqua che ci mette in collegamento con questa determinazione di Dio di liberare l’uomo perché la Pasqua diventa, poi, il principio operativo per l’umanità così come è stato principio dinamico, operativo, per Dio stesso”. Nel concludere, monsignor Parisi ha evidenziato che “questa Pasqua noi la dobbiamo collocare dentro il cuore sofferente del mondo che tocca tutti. Pensiamo alla follia delle guerre” il cui “linguaggio è sempre stato il linguaggio della morte che chiedeva e chiede di avere la vittoria, Ma, la morte può vincere? Si può vincere ammazzando? Dentro questo cuore malato dell’umanità, ma anche nella mente malata dell’umanità, è lì che dobbiamo collocare la Pasqua. E la dobbiamo collocare in tutte le situazioni di disperazione” e di “sofferenza dell’umanità per dire che quella pietra che chiudeva la bocca del sepolcro, è stata rotolata via una volta per sempre e la morte non ha l’ultima parola”. Saveria Maria Gigliotti       The post “Il Signore opera instancabilmente la sua precisa volontà di salvare l’umanità” first appeared on Lamezia Nuova.

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“In quella fossa profonda dove l’umanità sembra essere persa, il Crocifisso ci dice che, proprio lì dentro, Dio non si fa problemi ad abitare”

“Dentro questa umanità che esprime il baratro, là dove non si percepisce più la differenza tra l’uomo e la bestia, proprio in quella fossa profonda dove l’umanità sembra essere persa, il Crocifisso ci dice che, proprio lì dentro, Dio non si fa problemi ad abitare, c’è dentro”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, in Cattedrale durante l’omelia della celebrazione dell’azione liturgica dell’adorazione della Croce del Venerdì Santo. “Oggi, basta girarci un pochettino intorno a noi – ha aggiunto monsignor Parisi – per vedere brandelli per terra di umanità martoriata, dilaniata nella carne, brandelli di umanità che la cattiveria divide, corone di spine che vengono messe ogni secondo sulla testa dell’umanità innocente”. Ma, “dentro questa umanità dilaniata – ha affermato ancora il Vescovo – Dio non scappa, rimane come stava la madre sotto la croce di Gesù, guardando davvero la carne dilaniata del Figlio, disprezzata, vilipesa. E lì Maria riceve l’espressione più profonda della maternità perché, proprio in quel momento, diventa la madre di tutti: in Giovanni che viene dichiarato suo figlio c’è tutta l’umanità che attende di sapere che, nonostante, il chiasso, il grido che la cattiveria umana sa fare, ancora, c’è speranza di tenerezza. […] C’è un atto di donazione totale del Signore e questo atto di donazione totale, tocca il punto più basso dell’umanità e della storia dell’umanità ma non finisce, va oltre, vince la vita, vince la tenerezza, vince la speranza, vince la gioia, perché ieri sera, questa sera e domani Gesù vuole dirci che vince l’amore, sempre”. Infatti, “proprio nella cena di cui si è parlato ieri sera, nel giovedì santo, durante la lavanda dei piedi – ha concluso monsignor Parisi – Gesù aveva annunciato il criterio col quale era entrato nel mondo e il senso della sua vita, che è ribadito anche nel racconto della Passione, questa sera. Il senso della sua vita, la missione, era quello di annunciare sino alla fine l’amore di Dio per l’umanità: ‘Per questo sono venuto, per fare la volontà di Dio’ e la volontà di Dio qual è? Che ‘di tutti quelli che mi sono stati assegnati non se ne perda uno’: ecco la finalità”. A termine della celebrazione, il Vescovo ha presenziato alla processione dell’Addolorata a conclusione della quale, nel salutare la città, ha ricordato che “noi non adoriamo la croce come strumento che dà la morte, come non possiamo adorare alcuno strumento che causa la morte. Guardiamo alla croce, invece, e possiamo dire alle tante croci (quelle che non hanno soltanto la forma di quello che noi vediamo, ma le croci, per esempio, di un ammalato terminale che potrebbe essere il letto di un ospedale, quella di un ammalato oncologico che potrebbe essere la poltrona sulla quale viene infusa la terapia, o una carrozzina per chi non riesce a muoversi ed ha necessità di essere aiutato dagli altri), con un altro significato: cogliere in questo strumento sormontato, vissuto, abitato dal Crocifisso, un albero di vita. Guardando, cioè, a colui – il figlio di Dio – che ha dato la sua vita”. Per il Vescovo, infatti, “la croce abitata da Gesù Cristo è il modo col quale il Padre ha voluto trasmetterci il suo messaggio d’amore. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. E il mondo, le nostre relazioni, le nostre comunità si costruiscono solo e unicamente intorno all’amore e facendo regnare l’amore. Questa è la grande lezione, il grande insegnamento che ci viene dalla croce di Gesù che ci ha amati sino alla fine, cioè fino a dare la sua vita per noi”. “Allora – ha concluso monsignor Parisi -, guardiamo a questa croce e cerchiamo davvero di sovvertire il modo comune di guardare il mondo con gli occhi del potere, della sopraffazione, della forza, dei muscoli, guardandolo, invece, con la forza, la potenza del servizio, della cura e della carità. Avremo davvero una storia più bella da vivere e un mondo più felice da abitare: dipende anche da noi, dall’impegno di noi cristiani che non fuggiamo la storia, ma ci siamo dentro per mettere dentro questa storia, malata oncologica del male, della cattiveria e dell’egoismo, il fluido della vita e dell’amore. Lo auguro davvero a noi, qui, a Lamezia, alla Chiesa lametina, al mondo intero: che a regnare sia l’amore e che l’espressione del nostro amore sia il servizio all’altro e la cura di chi ha bisogno di un mio sguardo, di una nostra tenerezza che sarà il segno della tenerezza di Dio dentro la vita concreta dell’umanità”.   Saveria Maria Gigliotti The post “In quella fossa profonda dove l’umanità sembra essere persa, il Crocifisso ci dice che, proprio lì dentro, Dio non si fa problemi ad abitare” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Quello che stiamo celebrando questa sera è quello che si celebra in ogni Eucarestia: l’amore eterno di Dio per noi”

“Se sentiamo l’Eucaristia come il respiro vitale, allora di questo respiro vogliamo davvero riempirci la vita, il cuore, l’esistenza”. Questo uno dei passaggi centrali dell’omelia del Vescovo, monsignor Serafino Parisi, durante la Santa Messa in Coena Domini da lui presieduta in Cattedrale. “Quello che stiamo celebrando questa sera, qui – ha aggiunto il Vescovo -, è quello che si celebra dentro ogni Eucarestia: l’amore eterno di Dio per noi. Siamo qui per dire e per sentirci dire che Dio ci ama e che per noi è disposto a fare tutto. Tra l’altro, questa sera noi da Gesù Maestro e Signore impariamo che cosa significa, da credenti, stare nel mondo. Gesù lo vuole insegnare ai discepoli e lo insegna chinandosi e lavando i piedi. Spesso, noi diciamo che per ampliare lo sguardo, per allargare l’orizzonte, dobbiamo andare sulla montagna e, quindi, ergerci in alto e guardare in profondità. Invece, paradossalmente, Gesù ci dice che se vogliamo vedere in profondità e considerare pienamente la grandezza dell’uomo e della storia, non dobbiamo metterci in alto ma dobbiamo inginocchiarci, abbassare lo sguardo ed incontrare la difficoltà dell’uomo, la storia dell’umanità e, a questa storia concreta dell’uomo, offrire la possibilità di una ripresa”. “Lavare i piedi – ha spiegato monsignor Parisi – significa attenuare la stanchezza e ridare lo slancio proprio come fa il Signore con noi: ci incontra, ci purifica, ci lava (quello che non voleva fare Pietro) e, una volta che ci ha lavato, ci manda dentro la storia e ci dice quella frase – che si canta pure – che ‘regnare è servire’” perché “il vero esercizio del potere non è quello di sottomettere gli altri come stiamo vedendo, tristemente, in questi giorni con le guerre, le uccisioni, le morti, le aggressioni. Noi nella Eucarestia, dall’amore di Dio che continuamente si dona a noi, impariamo a chiamare l’amore con il suo verbo più espressivo, nel servizio: amare e servire, questo impariamo. Altro che dominare, soggiacere, schiacciare, mostrare i muscoli”. “L’Eucarestia – ha detto al riguardo il Vescovo – stabilisce un clima di fraternità, di comunione, perché ci fa sperimentare concretamente la carità di Dio per noi e noi siamo segnati da questa carità, immessi dentro questo circuito di carità. Da qui impariamo che il servizio che possiamo rendere al mondo è quello di portare unicamente amore. Ecco l’Eucaristia: noi ci ritempriamo dentro questo respiro di Dio che è il respiro della sua carità e di questo respiro di vita e non di morte, di speranza e non di disperazione, di gioia e non di angoscia, ci dobbiamo fare servitori nel mondo”. “Gesù – ha poi ricordato monsignor Parisi – ha recuperato quanto già esisteva nella celebrazione della cena che anticipava la Pasqua e l’agnello che veniva offerto come sacrificio al Signore, questa volta, è Cristo stesso. In quella cena offre il suo corpo e il suo sangue per significare che poi quel dono totale che quella sera era indicato dalla consegna del pane e del vino sarebbe avvenuto, definitivamente, nel dono totale di sé sulla croce […], avendo amato i suoi che erano nel mondo sino alla fine, senza scappare, senza rifugiarsi nelle scuse. Sino alla fine vuol dire in modo perfetto, completo, definitivo: questo è l’amore di Dio che ci ha indicato nel regalo della vita del figlio per noi. E noi, durante l’Eucarestia, celebriamo questo. Ecco perché la partecipazione all’Eucaristia è una partecipazione che dovremmo sentire come vitale: senza la domenica, senza l’Eucaristia, noi non possiamo vivere. E, allora, dovremmo, davvero immergerci dentro questo oceano sconfinato dell’amore di Dio che confluisce sull’altare nei segni del pane e del vino che diventano il corpo e il sangue di Gesù morto per noi, come ci ha ricordato Paolo nella seconda lettura”. “Noi, questa sera – ha concluso il Vescovo – ricordiamo la Sua morte in croce, che vuol dire il dono della Sua vita per noi. Ma ricordiamo anche la Sua risurrezione, che vuol dire che l’ultima parola non ce l’ha la morte, ma ce l’ha la vita, non la disperazione, ma la speranza, non la tristezza, ma la gioia”. The post “Quello che stiamo celebrando questa sera è quello che si celebra in ogni Eucarestia: l’amore eterno di Dio per noi” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Il popolo attende pastori che portino il profumo del crisma”

“L’unzione che abbiamo ricevuto non è un ornamento, ma una ferita luminosa, uno squarcio attraverso il quale passa la luce, uno squarcio di luce che segna la nostra vita, la consacra e la espone. Sì, noi siamo esposti alla Grazia, non per fare mostra di noi stessi, ma perché gli altri, attraverso di noi, possano essere ricondotti a Dio. Ecco la grandezza del sacerdozio: attraverso di noi, le donne e gli uomini sono ricondotti alla vita stessa di Dio, all’intimità con il Signore. Dio ci sceglie non perché perfetti, ma nonostante le nostre fragilità e attraverso le nostre stesse fragilità ci inserisce in un modo misterioso di comunicare. Dio ci sceglie così come siamo e con la sua unzione ci vuole trasformare”. É uno dei passaggi dell’omelia del vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, che questa mattina in Cattedrale ha presieduto la messa crismale, insieme al clero diocesano, celebrazione durante la quale i sacerdoti hanno rinnovato le promesse sacerdotali e sono stati benedetti gli olii sacri. L’unzione “non è un rito vuoto”, ha ribadito Parisi, “ma è l’irruzione dello Spirito nella nostra vita che ci abilita, ci trasforma e ci invia. Non siamo noi, non sono i nostri presunti meriti, le nostre potenzialità, ma è Dio che ci abilita e ci trasforma. E poi l’unzione non ci fa stare fermi, ma ci invia, ci porta a impegnarci concretamente nella storia, dentro i gangli vitali dell’umanità. Noi siamo inseriti in Cristo, siamo unti per partecipare sacramentalmente alla sua stessa missione. Ricordiamocelo sempre: noi partecipiamo alla stessa missione di Cristo. Non interpretiamo un compito nostro, non portiamo un nostro messaggio, ma accogliamo dentro il nostro vaso di creta – perché questo siamo e questo restiamo – una Grazia che ci precede e ci supera”. Il vescovo di Lamezia ha ricordato come tutti i battezzati, in forza del Battesimo e della Cresima, siano rivestiti della stessa dignità regale, profetica e sacerdotale di Cristo, “una dignità che ci chiama ad essere nel mondo segni di profezia, segni evidenti nella storia dell’amore di Dio. Ecco cosa significa benedire oggi gli olii santi: non è semplicemente un rito, ma un segno profondamente rivelativo. L’olio dei catecumeni ci richiama la forza, la preparazione necessaria per affrontare la battaglia. Ci ricorda che la vita cristiana non è evasione, ma è un combattimento spirituale in cui la Grazia precede e sostiene le nostre scelte libere e responsabili. L’olio degli infermi è balsamo di consolazione, rivela un Dio che non elimina immediatamente la sofferenza, ma la abita, la trasfigura e la unisce al mistero pasquale. L’unzione degli infermi è sacramento della vicinanza di Dio nella fragilità. E poi il crisma, segno della missione: tutto ciò che è toccato da quest’olio appartiene definitivamente a Dio,  lo Spirito Santo opera attraverso questa materia semplice trasformandola in strumento di grazia.” Il presule ha affrontato anche il tema della carenza di vocazioni sacerdotali rimarcando che “non possiamo e non dobbiamo rassegnarci, ma continuare a stimolare con la nostra testimonianza affinché ci siano nuovi slanci di disponibilità totale per il Signore.  Il periodo di crisi deve portarci a riflettere su un’altra imprescindibile consapevolezza: dobbiamo lavorare di più per le vocazioni al sacerdozio.” “Rinnoviamo – ha detto Parisi rivolgendosi in particolare ai sacerdoti – la consapevolezza della nostra unzione. Non lasciamo che essa si riduca a memoria lontana o a una funzione solo esteriore. L’unzione ci chiede di diventare stile di donazione, di misericordia, di fedeltà. Il popolo attende pastori che portino il profumo del crisma, non l’odore della stanchezza, della rassegnazione, della rinuncia”. “A voi fratelli e sorelle – ha concluso Parisi – dico di custodire la vostra unzione battesimale. In questo mondo che spesso dimentica Dio, anche voi siete chiamati ad essere presenza viva, segno discreto ma prossimo della Grazia di Dio che abita la nostra vita. Volgiamo lo sguardo a Cristo, spesso “il grande assente” dei nostri piani, delle nostre riunioni, delle nostre “strategie pastorali”. Volgiamo lo sguardo a Cristo, da cui tutto parte e a cui tutto ritorna. Se restiamo uniti a Lui, nonostante i nostri limiti e attraverso le nostre stesse fragilità, la nostra vita può diventare luogo di benedizione. Mentre benediciamo questi olii, chiediamo di essere donne e uomini abitati dallo Spirito che portano luce nelle tenebre, speranza nelle ferite, gioia nella fatica del vivere”. All’inizio della celebrazione, il vicario generale mons. Tommaso Buccafurni, nel rivolgere il saluto al vescovo  da parte del presbiterio lametino, ha ricordato come “il popolo di Dio vuole noi sacerdoti fedeli al Signore e alla sua Parola trasmessa dalla Chiesa, per essere guide autorevoli nella costruzione di una società fondata su veri valori.  Dal sacerdote i fedeli attendono di poter incontrare il Signore. Rinnoviamo oggi a lei, padre, gli impegni assunti nel giorno della nostra ordinazione sacerdotale sempre grati per il dono vocazione con l’ augurio che la nostra chiesa da lei guidata diventi sempre più conforme al Vangelo”. Salvatore D’Elia The post “Il popolo attende pastori che portino il profumo del crisma” first appeared on Lamezia Nuova.

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Il messaggio di auguri del Vescovo per la Pasqua 2026

  Gli auguri per la Pasqua di questo 2026 partono dalla situazione nella quale oggi si trova ogni singolo uomo ma anche e, purtroppo, tutta l’umanità. È una condizione segnata, ancora una volta, dall’egoismo, dalla cattiveria, dall’odio, dalla volontà di potenza e, dunque, dalla guerra. Questo è lo scenario. Potremmo dire che questa è la grande croce dell’umanità. Ci sono le croci che affliggono giornalmente le singole persone, però, poi, ci sono quelle grandi croci che toccano da una parte all’altra tutta la comunità degli uomini. E, insieme al dolore, alla sofferenza e ad ogni ingiustizia e prevaricazione, la guerra è una di queste croci. Ma ci sono anche le altre nostre guerre, quelle di ogni giorno, che interrompono relazioni belle e solide, quelle guerre che si nutrono del nostro odio quotidiano. Proprio dentro questo scenario si colloca la Pasqua di questo anno che, come sempre – contrapponendosi a ogni morte subdola e attraversando i vari mali spavaldi – è una Pasqua di speranza e di vita. Per noi credenti, per noi cristiani cattolici, questo annuncio è anche una consapevolezza e una missione, quella di portare dentro la storia, attraversata, segnata e sfregiata da tante croci, la parola dell’amore e della speranza che nascono da Gesù. La seconda lettera ai Corinzi al capitolo quinto dice, con un preciso riferimento che l’apostolo Paolo fa alla morte e alla resurrezione del Signore, che l’amore di Cristo ci spinge. Sì. È proprio l’amore donativo a spingerci a entrare dentro la storia con lo stile pasquale. Dobbiamo essere “pasquali”, perché segnati dal mistero del Crocifisso Risorto. Il Cristiano sta nel mondo con la sua postura pasquale che è anche un principio storico operativo ed esistenziale: a noi cristiani la realtà ci “appartiene” e noi siamo chiamati a stare in quella realtà senza fuggirla, ma leggendola e interpretandola per servirla. In essa abbiamo il compito di portare la parola concreta dell’amore che vince l’odio e le frantumazioni, della speranza che vince la disperazione e l’angoscia e, guardando al crocifisso risorto, di proclamare la vita che vince la morte e ogni forma del morire. Il messaggio è questo. E non è soltanto un modo di dire in una professione di fede astratta, ma è un modo d’essere “come comunità” nel mondo; insomma è lo stile di vita proprio dei credenti: abitare il mondo e la storia e dire all’umanità crocifissa che ancora c’è vita, che l’amore genera speranza, pace, gioia e storia rinnovata dal Vangelo. Viviamo insieme, allora, il cammino verso la Pasqua come un percorso che attraversa le stazioni del dolore dell’umanità, della sofferenza, di quell’incomprensibile malattia che tocca ognuno di noi direttamente o indirettamente. Attraversiamo comunitariamente, non da soli, questa faticosa via della croce, toccando, con le mani e col cuore, le tappe più significative del dolore dell’umanità, facendoci portatori a tutti dell’unica parola che ha senso e dà senso alla vita: l’amore. La ripetiamo tante volte ma dobbiamo arrivare alla consapevolezza del peso di questo termine. Amore significa liberarsi da tutto ciò che ci tiene legati ai nostri interessi, al nostro potere, alle nostre divisioni, alle lacerazioni, e aprirci agli altri col dono della vita gettando le basi per costruire un’umanità nuova. Pasqua significa questo: entrare nel mondo con lo stile che ci appartiene, quello di uomini “pasquali”, capaci di portare sempre la vita nelle situazioni di morte, la speranza nelle situazioni di disperazione, l’amore nelle varie situazioni di odio”. È questo l’augurio per tutti, per la Chiesa lametina in modo particolare, ma per tutti gli uomini di buona volontà: essere dentro il mondo con il nostro stile pasquale che è una missione, è un principio col quale ci mettiamo comunitariamente nella storia per servirla perché possa generare da quell’amore, novità per sempre. Auguri di una Santa Pasqua di risurrezione a tutti. + Serafino Parisi, Vescovo The post Il messaggio di auguri del Vescovo per la Pasqua 2026 first appeared on Lamezia Nuova.

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“Dio ci vuole bene anche quando quel calice attraversa la nostra vita”

“Dio ci vuole bene lo stesso anche quando quel calice passa dentro di noi, attraversa la nostra vita. Anche quando, purtroppo, siamo chiamati a restare inchiodati su quella croce che è stata scelta per noi”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nell’omelia della santa Messa della Domenica delle Palme in Cattedrale. “Anche se quel calice attraversa la mia vita – ha aggiunto il Vescovo – non si può rompere quella relazione di fiducia filiale, di intimità intensa tra il figlio e il padre. Attraversato da quel calice, non sono solo, sono invece legato a Dio Padre che è Padre di me, e questa è la forza. Quindi, anche nella difficoltà, nella sofferenza, nel dolore, nei fatti incomprensibili che attraversano la nostra vita, lì dobbiamo riconoscere la forza della relazione che ci salva”. “Per credere – ha proseguito monsignor Parisi -, per farci credere, Gesù non discende dalla Croce, ci rimane sopra. E se il Figlio di Dio resta sulla croce possiamo restarci tutti perché quel restare sulla croce dice che se questa è la fiducia che il Figlio ha avuto in Dio Padre, allora, è così che si realizza il nostro vero credo”. Prima della celebrazione della Santa Messa, il Vescovo, ha benedetto le palme ed i ramoscelli di ulivo in piazza Ardito per poi giungere in processione in Cattedrale: “Noi – ha detto monsignor Parisi – crediamo in Gesù Cristo morto e risorto e questo dovrebbe essere il motore, oggi diremmo il sistema operativo, della nostra vita. Morto e risorto significa che ogni situazione di negatività, di male, di discordia, di divisione, di mancanza di giustizia, di pace, di lavoro, tutte quelle prove, cioè, che impediscono al bene comune di potersi impiantare, col nostro contributo, stabilmente nel mondo e nella storia, può essere trasformato: se un morto torna in vita, se un crocifisso risorge, vuol dire che c’è speranza. E, allora, questi rami di ulivo e di palma prendiamoli proprio come il simbolo di questa vita, non solo che rinasce, ma che vuole anche splendere e governare il mondo e la storia”. “Quello che stiamo facendo adesso – ha affermato – non è solo ricordo: stiamo vivendo un momento che deve ricordare ad ognuno di noi che dentro la storia dobbiamo essere coloro che portano la parola bella del Vangelo che salva, che cambia i cuori, che trasforma la vita dell’uomo e, dunque, può trasformare il corso della storia dell’umanità. Annunciando il Vangelo, che è parola di vita, di gioia, di salvezza, di speranza, e che può cambiare la nostra vita, noi annunciamo al mondo che la strada della guerra, degli odii, delle divisioni, non è quella giusta. Invece, dobbiamo prendere quella che ci indica Gesù, che è faticosa perché è la via della Croce, ma giunge alla vita e alla resurrezione”. Da qui la sollecitazione ad un “impegno che ognuno di noi deve prendere, a partire dal proprio piccolo, dal proprio ambito” perché “la storia si cambia proprio così”.   Saveria Maria Gigliotti The post “Dio ci vuole bene anche quando quel calice attraversa la nostra vita” first appeared on Lamezia Nuova.

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“La guerra è sempre chiusura, solo l’amore guida la storia”

Il pensiero alla Terra Santa, a quella “terra madre di tutte le terre oggi dilaniata dall’odio, dalla cattiveria e dall’egoismo”, nelle parole del vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, a conclusione della Via Crucis diocesana svoltasi nell’ultimo venerdì di Quaresima al parco “Peppino Impastato”. Partendo proprio dal luogo scelto per la via crucis di quest’anno, “costellato da piante di ulivo che ci ricordano l’orto degli ulivi, il Getsemani”, il vescovo Pasi ha rivolto il pensiero “a quei luoghi della Terra Santa oggi chiusi per le cerimonie religiose a causa della guerra. Perché questo fa la guerra: la guerra chiude sempre. La guerra chiude i rapporti fraterni, le relazioni. La guerra significa solo chiusura e sepoltura”.  E proprio nel Getsemani “Gesù sudò sangue per la scelta che era chiamato a compiere. Proprio nel Getsemani Gesù si presente da innocente al Padre manifestandogli la volontà di donare la sua vita perché l’umanità comprendesse, una volta per tutte, che la storia si guida soltanto con l’amore, con la consegna della propria vita per il bene degli altri, per il bene di tutti”. “Viviamo la Via Crucis – ha proseguito Parisi – come un percorso che attraversa le stazioni del dolore dell’umanità, della sofferenza, quell’incomprensibile malattia che tocca ognuno di noi direttamente o indirettamente. Attraversiamo insieme questa via della Croce toccando le tappe più significative del dolore dell’umanità, facendoci portatori a tutti dell’unica parola che ha  senso e dà senso alla vita: l’amore. La ripetiamo tante volte ma dobbiamo arrivare alla consapevolezza del peso di questa parola. Amore significa liberarsi da tutto ciò che ci tiene legati ai nostri interessi, al nostro potere, alle nostre divisioni, alle frantumazioni, e costruire storia nuova. Pasqua significa questo: entrare nel mondo con lo stile che ci appartiene, quello di uomini “pasquali”, capaci di portare sempre la vita nelle situazioni di morte, la speranza nelle situazioni di disperazione, l’amore nelle varie situazioni di odio”. “Dal Crocifisso Risorto – ha concluso Parisi – tutte le situazioni di morte possono essere trasformate, con il nostro impegno, in giardino che dà vita”. Salvatore D’Elia S The post “La guerra è sempre chiusura, solo l’amore guida la storia” first appeared on Lamezia Nuova.

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