La Parola del Vescovo

Chiesa, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Il cordoglio del Vescovo e della Chiesa di Lamezia per la morte di mons. Graziani

Il Vescovo, il Clero ed il popolo di Dio della Diocesi di Lamezia Terme, in questo triste momento, si uniscono spiritualmente all’Arcidiocesi di Crotone – S. Severina per il ritorno alla Casa del Padre dell’arcivescovo emerito, monsignor Domenico Graziani. Uomo di grande umanità e di solida cultura, intraprendente sul piano pastorale, formatore di numerosi sacerdoti, tra cui molti presbiteri del Clero di Lamezia, monsignor Graziani è stato un mite servitore della Chiesa ed instancabile Pastore. Il vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel ricordare soprattutto la sua attenzione per la formazione culturale oltre che il suo slancio generoso, invita tutti a pregare per la sua anima benedetta. s.m.g. The post Il cordoglio del Vescovo e della Chiesa di Lamezia per la morte di mons. Graziani first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Le relazioni si costruiscono con la carità, la fraternità. Non dividi et impera”

“Gesù è venuto a dirci che il segno vero dell’amore è proprio la consegna della vita, il dono della vita” e “questo fa paura perché quando c’è di mezzo la nostra vita, quando ci sono di mezzo le nostre comodità, il potere, il ruolo, il successo, scappiamo sempre”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi nell’omelia della santa Messa da lui presieduta in Cattedrale nella ricorrenza dell’Epifania del Signore. “I Magi – ha proseguito monsignor Parisi – nella grotta di Betlemme avevano capito il vero senso del potere”, imparando che “il potere, quello vero, non distrugge, ma asseconda, potenzia, fa crescere, supporta e non guarda i drammi dallo schermo di un computer, ma ci entra dentro. E la logica è la logica della debolezza, è la logica di quell’esserino inerme che viene a dire che c’è la possibilità di conquistare il mondo con un altro principio e un altro criterio. L’unico principio è, con tutte le sue conseguenze, quello dell’amore che ci ha testimoniato il crocifisso, l’uomo della croce che dà la sua vita per noi. L’amore è il dono della vita. Dire ‘ti amo’ non è uno scherzo: è una parola impegnativa perché vuol dire ‘io mi faccio responsabile della tua vita per sempre e tu se me lo dici ti fai responsabile della mia vita per sempre’”. “Il principio – ha evidenziato ancora il Vescovo – è quello dell’amore” che anche “a noi dovrebbe fare paura perché viene a sconvolgere la nostra vita, quando, per esempio, ti dice che dobbiamo pregare per i nostri nemici, che vuol dire aprire il cuore di Dio alla vita piena di questo che è mio nemico. Il perdono, l’amore: questo è il principio. Ed il criterio non è quello di lacerare le relazioni, di spezzarle, di frammentarle, di dividerle. Non dividi et impera, dividi tutto, fraziona tutto, e sei il capo. No. Le relazioni si costruiscono con la carità, con la fraternità. Questo è venuto a dirci il bambino. Dio che nasce in Gesù, che si fa carne, allora, fa paura perché sta dicendo ‘guarda che io non sono il Dio distante, ma io sono il Dio vicino. Tu puoi addirittura entrare dentro la dimensione di Dio guardando il volto di quel bambino’. Questa è la grandezza di Dio. E questo è il potere che fa paura ai potenti perché la potenza di questo mondo è costruita su altri principi, vive con altri criteri: sono quei criteri della sopraffazione, della forza, dell’aggressione che è un po’ la legge della giungla, la legge del più forte”. “Questo – ha concluso monsignor Parisi – è l’annuncio che oggi ci viene dato nella festa dell’epifania: che noi veniamo nel cuore del mistero, siamo collocati, facciamo un pellegrinaggio nel cuore del mistero e dentro questo cuore del mistero scopriamo l’amore come principio e la fraternità come criterio e, tornando da questo bambino, senza paura, dovremmo essere capaci di dire al mondo ‘il Signore ci dice di ricominciare da capo’. Ripartiamo dall’amore, costruiamo fraternità, altro che bombe, altro che guerre, altro che armi, altro che paura. Scopriremo che questo bambino viene da noi per liberarci dalla paura e per metterci dentro il cuore dell’amore”. Saveria Maria Gigliotti The post “Le relazioni si costruiscono con la carità, la fraternità. Non dividi et impera” first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“La nostra storia si misurerà dalla capacità che avremmo avuto di soccorrere l’altro in difficoltà”

“Ciò che il Giubileo pretendeva – ed è anche importante per noi oggi – era innanzitutto non tanto l’aspetto celebrativo esteriore quanto una trasformazione dell’uomo, cioè la necessità di incidere concretamente dentro la storia con i fatti e con la vita”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nell’omelia pronunciata durante la santa Messa, da lui presieduta, in occasione della chiusura dell’anno giubilare. Per monsignor Parisi, infatti, l’indizione del Giubileo “serve per stabilire alcuni principi eterni” e, nello stesso tempo, “ci richiama a questi principi e li pone ancora oggi alla nostra attenzione proprio per non farci cadere nella trappola della euforia dei numeri che tanto ci condiziona sia in modo positivo, quando appunto ci sono le folle che acclamano, e sia anche in modo negativo, quando magari in una chiesa, raccolti, vediamo soltanto quattro fedeli che, però, devono essere calcolati come persone umane e non come numeri. La logica di Dio – ha aggiunto il Vescovo – non è quella della fine intesa come conclusione, ma la logica di Dio è quella del pleroma, della pienezza, del compimento che procede per addizione, aggiunge lode a lode, ringraziamento a ringraziamento, bellezza a bellezza”. Contestualmente “la logica del Giubileo è legata, innanzitutto, alla terra che vuole essere feconda, che non deve essere nemmeno coltivata, tanto spontaneamente può produrre – dice il libro del Levitico – tutto quello che deve produrre e tutti dovranno mangiare allo stesso modo. Allora, nella mia visione che vi sottopongo questa sera – ha aggiunto monsignor Parisi – il tempo del Giubileo è tempo di semina – la semina di Dio – di una terra che deve essere capace di accogliere i semi che sono stati buttati, gettati, in modo copioso quest’anno”. Quindi, nel fare riferimento a tre di questi semi, punti centrali su cui riflettere e da cui ripartire, oggi, che “è il tempo della incarnazione di Dio nel figlio Gesù Cristo dentro la storia dell’umanità e che dice che Dio ha voluto scegliere la nostra umanità, ha voluto condividere la nostra natura e ha voluto buttare dentro questa natura umana il seme dell’eternità”, il Vescovo ha posto in evidenza l’importanza di “riposizionarci tutti, a partire da me, sull’essenziale che è Gesù Cristo. Dobbiamo collocarci su ciò che è essenziale ed abbiamo perduto – ha aggiunto -. Anche il Natale che abbiamo celebrato, lo abbiamo celebrato dimenticando il festeggiato. Il riferimento a Gesù, ormai, è un pio ricordo quando invece è il senso della nostra vita, del nostro servizio, zoppicante per quanto possa essere, ma è il senso del nostro servizio e, dunque, anche delle parole della predicazione”. Tornare all’essenziale, quindi, per poter “riconoscere Gesù Cristo nel fratello che odio o in quello che mi odia. – ha affermato monsignor Parisi -.  Sono davvero significative le parole che abbiamo ascoltato oggi in riferimento alla Sacra Famiglia di Nazareth. Abbiamo sentito da San Paolo Apostolo ai Colossesi quell’indicazione che è per la famiglia, ma è per tutte le relazioni che, a partire dalla scelta di Gesù Cristo, tutto avvenga nel nome di Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre: questo è il cuore della seconda lettura di questa sera. E, in riferimento a questo, dice: voi rivestitevi di magnanimità, di tenerezza, di umiltà, di mansuetudine. E dice, poi, il verbo più sconvolgente della tradizione cristiana” che “è sopportandovi a vicenda, cioè quando l’altro lo sento come un peso devo fargli spazio e, per farlo, devo morire a me stesso affinché l’altro possa vivere”. Infatti, “la logica non è quella di Caino e Abele, ma la logica è quella della croce di Cristo che muore, dà la vita per la vita dell’altro: questo è il principio del Vangelo. E ce lo ha detto oggi Paolo perdonandovi a vicenda gli uni gli altri, come il Signore ha perdonato voi anche voi dovete fare altrettanto. Poi dice ancora rivestitevi della carità. È forte questa parola: rivestitevi vuol dire prendete l’habitus della carità che vuol dire la capacità non di mostrarsi, ma di essere rivestiti della carità. Questo è il principio per il quale la pace di Cristo può vivere nei nostri cuori perché siamo chiamati a formare un solo corpo”. “La seconda linea del Giubileo – ha aggiunto il Vescovo – è quello della liberazione: durante il Giubileo gli schiavi dovevano essere liberati; le terre – perché la terra è di Dio – dovevano essere lasciate libere, restituite. Cioè la liberazione che, poi è il processo di Dio per trasformarci da schiavi in figli, è un processo storico concreto, non accade nell’iperuranio, nei cieli o sotto i cieli, o tra le dominazioni ed i Serafini ed i Cherubini, accade sulla terra, dentro la terra, dentro l’umanità. Noi che cosa facciamo per non essere schiavi? Come ci poniamo dentro la storia? Siamo disposti a patire perché la storia possa essere liberata da tutte le forme di schiavitù, anche da tutti quei vincoli da quei lacci, da quegli orpelli di tipo religioso – ha chiesto monsignor Parisi -? Chi è schiavo deve sentirsi condonato, affrancato e abbracciato come fratello, altrimenti non c’è niente. Il cristianesimo, allora, è quella forza incisiva di liberazione che nell’anno giubilare trova il suo fondamento perché il Signore è venuto per dare la libertà – o meglio per ridare la libertà – a tutti gli uomini. Questa è la forza per cui potremmo dire: chi se la sente di essere oggi un operatore di liberazione dentro la storia? Proviamo a dirlo nel nostro intimo, l’eccomi che vuol dire ci sono, Signore, conta su di me, sono pronto ad andare”.   A questo punto, facendo riferimento a Paolo che dice “la parola di Cristo abiti tra voi abbondantemente con ogni sua ricchezza”, il Vescovo ha aggiunto che proprio “questa parola seminata sempre con abbondanza ci dice qual è il terzo elemento che deve restare dentro la nostra vita, che deve mettere in movimento la nostra esistenza, il nostro servizio, il nostro sì, la nostra storia per mettere in movimento la storia dell’umanità perché noi ci crediamo

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Domenica in Cattedrale chiusura dell’anno Giubilare

Il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, domenica prossima (28 dicembre) alle ore 18.00 presiederà la Santa Messa in Cattedrale per la chiusura dell’anno giubilare. Papa Francesco, infatti, nella Bolla “Spes non confundit” di indizione del Giubileo, aveva stabilito che l’anno giubilare dovesse essere concluso nelle Chiese particolari domenica 28 dicembre. Le celebrazioni pomeridiane nelle singole comunità parrocchiali non si terranno e tutto il popolo santo, unitamente al clero, è invitato a partecipare in Cattedrale, alle ore 18.00, per rendere lode al Signore per questo tempo di grazia. s.m.g. The post Domenica in Cattedrale chiusura dell’anno Giubilare first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Gesù è nato nel posto in cui non era atteso”

“Se noi consideriamo le guerre che ci sono nel mondo anche quelle che sono vicine a noi, nei nostri quartieri, nelle nostre case, nelle nostre famiglie, se noi consideriamo tutto il dramma del dolore e della sofferenza che c’è nell’umanità, allora, forse dovremmo dire che Gesù è nato dalla parte sbagliata, è nato nel posto nel quale non era atteso, nel luogo dove, probabilmente, non doveva nascere”. Questo uno dei passaggi dell’omelia pronunciata dal vescovo, monsignor Serafino Parisi, nella messa della notte di Natale. Un tema, quello della salvezza dell’uomo e delle guerre che dilaniano, non solo il mondo, ma anche le nostre vite, che il Vescovo ha toccato anche nella messa del giorno di Natale ricordando che “la salvezza si colloca dalla parte sbagliata, in mezzo alle rovine. A quelle rovine dice che c’è la possibilità di ricominciare ed all’uomo distrutto che c’è ancora speranza perchè il bambino dice che Dio ci ama e continuerà ad amarci per sempre”.   Un Bambino che “nasce in mezzo alla nostra storia, che fa festa nella notte di Natale probabilmente dimenticando il festeggiato”, e che “è nostra pace, nostra tenerezza” in quanto “Dio, a dispetto di tutto quello che sembrava andare contro di lui, contro la sua presenza, ha voluto dimostrare la concretezza della salvezza che viene comunicata con la Sua presenza dentro la nostra storia. E non è una presenza aleatoria, vaga, ma è una presenza concreta, incarnata. Cioè è in un bambino, che è Dio, che prende la carne dell’umanità” e che nasce “non con il clamore delle bombe, ma nella debolezza. Qual è il segno del potere – ha chiesto monsignor Parisi – ? I pastori se lo chiedono e la risposta che ricevono è questa: andate e troverete un bambino avvolto in fasce, posto in una mangiatoia. A chi può fare male un bambino? A chi può fare paura la debolezza di un neonato? Certamente a nessuno. Ed è questa la forza sconvolgente di Dio che, ancora una volta, viene dentro la nostra storia, entra debolmente e sconvolge, trasforma l’umanità con la potenza del suo amore e della sua misericordia”. Da qui l’auspicio “di cogliere Gesù laddove nasce, nella parte sbagliata del mondo o della vita dell’umanità che potrebbe anche essere la nostra. Il Signore non si scandalizza – ha aggiunto il Vescovo – ma viene e, teneramente, dice all’uomo che ancora ce la può fare, che l’umanità può scoprire il suo vero volto, quello della dignità, che lo raffronta direttamente con il Creatore e noi dentro la storia diventiamo testimoni di questo volto bello dell’umanità che smette di essere nemica e si scopre fratello e sorella di tutti”. “Auguri di un Santo Natale – ha concluso monsignor Parisi – che sia davvero principio e forza di redenzione con la potenza dell’amore” che “non tiene conto delle ferite, anzi le accoglie, le assume e le risana ed il volto dell’umanità sarà sempre il volto splendente che Dio ci ha dato” e dal quale dovremmo “sentirci toccati e diventarne portatori e messaggeri”.   Saveria Maria Gigliotti The post “Gesù è nato nel posto in cui non era atteso” first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Il messaggio di auguri del Vescovo per il Natale 2025

  Gli auguri di questo Natale 2025 li affido ad alcuni testi del libro del profeta Isaia, che sono dei testi messianici, che verranno poi recuperati nel Nuovo Testamento, per dire della incarnazione del figlio di Dio, Gesù Cristo. Alcuni di questi testi sono recuperati dal cosiddetto libretto dell’Emmanuele che contiene delle profezie, appunto, legate al Messia che dovrà venire – così saranno, poi, lette all’interno del Nuovo Testamento -. Prima di questo libretto dell’Emmanuele che va dal capitolo VII al capitolo XII del libro del profeta Isaia, al capitolo II noi troviamo una prima immagine molto nota che, però, per noi è espressiva per questo augurio. Cioè, che le spade saranno trasformate in aratri e le lance in falci. Vuol dire che tutti gli strumenti di guerra saranno trasformati in attrezzi di lavoro, per cui l’uomo dovrà misurarsi nel lavorare da terra, nel fare un’opera di coltura, ma anche un’opera di cultura proprio per dare alla terra questa nuova linfa che è praticamente l’attraversamento della storia con un solco di speranza, fatto, appunto, dagli attrezzi di lavoro, che è sulla linea della pace. La seconda immagine per questo augurio si trova all’interno del capitolo IX del libretto dell’Emmanuele del libro del profeta Isaia ed è l’immagine del popolo che camminava nelle tenebre che, ad un certo punto, vide una grande luce. Dunque, anche qui avviene un’opera di rinnovamento totale perché il giogo pesante verrà spezzato e anche la lancia dell’aguzzino sarà tolta. Quindi, non si praticherà più l’arte della guerra, ma all’interno di questo testo viene data una indicazione precisa: la motivazione di questo rinnovamento totale della storia sulla linea dell’amore e della pace, sulla linea della misericordia e dell’annuncio della salvezza. Dice questo testo: “perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. E, allora, questo bambino viene identificato con il figlio di Dio, Gesù, che prende la carne dell’umanità, attraversa la storia dell’umanità, ne conosce le gioie, ma anche il patire e dà un frammento di eternità, di luce, a questa storia spesso oscurata, a volte, molte volte, da noi stessi. La terza immagine è tratta sempre dal profeta Isaia, ma questa volta dal capitolo XXXV: si parla di una strada che attraverserà la steppa, una strada che passerà da una parte all’altra del deserto e questa strada sarà chiamata la via santa, il sentiero della salvezza, la via dei redenti. È la strada dell’incontro: Dio viene verso di noi nel Figlio Gesù e noi siamo chiamati ad andare verso di Lui proprio per fare esperienza di questo bambino che sconvolge, con la sua fragilità, con la sua debolezza, la storia dell’umanità. Cioè la stravolge, la trasfigura nel bene.L’augurio, allora, che faccio a tutti è questo: che ognuno di noi possa disporsi ad accogliere nella sua vita il Mistero, perché il Mistero può dare senso alla nostra esistenza, luce alla nostra oscurità e può farci intraprendere una strada, che è quella della giustizia, della pace, della fraternità che il mondo oggi aspetta. Questo dipende anche da noi. Auguri a tutti di un Santo Natale. + Serafino Parisi, vescovo The post Il messaggio di auguri del Vescovo per il Natale 2025 first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Vi auguro di essere costruttori di storia rinnovata come la Vergine Maria”

alla speranza e dalla fede da tradurre nell’impegno quotidiano. Dio vuole la felicità della nostra vita.  Non dobbiamo solo aspettare il cambiamento, ma attuarlo con la nostra azione e la nostra disponibilità”. “Che la vita della nostra terra – ha concluso Parisi – possa essere piena, gioiosa e realizzata come Dio vuole”. Mons. Parisi ha ringraziato i vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine, i volontari e quanti hanno cooperato alla preparazione e allo svolgimento del momento di preghiera. Salvatore D’Elia The post Vi auguro di essere costruttori di storia rinnovata come la Vergine Maria” first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Predisporci ad accogliere il mistero di Dio che viene nella nostra vita per dare senso ai nostri giorni”

“Predisporci ad accogliere il mistero di Dio che viene nella nostra vita, nella nostra esistenza e nella nostra storia, per dare senso ai nostri giorni, per dare pace alle nostre relazioni, per dare giustizia alla nostra realtà, per dare speranza a tutti noi”. Con queste parole, il Vescovo monsignor Serafino Parisi, ha concluso l’omelia della santa Messa presieduta in cattedrale in occasione della festa dell’Immacolata Concezione. Partendo dalle letture del giorno, monsignor Parisi ha sottolineato che “la pagina che è stata letta come seconda lettura di questa sera, quella di San Paolo agli Efesini, è davvero il grande cuore dell’annuncio del Vangelo che collega la storia delle origini con la nostra prospettiva finale. Che cosa dice questo testo? Dice un’idea con un verbo che è stato molto criticato ed attaccato da più parti e ancora oggi fa problema, ed è lo stesso verbo che è utilizzato anche per l’immacolata concezione di Maria. È il verbo che Paolo utilizza per ognuno di noi. Dice il testo di Efesini che, in Cristo, il Signore ci ha scelti prima della creazione del mondo. E il verbo incriminato è ‘predestinandoci’ ad essere per Lui figli adottivi mediante Gesù Cristo”. “Ma, allora, – ha aggiunto il Vescovo – se il Signore ci ha scelti prima, ci ha predestinati, la nostra libertà dov’è? Siamo liberi di aderire o di non aderire a questo progetto di salvezza pagandone le conseguenze, nel bene o nel male. Cosa vuol dire che ci ha predestinati? Ecco, l’Immacolata concezione di Maria ci spiega questa idea. L’uomo è uscito dalle mani di Dio come un capolavoro, però ha fatto spazio nella sua vita al male e il male è rappresentato in questa scena un po’ barbara della non assunzione delle responsabilità. L’albero della conoscenza del bene e del male. L’uomo non poteva arrivare fino a tanto perché la libertà ha anche bisogno di un limite. Ed è il primo grande insegnamento che viene da questa pagina della Bibbia: la libertà ha bisogno di un limite, perché la grandezza dell’uomo si misura all’interno della capacità di accogliere il proprio limite. Invece l’uomo ha voluto fare – diciamo così – di testa sua. Disubbidisce apparentemente ad una norma, ma, in realtà, il vero dramma è che questa sua scelta non comporta l’assunzione della propria responsabilità. Per salvare la nostra vita, la nostra faccia, la nostra storia, scarichiamo le colpe sugli altri”, come avviene sia per Adamo che per Eva dopo aver mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male. “Quindi – ha proseguito monsignor Parisi – l’umanità che era venuta bella dalle mani di Dio prende questa piega verso il male, una deriva. Che cosa deve fare Dio? Che cosa avrebbe potuto fare Dio ad un certo punto? Se avesse ragionato come noi li avrebbe distrutti. Invece, che cosa fa Dio? Ecco l’Immacolata Concezione. Dall’inizio, vedendo che l’uomo aveva preso questa deriva, cioè che l’umanità si stava incamminando verso un punto di non ritorno, allora dice ‘no, io non voglio abbandonare questa umanità, queste creature che sono venute dalle mie mani’” perché “l’uomo è fatto per vivere”. Dio, quindi, “ha amato e amando non può che volere il bene della umanità, la vita, la salvezza, la redenzione dell’uomo. Questa è la grandezza di Dio. Perché Dio pensa da sempre alla salvezza dell’uomo. È il modello, allora, che rompe lo schema della predestinazione immaginata come qualche cosa che è stabilita da sempre perché noi la guardiamo col nostro modo di ragionare: per noi c’è il passato, c’è il presente e c’è il futuro. Ma in Dio l’eternità è proprio un eterno presente. Un presente che si ripropone sempre. Per cui predestinare vuol dire pensare continuamente al bene dell’umanità. In fondo che predestinazione è quella di dire che noi siamo fatti per essere a lode della sua gloria? Questa è la grandezza. E qual è, allora, il modello che ci viene offerto? È quello che abbiamo ascoltato del brano del Vangelo: Maria è la predestinata, però è chiamata a rispondere”. “La predestinazione di Dio – ha concluso il Vescovo – è il bene di Dio Padre, di Dio Creatore che non riesce a pensare diversamente che al bene delle proprie creature. È l’amore che lo guida, è la vita che lo caratterizza. E l’Immacolata Concezione dice esattamente questo che Dio ha pensato a Lei, una creatura per dire ad ognuno di noi, creature, che ce la possiamo fare. Anche noi ce la possiamo fare, ma come Lei dobbiamo metterci a disposizione del Signore”. Al termine della Santa Messa si è svolto il tradizionale omaggio floreale alla statua della Madonnina in piazza Ardito. Saveria Maria Gigliotti The post “Predisporci ad accogliere il mistero di Dio che viene nella nostra vita per dare senso ai nostri giorni” first appeared on Lamezia Nuova.

8xmille, Attualità, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere con il pregiudizio modernista o anticristiano”

  “C’è un legame da considerare tra visione su Dio, Chiesa, mediazione, comunità dei credenti e comunità civile, per stabilire quell’humus culturale, quella ambientazione storico-religiosa all’interno della quale si colloca tutta la produzione dell’arte e dunque anche la sua interpretazione”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, concludendo il convegno su “L’iconografia dell’Annunciazione nella Diocesi di Lamezia Terme”, organizzato dal Museo Diocesano. Il Vescovo, nel sottolineare che il “forte legame che c’era tra le comunità ecclesiali, le comunità cristiane e le comunità degli uomini era stabilito su precisi modelli culturali”, ha evidenziato che “spesso si fa una lettura anacronistica della storia dell’arte, delle opere prodotte all’interno del tempo perché – ha aggiunto – non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere, anche le opere d’arte, con il pregiudizio modernista o anticristiano, oppure attraverso una critica eccessiva ad una cristianità che già da qualche decennio si sta sfilacciando dentro il nostro contesto culturale contemporaneo: è quasi certo che non se ne ricavi nulla sul piano interpretativo e contenutistico, ma anche sul vincolo dinamico che esiste tra il contesto culturale di un’epoca e la sua variegata produzione culturale”. “Attraverso le opere d’arte – ha proseguito monsignor Parisi – è possibile ricostruire non soltanto il pensiero, il messaggio catechetico e teologico che c’era all’interno delle opere, ma anche il sostrato culturale nel quale venivano prodotte e del quale, paradossalmente, ne divenivano, al tempo stesso, contenuto e modalità comunicativa, di mediazione. Per avere una lettura adeguata di questi testi – siano essi scritti, statue lignee o dipinti – bisogna necessariamente ricostruire quella condizione culturale originaria altrimenti non viene fuori la particolarità, non solo teologica o catechetica, ma anche culturale della quale quell’opera è testimonianza e prodotto che, poi, quella opera continuerà a perpetuare e a ridire nel tempo”. “Ecco – ha concluso il Vescovo – questo legame è necessario stabilirlo, altrimenti difficilmente si possono leggere le opere con una con una pretesa interpretativa asettica che poi, di fatto, rischia di diventare astorica, dunque insignificante sia sul piano religioso che anche sul piano propriamente culturale. Ripercorrere la mostra significa prendere atto, fra l’altro, dell’innegabile promozione culturale operata dalla Chiesa nel passato, alla quale non può e non intende rinunciare oggi”. Ad apertura dei lavori, il direttore del Museo Diocesano, Paolo Francesco Emanuele, ha evidenziato che “non si può non tener conto che il nostro patrimonio culturale costituisce tra l’altro un valido strumento anche in ottica di funzione pastorale”, ricordando che “sul piano della valorizzazione e tutela di fondamentale importanza è stato il contributo della firma dell’8×1000 alla chiesa cattolica. Mediante questi fondi attivi fin dal 1998 circa si sono stati avviati progetti finalizzati alla promozione di musei archivi e biblioteche in quasi tutte le Diocesi d’Italia oltre che a restauri di beni custoditi negli stessi istituti culturali. Mi riferisco ovviamente alla sola linea di finanziamento attivata per i beni culturali ma esistono altre linee di finanziamento dedicate all’edilizia di culto così come il restauro di organi a canne, volontari associati e molti altri ambiti che insieme offrono seppur in modo limitato e non esaustivo un validissimo aiuto al sostentamento e alla promozione di questi istituti culturali”. “La storia che queste opere raccontano – ha aggiunto il direttore del Museo – altro non è che la nostra storia. Una storia fatta non solo di quadri e statua ma anche di libri e documenti che troppo spesso fanno fatica a comunicare tra loro. Questo patrimonio che abbiamo ricevuto non per merito ma che la storia ci consegna rappresenta un dono che abbiamo il dovere di conservare, tutelare, promuovere ma anche comunicare con linguaggi moderni, comprensibili a tutti così da renderlo utile e raggiungibile da tutta la comunità. L’identità di una comunità è rappresentata infatti dai valori che condivide e da come questi valori vengono rappresentati nel corso dei secoli. Le attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali si riflettono sulla conservazione della memoria storica di una comunità. Custodire le testimonianze del passato di una comunità vuol dire essere in grado oggi di rispondere a domande sul nostro passato al fine di capire meglio il presente così da poter costruire un futuro migliore”. “Il racconto della nostra storia – ha concluso Emanuele – certamente non può prescindere dal patrimonio custodito negli istituti culturali presenti in diocesi come appunto il museo l’archivio e la biblioteca, ma è imperativo non tralasciare l’enorme patrimonio della nostra terra costituito da tutti i beni immateriali che sfortunatamente vengono spesso catalogati come usanze di un tempo o semplici rappresentazioni popolari. L’insieme di tutta questa ricchezza costituisce un patrimonio inestimabile verso il quale dobbiamo sentire un forte senso di responsabilità nel custodirlo studiarlo e valorizzarlo. Non si può non tener conto che il nostro patrimonio culturale costituisce tra l’altro un valido strumento anche in ottica di funzione pastorale”. Lo storico dell’arte, Mario Panarello, docente all’Accademia di Belle Arti di Lecce, ha ripercorso attraverso le opere più significative dislocate su tutto il territorio calabrese, l’iconografia della figura dell’Annunciazione. Il tema affrontato da Panarello ha chiaramente messo in luce la rilevante produzione artistica che la Calabria è stata capace di produrre dal XVII. Particolare attenzione è stata rivolta al gruppo scultoreo dell’Annunciazione del XVII secolo custodita nel museo diocesano di Lamezia Terme che, ad oggi, rappresenta una delle più antiche e pregiate testimonianze artistiche riferite all’iconografia dell’Annunciazione. Nel corso del suo intervento, Panarello ha poi proseguito con una serie di confronti stilistici tra alcune opere di fuori regione mettendo in evidenza quanto il tema dell’Annunciazione sia stato trattato nel corso dei secoli anche in luoghi di straordinaria bellezza. Non meno interessante il confronto tra incisione e stampe presenti su messali che spesso venivano utilizzati proprio come modelli per la produzione pittorica. Al termine del convegno è seguita una visita guidata all’interno del Museo Diocesano.   Saveria Maria Gigliotti The post “Non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere con il pregiudizio modernista o anticristiano” first appeared on Lamezia Nuova.

Attualità, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

A monsignor Parisi il Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore

  Ci sarà anche il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, tra le personalità che, il 29 novembre prossimo alle ore 17.30 a San Giovanni in Fiore (Cosenza), nella cornice dell’Abazia florense, riceveranno un riconoscimento nell’ambito della IV edizione del Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore. Monsignor Parisi, che anche nel suo episcopato ha puntato e sta puntando molto sulla formazione con la istituzione, tra l’altro, della Scuola Biblica Diocesana (giunta al suo secondo ciclo triennale) e della Scuola Diocesana per i ministeri, sarà premiato “per la profondità della ricerca teologica e la brillantezza del magistero”. Del resto, nella nostra chiesa diocesana abbiamo avuto modo “sul campo” di cogliere il suo interessamento attento e qualificato, per molteplici interessi sul piano culturale e sociale, oltre che pastorale ed ecclesiale. Ha sempre coniugato, infatti, la ricerca e l’insegnamento con l’impegno pastorale come parroco e incaricato di diversi ministeri a livello diocesano e regionale. In diverse manifestazioni pubbliche, di tipo sociale, culturale o pastorale, non ha mancato di dare il suo apporto analitico, appassionato, competente e propositivo. Ex alunno del Pontificio Seminario Teologico Regionale “San Pio X” in Catanzaro per il biennio filosofico e, successivamente, del Pontifico Seminario Romano Maggiore per il triennio teologico alla Pontificia Università Gregoriana, il Vescovo di Lamezia Terme, esperto in cultura e lingue classiche e semitiche, ha tenuto corsi di esercizi spirituali e di aggiornamento ai vescovi, al clero, a comunità religiose, ad associazioni e movimenti laicali e culturali. Giornalista pubblicista, monsignor Parisi ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche a carattere biblico e teologico, voci di dizionario e articoli specialistici per diverse Riviste e testate giornalistiche e, tra le altre cose, è stato, fino ad ottobre 2025, direttore di “Vivarium. Rivista di Scienze Teologiche”, che è forum dei docenti dell’Istituto Teologico Calabro; è stato responsabile della Scuola Biblica Diocesana «Bêt Jôsēph» in Crotone, posta sotto il patrocinio scientifico dell’Associazione Biblica Italiana; direttore di “Quaderni Siberenensi. Rivista di cultura, storia e tradizioni”; dal 1993, socio dell’Associazione Italiana Cultura Classica (A.I.C.C.); dal 1994, socio dell’Associazione Biblica Italiana (A.B.I.) sezione professori; collaboratore per gli Scritti Sapienziali del Prof. G. Ravasi della “Bibbia per la famiglia”, Edizioni San Paolo. “L’edizione 2025 del Premio – affermano gli organizzatori – si distingue per l’ampiezza delle figure coinvolte e per la qualità dei percorsi umani, culturali e professionali che la giuria ha scelto di valorizzare, individuando personalità che, nei rispettivi ambiti, hanno manifestato un’idea elevata di impegno, conoscenza e comunità”. Insieme a monsignor Parisi, riceveranno il riconoscimento: l’accademico Franco Ernesto Rubino, la professoressa Franca Melfi, la dottoressa Alba Di Leone, il ricercatore Francesco Sesso, il dottor Giampiero Avruscio, l’imprenditore Giuseppe Fabiano, il designer internazionale Giuseppe Fata, il tennista Vittorio Magnelli, l’atleta paralimpica Nicole Orlando, Ofer Arbib, il giornalista Francesco Verderami, don Gianni Fusco, il maestro Giovambattista Spadafora (alla memoria). Tra i premiandi le attrici Isabel Russinova e Manuela Arcuri, che sarà madrina della serata. Saveria Maria Gigliotti The post A monsignor Parisi il Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore first appeared on Lamezia Nuova.

Torna in alto