Nome dell'autore: astorcas

In primo piano, La Parola del Vescovo

Antonio da Padova si è messo nella condizione dell’umiltà e della povertà per annunciare il Mistero di Dio

“La grandezza di S. Antonio di Padova è stata quella di mettersi nella condizione dell’umiltà e della della povertà. Non perché per capire chi ha fame almeno una volta nella vita devi aver provato la fame, ma perché la povertà è espressione della necessità di dipendere da un altro, dall’attenzione di un altro, dalla cura di un altro, dall’impegno e dal servizio di un altro. La povertà è uno stimolo affinché la povertà non ci sia come flagello, ma come atteggiamento di chi, ritenendosi bisognoso, apre con grande disponibilità le mani per accogliere la grandezza del mistero di Dio. S. Antonio ha realizzato tutto questo.” Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che ha celebrato l’Eucaristia al Santuario di S. Antonio di Padova, nel giorno della festa, durante il quale come ogni anno le Forze dell’Ordine rendono omaggio al Santo. Il vescovo di Lamezia ha sottolineato un tratto della vita e della spiritualità di Antonio che era “la sua grande capacità di parlare: oggi lo chiameremmo un grande comunicatore. Questo perché aveva una grande consapevolezza del Mistero che era chiamato ad annunciare e una grande umiltà nel comunicarlo alle persone.  Comunicare, infatti, non significa solo saper parlare, ma avere la capacità di entrare nella vita concreta dell’altro, immedesimarsi nelle attese, nelle speranze, nei problemi dell’altro. S. Antonio era consapevole di annunciare un Mistero che non è venuto a riempire un vuoto, ma ad aprire lo sguardo a ciò che non può essere mai contenuto ma sempre rimette in ricerca. Come quell’orizzonte che ti dà l’impressione di avvicinarti ad esso ma, mentre ti avvicini, si allontana”. Non solo – ha proseguito Parisi – “annunciatore della retta dottrina nel suo tempo , ma anche un patrono dei poveri e dei sofferenti, particolarmente vicino ai deboli e ai poveri”. Il presule ha sottolineato della figura del Patavino quella che ha chiamato “una dimensione laica del suo servizio. Una laicità diversa dall’accezione di oggi, ma che si riferisce a quella condizione che ti fa stare in mezzo al popolo, ti fa essere parte di quel popolo sapendo che quella umanità di cui fai parte ha bisogno di sapienza”.  E proprio la sapienza – ha rimarcato Parisi – “è la parola che il cristianesimo può dire al nostro mondo, alla nostra storia, alla nostra umanità. A volte c’è qualcuno che si oppone con supponenza ritenendo che il cristianesimo non possa dire una parola al nostro tempo: si alzano barriere e ad alzarle sono quelli che non conoscono. La sapienza è ciò che S. Antonio ha annunciato con la sua parola e la sua vita:  ha detto all’uomo che la sua grandezza sta nella sua vera umanità. L’uomo è vero quando sa di essere pienamente uomo. Gesù si è incarnato per dirci che questa nostra esistenza umana è capace di essere toccata dalla scintilla del mistero di Dio. Ecco la sapienza: un uomo che non è rivolto solo verso sé stesso, verso il successo, verso la brama di potere.  Cristo dice all’uomo di vivere all’altezza di quel Mistero che Dio ha voluto regalare ad ognuno di noi”. “E’ l’augurio – ha concluso Parisi – che in questo giorno di festa rivolgo a tutti voi: agli amministratori, alle Forze dell’Ordine, a ognuno di noi. Ciascuno, dal proprio angolo prospettico di servizio, deve contribuire a questo progetto di umanità. Nel nome di S. Antonio, vorrei augurare a tutti voi di avere uno sguardo capace di dare saggezza alla vita. E la saggezza è la vita vera dell’uomo”. The post Antonio da Padova si è messo nella condizione dell’umiltà e della povertà per annunciare il Mistero di Dio first appeared on Lamezia Nuova.

Chiesa, In primo piano, La Parola del Vescovo

Il Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento

Il ruolo del Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento e la diffusione del testo greco dei vangeli in Calabria a partire dal VI secolo d.C.. Questo il filo conduttore della riflessione biblica che il vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha fatto ieri in occasione dello “sfoglio” del Codex Purpureus di Rossano insieme ad una spiegazione iconografica, liturgica e teologica delle due scene della comunione degli apostoli al pane e al calice “consegnati” da Gesù, altare, agnello e sacerdote, colui che offre, viene offerto e che distribuisce il dono. All’incontro, che si è svolto nella suggestiva cornice del centro storico di Rossano e che ha rappresentato un momento di altissimo valore simbolico, storico e spirituale, erano presenti, tra gli altri, i Vescovi calabresi ed autorità civili e militari. L’evento “sfogliando il Codex”, infatti, si è inserito all’interno della sessione estiva della Cec ospitata quest’anno dall’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Dell’antico evangelario greco miniato del VI secolo, riconosciuto Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, opera d’arte sospesa nel tempo, si è potuto ammirare la miniatura della “Comunione degli apostoli” quale segno di Comunione, fraternità e condivisione, sentimenti che animano gli stessi lavori della Cec con il richiamo evocativo dei 12 apostoli come sono i 12 vescovi calabresi che, accompagnati dall’arcivescovo di Rossano, monsignor Maurizio Aloise, sono stati accolti nel chiostro dal direttore del museo e vicario generale, don Pino Straface, e dal sindaco di Corigliano, Rossano Flavio Stasi, che ha portato ai vescovi il saluto della città, felice di poterli ospitare. La miniatura scelta è stata illustrata nella sala del Codex dalla vice direttrice del museo, Cecilia Perri, che ha anche spiegato la genesi del Codex, la sua storia e il percorso seguito per diventare patrimonio Unesco. All’illustrazione storico artistica è seguita la riflessione biblica di monsignor Parisi ed a sfogliare materialmente le pagine color porpora del Codex sono stati i tre vescovi metropolitani, monsignor Fortunato Morrone (Reggio Calabria-Bova), monsignor Giovanni (Cosenza-Bisignano) e monsignor Claudio Maniago (Catanzaro – Squillace). I presenti hanno potuto ammirare da vicino una delle straordinarie miniature del manoscritto, capaci di fondere in un unico sguardo la sacralità del testo evangelico, la raffinatezza dell’arte bizantina e la secolare tradizione di fede che caratterizza la terra calabra. Le miniature e la storia stessa del Codex hanno suscitato interesse e riflessione nei vescovi che hanno manifestato attenzione ed emozione dinanzi al messaggio immortale che porta con sé la Parola. Un momento di profonda comunione e bellezza, capace di unire la memoria storica alla programmazione pastorale delle nostre diocesi. Il momento, ha segnato il primo giorno di lavori della sessione estiva dei Vescovi, uniti in un clima di confronto, preghiera e sinodalità. Saveria Maria Gigliotti The post Il Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Il corpo di Cristo è corpo donato per amore e la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri”

“Quando noi mangiamo quel pane e beviamo quel calice, stiamo mettendo dentro la nostra esistenza la logica stessa di Dio che è quella della comunione, dell’amore che si realizza pienamente quando non è trattenuto per sé, ma è invece consegnato agli altri”. Questo uno dei passaggi centrali dell’omelia che il vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha pronunciato ieri sera nel corso della Santa Messa per la solennità del Corpus Domini. “Un amore – ha aggiunto il Vescovo – che non viene da me, ma è un amore che mi supera, mi investe e coinvolge anche gli altri. Ecco l’Eucarestia: ringraziare il Signore perché mette dentro la nostra carne, ci fa metabolizzare, il corpo di Cristo che è un corpo donato per amore” in quanto “la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri” ed “alla fine della vita si ricorderanno di noi per qualche cosa, ma non dimenticheranno mai i segni della comunione, della carità, dell’amore condiviso. Non ci dimenticheranno mai. In fondo, Gesù lo ricordiamo per la morte che è vita donata e la resurrezione che è vita piena, condivisa”. “Io, allora – ha proseguito monsignor Parisi -, auguro a tutti noi di poter vivere così l’Eucarestia, la messa, la comunione: come impegno a soddisfare, in chi ne ha bisogno anche la fame nel corpo, ma non solo quella. C’è quella fame di dignità, di giustizia, di carità, di amore di pace che tutti noi dobbiamo impegnarci ad accogliere ed a non trattenere per noi, ma donare agli altri. E la santa Messa, l’Eucarestia è il mistero della comunione”. Partendo dalla parola “pane” presente nelle letture del giorno, nella sua riflessione, monsignor Parisi, ha sottolineato che “anche per noi ‘pane’ non è soltanto l’indicazione di quel cibo che non può mai mancare sulle nostre mense. Il pane è una parola evocativa perchè richiama il frutto del lavoro, dell’impegno, del sacrificio”. Da qui l’interrogativo: “Verso quale orizzonte di vita, verso quale senso della vita noi ci incamminiamo? Perché – ha detto ancora il Vescovo – c’è un pane che soddisfa soltanto una dimensione che è fondamentale, importante, ma è il minimo che una vita chiede e noi sappiamo che oggi c’è gente che ancora urla per avere il minimo della vita, il pane, proprio quello materiale, ma c’è bisogno anche di un altro pane: ‘Il pane vivo e vero è il mio corpo dato per voi’”. “Sangue versato e corpo donato – ha detto monsignor Parisi – dicono che noi dobbiamo fare la comunione perché ci nutriamo di quel corpo che non soddisfa soltanto gli spasmi della fame, come per alcuni accade, ma soddisfa anche quella voglia di senso, quel di più che noi gridiamo con la nostra vita e dobbiamo anche gridare per la vita di tutti perché quella comunione ad una vita piena eterna, segno dell’eternità di Dio, possa essere la vita vera e condivisa”. Da qui l’interrogativo: “Quale vita vogliamo vivere: quella semplicemente prosaica della quotidianità, che tutti quanti dobbiamo necessariamente interpretare ed affrontare? Oppure c’è anche altro perchè ‘non di solo pane vive l’uomo’”? Al termine della Santa Messa, celebrata nel santuario di Sant’Antonio, alla presenza di associazioni di volontariato che si occupano di assistenza agli ammalati ed alle persone fragili, autorità civili e militari, è partita la processione che ha attraversato alcune strade cittadine prima di giungere in Cattedrale dove, prima di impartire la benedizione, monsignor Parisi ha voluto ringraziare i presenti ed il “Signore per la testimonianza che ci ha dato da vivere per alcune strade della nostra città a voler significare che in ogni strada, in ogni via, in ogni quartiere, in ogni casa, in ogni famiglia della nostra città, della nostra Diocesi, di tutto il nostro territorio non deve mai mancare questo pane lievitato con segni di eternità perché questo è il pane vivo che sfama la fame vera dell’uomo”.     Saveria Maria Gigliotti The post “Il corpo di Cristo è corpo donato per amore e la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri” first appeared on Lamezia Nuova.

Caritas

“Gioco” d’azzardo; nel 2025 sul territorio diocesano persi 46,26 milioni di euro

Nel territorio della Diocesi di Lamezia Terme è stato complessivamente di circa 46,26 milioni di euro il denaro perso nello scorso a causa del “gioco” d’azzardo. Si tratta di dati ufficiali dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm) riferiti all’anno 2025 (con dati disponibili fino a febbraio 2026) per i 25 Comuni della Diocesi che rivelano cifre impressionanti. “La somma complessiva che i cittadini del nostro territorio hanno ‘investito’ nell’azzardo è vertiginosa – dichiara don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas – e si tratta di risorse sottratte ai consumi reali, al risparmio delle famiglie, al sostentamento dei figli e all’economia circolare del nostro territorio I dati, ufficiali e aggiornati, mostrano una realtà complessa che interpella le nostre coscienze, le parrocchie e le istituzioni locali”. In particolare, secondo quanto reso noto nel corso dell’iniziativa della Caritas nazionale “la tenda del buon gioco”, svoltasi nei giorni scorsi anche a Lamezia Terme e finalizzata a sensibilizzare la comunità diocesana sull’impatto economico e sociale della pratica dell’azzardo nel territorio diocesano, il giocato totale sul territorio diocesano è stato pari a 381,49 milioni di euro con 335,23 milioni di euro di vincite complessive per un introito all’erario di 21,19milioni di euro e per una perdita di 46.256.115,84 di euro. Dati di per sé allarmanti ai quali si aggiunge la ripartizione tra i canali di vendita: fisico (agenzie, tabacchi, Awp/Slot) per complessivi 109.918.490,44 di euro pari al 28,8% del totale e telematico (online, app, siti web) pari a 271.569.188,46 euro che rappresenta il 71,2% del totale. Da ciò si evince che “l’azzardo si è trasferito massicciamente all’interno delle mura domestiche e sugli smartphone, rendendo il fenomeno invisibile, accessibile 24 ore su 24, e particolarmente pericoloso per i giovani e gli adolescenti, che si avvicinano a piattaforme online (giochi di abilità, scommesse a quota fissa) spesso senza la percezione del valore del denaro”. L’azzardo, quindi, è ormai diventato un fenomeno sociale complesso che coinvolge molte sfere della persona e può avere conseguenze devastanti per individui, famiglie e intere comunità. Spesso etichettato erroneamente come un semplice “vizio” o una debolezza personale attribuita alla mancanza di volontà, l’azzardo è a tutti gli effetti una condizione patologica di dipendenza (Gap – gioco d’azzardo patologico), equiparabile alla dipendenza da sostanze come droga o alcol. “Il primo passo per costruire una coscienza critica collettiva – spiega al riguardo don Fabio Stanizzo – è non chiamarlo gioco. Per questo, nell’ambito del progetto ‘vince chi smette’, promosso dalla Caritas, invitiamo ad utilizzare il verbo alternativo ‘praticare’. Infatti, dire ‘praticare l’azzardo’ invece di ‘giocare’, per toglie a questa attività quella veste di divertimento e socialità che appartiene unicamente al gioco vero. Per questo abbiamo voluto chiamare il nostro report ‘Il buon gioco è educativo e coinvolgente: l’azzardo non è un gioco’”. La Caritas diocesana, aderendo al progetto nazionale, ha intenzione di impegnarsi attivamente sul territorio per promuovere percorsi di animazione e prevenzione comunitaria al fine di: creare una strategia comune che parta dal basso, coinvolgendo direttamente le parrocchie e i cittadini; migliorare la percezione reale del fenomeno all’interno della comunità, smascherando le false credenze legate alle ‘vincite facili’; offrire strumenti di prevenzione e orientamento differenziati per fasce d’età (ragazzi, giovani, famiglie, anziani); costruire e rafforzare reti esterne e interne in sinergia con le associazioni del terzo settore, i servizi sanitari (SerD) e gli enti locali. Da qui l’idea de “la cassetta degli attrezzi” con cui Caritas Italiana mette a disposizione di parrocchie e gruppi animativi materiale video, audio e cartaceo dedicato, scaricabile dall’area riservata del sito ufficiale www.vincechismette.it, oltre a un’app interattiva di sensibilizzazione. Questo perché non si può restare indifferenti ed ogni cittadino, sacerdote, educatore o genitore può fare la differenza: vigilando e informando, parlando del rischio dell’azzardo telematico con i più giovani e controllando l’uso improprio di smartphone e carte prepagate; promuovendo il buon gioco riscoprendo il gioco sano, relazionale, gratuito e comunitario all’interno degli oratori e delle famiglie; accogliendo e orientando chi si trova in una situazione di sofferenza economica o compulsione che non deve essere giudicato, ma accompagnato verso i centri di ascolto Caritas e i servizi specialistici del territorio. Per questo motivo, da tempo, la Caritas diocesana, in collaborazione con la Diocesi, oltre ad avviare incontri informativi nelle scuole e nelle Vicarie con sacerdoti e laici, ha anche partecipato attivamente ai corsi prematrimoniali per fornire informazioni sulla gestione delle finanze familiari(bilancio familiare ) alle coppie che si apprestano a sposarsi. Saveria Maria Gigliotti The post “Gioco” d’azzardo; nel 2025 sul territorio diocesano persi 46,26 milioni di euro first appeared on Lamezia Nuova.

Chiesa, In primo piano, Mons. Vittorio Moietta, Vita Diocesana

Causa beatificazione mons. Moietta; incontro in Dicastero per Vescovo e Postulatore

Prosegue, secondo quelli che sono i tempi canonici, l’iter per la Beatificazione del Servo di Dio, Mons. Vittorio Moietta, la cui tomba nella Cattedrale di Lamezia Terme è meta di numerose visite da parte di tanti fedeli che, spesso, lasciano anche loro pensieri e richieste nell’urna allocata davanti al luogo in cui è sepolto e si soffermano in preghiera. Nei giorni scorsi, infatti, il Vescovo, Mons. Serafino Parisi, insieme al Postulatore, don Marco Mastroianni, si sono recati al Dicastero delle Cause dei Santi, dove hanno avuto un proficuo colloquio con il Prefetto dello stesso Dicastero, il Cardinale Marcello Semeraro, nel corso del quale sono stati aggiornati sull’iter della Causa in corso. Un momento di confronto al quale, nella stessa giornata, è seguito un incontro con Mons. Maurizio Tagliaferri, il relatore assegnato dallo stesso Dicastero alla Causa di Beatificazione di questo Vescovo che ha lasciato un indelebile ricordo nella Diocesi di Lamezia Terme, nonostante il suo breve episcopato. Un pastore che, come ha spesso sottolineato don Marco Mastroianni “si è distinto per la capacità, largamente riconosciutagli, di essere un uomo di dialogo, sinceramente animato dallo zelo per le anime e da una fattiva carità, sostenuta dalla profetica ribellione di chi sente il dovere di impegnarsi per la realizzazione di un mondo più vicino alla creazione di Dio”. Continua, dunque, il lavoro affidato alla Postulazione nella fase romana della Causa, in attesa del completamento della Positio.   Saveria Maria Gigliotti The post Causa beatificazione mons. Moietta; incontro in Dicastero per Vescovo e Postulatore first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Con la luce della carità riconosciamoci tutti come fratelli

  “La forza del cristianesimo la vediamo in ciò  che S. Francesco di Paola ha detto e ha fatto:  “dovete agire per il perdono, non ricordare il male ricevuto”. Tutto questo deve essere il principio di costruzione di un’umanità nuova, che ha come luce la Charitas, la Carità. Con la luce della carità possiamo riconoscerci con gli altri non nemici, non avversari, nemmeno stranieri, ma soltanto fratelli. Se facciamo davvero riferimento a S. Francesco e se vogliamo prendere sul serio il Vangelo, siamo chiamati a vivere in questa realtà e a riconoscerci con l’altro come fratelli: non c’è un’altra parola, non c’è un altro Vangelo, non c’è un’altra Chiesa”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione della festa patronale di S. Francesco di Paola a Lamezia Terme Sambiase. Durante la celebrazione, come ogni anno, il sindaco Mario Murone a nome della città ha acceso il cero votivo e consegnato le chiavi al Santo Paolano. E proprio partendo da questi due gesti, il vescovo di Lamezia ha rimarcato che “si tratta di due gesti simbolici che esprimono due insegnamenti che ci vengono dalla vita, dalla testimonianza, dal pensiero di S. Francesco di Paola per migliorare la qualità della nostra presenza di cristiani nel mondo e nella storia. Consegnare la chiava o accendere il cero non sono gesti scaramantici, magici, quasi a voler liberarsi da una responsabilità e dire: “io la mia parte l’ho fatta, adesso tocca a te…”. Il Signore non supplisce le nostre deficienze, le nostre mancanze, la nostra progettazione non orientata, il nostro sguardo ridotto. Non è così. Lungi da noi una visione così della fede cristiana. Per il principio dell’Incarnazione, il Signore è venuto nella storia per mettere dentro l’umanità ì una scintilla di eternità, la forza divina del Lògos. Consegnare la chiave è, dunque, l’apertura della vita dell’uomo al mondo, alla bellezza della creazione, a scoprire dentro la nostra vita la grandezza dell’umanità di cui siamo portatori. Da San Francesco di Paola dobbiamo continuamente apprendere la capacità di perdonare, di non ricordare il male ricevuto e quindi costruire relazioni fraterne tra di noi”. “Il mistero di Dio – ha proseguito il presule –  come ci ricorda il Vangelo che abbiamo ascoltato, è stato nascosto ai sapienti e ai dotti ed è stato rivelato ai piccoli. E quale è la riconoscibilità del volto del Figlio di Dio dentro la storia dell’umanità? La Croce. La logica della Croce: nessuno ha un amore più grande di chi dona la vita per i propri amici. Stare nel mondo con la forza del Vangelo che è la Croce, ci chiama a diventare responsabili della vita, della storia e del futuro degli altri.” Dal presule l’augurio “di una speranza concreta, che è quella che viene dalla carità. La carità è generativa perché dà concretezza alla speranza e mostra la fede. La concretezza della speranza, che vorrei augurare a tutti voi per questa festa di S. Francesco, è quella che Isaia ci ha descritto nella prima lettura: una strada che attraversa il deserto, il grido della speranza, un popolo disperato dentro la schiavitù della deportazione che inizia a intravedere la speranza costruendo giorno per giorno relazioni vere, rapporti di pace, comunione e fraternità. Soltanto costruendo così la città degli uomini scopriremo che la civitas ha un avvenire e questa è la chiave e la luce per il nostro impegno di credenti. S. Francesco ci ispiri con la sua storia e la sua testimonianza”. Salvatore D’Elia   The post Con la luce della carità riconosciamoci tutti come fratelli first appeared on Lamezia Nuova.

Attualità, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Il bene comune sia la bussola del vostro operato”

Nell’augurare buon lavoro ai sindaci neoeletti o riconfermati alla guida dei Comuni di Gizzeria (Francesco Argento), Martirano Lombardo (Franco Rosario Pucci) e Serrastretta (Mario Cianflone), auspico che le loro amministrazioni abbiano come bussola del loro operato il bene comune. Come ci ricorda Papa Leone XIV nella lettera enciclica “Magnifica Humanitas”, “il Concilio Vaticano II ha affermato che il bene comune consiste nell’ ‘insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente’. Questa definizione ci offre un primo orientamento prezioso, perché il bene comune non si lascia ridurre a un semplice elenco di condizioni o di istituzioni. Non coincide con la somma dei vantaggi dei singoli, né con l’incrocio dei loro interessi particolari; è un bene più grande, che appartiene a tutti, e che solo insieme si può costruire, accrescere e custodire. Possiamo dire che l’agire sociale raggiunge la sua pienezza quando tende a questo bene condiviso, così come l’agire morale della persona trova compimento nella scelta del vero bene”. Impegno nella realizzazione del bene comune che sollecito anche a chi, dall’opposizione, sarà chiamato a vigilare sull’operato di chi governa il territorio diventando pungolo ma anche strumento costruttivo per lo sviluppo e la crescita di queste nostre realtà, mettendo da parte interessi personali e posizioni precostituite. Questo, soprattutto, in considerazione del fatto che, come scrive ancora Papa Leone, “è la ricerca del bene comune che dà vita a un popolo, inteso non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica. In questo senso, ogni persona contribuisce a costruire il proprio popolo con ‘un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia’. Lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso. È evidente che tra le diverse persone ci sono molte differenze ideologiche e pragmatiche, ci sono interessi diversi e frequenti contrasti, ma ciò non vuol dire che sia impossibile un percorso di dialogo per configurare una base di consenso che permetta di costituire un progetto per tutti e di camminare insieme”. + Serafino Parisi, Vescovo The post “Il bene comune sia la bussola del vostro operato” first appeared on Lamezia Nuova.

Caritas

“La tenda del buon gioco” contro l’azzardo

In contemporanea con altre città italiane, il prossimo 31 maggio dalle ore 10 piazza Mazzini di Lamezia Terme ospiterà “La tenda del buon gioco”, rivolto a bambini ed adulti. L’iniziativa, promossa da Caritas Italiana nell’ambito del progetto “Vince chi smette”, al quale ha anche aderito la Caritas Diocesana di Lamezia Terme, ha come scopo quello di promuovere il gioco sano e dire un “no” condiviso ai rischi del gioco d’azzardo. In piazza saranno allestiti tavoli informativi, spazi ludico-educativi, attività sportive, laboratori per bambini, giochi e momenti di sensibilizzazione perché il gioco, quando fatto nel modo giusto, è bellezza, incontro e crescita e si “vince” stando insieme e tutelando il benessere della nostra comunità. Obiettivo è quello di promuovere occasioni di incontro, ascolto e sensibilizzazione capaci di diffondere una cultura del gioco sano e responsabile, richiamando l’attenzione sui rischi legati alla pratica dell’azzardo, soprattutto nelle sue forme più diffuse, accessibili e ormai normalizzate. Le tende saranno spazi aperti, pensati per invitare le persone a fermarsi, confrontarsi, condividere esperienze e riflessioni. Un segno concreto per riportare il tema dell’azzardo dentro i luoghi della vita quotidiana, rendendo visibili fragilità spesso silenziose. Il fenomeno dell’azzardo in Italia, infatti, è cresciuto nel tempo in modo significativo ed esponenziale. Negli ultimi anni sono cambiate le modalità con cui si pratica l’azzardo: non esiste solo l’azzardo “fisico”, quello nei bar, nelle sale o nei luoghi dedicati, ma cresce sempre di più la componente online. Il modo in cui le persone entrano in contatto con l’azzardo è diventato molto più semplice: non c’è più bisogno di uscire di casa, ma basta avere uno smartphone. Preoccupante è la situazione dei giovani. Secondo i dati Espad italia 2025, quasi 1 milione di studenti ha praticato l’azzardo online nell’ultimo anno, più di 170 sono a rischio mentre 130 mila presentano già profili problematici. Nel 2025 le persone che hanno praticato l’azzardo hanno perso circa 22 miliardi di euro. Dati ai quali bisogna aggiungere tutti i costi sociali e sanitari legati alle dipendenze, all’indebitamento e alle difficoltà familiari che le Caritas registrano quotidianamente nei loro centri di ascolto. Seppure lo Stato incassi circa 11 miliardi di euro attraverso le tasse sull’azzardo, questi guadagni non possono compensare i costi sociali e sanitari che molte persone e famiglie si trovano a pagare.   Saveria Maria Gigliotti The post “La tenda del buon gioco” contro l’azzardo first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Il Vescovo ha consegnato il mandato ad educatori e animatori dei Grest

  “Come animatori, catechisti e responsabili siamo chiamati con la forza dello Spirito Santo a rompere tutti quei muri, quegli steccati, che ci impediscono di dialogare, di relazionarci, di costruire la fraternità con gli altri”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi concludendo l’incontro “Bella fra!” nel corso del quale è stato dato il mandato ad animatori ed educatori dei Grest che, a breve prenderanno il via nelle parrocchie della Diocesi, sollecitando i presenti a “rompere tutte queste cose per costruire una rete di relazioni belle, apicali, fraterne, comunionali”. “Quando si fa il Grest ci si diverte – ha poi sottolineato il Vescovo – e questo divertimento deve essere un’occasione per annunciare il Vangelo” che vuol dire partire da ciò che Gesù ci ha detto: “amarci e favorire tra di noi l’amore e la comunione ed io vi auguro che, dandovi questo mandato, voi possiate essere proprio coloro che dalla forza dello Spirito Santo attraverso il gioco, la danza, il canto, possiate dire ai ragazzi che c’è un modo diverso di stare insieme perché nello stesso metro quadrato due persone possono farsi la guerra, ma le stesse due persone, in quello stesso metro quadrato, possono anche abbracciarsi. E, allora, dobbiamo dire che c’è un altro modo di stare insieme che è giocando nella gioia e nella fraternità” che è altro dall’inimicizia, dall’odio, dalle divisioni e dalle guerre, e “voi diventate missionari di questo: ricevete questo mandato e questo è il Vangelo che dovete annunciare nella forza dello Spirito Santo”. Quindi, nel fare riferimento alla solennità della Pentecoste monsignor Parisi, tra le altre cose, ha parlato di “occasione che viene data a noi per celebrare la forza, la potenza, la dinamicità del grande protagonista della storia della Chiesa che è lo Spirito Santo” che “rende possibile la costruzione delle relazioni tra di noi”. L’incontro, che come ha detto don Antonio Brando, direttore dell’Ufficio catechistico, “è stato fortemente voluto dal Vescovo e per la prima volta si è svolto nella nostra Diocesi”, si è concluso con la consegna del Tau quasi a voler creare un legame con il Poverello di Assisi: “Nell’ottavo centenario della morte di San Francesco – hanno infatti spiegato gli organizzatori – ad accompagnare questo momento è stata proprio la sua figura, caratterizzata da quella felicità che viene dal Vangelo, capace di segnare la storia del mondo e della Chiesa con la sua umiltà e la sua indole rivoluzionaria”. Ed in questo senso il titolo dato alla manifestazione “Bella fra!” ha preso spunto “dal saluto dei più giovani, da un modo fraterno di battersi il pugno, di darsi la mano che dice di una gioia nel rivedersi, nel ritrovarsi, nello stare insieme. E questo è stato quello che abbiamo voluto dirci tra noi, oggi, contenti di vivere un’esperienza di fraternità e desiderosi di dire anche a san Francesco, facendolo diventare compagno di avvenuta, fratello!”. “È dall’esperienza – hanno concluso gli organizzatori – che si impara davvero! Abbiamo vissuto un momento di comunione: ciascuno di noi si è sentito parte viva di questo momento pur mantenendo la propria individualità, in senso lato l’appartenenza al proprio gruppo, alla propria associazione, alla propria parrocchia. A guidarci c’era qualcuno che rappresentava ogni gruppo partecipante, a rendere visivamente l’idea che tutti noi siamo parte di un unico popolo, di un’unica comunità che è la Chiesa”. Un momento condivisione, quindi, per tutti coloro che accompagnano ed accompagneranno i ragazzi nel cammino della fede, che, organizzato dagli uffici diocesani di Pastorale giovanile e catechistico, ha rappresentato un pomeriggio di festa ospitato davanti al sagrato del Santuario della Madonna di Dipodi a Feroleto Antico con il coinvolgimento di ragazzi e ragazze provenienti da varie parrocchie della Diocesi. Saveria Maria Gigliotti The post Il Vescovo ha consegnato il mandato ad educatori e animatori dei Grest first appeared on Lamezia Nuova.

Chiesa, In primo piano, Vita Diocesana

Monsignor Mario Milano è tornato alla Casa del Padre

Il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, insieme a tutta la Chiesa lametina , in questo giorno di Pentecoste, si unisce in preghiera per il ritorno alla Casa del Padre di monsignor Mario Milano già Vicario generale della Diocesi ed arcivescovo emerito di Aversa. Uomo di preghiera, anche nei momenti della sua sofferenza che ha segnato questi ultimi anni della sua vita, non ha mai fatto mancare la sua vicinanza alla Chiesa di Lamezia. Il Signore lo ricompenserà per il suo lungo e intenso servizio nella Chiesa: in quella lametina e in quella italiana e, dunque, universale. Ci stringiamo come Chiesa diocesana ai suoi familiari e, in attesa di conoscere l’orario e il giorno delle esequie, lo presentiamo oranti al Signore della vita. The post Monsignor Mario Milano è tornato alla Casa del Padre first appeared on Lamezia Nuova.

Torna in alto