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“Non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere con il pregiudizio modernista o anticristiano”

  “C’è un legame da considerare tra visione su Dio, Chiesa, mediazione, comunità dei credenti e comunità civile, per stabilire quell’humus culturale, quella ambientazione storico-religiosa all’interno della quale si colloca tutta la produzione dell’arte e dunque anche la sua interpretazione”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, concludendo il convegno su “L’iconografia dell’Annunciazione nella Diocesi di Lamezia Terme”, organizzato dal Museo Diocesano. Il Vescovo, nel sottolineare che il “forte legame che c’era tra le comunità ecclesiali, le comunità cristiane e le comunità degli uomini era stabilito su precisi modelli culturali”, ha evidenziato che “spesso si fa una lettura anacronistica della storia dell’arte, delle opere prodotte all’interno del tempo perché – ha aggiunto – non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere, anche le opere d’arte, con il pregiudizio modernista o anticristiano, oppure attraverso una critica eccessiva ad una cristianità che già da qualche decennio si sta sfilacciando dentro il nostro contesto culturale contemporaneo: è quasi certo che non se ne ricavi nulla sul piano interpretativo e contenutistico, ma anche sul vincolo dinamico che esiste tra il contesto culturale di un’epoca e la sua variegata produzione culturale”. “Attraverso le opere d’arte – ha proseguito monsignor Parisi – è possibile ricostruire non soltanto il pensiero, il messaggio catechetico e teologico che c’era all’interno delle opere, ma anche il sostrato culturale nel quale venivano prodotte e del quale, paradossalmente, ne divenivano, al tempo stesso, contenuto e modalità comunicativa, di mediazione. Per avere una lettura adeguata di questi testi – siano essi scritti, statue lignee o dipinti – bisogna necessariamente ricostruire quella condizione culturale originaria altrimenti non viene fuori la particolarità, non solo teologica o catechetica, ma anche culturale della quale quell’opera è testimonianza e prodotto che, poi, quella opera continuerà a perpetuare e a ridire nel tempo”. “Ecco – ha concluso il Vescovo – questo legame è necessario stabilirlo, altrimenti difficilmente si possono leggere le opere con una con una pretesa interpretativa asettica che poi, di fatto, rischia di diventare astorica, dunque insignificante sia sul piano religioso che anche sul piano propriamente culturale. Ripercorrere la mostra significa prendere atto, fra l’altro, dell’innegabile promozione culturale operata dalla Chiesa nel passato, alla quale non può e non intende rinunciare oggi”. Ad apertura dei lavori, il direttore del Museo Diocesano, Paolo Francesco Emanuele, ha evidenziato che “non si può non tener conto che il nostro patrimonio culturale costituisce tra l’altro un valido strumento anche in ottica di funzione pastorale”, ricordando che “sul piano della valorizzazione e tutela di fondamentale importanza è stato il contributo della firma dell’8×1000 alla chiesa cattolica. Mediante questi fondi attivi fin dal 1998 circa si sono stati avviati progetti finalizzati alla promozione di musei archivi e biblioteche in quasi tutte le Diocesi d’Italia oltre che a restauri di beni custoditi negli stessi istituti culturali. Mi riferisco ovviamente alla sola linea di finanziamento attivata per i beni culturali ma esistono altre linee di finanziamento dedicate all’edilizia di culto così come il restauro di organi a canne, volontari associati e molti altri ambiti che insieme offrono seppur in modo limitato e non esaustivo un validissimo aiuto al sostentamento e alla promozione di questi istituti culturali”. “La storia che queste opere raccontano – ha aggiunto il direttore del Museo – altro non è che la nostra storia. Una storia fatta non solo di quadri e statua ma anche di libri e documenti che troppo spesso fanno fatica a comunicare tra loro. Questo patrimonio che abbiamo ricevuto non per merito ma che la storia ci consegna rappresenta un dono che abbiamo il dovere di conservare, tutelare, promuovere ma anche comunicare con linguaggi moderni, comprensibili a tutti così da renderlo utile e raggiungibile da tutta la comunità. L’identità di una comunità è rappresentata infatti dai valori che condivide e da come questi valori vengono rappresentati nel corso dei secoli. Le attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali si riflettono sulla conservazione della memoria storica di una comunità. Custodire le testimonianze del passato di una comunità vuol dire essere in grado oggi di rispondere a domande sul nostro passato al fine di capire meglio il presente così da poter costruire un futuro migliore”. “Il racconto della nostra storia – ha concluso Emanuele – certamente non può prescindere dal patrimonio custodito negli istituti culturali presenti in diocesi come appunto il museo l’archivio e la biblioteca, ma è imperativo non tralasciare l’enorme patrimonio della nostra terra costituito da tutti i beni immateriali che sfortunatamente vengono spesso catalogati come usanze di un tempo o semplici rappresentazioni popolari. L’insieme di tutta questa ricchezza costituisce un patrimonio inestimabile verso il quale dobbiamo sentire un forte senso di responsabilità nel custodirlo studiarlo e valorizzarlo. Non si può non tener conto che il nostro patrimonio culturale costituisce tra l’altro un valido strumento anche in ottica di funzione pastorale”. Lo storico dell’arte, Mario Panarello, docente all’Accademia di Belle Arti di Lecce, ha ripercorso attraverso le opere più significative dislocate su tutto il territorio calabrese, l’iconografia della figura dell’Annunciazione. Il tema affrontato da Panarello ha chiaramente messo in luce la rilevante produzione artistica che la Calabria è stata capace di produrre dal XVII. Particolare attenzione è stata rivolta al gruppo scultoreo dell’Annunciazione del XVII secolo custodita nel museo diocesano di Lamezia Terme che, ad oggi, rappresenta una delle più antiche e pregiate testimonianze artistiche riferite all’iconografia dell’Annunciazione. Nel corso del suo intervento, Panarello ha poi proseguito con una serie di confronti stilistici tra alcune opere di fuori regione mettendo in evidenza quanto il tema dell’Annunciazione sia stato trattato nel corso dei secoli anche in luoghi di straordinaria bellezza. Non meno interessante il confronto tra incisione e stampe presenti su messali che spesso venivano utilizzati proprio come modelli per la produzione pittorica. Al termine del convegno è seguita una visita guidata all’interno del Museo Diocesano.   Saveria Maria Gigliotti The post “Non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere con il pregiudizio modernista o anticristiano” first appeared on Lamezia Nuova.

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Non considerare Musei, Archivi e Biblioteche Diocesani meri soggetti privati

  Consentire l’accesso ai finanziamenti e bandi pubblici anche alle realtà delle chiese diocesane, quali Musei, Archivi e Biblioteche, senza considerarle meri soggetti privati. Questa, in sintesi, la proposta che monsignor Serafino Parisi, Vescovo di Lamezia Terme e delegato alla Cultura, Comunicazioni Sociali ed ai Beni culturali della Conferenza episcopale calabra (Cec), ha lanciato al termine del convegno sui Musei diocesani ospitato nei giorni scorsi dall’Arcidiocesi di Rossano Cariati. In particolare, monsignor Parisi ha ricordato che i cosiddetti beni ecclesiastici sono un bene pubblico, ma custodito da soggetti privati e, considerato che l’87% dei beni culturali calabresi è della Chiesa, sarebbe fondamentale trasformare la percezione di soggetto privato della Chiesa diocesana: “Chiedo – ha detto al riguardo monsignor Parisi – che questa proposta possa essere rilanciata anche a livello regionale perché da questo incontro e da questo accordo di valorizzazione condiviso, ci possa essere anche una determinazione per un passo verso la crescita comune”. L’appuntamento di Rossano-Cariati, infatti, ha inteso promuovere esperienze concrete di rete, collaborazione e valorizzazione condivisa tra i musei diocesani e le altre istituzioni culturali. Ad aprire i lavori, i saluti l’Arcivescovo di Rossano Cariati, monsignor Maurizio Aloise, che ha sottolineato come la costruzione di una rete tra i musei diocesani, stabile, strutturata e capace di progettare in modo sinergico, “può rappresentare un motore di sviluppo culturale, sociale, globale. La realizzazione della rete – ha aggiunto – significa immaginare itinerari integrati e attività educative comuni, strategie comunicative coordinate, programmi di ricerca e di catalogazione condivisi. Ritengo che idee, sinergie e percorsi comuni siano in grado di arricchire non solo le nostre comunità, ma l’intero territorio calabrese”.   L’iniziativa, coordinata da Paolo Martino, direttore dell’Ufficio regionale beni culturali ecclesiastici della Cec e Cecilia Perri, storica dell’arte della Soprintendenza Abap di Cosenza e incaricata regionale settore Musei ufficio regionale beni culturali ecclesiastici della Cec, è stata patrocinata da: Amei (Associazione musei ecclesiastici italiani); direzione regionale Musei nazionali Calabria; Comune di Corigliano-Rossano; Rotary Distretto 2102 Rotary International. Hanno portato il loro saluto l’assessore del Comune di Corigliano Rossano, Francesco Madeo, e Dino De Marco, governatore distretto 2102 Rotary International, mentre in collegamento da remoto sono intervenuti: Giuseppe Maiorana, presidente della Rete museale e naturale Belicina, una realtà siciliana capace di mettere in rete 16 comuni e numerose strutture museali; Jacopo Magrini di Artsupp, il più grande portale dedicato alle istituzioni museali nato per riunire tutte le novità del mondo dell’arte e dei musei su un’unica piattaforma. Al termine dell’incontro, inoltre, è stato siglato un accordo tra i Direttori e responsabili dei Musei Diocesani di Calabria e i Direttori degli Uffici Beni Culturali delle Diocesi ed è stato redatto a cura del gruppo operativo di lavoro (Maria Teresa Casella, Elisa Cagnazzo, Paolo Francesco Emanuele, Lucia Lojacono, Cecilia Perri, Antonella Salatino). In particolare, l’accordo prevede azioni condivise per promuovere i Musei e le straordinarie bellezze storico artistiche che custodiscono e rappresenta un mirabile esempio di azione di promozione condivisa che va controcorrente e rivoluziona il dato di come in un paese come l’Italia con 42mila musei si compete molto, ma si collabora poco. L’auspicio è che la rete di valorizzazione dei Musei e gli accessi ai bandi regionali per archivi e biblioteche possano continuare a contribuire alla complessiva crescita culturale della Calabria di cui la Chiesa, negli anni, è stata protagonista. Saveria Maria Gigliotti The post Non considerare Musei, Archivi e Biblioteche Diocesani meri soggetti privati first appeared on Lamezia Nuova.

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A monsignor Parisi il Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore

  Ci sarà anche il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, tra le personalità che, il 29 novembre prossimo alle ore 17.30 a San Giovanni in Fiore (Cosenza), nella cornice dell’Abazia florense, riceveranno un riconoscimento nell’ambito della IV edizione del Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore. Monsignor Parisi, che anche nel suo episcopato ha puntato e sta puntando molto sulla formazione con la istituzione, tra l’altro, della Scuola Biblica Diocesana (giunta al suo secondo ciclo triennale) e della Scuola Diocesana per i ministeri, sarà premiato “per la profondità della ricerca teologica e la brillantezza del magistero”. Del resto, nella nostra chiesa diocesana abbiamo avuto modo “sul campo” di cogliere il suo interessamento attento e qualificato, per molteplici interessi sul piano culturale e sociale, oltre che pastorale ed ecclesiale. Ha sempre coniugato, infatti, la ricerca e l’insegnamento con l’impegno pastorale come parroco e incaricato di diversi ministeri a livello diocesano e regionale. In diverse manifestazioni pubbliche, di tipo sociale, culturale o pastorale, non ha mancato di dare il suo apporto analitico, appassionato, competente e propositivo. Ex alunno del Pontificio Seminario Teologico Regionale “San Pio X” in Catanzaro per il biennio filosofico e, successivamente, del Pontifico Seminario Romano Maggiore per il triennio teologico alla Pontificia Università Gregoriana, il Vescovo di Lamezia Terme, esperto in cultura e lingue classiche e semitiche, ha tenuto corsi di esercizi spirituali e di aggiornamento ai vescovi, al clero, a comunità religiose, ad associazioni e movimenti laicali e culturali. Giornalista pubblicista, monsignor Parisi ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche a carattere biblico e teologico, voci di dizionario e articoli specialistici per diverse Riviste e testate giornalistiche e, tra le altre cose, è stato, fino ad ottobre 2025, direttore di “Vivarium. Rivista di Scienze Teologiche”, che è forum dei docenti dell’Istituto Teologico Calabro; è stato responsabile della Scuola Biblica Diocesana «Bêt Jôsēph» in Crotone, posta sotto il patrocinio scientifico dell’Associazione Biblica Italiana; direttore di “Quaderni Siberenensi. Rivista di cultura, storia e tradizioni”; dal 1993, socio dell’Associazione Italiana Cultura Classica (A.I.C.C.); dal 1994, socio dell’Associazione Biblica Italiana (A.B.I.) sezione professori; collaboratore per gli Scritti Sapienziali del Prof. G. Ravasi della “Bibbia per la famiglia”, Edizioni San Paolo. “L’edizione 2025 del Premio – affermano gli organizzatori – si distingue per l’ampiezza delle figure coinvolte e per la qualità dei percorsi umani, culturali e professionali che la giuria ha scelto di valorizzare, individuando personalità che, nei rispettivi ambiti, hanno manifestato un’idea elevata di impegno, conoscenza e comunità”. Insieme a monsignor Parisi, riceveranno il riconoscimento: l’accademico Franco Ernesto Rubino, la professoressa Franca Melfi, la dottoressa Alba Di Leone, il ricercatore Francesco Sesso, il dottor Giampiero Avruscio, l’imprenditore Giuseppe Fabiano, il designer internazionale Giuseppe Fata, il tennista Vittorio Magnelli, l’atleta paralimpica Nicole Orlando, Ofer Arbib, il giornalista Francesco Verderami, don Gianni Fusco, il maestro Giovambattista Spadafora (alla memoria). Tra i premiandi le attrici Isabel Russinova e Manuela Arcuri, che sarà madrina della serata. Saveria Maria Gigliotti The post A monsignor Parisi il Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore first appeared on Lamezia Nuova.

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“Dietro tutti questi atti criminali c’è l’immagine deteriorata dell’uomo”

“Ciò che dà la speranza – grazie anche al lavoro di tutte le Forze dell’ordine, della magistratura ma anche delle associazioni – è quell’aria che si respira, che è quella di una reazione e quando il corpo reagisce vuol dire che c’è una vitalità che non vuole perdere”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere il suo intervento al Consiglio comunale aperto sulla legalità, tenutosi oggi a Lamezia Terme, dopo le intimidazioni che si sono registrate in città a danno di alcuni commercianti “Questa – ha aggiunto monsignor Parisi, che ha anche detto di aver voluto essere presente “per ascoltare e, per quello che possiamo fare, per dare un contributo di crescita” – è una grande speranza per il futuro e su questa reazione dobbiamo lavorare perché il nostro operato sia consapevole, responsabile, emblematico, esemplare. Su questo dobbiamo investire noi stessi ed anche gli altri”. Il Vescovo, ha poi evidenziato che “la Chiesa c’è e c’è in riferimento, non solo per l’occasione data dagli episodi che ci sono stati in quest’ultimo periodo che generano preoccupazione, ma c’è anche perchè intende inserirsi, dalla sua parte, in un discorso generale sulla giustizia, sulla legalità e sul modo di essere cittadini all’interno della storia. Questo noi lo diciamo da credenti, a partire dalla forza che il Vangelo dà alle nostre scelte. Ecco perché – ha proseguito monsignor Parisi – come Chiesa lametina, tra l’altro continuando una tradizione, perché io sono un segmento di una linea che mi precede e ci sarà certamente dopo di me, ci stiamo adoperando per dare un’immagine diversa del modo di stare in relazione tra noi e con gli altri. Le scelte possono essere tante, però credo che sia importante un lavoro di formazione delle coscienze, cioè far giungere la gente alla consapevolezza di come ci si relaziona con gli altri, degli obiettivi che uno legittimamente intende raggiungere e di come questi obiettivi devono essere messi insieme alla collettività tutta. Le nostre scelte non possono che essere per il bene comune. Ed ecco perché dentro questo processo di formazione delle coscienze noi stiamo cercando di dare contenuto lavorando con tutte le fasce di età: con quelle dei più piccoli, partendo da una catechesi e da una formazione dell’uomo all’ascolto, al perdono e, dunque, alla costruzione di una comunità coesa e solidale. Ed anche con gli adolescenti, i giovani e le persone mature. Proprio ieri sera, nell’ambito di una serie di incontri formativi che stiamo facendo già dall’anno scorso con i giovani, abbiamo parlato di ‘parole per la vita’, che sono parole impegnative come, ad esempio, la libertà, la responsabilità, il perdono, la costruzione di una società giusta e partecipativa. Stiamo lavorando su questo ed i riscontri sono positivi e danno speranza a questa nostra città, a questa nostra terra”. Il Vescovo ha poi rimarcato l’importanza della presenza sul territorio delle parrocchie che “sono realtà vicine, comunità di uomini, di cittadini credenti che non cessano di essere cittadini e non cessano di essere credenti, anzi fanno della forza del Vangelo, nonostante tutte le nostre fragilità che condividiamo tra di noi, l’occasione per fare scelte significative nella vita. Anche a livello parrocchiale e diocesano, per esempio, la formazione affronta il tema della liberazione e della presenza dei credenti nella storia. Ed il processo di liberazione è un processo di affrancamento da tutte le forme di schiavitù, da quelle che ci hanno portato, per esempio, anche in riferimento alla politica, a chiedere i nostri diritti come se fossero favori e dall’altra parte c’è il compiacimento di far passare come favori quelli che sono dei diritti”. Per monsignor Parisi, bisogna “spezzare questa forma clientelare e di subalternità, di schiavismo, perché genera il linguaggio perverso della prepotenza che fa immaginare ad alcuni di poter ottenere le cose prevaricando, imponendo la loro logica criminale. Questo va spezzato. Tutte queste forme di schiavitù che riguardano l’individuo che deve evolversi a diventare persona, ma anche la collettività, hanno bisogno di liberazione. Riflettere su questo, significa contribuire a creare quella coscienza pubblica, aperta all’altro, generosa che, anziché prevaricare e pretendere a tutti i costi, riesce anche e soprattutto ad incominciare a dare il contributo positivo alla collettività. In continuità con questo tema della liberazione e della presenza dei credenti nella storia, che costituisce la linea guida di tutte le comunità parrocchiali, abbiamo detto quest’anno di riflettere sull’umano, sull’uomo perché dietro tutti questi atti criminali, come tutte le altre manifestazioni di delitti contro la persona di cui noi sentiamo ogni giorno, c’è l’immagine deteriorata dell’uomo. A quale immagine dell’uomo ci stiamo formando? Qual è la visione dell’uomo per costruire il bene comune e non il particolare del singolo? Su questo tema ci stiamo interrogando perché in questo momento siamo responsabili, certamente del nostro presente, ma anche del nostro futuro. Da credenti, è questo il nostro più grande investimento che avrà ricadute sul piano sociale, politico e culturale”. The post “Dietro tutti questi atti criminali c’è l’immagine deteriorata dell’uomo” first appeared on Lamezia Nuova.

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Al via domani gli incontri con i giovani “parole per la vita”

Riprendono domani (16 ottobre) alle ore 18.30 nella rettoria di Santa Chiara “Parole per la vita” gli incontri con i giovani dai 16 anni in poi che, come affermato dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, “nascono dall’esigenza di iniziare a dialogare e a ragionare con ragazzi e ragazze su temi fondamentali, partendo da alcune parole che hanno peso nelle loro vite” alcune delle quali sono state scelte proprio da alcuni partecipanti al primo incontro dello scorso anno. L’iniziativa, fortemente voluta dal vescovo, nasce dalla sollecitazione di alcuni studenti che lo scorso anno, in occasione delle visite che monsignor Parisi fece in alcuni Istituti scolastici, chiesero di affrontare insieme a loro alcuni temi di attualità e con cui si confrontano quotidianamente. Gli incontri, previsti una volta al mese, si concluderanno a maggio e quest’anno punteranno di più sull’interattività. Anche per questa edizione, i giovani saranno sollecitati a riflettere su una parola (nel primo incontro sarà “libertà”) e, insieme al Vescovo, si alterneranno anche esperti che si confronteranno con i presenti. Queste le date degli incontri a Santa Chiara che, aperti anche a chi non è credente o è in ricerca ed organizzati dalle Pastorali giovanile e per le Vocazioni, inizieranno alle 18.30: 16 ottobre; 13 novembre; 18 dicembre; 15 gennaio; 19 febbraio; 12 marzo; 16 aprile; 14 maggio. Saveria Maria Gigliotti The post Al via domani gli incontri con i giovani “parole per la vita” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Recuperare le componenti dell’humanum”

  Intelligenza artificiale e famiglia con al centro sempre l’Uomo. Questi i temi su cui la Chiesa lametina ha riflettuto e si è confrontata nella due giorni dell’Assemblea diocesana con la quale è stato dato ufficialmente il via al nuovo Anno Pastorale. “La linea conduttrice di queste due giornate – ha detto al riguardo il Vescovo, monsignor Serafino Parisi -, come del resto un po’ l’impostazione di tutto l’anno pastorale, è quello dello sguardo e dell’attenzione all’uomo, all’humanum”. Secondo monsignor Parisi, infatti, attualmente “il grande problema è quello dell’idea, della visione di uomo che oggi sta passando e che noi stiamo in un certo senso anche trasmettendo agli altri per cui dobbiamo recuperare le componenti dell’humanum”. Ed in questo contesto, diventa importante non perdere di vista che, mentre da un lato l’intelligenza artificiale, che il Vescovo definisce “una grande sfida”, aggiunge qualcosa alla nostra quotidianità, agevolandoci, dall’altra rischia di privarci della nostra “creatività, del pensiero, della generatività delle idee, della interpersonalità che, chiaramente, da una macchina non si può attendere”. L’altro aspetto su cui la Chiesa lametina insisterà quest’anno sarà quello della “famiglia in tutte le sue componenti, intrafamiliari ed interfamiliari – ha proseguito monsignor Parisi -, ma anche intragenerazionali e intergenerazionali. Quindi, dobbiamo cercare di lavorare sulle relazioni e sul recupero, che possiamo e dobbiamo operare, proprio per il passaggio di una tradizione, di un patrimonio tradizionale che ci appartiene e del quale, anche se con sguardo critico, siamo anche fieri orgogliosi e dobbiamo comunicarlo agli altri”. Un momento di riflessione comunitaria che, come ricordato da don Leonardo Diaco, vicario episcopale per la Pastorale, è frutto di “un discernimento unitario fatto nella due giorni di programmazione prima dell’inizio dell’estate, ormai diventata un’abitudine bella per la Diocesi. Un incontro allargato tra il consiglio presbiterale, il consiglio pastorale, la Consulta dei laici ed i direttori con cui abbiamo focalizzato il metodo che è quello dell’assemblea, il ritrovarsi insieme come sollecita Papa Leone che insiste molto sul lavorare insieme, e farlo ritrovandoci come assemblea riunita attorno al Pastore nello Spirito. Sui temi bisognava fare una scelta e la scelta è caduta da un lato sulla centralità della famiglia, soprattutto sulle disabilità nella famiglia che saranno i punti focali di quest’anno, e dall’altro sulle sfide dell’oggi, sulle provocazioni che vengono dalla storia e dal mondo e su cui la Chiesa deve essere a servizio, in ascolto, in dialogo per raccoglierle, ma per essere anche all’altezza di indirizzarle ed orientarle nel modo giusto. Anche se possono sembrare due temi lontani, in realtà, proprio perché l’intelligenza artificiale ha bisogno di essere inserita in un discorso pienamente umano, della persona, la famiglia diventa il luogo di relazioni che devono essere adulte mature che aiutano alla responsabilità e alle scelte vere autentiche nella vita”. A parlare di “Intelligenza artificiale e centralità della persona” nella prima giornata di incontro, è stato invitato Antonio Spagnolo, docente di Bioetica presso l’Università Cattolica di Roma, che ha evidenziato che “nell’essere umano l’intelligenza riguarda l’intera persona nella sua unità e profondità. Al contrario, nel caso dell’intelligenza artificiale, essa è intesa in senso puramente funzionale, come la possibilità di tradurre i processi mentali in sequenze digitali che le macchine possono riprodurre. L’intelligenza artificiale ha sofisticate capacità di eseguire i compiti ma non quello di pensare ed è il frutto dell’attività dell’uomo, derivata direttamente dall’intelligenza umana e, quindi, contempla tutto quello che il lavoro dell’uomo può determinare come qualsiasi altro strumento. Siamo nell’ambito del rapporto tra l’uomo e la tecnologia, tra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale che papa Francesco definiva fantastica e terribile perché può fare tantissime cose, ma è terribile quando sfugge al controllo, quando non viene utilizzata in modo buono. Oggi dobbiamo dire anche che la Chiesa, con papa Francesco, è stata tra i primi a porre l’attenzione sugli aspetti etici. L’aspetto positivo di poter avere a disposizione uno strumento che può diminuire la fatica dell’uomo, che può accelerare il lavoro dell’uomo, che può realizzare qualcosa che l’uomo, al di fuori dell’intelligenza artificiale, farebbe in molto tempo a disposizione, deve essere commisurato con linee guida per evitare che venga utilizzata malamente”. “Dalla coppia alla famiglia attraverso relazioni solide e generatrici”, invece, è stato il tema della seconda giornata la cui riflessione è stata affidata ad Emilia Palladino, docente presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana in Roma secondo la quale ciò di cui “oggi si deve parlare è come si sta insieme perché sembra essere la difficoltà più grande: lo stare insieme di un uomo di una donna non è all’interno di parametri stabiliti in modo preconcetto. La famiglia non è una scatola che funziona sempre per tutti ma dentro a volte ci sono frizioni, problematiche, conflitti che non si vedono perché sono nascosti dalla scatola, ma ci sono. Il desiderio di fare famiglia, come dicono le statistiche dell’Istat, esiste. Tuttavia non ci sono i presupposti per farle sia pratici come potrebbero essere quelli economici sia personali, come potrebbero essere quelli psicologici e quelli anche di capacità di stare insieme. Quindi, quello che credo meriti attenzione sono il modo e la capacità di stare insieme oggi. Quali sono le strategie, i punti nevralgici, le difficoltà. Fra queste, per esempio, all’interno delle coppie c’è la questione dei ruoli di genere particolarmente rigidi e prefissati: l’uomo deve essere in un modo e deve avere un certo comportamento, in quanto marito e padre; la donna deve essere in un modo ed avere un certo comportamento in quanto donna e madre”. Tutto questo incide “sull’andamento della relazione molto più di quanto non inciderebbe se invece ci fosse la capacità di stare insieme per quello che si è: un uomo e una donna che si sono amati e si amano senza rigidità”. Saveria Maria Gigliotti The post “Recuperare le componenti dell’humanum” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Camminiamo con determinazione, senza perderci nel frastuono della fretta”

  Di seguito, il messaggio di Mons. Serafino Parisi, Vescovo di Lamezia Terme all’inizio del nuovo Anno Scolastico 2025/2026 Carissime studentesse e carissimi studenti, anche quest’anno voglio essere al vostro fianco mentre, con l’inizio delle lezioni, si rinnova il vostro entusiasmo e si ripropongono vecchie e nuove sfide, accompagnate da desideri autentici e sogni realizzabili. Iniziando a scrivere, ho ripercorso l’itinerario vissuto con alcuni di voi durante lo scorso anno su “Le parole per la vita”: è stata un’esperienza intessuta di riflessioni, di testimonianze e di condivisione. Per questo nuovo anno, con l’ufficio diocesano di pastorale giovanile e l’ufficio per le vocazioni, abbiamo messo in agenda lo stesso percorso, convinti della bontà dell’iniziativa. Siete tutti invitati. Tuttavia, per questa nuova tappa del vostro cammino che oggi inizia, a vantaggio della vostra crescita e della vostra armonia, desidero consegnarvi una parola, che non è affatto un vocabolo nebuloso o un vago concetto, è piuttosto un atteggiamento mentale e una condizione esistenziale, in definitiva, è un “principio” da considerare, a mio modesto parere, come imprescindibile. Lo faccio per augurarvi un anno scolastico autentico, intenso, sereno e fruttuoso. Prima di introdurre il termine mi concedo una necessaria precisazione affinché ciò che vi proporrò come augurio non venga considerato come forzatamente “alternativo”, né anticonformista, per il mero gusto di esserlo, né sensazionale o surreale. Sia piuttosto inteso come rivoluzionario. Dunque, non vi sembri strano – trattandosi di un anno in cui sentirete come al solito parlare di studio, di impegno, di tenacia, di sacrifici, di crescita, di formazione, di progresso, di maturazione – se vi consegno clamorosamente la parola “riposo”. Evidentemente non vi sto suggerendo, né tantomeno augurando un “collocamento a riposo”, cioè una sorta di quiescenza passiva. Penso, invece, a un riposo dinamico, operoso, rigenerativo, in una accezione che deve superare, pur includendola, la nozione classica dell’otium. Riposarsi è un verbo inclusivo: dice molto di più di “vivere con calma”. È la condizione per assaporare ogni istante dell’esistenza, vivendo non freneticamente, ma consapevolmente per non rischiare di diventare consumatori frettolosi di esperienze. Equivale al “sapere vitam” dei latini: quel sapore/sapere che è più difficile da imparare. È anche studio, ma soprattutto “riposo”. Per deformazione professionale mi sento suggestionato dalla nozione biblica del riposo. La faccio breve. Nel libro della Genesi ci sono due racconti della creazione, uno è più antico (Gen 2,4b-3,24 del X-IX secolo a.C.) e l’altro è più recente (VI secolo a.C.). Nella prima narrazione (Gen 1,1-2,4a), la creazione dell’uomo è collocata alla fine del lavoro fatto da Dio per portare a termine tutto il processo creativo. Questo racconto, com’è noto, fa seguire al lavoro svolto in sei giorni il riposo di Dio. In tal modo viene legittimato il riposo sabbatico e, al tempo stesso, viene indicato il senso del lavoro che l’uomo fa: il riposo, di fatto, è il compimento dell’attività creatrice (Gen 2,2). Già alcuni miti extrabiblici sostenevano il carattere sacrale del riposo, in quanto prerogativa di Dio, connaturale alla sua signoria sulla realtà creata: solo chi è libero può decidere di interrompere il lavoro e concedersi una pausa. Lo schiavo non può pretendere il riposo perché deve lavorare e basta, senza interruzione e deroga. Il giorno della festa, il sabato, è fatto per dare all’uomo una tregua, sull’esempio di Dio che lavora e che si riposa (Es 20,8-11 e Dt 5,12-15), ma è anche partecipazione al senso della vita e del lavoro ed è memoriale della liberazione dalla schiavitù. Il riposo nel giorno di sabato, ad esempio, ricorda ai credenti che si può vivere e lavorare anche senza padroni; è il segno evidente della dignità dell’uomo che nello stesso lavoro non guarda tanto alla produzione o all’utile per sé e per gli altri, bensì alla propria realizzazione e alla partecipazione al dinamismo creativo; in definitiva è risposta riconoscente alla fedeltà di Dio. Biblicamente parlando, dunque, il riposo non può essere considerato dal versante umano come una semplice imitazione del Creatore, o un sollievo dalla fatica oppure come la chiusura del ritmo sacro della settimana, ma come una compartecipazione al ritmo divino, le cui dirette e immediate conseguenze sono la signoria sulle cose e la libertà personale. Se solo chi è libero può riposarsi, allora vuol dire che il riposo è segno e prova della effettiva libertà dell’uomo.   È proprio questa precomprensione che mi ha convinto ad augurarvi il riposo, il tipo di riposo appena descritto, per questo Anno Scolastico incipiente. Allora sì, si gusterà la vita e si apprezzerà la fatica, ogni fatica. Si assaporerà anche la sconfitta, perché – guardata con pazienza e perseveranza – dentro di sé cela sempre una sfida, un’opportunità. Il riposo – penso pure a quello dai social che permette la disconnessione dalle aspettative degli altri e la concentrazione sulle esigenze reali e i desideri veri – concederà tempo prezioso per la cura delle proprie passioni, per vivere l’emozione per le cose che contano, per arginare le ansie inutili e per evitare le angosce tossiche, per non lasciarvi rubare la gioia. Chiedetelo ai vostri cari e ai vostri docenti. Pretendetelo da voi stessi per la vostra stessa vita, per rispettarne il valore, per riconoscerne la dignità, assaporandone la bellezza, a volte drammatica, ma sempre profonda. Abbiate a cuore il riposo, dunque, quello che nutre il tempo libero, l’amicizia, l’amore, la famiglia, la stessa scuola. La scuola, appunto! Non sia un campo di battaglia, nel quale il tempo spesso spinge a correre, a essere performanti, a rincorrere aspettative ed a conseguire risultati ad ogni costo, sempre in competizione, assillati e consumati dall’esecranda brama del successo o del potere. La scuola venga vissuta (e sia) luogo di riposo, nel quale sia possibile ascoltarsi, incontrarsi, esplorare novità, crescere con equilibrio, capire le passioni dentro le quali perdersi responsabilmente, coltivare amicizie vere, sincere, leali e, soprattutto, in presenza e non virtuali, ascoltare lezioni che aprano gli occhi per indicare orizzonti lontani ma raggiungibili, scambiarsi gesti gentili, nutrire speranze e scoprire universi inesplorati che fanno battere il cuore. Voglio essere ancora più radicale: ciò che vi

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Istituzionalizzare la “giornata insieme alle persone con disabilità”

Istituzionalizzare la “giornata insieme alle persone con disabilità”. Questa l’idea lanciata ieri sera dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, al termine del concerto dei Controvento, che ha concluso il “Giubileo diocesano insieme alle persone con disabilità” e che ha registrato la presenza di migliaia di persone tra la partecipazione alla Santa Messa, presieduta dallo stesso presule, e lo spettacolo. “L’anno prossimo – ha detto monsignor Parisi nel concludere l’iniziativa – penso che ripeteremo questa ‘giornata insieme alle persone con disabilità’. Oggi abbiamo trascorso un pomeriggio davvero sereno ed abbiamo goduto tutti quanti della loro presenza”. Nell’idea del Vescovo, infatti, il prossimo anno, oltre a confermare la data del 27 giugno, vi è quella di dare vita ad un momento che non coinvolga solo la Diocesi di Lamezia Terme, con la realizzazione di iniziative da svolgere sin dal mattino, per “fare in modo che Lamezia possa diventare il centro regionale di una riflessione sulle persone con disabilità facendo parlare, però, i protagonisti, le famiglie. Il pomeriggio, poi, la celebrazione eucaristica e alla sera potremmo chiudere con un concerto come quello di questa sera”. Proposta accolta positivamente dai presenti con un lungo e caloroso applauso. E quello di ieri è stato veramente un momento intenso di partecipazione e di condivisione con la presenza di 15 associazioni (Unitalsi, Aism, Progetto Sud, Fish Calabria, Sincronia, Il Girasole, Casa Alzal, Malgrado Tutto, Angsa, Lucky Friends, Croce Rossa, Vivere in…, Movimento Forense, Acmo, Ens) che operano sul territorio. Si tratta di “belle realtà – ha detto il Vescovo al riguardo”, sottolineando che “Lamezia ha tante risorse e ricchezze di generosità e di altruismo. Vederle convocate, qui, questa sera, per questa causa, è stato davvero un grande orgoglio per tutta la Diocesi e per tutta la città di Lamezia”. Una giornata carica di emozioni iniziate con la Santa Messa celebrata sul Corso Numistrano e trasmessa in diretta televisiva per dare la possibilità a tutti di poter partecipare e conclusa con il concerto, anch’esso andato in diretta, durante il quale, sul palco, insieme ai Controvento, ci sono state le toccanti testimonianze di genitori di ragazzi con disabilità che hanno raccontato la loro esperienza: dal momento della diagnosi, quando tutto sembra crollare addosso, al “dono che è arrivato nella nostra vita”. È stato così che Lucia e Rosario, genitori di due differenti ragazzi speciali, hanno raccontato il loro percorso di crescita anche interiore, il loro guardare il mondo con quegli occhi che ora, grazie anche alle varie associazioni che operano sul territorio, regalano ancora emozioni come il podio alle paraolimpiadi, la prossima laurea o un traguardo che, all’inizio, sembrava impossibile raggiungere. Parole di speranza, quindi, e di conforto da parte di chi ha vissuto un cammino inaspettato. Speranza di cui ha parlato lo stesso Vescovo nel suo messaggio per il Giubileo: “Nell’immaginario collettivo – ha scritto monsignor Parisi – il termine speranza porta con sé degli evidenti elementi positivi. Questo è vero! Tuttavia ha anche dei risvolti negativi. Questa accezione negativa fa assumere alla speranza il significato di attesa passiva, di avvenire radioso che si attuerà da solo, magari colsemplice spostamento delle difficoltà e dei problemi a domani, in un futuro migliore. Così la speranza, da principio dinamico si trasforma in fattore deresponsabilizzante. Cominciamo col dire, dunque, che ‘sperare’ non significa spostare i problemi nel futuro nell’attesa che migliorino, ma ‘sperare’ significa impegnarsi e lavorare per organizzare le aspettative e le possibilità perché producano novità e bene. Perché la speranza non è un sentimento consolatorio che ci fa guardare al futuro con ottimismo. È ciò che rimane, quando tutti i mali del mondo si affermano con la loro spavalderia, ci dice la mitologia greca. La speranza ‘sta’, ‘rimane’ nel vortice delle difficoltà, perché le complicazioni e gli ostacoli vengano affrontati, nonostante tutto, nell’oggi”.   “Si tratta di ‘sperare contro ogni speranza’ (dice San Paolo in Romani 4,18), – ha aggiunto il Vescovo – vale a dire di sperare ‘oltre’, cioè ‘al di là’ di ogni speranza, scorgendo nel presente il senso – magari nascosto o non immediatamente percettibile – di un’esistenza o di una storia a volte complicate. La speranza, quindi, è un’opera, è fatica quotidiana, che coinvolge mente, braccia e cuore, per costruire un futuro migliore, non solo aspettandolo, ma lavorando per crearlo. La speranza, come principio operativo che dinamizza la storia, è un motore che motiva l’impegno nel presente, è un atto di fede e d’amore che permette all’uomo di vivere la propria vita – qualsiasi vita e in ogni condizione – con un fine e un significato. Per questo la speranza diventa anche un appello: a costruire una storia nuova e diversa, a vivere la nostra vita con passione e impegno, a non mollare di fronte alle difficoltà, ma a lavorare per superare gli ostacoli e così scoprire il senso vero della vita”. Messaggio di speranza lanciato anche da Mariano che, sulla sua sedia a rotelle, accompagnato amorevolmente dalla madre, si è esibito con la sua pianola, cantando al pubblico un brano scritto e musicato da lui e declamando una poesia non dimenticando il fulcro della sua vita: Dio che “è come un amico che mi aiuta ogni giorno” ed “ho imparato che avere fede è avere cura di questo amico”. Speranza, quindi, ma anche fede come quella di Vittorio che, pure lui con la passione per la musica, ha parlato della sua esperienza in parrocchia dove da anni “aiuta” il suo parroco essendo parte integrante della comunità in cui vive. Testimonianze di vita vissuta che, con le loro esperienze, sono entrate con dirompente semplicità a dirci, non con parole, ma con fatti concreti, che il futuro di una società che vuole dirsi tale, deve e può partire da qui, da quel sorriso che ha illuminato quel palco lanciando messaggi di speranza.   Saveria Maria Gigliotti The post Istituzionalizzare la “giornata insieme alle persone con disabilità” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Non accontentatevi di un possesso delle cose, ma osate a cogliere nel limite la potenzialità e la grandezza del suo stesso superamento”

Carissime maturande e carissimi maturandi, anche quest’anno, con l’approssimarsi degli esami di Stato, voglio rivolgervi il mio sincero augurio. Con alcuni di voi già lo scorso anno – con il supporto degli Uffici diocesani di pastorale giovanile e vocazionale che hanno svolto incontri preparatori nei vostri Istituti – abbiamo avuto modo di riflettere, presso l’Auditorium della S. Benedetto, sul tema della visione della vita, precisamente del “sogno” (Avremo sogni come fari). Con un altro nutrito e motivato gruppo di alcuni di voi ci siamo confrontati, costruttivamente, su alcune “Parole per la vita”, indicate liberamente in un primo incontro organizzativo. Si è trattato di parole “fondative” (Coraggio/determinazione – Fisico o corpo? – Amore – Forza/gentilezza – Accoglienza) e di un’esperienza da ripetere. Mi piace pensare che già sappiamo come ragioniamo. Sulla base di ciò il mio augurio ha come pretesto la vostra imminente prova, ma vuole abbracciare tutta la vostra vita. Ho pensato – con un ritorno attualizzante all’universalità dei classici – di recuperare, da un mio studio di qualche anno fa, il tema del viaggio interpretato da Ulisse nella rilettura del sommo poeta, Dante, che ancora oggi ci dà occasione di riflettere. Lo faccio, pensando a voi, nella consapevolezza che il vivere può essere rappresentato certamente come un viaggiare il cui percorso non è sempre semplice, scontato o sicuro. Tra le mille occasioni di conoscenza, non solo teoriche, ma soprattutto relazionali, si nascondono tante insidie che, come sirene assordanti, cercano di farci tuffare illusoriamente nei flutti agitati dell’esistenza. A tale proposito, c’è un testo “didattico” della Bibbia nel quale viene data la facoltà di parlare alla stoltezza; questa, rivolgendosi ai giovani e agli “inesperti”, con moine seducenti dice: «Le acque furtive sono dolci, il pane preso di nascosto è gustoso» (Proverbi 9,17). Le insidie sono sempre in agguato e spesso ci attraggono, rendendo vani gli sforzi di coloro che hanno a cuore la nostra vita e il nostro avvenire. Così ho pensato di racchiudere in un’unica immagine – che vuole richiamare evocazioni e simboli “sempiterni” – il servizio dei docenti, delle famiglie, degli educatori, degli amici ed evidentemente quello di tutti noi. L’augurio lo consegno attraverso una interpretazione attualizzata del Canto XXVI dell’Inferno. Qui, come accennavo, il tema del viaggio è impiegato come metafora e come possibilità di approfondimento del cammino intellettuale e sapienziale, fatto di conoscenza, di desiderio, di aspirazioni, di limiti e di provocazioni. Il personaggio è quello di Ulisse che compie un itinerario come uomo mai sazio delle conquiste e delle esperienze («ma misi me per l’alto mare aperto», si legge al v. 100). Questa porzione di universo comunicativo forse rivela, celandolo, un modo usato da Dante per segnalare l’ambivalenza del suo viaggio ultraterreno, costellato tuttavia da molti soggetti legati alla terra. C’è certamente in Ulisse, e forse anche in Dante (in esilio in quel periodo), la nostalgia del ritorno alla «petrosa Itaca» (per dirla col Foscolo), e vi è nel Poeta la paventata voglia di giungere – ancora una volta e nonostante tutto – all’irriconoscibile Firenze (cfr. i versi iniziali da 1 a 12 del Canto XXVI). Il pellegrinare – presentato come occasione di conoscenze e di sfide –, nella visione occidentale è visto come un cerchio, ispirato dal nòstos (la nostalgia): l’uomo si arricchisce cercando di superare sè stesso e, carico di un grande bagaglio, torna alle relazioni originarie: Penelope, Telemaco, Argo. Ma Dante, mentre recupera questo tema, infrange lo schema propriamente occidentale ed esasperatamente razionale della conoscenza: orienta l’itinerario e la scalata verso l’oltre (cfr. il carro di Elia al v. 35), fosse pure ciò che si scopre al di là delle colonne d’Ercole, «di retro al sol, del mondo sanza gente» (v. 117), verso un punto posto all’orizzonte che si allontana sempre di più mentre ci si avvicina. Dante, così, guarda l’esistenza umana da un’altra prospettiva e la considera a partire dalla fine e, anche, dal suo fine. L’invito a voi ragazzi e ragazze, che è anche un augurio, è quello di non accontentarvi di un possesso delle cose, della realtà e della conoscenza (la quale, fra l’altro, consente di fare “esperienza” del limite umano), ma di osare a muovervi verso «l’amor che move il sole e le altre stelle» (Paradiso XXXIII, 145), a cogliere nel limite la potenzialità e la grandezza del suo stesso superamento. Questo è il senso del viaggio, reso molto bene nella rilettura poetica di Konstantinos Kavafis che, in un passaggio, recita: «Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messoin viaggio: che cos’altro ti aspetti?E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio,con tutta la tua esperienza addossogià tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare». Proprio toccando il tema della conoscenza che vale la pena conquistare, Ulisse aveva caricato i suoi, ormai vecchi, per spronarli «con… orazion picciola» (v. 122) alla partenza: «Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza» (vv. 118-120). Ma, sembra dir Dante col suo stesso peregrinare: non bisogna fermarsi alla terra, l’«aiuola che ci fa tanto feroci» (Paradiso XXII, 151), ma anelare a ciò che manca: è questo il “de-siderio” (secondo l’etimo: “mancanza di stelle”). Se “nostalgia” deve ispirare il nostro viaggio, sia almeno “nostalgia di futuro”. Auguri a tutti. Lamezia Terme, 16 giugno 2025 + Serafino Parisi, Vescovo The post “Non accontentatevi di un possesso delle cose, ma osate a cogliere nel limite la potenzialità e la grandezza del suo stesso superamento” first appeared on Lamezia Nuova.

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Gli auguri del Vescovo ai nuovi Sindaci di Lamezia Terme, Maida e Jacurso

Di seguito il messaggio di auguri di buon lavoro che il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, rivolge al sindaco neoeletto della città della Piana, avv. Mario Murone e, con l’occasione, anche ai sindaci di Maida, dott. Salvatore Paone, e di Jacurso, dott. Pietro Serratore, eletti il 26 maggio u.s., esprimendo, al tempo stesso, “un pensiero di gratitudine agli amministratori precedenti delle tre comunità”. L’augurio che faccio sia ai sindaci che ai consiglieri comunali – anche a quelli di minoranza perché la loro opposizione sia costruttiva e finalizzata allo sviluppo della città, del suo comprensorio e alla cura di tutte le persone che abitano nel nostro territorio – è quello di lavorare per il bene comune, servendo la persona umana, prendendosi cura dei più fragili ed avendo come fondamento del proprio agire la carità che – come di recente ho detto – non può restare parola vuota, ma deve essere resa principio operativo. Rendere generativa la carità significa fare in modo che, per quel poco o tanto che dipende da noi, il male non prevalga e non abbiano spazio l’odio, la divisione e l’individualismo. Il metro di attuazione della buona politica, alla quale si dovrà dare continuità, sia, dunque, quello della cura dei più bisognosi. La Chiesa diocesana, nel rispetto della laicità dell’Istituzione comunale e dei relativi ambiti di competenza, è sempre disponibile ad un dialogo costruttivo per collaborare corresponsabilmente al servizio della persona umana e alla crescita sociale e culturale della città. Questa disponibilità è anche il risultato dei tre incontri del Forum di dottrina sociale della Chiesa sulla Polis – “Quale visione di città e quali prospettive per il territorio” – al termine del quale era stata annunciata l’idea di realizzare un tavolo intorno al quale mettere insieme le varie realtà per interpretare il nostro contesto e lavorare criticamente tutti insieme per il bene comune. È convinzione di tutti che non si possa intervenire solo per gestire le urgenze, ma per programmare progetti realizzabili in funzione di una visione lungimirante di un futuro possibile per questa nostra realtà territoriale.Da quando mi sono insediato, ho sempre ribadito con forza il messaggio che la città deve essere una e, senza sacrificare le diverse specificità, non deve abbandonarsi, in una visione arcaica, a particolarismi divisivi. Il compito comune è quello di fare delle specificità un’arricchente polifonia armonizzando le diversità per mostrare una città unita e propositiva. Soltanto con una visione non più frammentata, Lamezia Terme potrà preservare il suo ruolo guida liberandosi definitivamente dal timore di poter essere fagocitata da altre città: lo sviluppo di una coscienza comunitaria, con una precisa e riconoscibile identità, renderà possibile la sua interazione, attraverso una chiara personalità politica, proponendosi come punto nevralgico di tutta la regione Calabria.Una parola conclusiva voglio rivolgerla a tutti coloro che, come candidati, sono stati coinvolti attivamente nella campagna elettorale: i rapporti, a volte tesi, che si determinano in tale competizione, si pieghino alla pacificazione. Tutti dobbiamo favorire, come protagonisti, relazioni franche, leali e propositive, per la costruzione di una comunità serena e solidale improntata sul dialogo e non su rigide ed urlate contrapposizioni, per far sì che in ciascuno il bene comune rappresenti la bussola del proprio agire al servizio della collettività.Buon lavoro a tutti + Serafino Parisi, Vescovo The post Gli auguri del Vescovo ai nuovi Sindaci di Lamezia Terme, Maida e Jacurso first appeared on Lamezia Nuova.

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