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Disabilità; “Una Chiesa che ascolta prima di rispondere”

“Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’incontro su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. L’incontro, aperto dalla testimonianza della famiglia Sirianni che ha raccontato la sua esperienza con due ragazzi, Manuel e Daniel affetti da autismo, è stato un momento che, fortemente voluto dal Vescovo, ha rappresentato l’occasione per avviare anche un dialogo tra istituzioni, associazioni e famiglie. “Stasera – ha detto Oceania Sirianni – voglio trasmettere un messaggio di speranza. Gestire due bambini che non riescono a comunicare non è semplice, ma la fede ci ha aiutato. La nostra fede, infatti, è diventata un dialogo ed una richiesta continua a Dio perché aprire il cuore al Signore dà sicuramente dei risultati, con i tempi del Signore”. Quindi, ha raccontato di come, anno per anno, grazie anche alle persone che hanno incontrato in questo loro percorso di vita, tante sono state le scoperte: “Ci siamo resi conto – ha detto Oceania – che c’era qualche cosa che andava oltre: l’apparenza è qualcosa che inganna ed al di là di quello che vediamo c’è altro. Noi eravamo convinti che in questi bambini c’era dell’altro”. Ed è stato così, grazie anche alla perseveranza di mamma Oceania e di papà Franco che Manuel e Daniel scoprono quelli che nel Vangelo sono indicati come i talenti: Daniel grazie alla sua propensione per i numeri ed alla sua memoria (ricorda date indicando anche il giorno della settimana di eventi che lo hanno particolarmente colpito) grazie ad un insegnante “scopre” la sua capacità di memorizzare note musicali e riprodurre melodie; Manuel, invece, anche lui grazie ad un’assistente che ha l’intuizione di fornirlo di un pc, “comprende” che la sua strada è la scrittura. A sedici anni pubblica il suo primo libro “Un bambino irraggiungibile” che è un’autobiografia in cui si racconta. “Le sue frasi – ricorda Oceania – sono situazioni che vive ogni giorno: ‘Amare – ha scritto – è una cosa molto profonda che ti strazia se l’altro soffre’ ed ‘io so cosa significa amare e lo sanno tutti i ragazzi autistici. L’anima non ha parole, è puro spirito che vede sente ascolta ama prova emozioni’”. Ma non solo. Manuel ha anche una fede profonda che esprime in una preghiera a Gesù dove, tra e altre cose, ringrazia il Signore per la sua famiglia e, scrive, “per non avermi abbandonato”. Di “responsabilità condivisa” perché “nessuna istituzione può affrontare alcune situazioni da sola” ha parlato Romano Pesavento, presidente nazionale del Cnddu (coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani), ricordando che “oggi è la società a dover eliminare gli ostacoli che limitano. Si tratta di costruire le condizioni – ha aggiunto – affinchè un diritto possa essere riconosciuto. La scuola forma cittadini, persone capaci di convivere nella diversità e la scuola inclusiva non produce benefici per alcuni studenti ma costruisce quella cultura della pace e la corresponsabilità educativa. Parlare di inclusione è parlare di una realtà complessa e la scelta della Diocesi di Lamezia di dedicare una giornata insieme alle persone con disabilità assume un significato che va oltre perché chiama la società civile ad una responsabilità”. Per Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità, “spesso quando si parla di disabilità si rischia di concentrarsi sui limiti, sui bisogni o sui servizi necessari che sono aspetti importanti ma non sufficienti. Prima della disabilità – ha affermato – c’è una persona. Finalmente da qualche anno il termine ‘persona con disabilità’ ha sostituito termini come disabili, diversamente abili e via dicendo. Parlare oggi di ‘progetto di vita’ significa riconoscere che ogni persona ha il diritto di immaginare e costruire il proprio futuro, di compiere scelte, di sviluppare le proprie capacità e di partecipare pienamente alla vita della comunità. Non si tratta semplicemente di garantire assistenza o protezione. Si tratta di accompagnare ogni persona affinchè possa esprimere la propria identità e vivere delle relazioni, sentendosi parte attiva della società e della Chiesa” con lo scopo di “abbattere le barriere, non solo architettoniche e creare contesti in cui si possono esprimere. Anche la comunità cristiana è chiamata a rispondere su questo tema. Ogni persona nelle parrocchie deve sentirsi accolta: la catechesi inclusiva non è una catechesi speciale, ma è quella che si lascia plasmare dall’incontro delle diversità di ciascuno ed è capace di farsi coinvolgere. La dignità della persona ha un valore – ha concluso Cristiano – ed accompagnare una persona nel proprio percorso significa che quella persona ha un valore. Come Chiesa di Lamezia abbiamo intrapreso questo percorso stiamo creando situazioni e l’auspicio è che situazioni come queste rappresentino per tutti veri e propri punti di partenza”. A portare i saluti della città, il sindaco, Mario Murone, che si è rivolto ai presenti definendoli “attori veri della vita di questa giornata ma, soprattutto, della nostra quotidianità” e l’assessore alle Politiche Sociali, Domenico Gianturco secondo il quale una “comunità si riconosce dalla capacità di includere” sottolineando la necessità di “creare una rete sempre più forte, capace di creare diritti”, annunciando che “nelle prossime settimane come assessorato predisporremmo varie attività comprese nel settore del welfare”. Insieme a loro anche l’assessore alla Cultura, Annalisa Spinelli. The post Disabilità; “Una Chiesa che ascolta prima di rispondere” first appeared on Lamezia Nuova.

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Ad ottobre la Diocesi apre un punto ascolto e prossimità per le persone con disabilità

Nel mese di ottobre la Diocesi aprirà un punto di ascolto e prossimità per le persone con disabilità e le loro famiglie. Ad annunciarlo, il Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, al termine dell’incontro “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. “Un luogo semplice, aperto, – ha aggiunto monsignor Parisi – pensato in modo particolare per le persone con disabilità, le loro famiglie e tutti coloro che si affiancano al mondo della disabilità. Non nasce per sostituirsi ai servizi già esistenti, né per aggiungere un altro ufficio che si occupi di burocrazia e documenti, anche! Nasce essenzialmente, per creare legami. Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. “Questo Punto di Ascolto – ha proseguito il Vescovo – vuole essere un ponte tra chi ha un bisogno e chi può offrire una risposta, tra la solitudine e la comunità. Un ponte tra le tante risorse presenti sul nostro territorio, affinché nessuno debba affrontare da solo il peso della propria fragilità. L’inclusione si costruisce con le relazioni. Si costruisce quando impariamo a guardarci negli occhi, ad ascoltarci, a riconoscere che ogni persona è un dono per la comunità”. “Per questo – ha concluso monsignor Parisi – il mio invito è rivolto a tutti: parroci, operatori pastorali, associazioni, volontari, famiglie e uomini e donne di buona volontà. Aiutateci a far crescere questa rete di prossimità. Segnalate le situazioni di bisogno, mettete a disposizione competenze, tempo e cuore, costruite insieme a noi una comunità nella quale ciascuno possa sentirsi accolto, accompagnato e valorizzato. La Chiesa diventa credibile quando sa farsi vicina. È questo il progetto che oggi affidiamo al Signore: una Diocesi capace non solo di parlare di inclusione, ma di viverla ogni giorno, perché nessuno resti ai margini e tutti possano sentirsi davvero parte dell’unica famiglia dei figli di Dio” ed è anche per questo che “cercheremo di stimolare anche gli assessorati regionale e comunale per dare più informazioni possibili per poter mettere le famiglie su questa strada con meno apprensione. Vogliamo essere apripista per le altre Chiese e le altre comunità”. Saveria Maria Gigliotti The post Ad ottobre la Diocesi apre un punto ascolto e prossimità per le persone con disabilità first appeared on Lamezia Nuova.

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Il 27 giugno la II giornata diocesana insieme alle persone con disabilità

Il 27 giugno prossimo, con inizio alle ore 17, si terrà la seconda giornata diocesana “insieme” alle persone con disabilità. Un momento, questo, fortemente voluto dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, che già lo scorso anno, in occasione del Giubileo delle persone con disabilità, aveva annunciato l’istituzione di questo appuntamento da svolgersi ogni anno il 27 giugno in occasione della preparazione alla festa Patronale dei Santi Pietro e Paolo. Ad essere protagoniste di questa giornata saranno “le persone con disabilità – dichiara monsignor Parisi -, ma in modo particolare le famiglie che hanno il compito di essere ‘cirenei’ nei confronti di figli, o parenti, o persone che sono nella condizione di fragilità, di limite e che dipendono dalla cura, dalla sensibilità, dalla carità degli altri”. “Si è scelto la parola ‘persone’ con disabilità – aggiunge il Vescovo – non solo per una convenzione linguistica in uso, ma perché convinti che la disabilità non deve, non può e non è chiamata a definire una persona che ha una sua dignità che prescinde dalla difficoltà fisica, intellettiva o mentale che possa presentare. È una ‘persona’ (termine cattolicamente connotato) chi porta una disabilità e non un indefinito e insignificante individuo. Per questo, noi guardiamo piuttosto all’aspetto della persona e ci prendiamo cura di uomini e donne che hanno una particolare condizione nella nostra comunità, nella famiglia, all’interno della società e di cui dobbiamo farci carico per indicazione del Vangelo di Gesù. La “disabilità” certamente è un terreno scivoloso dove si sperimenta il limite, ma questo non può significare chiusura. Al contrario deve rappresentare apertura e sollecitare le istituzioni, i servizi sociali e tutti coloro che si prendono cura della persona umana a sviluppare dei percorsi per valorizzare professionalmente tutte queste potenzialità”. La giornata inizierà alle ore 17 con il convegno su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nel corso del quale sono previsti gli interventi di: Manuel e Daniel Sirianni (La casa dei ricordi); Romano Pesavento, presidente del coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani (La comunità che sostiene); Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità (Progetto di vita e dignità della persona); monsignor Serafino Parisi che trarrà le conclusioni. Subito dopo (ore 19.00), presieduta dal Vescovo, sarà celebrata la Santa Messa al termine della quale, sul Corso Numistrano (davanti alla Cattedrale), si terrà il concerto de “i Controvento”. Saveria Maria Gigliotti The post Il 27 giugno la II giornata diocesana insieme alle persone con disabilità first appeared on Lamezia Nuova.

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Monsignor Parisi ai maturandi: “È soltanto l’aurora! Davanti a voi si aprono tante opportunità e molte nuove sfide”

Di seguito il messaggio ai maturandi del vescovo, monsignor Serafino Parisi Maturande e maturandi carissimi, quest’anno, tra di voi, c’è mia nipote e, anche per questo motivo, gli auguri che vi rivolgo con tutto il cuore sono gli stessi che formulo a lei. Voglio raggiungervi con questo desiderio: augurarvi quella consapevolezza la cui resa letteraria viene attribuita a Socrate: “So di non sapere”. In questa massima di uno dei pensatori che è fra gli iniziatori della filosofia occidentale si trova un condensato di saggezza: in primo luogo suggerisce che vi sia ancora, dopo un tratto di itinerario già percorso, tanto cammino da compiere; poi lascia intendere che non si possa essere mai sazi di conoscere e di sapere; e, infine, insegna che la contezza del limite è lo sprone a non smettere mai di cercare. Tenendo conto di quanto detto, tutto il percorso compiuto fino ad oggi è da considerare come propedeutico alle novità, ai cambiamenti e alle scoperte che vi attendono, insomma a tutto ciò che si aggiungerà alla montagna – speriamo inesausta – del vostro sapere (e anche, ma secondariamente, delle vostre competenze). Si lavora, si studia, si ricerca non per colmare un vuoto, ma per dilatare gli spazi, inseguire l’orizzonte, rincorrere la meta… appassionatamente. Sappiate di essere appena all’inizio. Trovo appropriata, a tale proposito, l’evocazione della frase che usò papa Giovanni XXIII, il “papa buono”, nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II: “tantum aurora est”. Quell’espressione suggestiva raccoglieva, al tempo stesso, tutto il portato storico e tradizionale del passato, mentre apriva alla fascinosa e intrigante sospesa profetica del futuro che iniziava a delinearsi esigendo impegno… siamo ancora all’aurora! Possiate affrontare, dunque, questo passaggio della vostra giovane vita con questa visione. L’esame di maturità è certamente una prova scolastica, ma è soprattutto un “simbolo polisemico”: tra i vari significati distinti e correlati circoscrive un cammino compiuto, ma contemporaneamente mostra un portone che si spalanca, come un sipario che si apre, per un ulteriore atto della vostra vita, sul “mistero” del vostro avvenire. Carissimi, non voglio caricarvi di tutte le tensioni e le possibili angosce che potrebbero nascere da una elencazione dettagliata degli orrendi mali che attraversano e affliggono la nostra umanità e, toccando alcuni angoli del mondo, hanno ricadute molto vicine alle nostre case, con effetti evidenti e nefasti sul nostro vivere. Voi avete la sensibilità per inquadrare queste crisi, prendendo le distanze dalle “logiche” che le generano e adoperandovi perché non si ripetano più. Bastano già le note tensioni che in questo particolare frangente della vostra vita vi abitano. Descrivo, dunque, alcune dinamiche scolastiche allo scopo di trarne indicazioni assennate per la vita, come ad esempio: la volontà di presentarvi agli esami nella verità del vostro essere – il cristianesimo afferma che ogni persona ha una dignità unica e irripetibile – attraverso una esposizione accurata del “capolavoro” che siete voi; la preoccupazione di essere valutati dalla commissione esaminatrice per tutte le vostre poliedriche potenzialità e non solo per l’estemporanea rappresentazione di quel momento; e poi il rovello per una valutazione giusta e vera. È proprio su questi elementi che dovrete mostrare e far riconoscere la vostra maturità: un voto in meno dispiace, ma non definisce né stabilisce il vostro valore; anche un voto in più, ingiustamente assegnato, dovrebbe dare da pensare perché provoca un meccanismo di micro-ingiustizie che genera dinamiche di sperequazione. Anche quest’ultima falla non è irrimediabile: i donanti e i riceventi si potranno riscattare impegnandosi, nello scorrere del tempo, a ristabilire la giustizia e l’equità. Queste due polarità dicono che la vostra storia, quella passata e soprattutto quella ventura, non può essere imprigionata in una pur espressiva valutazione legata a contingenze e a variabili che, in quanto tali, possono sempre mutare. Proprio in quest’ultimo passaggio che può suscitare reazioni ed emozioni a volte amare, si trova la rappresentazione più vera della maturità: la scuola infatti non serve soltanto ad accumulare conoscenze da esibire sul palcoscenico della performatività; il suo compito è più profondo e “fondativo” perché persegue l’obiettivo di aiutare ciascuno a diventare persona libera, capace di pensare, di scegliere e di assumersi le proprie responsabilità. Lo studio, per questo motivo, è molto più di una preparazione qualificante: è una palestra di umanità. In questi anni avete imparato che nulla di importante si ottiene senza sacrificio. Essere maturi e, tuttavia, sulla soglia di un nuovo inizio significa saper riconoscere ed evitare le scorciatoie e i risultati immediati che danno l’illusione che non sia richiesta costanza, pazienza e impegno per raggiungere i traguardi più belli. Non abbiate paura della fatica della conquista e non vi terrorizzino gli insuccessi! Nella complessa valutazione che fa la vita gli errori contano quanto i risultati e sovente questi ultimi non arrivano senza l’insegnamento di quelli. Mi viene da dire che la vera maturità consista nel non sentirsi arrivati, ma nel continuare a crescere imparando a mettere i propri doni al servizio del bene comune con professionalità, competenza e coerenza. Ogni disciplina, con metodi e modi diversi, continuerà ad insegnarvi a osservare il mondo, a porvi interrogativi, a comprendere meglio voi stessi e gli altri e, in definitiva, a cercare la verità. È soltanto l’aurora! Davanti a voi si aprono tante opportunità e molte nuove sfide. Una di queste sta nelle potenzialità “extra-ordinarie” dell’intelligenza artificiale: la sua “funzione strumentale” va integrata e compresa dentro una visione antropologica completa e complessa. L’IA è senza alcun dubbio un aiuto per migliorare qualitativamente alcuni aspetti della vita, ma non potrà mai sostituire la coscienza e non dovrà mai precludere la libertà, la creatività, la capacità di amare e di assumersi liberamente e responsabilmente le proprie decisioni. La persona umana non dovrà rinunciare a esercitare il proprio pensiero critico, immaginando di poter delegare a predeterminati calcoli algoritmici tutto ciò che richiede discernimento, coinvolgimento personale e responsabilità condivisa. Ecco perché agli albori del vostro maggiore impegno intellettivo e professionale essere “maturi” significa andare alla scoperta del senso della verità, della bellezza della giustizia e della generatività dell’amicizia e della fraternità. Vi auguro di affrontare

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“Il bene comune sia la bussola del vostro operato”

Nell’augurare buon lavoro ai sindaci neoeletti o riconfermati alla guida dei Comuni di Gizzeria (Francesco Argento), Martirano Lombardo (Franco Rosario Pucci) e Serrastretta (Mario Cianflone), auspico che le loro amministrazioni abbiano come bussola del loro operato il bene comune. Come ci ricorda Papa Leone XIV nella lettera enciclica “Magnifica Humanitas”, “il Concilio Vaticano II ha affermato che il bene comune consiste nell’ ‘insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente’. Questa definizione ci offre un primo orientamento prezioso, perché il bene comune non si lascia ridurre a un semplice elenco di condizioni o di istituzioni. Non coincide con la somma dei vantaggi dei singoli, né con l’incrocio dei loro interessi particolari; è un bene più grande, che appartiene a tutti, e che solo insieme si può costruire, accrescere e custodire. Possiamo dire che l’agire sociale raggiunge la sua pienezza quando tende a questo bene condiviso, così come l’agire morale della persona trova compimento nella scelta del vero bene”. Impegno nella realizzazione del bene comune che sollecito anche a chi, dall’opposizione, sarà chiamato a vigilare sull’operato di chi governa il territorio diventando pungolo ma anche strumento costruttivo per lo sviluppo e la crescita di queste nostre realtà, mettendo da parte interessi personali e posizioni precostituite. Questo, soprattutto, in considerazione del fatto che, come scrive ancora Papa Leone, “è la ricerca del bene comune che dà vita a un popolo, inteso non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica. In questo senso, ogni persona contribuisce a costruire il proprio popolo con ‘un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia’. Lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso. È evidente che tra le diverse persone ci sono molte differenze ideologiche e pragmatiche, ci sono interessi diversi e frequenti contrasti, ma ciò non vuol dire che sia impossibile un percorso di dialogo per configurare una base di consenso che permetta di costituire un progetto per tutti e di camminare insieme”. + Serafino Parisi, Vescovo The post “Il bene comune sia la bussola del vostro operato” first appeared on Lamezia Nuova.

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Concluso XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute della Cei

Il dialogo conclusivo con il direttore nazionale dell’Ufficio di Pastorale della salute della Cei, don Massimo Angelelli, nel corso del quale è stata richiamata “la dimensione pastorale della cura quale espressione concreta di una Chiesa chiamata a essere prossima, accogliente e corresponsabile accanto alle persone che vivono situazioni di fragilità e sofferenza”, giovedì 21 maggio ha concluso a Falerna “Scoperchiarono il tetto” il XXVII Convegno nazionale organizzato, per la prima volta in Calabria, dallo stesso Ufficio della Cei. Un momento di condivisione di esperienze, ma anche di approfondimento di tematiche legate al mondo della Salute, che ha coinvolto esperti ed amministratori regionali e nazionali in quello che è stato un confronto a 360 gradi sul tema del convegno che si è ispirato al brano del Vangelo nel quale si parla del paralitico guarito da Gesù “per riflettere sulle dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili, della cura e sul ruolo che l’attenzione pastorale può suscitare nel mondo della salute”. La Celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, e preceduta da una visita al Museo Diocesano, ha segnato il momento conclusivo del Convegno, affidando al Signore il cammino condiviso nelle giornate dei lavori e “rinnovando l’impegno a tradurre quanto vissuto in azioni concrete di cura, servizio e attenzione verso le comunità”. Monsignor Parisi, nella sua omelia, ha sottolineato che “la condizione con la quale si arriva a bussare al mondo della sanità, è una condizione di debolezza e la debolezza, la fragilItà, per noi, è costitutiva perché parte della nostra creaturalità. E, dentro questa costitutiva fragilità e debolezza, noi crediamo, urliamo, quasi in modo aggiuntivo la necessità di essere confermati nella nostra dignità”. Partendo dal titolo del convegno, il Vescovo di Lamezia Terme ha evidenziato che, “una volta scoperchiato il tetto, e messo il paralitico davanti a Gesù, Gesù non ha chiesto che assicurazione avesse” rimarcando che oggi a “volte, c’è una distorsione dentro la concezione ormai di una sanità che passa per una sanità pubblica, ma che in realtà ragiona con i criteri del profitto del privato”. Di contra, per il cristiano “la beatitudine viene dalla logica del dono. Questo – ha aggiunto – è il grande imperativo che a noi è stato consegnato per lavorare e soccorrere, così, i deboli. Credo che questo sia un modello pastorale, ma anche pratico, concreto, per impostare il lavoro nei confronti di coloro che hanno bisogno delle cure”. Per monsignor Parisi, infatti, la cura non è soltanto “una cura della malattia che fa parte del dinamismo, del lavoro” ma è, soprattutto, “un prendersi cura della persona. Questa distinzione – ha detto al riguardo – , non solo tra malattia e persona, ma tra cura e prendersi cura, dobbiamo farla diventare profezia perché prendersi cura vuol dire dirsi responsabili, dichiararsi responsabili ed impegnarsi nella responsabilità al presente e all’avvenire di quella persona umana: io curo la malattia e mi prendo cura della vita, della storia, che non è soltanto anamnesi, ma è anche prospettiva futura di quella persona che viene”. Nel concludere, il Vescovo, che ha ricordato l’istituzione della “giornata diocesana con le persone con disabilità”, insieme all’esperienza dell’ambulatorio solidale ospitato nella Cittadella della carità che “in tre anni ha superato le seimila visite di persone che hanno avuto il primo accesso ad una cura sanitaria dopo 60 anni di vita” giungendo a Lamezia Terme anche da fuori provincia, ha invitato a “considerare la professione, il lavoro, il servizio dentro il mondo sanitario senza che vengano incentivate le fughe. Noi, qui, in terra di Calabria – ha concluso – lo sappiamo benissimo: pur avendo professionisti eccellenti ed esportato professionalità altrove, qui, anche quando c’è il medico bravo o quello super, a volte abbiamo come una sfiducia per cui andare dal Lazio in su è come un conforto aggiuntivo a cose che magari anche qui dovrebbero e potrebbero esserci. Questa non è denuncia, ma profezia e nasce, purtroppo, dalla descrizione di una condizione che è una condizione strutturale della nostra terra. Ecco perché dico che chi serve ha un privilegio perché si prende cura della carne stessa di Cristo”. https://www.sicurezzainanestesia.it/actor/paolo-pelosi/ Prima della celebrazione della Santa Messa, don Marco Mastroianni, postulatore della fase romana della causa di beatificazione del Servo di Dio, monsignor Vittorio Moietta, ha brevemente delineato la figura del Vescovo che, sepolto per sua espressa volontà in Cattedrale, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della Chiesa Lametina e non.           Saveria Maria Gigliotti The post Concluso XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute della Cei first appeared on Lamezia Nuova.

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Celebrata in Diocesi la XXX Giornata bambini vittime

In un clima di profondo raccoglimento, ma anche di forte determinazione civile, in occasione del XXX anniversario della Giornata Bambini Vittime (Gbv), anche nella Diocesi di Lamezia Terme si sono svolte iniziative per rompere il silenzio, contrastare l’indifferenza e promuovere una cultura della protezione. L’evento, ospitato nel Santuario Diocesano “San Giovanni Paolo II” di Cardolo di Serrastretta, ha rappresentato un momento fondamentale per ribadire un impegno che non conosce sosta: la lotta contro ogni forma di abuso e sfruttamento dei minori. Sotto la guida spirituale di don Francesco Benvenuto, la giornata ha visto la partecipazione attiva di Annalisa Gioello, figura di riferimento nel coordinamento delle attività di sensibilizzazione legale e formativa per l’Associazione Meter. Celebrare il trentennale della Gbv significa ripercorrere la storia di un’instancabile resistenza. Fondata da don Fortunato Di Noto, pioniere della lotta alla pedofilia e alla pedopornografia online, Meter è diventata, negli anni, un faro internazionale per la tutela dei più piccoli. L’associazione opera quotidianamente attraverso il suo Centro ascolto e un sofisticato sistema di monitoraggio del web, segnalando ogni anno migliaia di contenuti pedopornografici. Lo slogan scelto per questa edizione, #maipiùsoli, è il cuore pulsante di questa missione: garantire che nessun bambino debba affrontare l’abisso della violenza nell’isolamento. La mattinata del 10 maggio ha avuto inizio con la solenne celebrazione della Santa Messa. Durante i diversi momenti di riflessione, don Francesco Benvenuto ha toccato le corde più profonde della responsabilità comunitaria, affermando che “la tutela dei minori è una battaglia quotidiana che richiede vigilanza costante per scacciare le ombre del silenzio”. Per proseguire concretamente l’impegno assunto dalla comunità, sempre presso il Santuario e grazie alla fattiva collaborazione tra don Francesco e l’Associazione Meter, si è svolto venerdì 15 maggio un ulteriore momento di preghiera condiviso. L’Associazione Meter ha infatti curato il Santo Rosario meditato, interamente dedicato alla tutela dei bambini vittime. L’evento ha messo in luce l’importanza della collaborazione tra il mondo ecclesiale e quello professionale. Annalisa Gioello, portando la sua esperienza al servizio di Meter e del Servizio diocesano tutela minori di Lamezia Terme, ha evidenziato come la protezione dell’infanzia necessiti di competenze multidisciplinari. Il messaggio uscito dal Santuario San Giovanni Paolo II è chiaro: la comunità ha scelto di non guardare più altrove, schierandosi fermamente dalla parte dei bambini, affinché possano crescere liberi, sicuri e, soprattutto, mai più soli. Maria Lio The post Celebrata in Diocesi la XXX Giornata bambini vittime first appeared on Lamezia Nuova.

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“Scoperchiarono il tetto”, a Falerna il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute

“Per noi parlare di salute e di sanità in Calabria è ovviamente una sfida, ma è anche un segno di attenzione della Chiesa italiana che raccoglie pure la voce forte che si è levata da questi territori di protesta, di richiesta e di conferma”. Ad affermarlo, nel corso della conferenza stampa di presentazione del XXVII Convegno nazionale di Pastorale della salute, “Scoperchiarono il tetto”, che si terrà, per la prima volta in Calabria, a Falerna dal 18 al 21 maggio prossimi, è stato don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di Pastorale della salute della Cei. “Quello che ci aspettiamo – ha aggiunto don Massimo – è di poterci confrontare su alcuni temi con grande serenità, senza mancare, però, l’occasione di dire quali sono sia le note negative, ma anche quelle positive e trasmettere un messaggio di prossimità e di vicinanza”. “Quando una persona affronta un problema di salute – ha evidenziato don Massimo – la cosa peggiore che le possa capitare è di affrontarla in solitudine. Invece, deve sapere che c’è una Chiesa presente, prossima ai sofferenti. Questo vogliamo testimoniarlo anche con una presenza fisica qui, in Calabria”, ricordando, nello stesso tempo, che “quando una persona affronta un problema di salute la cosa peggiore che le possa capitare è di affrontarla in solitudine. Invece, deve sapere che c’è una Chiesa presente, prossima ai sofferenti e questo vogliamo testimoniarlo anche con una presenza fisica qui, in Calabria”. Per don Massimo, inoltre, la presenza al convegno di esponenti nazionali, anche del mondo politico ed istituzionale, rappresenta “un grande segno di attenzione, ma soprattutto raccoglie tutti i linguaggi che sono intorno alla salute, come gli stili di vita, con un focus particolare sui giovani e siamo molto contenti di poter ospitare tre istituti superiori che verranno ad ascoltare una riflessione sugli stili di vita e il rapporto con l’alimentazione perché, ad esempio, sappiamo che i disturbi del comportamento alimentare della nutrizione è una grande emergenza per le giovani generazioni”. Nel portare i saluti del Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, assente per impegni familiari, don Francesco Farina, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale della salute, tra le altre cose, ha evidenziato che, “come ha ricordato don Massimo, non siamo soli. Nessuno di noi deve essere lasciato solo ad affrontare le sfide della salute, non soltanto quelle politiche, ma anche quelle umane perché solo insieme si possono vincere tutte quelle sfide che altrimenti porterebbero le persone sofferenti ad uno stato di abbandono e questo la Chiesa non può permetterselo”. Nella prima giornata del convegno, è prevista anche una sessione tematica organizzata insieme all’Ordine dei giornalisti della Calabria su “Comunicare la sanità: aspetti deontologici e rispetto per chi soffre” con il riconoscimento dei crediti formativi.   Saveria Maria Gigliotti Link per scaricare il programma: www.convegnosalute.it Link delle interviste: https://www.youtube.com/watch?v=6w7ej-X9lPc     The post “Scoperchiarono il tetto”, a Falerna il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute first appeared on Lamezia Nuova.

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“Se ti apri generosamente agli altri, ti accorgerai che la vita è bella e vale la pena straviverla”

“Se esci dalla tomba del tuo egoismo, della chiusura e, invece, ti apri generosamente agli altri ti accorgerai che la vita è bella e vale la pena viverla, anzi vale la pena, come abbiamo detto oggi, straviverla”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, partendo dal racconto da Francesco Santino che ha fatto l’esperienza di essere chiuso all’interno di una “bara” per cinque minuti, ha concluso gli incontri con gli studenti delle quarte classi degli Istituti superiori di Lamezia Terme che, organizzati dagli Uffici diocesani di Pastorale giovanile, Pastorale Vocazionale e Progetto Policoro, da anni impegnati a lavorare insieme, ha registrato la presenza di oltre trecento tra ragazzi e ragazze.   Gli incontri, animati dall’esibizione della cantante e musicista Giò Filice e dai monologhi del giovane attore Antonio Vono, come spiega don Luca Gigliotti, direttore della pastorale giovanile, “è un momento prezioso su cui investiamo tanto perché, tra tutte le cose che facciamo durante l’anno, è una di quelle iniziative alle quali diamo importanza per la bella opportunità di incontrare i ragazzi delle scuole. Quest’anno abbiamo messo al centro l’espressione ‘ma vai a stravivere’ che non è tanto un invito a fare qualche cosa, ma è la memoria di poter fare qualcosa di grande con la propria vita. Questa è una prospettiva che stiamo portando avanti da tempo con le scuole ed è sempre una provocazione che proviamo a lanciare ai ragazzi affinchè non rinuncino alla portata dei loro sogni, dei loro desideri e che non vengano risucchiati dalle aspettative che, magari, sentono addosso da parte della società e di persone che, anche bonariamente, sono accanto e si attendono qualcosa di particolare. Non tanto trovare qualcosa da fare, ma qualcuno da poter diventare”. Parole, quelle di don Luca, cui fanno da eco quelle che il Vescovo, ha rivolto ai ragazzi ricordando loro che, a volte, la tomba delle nostre vite può essere quella “di un condizionamento che deve essere infranta con la generosità, con un’altra prospettiva, con un altro continente da visitare e così cominciare ad apprezzare una vita che vale la pena essere vissuta. A volte – ha aggiunto – la bara sono i nostri pregiudizi nei confronti degli altri, i ragionamenti che, ormai, sono fatti in serie senza alcuna distinzione e creatività e ci bloccano e non ci permettono di vivere pienamente, come vogliamo”. “Alla fine – ha affermato ancora monsignor Parisi – siamo schiavi di come l’altro mi vuole, di come la moda mi vuole, di come la costruzione di un’immagine, che deve essere per tutti uguale, mi vuole”. Da qui l’auspicio che, “rotte tutte le zavorre che ci tengono troppo per terra possiate davvero prendere questo dono di una vita possibile. E l’aspetto più bello della vita è aprirsi e amare e, alla fine, amare è l’augurio più bello che riesco a farvi, che la vostra vita possa essere sempre gioiosa. Ma, per essere gioiosa, bisogna uscire da noi stessi ed incominciare ad incontrare gli altri, tessere relazioni, non finte come sui social, ma vere, reali, calde, relazioni che possano essere di fraternità, di fiducia, di amicizia. Anche se la tua forma fisica non è secondo i canoni di oggi, di questo modo di vedere l’uomo o la donna, e non è il massimo, tu sei bello se fai della tua vita un dono perché la vita vale la pena viverla per gli altri, in pienezza, relazionandosi ed avendo la possibilità di esprimere le proprie potenzialità”. Un invito a “non perdere le occasioni” perché “la vita è bella e va vissuta pienamente mettendosi sempre alla prova”, è giunto ai ragazzi anche da Nunzia Coppedè della Comunità Progetto Sud e presidente della Fish (federazione italiana superamento handicap) che ha raccontato la sua vita da “persona con disabilità. Ci sono nata – ha detto – e per me è stato normale. Fino ai 10 anni ho fatto le scuole elementari con i bambini normali. La mia vita dopo ha seguito un’altra via: ho vissuto in un istituto perchè avevo bisogno di essere accudita. Volevo continuare a studiare, ma non è stato possibile. Altri hanno pensato quello che potesse fare bene a me. Mi piaceva dipingere. Sono stata a Capodarco dove ho imparato a lavorare la ceramica. Poi sono venuta a Lamezia Terme e qui ho fatto l’esperienza della comunità ‘Progetto Sud’ della quale sono tra i fondatori. Ho recuperato gli studi. Ho iniziato anche ad aiutare gli altri. Questa è un’avventura che porto avanti da 50 anni e per me ha avuto un valore importante: aiuto persone a dare senso alla loro vita. Non sono speciale, sono una persona come tutti gli altri, ho solo riscoperto quali sono le mie capacità”. Alla domanda “cosa è per te stravivere?”, Nunzia non ha esitato a dire: “credo di esserci dentro”. Francesco Santino, che porta avanti da qualche anno il progetto “lati umani”, nel parlare della sua esperienza di vita che lo ha portato a visitare luoghi e realtà con svariate tradizioni ha detto ai ragazzi presenti che si può passare dall’ “essere discriminati all’essere rispettati”, che “spesso permettiamo alla società di dirci chi siamo e cosa dobbiamo fare” e che “la dignità non può togliertela nessuno se la porti sulla tua pelle”. Nel corso della sua testimonianza, ha anche raccontato della esperienza con un sacerdote eremita alle porte di Milano che vive in una “solitudine abitata…da Dio” evidenziando che “c’è una differenza tra solitudine ed isolamento” e che “la vita è fatta di storie vere, non di apparenza e performance”. Da qui la sollecitazione ai ragazzi presenti ad “andare a cercare il vostro lato umano” ed a “staccarsi anche solo per un attimo dai pregiudizi degli altri e chiedersi ‘chi sono io davvero’?” consci del fatto che “stravivere è avere il coraggio di scegliere, anche quando c’è paura”.   Saveria Maria Gigliotti The post “Se ti apri generosamente agli altri, ti accorgerai che la vita è bella e vale la pena straviverla” first appeared on Lamezia Nuova.

Attualità, Chiesa, In primo piano

I Vescovi calabresi hanno incontrato il presidente del Consiglio regionale

Un dialogo istituzionale franco e orientato al bene comune ha caratterizzato la mattinata di lavori della Conferenza episcopale calabra, riunita oggi in sessione invernale presso il Seminario arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria. I Vescovi delle diocesi calabresi hanno accolto il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, per un confronto focalizzato sulle urgenze sociali che attraversano il territorio, consegnando formalmente un documento di riflessione intitolato “Per un’agenda regionale dei diritti di cittadinanza”. Il testo, che non intende presentare “rivendicazioni di parte” ma farsi carico della “domanda di chi non ha voce”, nasce direttamente dalla visione pastorale dei presuli e dall’”ascolto quotidiano delle comunità”. Nel documento consegnato al presidente Cirillo, i Vescovi evidenziano come la politica debba misurarsi con “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” delle persone, ponendo l’accento su quattro priorità indifferibili per ridurre le disuguaglianze territoriali. La prima istanza riguarda la sanità, rispetto alla quale si richiede un cambio di passo che vada “dai contenitori ai servizi”. La preoccupazione della Chiesa calabrese si concentra sulla necessità di rendere la sanità territoriale una “rete viva”, capace di integrare l’aspetto sociale e quello sanitario, abbattendo le liste d’attesa e garantendo percorsi di presa in carico reali per le fragilità e le cronicità. Il secondo punto tocca le politiche sociali e la famiglia, con un richiamo specifico all’attuazione della legge regionale del 2004, spesso rimasta inapplicata. Viene sollevata l’urgenza di potenziare i “servizi di prossimità” e i consultori, affinché il sostegno alla genitorialità e il contrasto alla povertà educativa non siano lasciati al caso ma divengano strutturali. Grande attenzione è stata dedicata anche alla condizione giovanile, definita dai Vescovi come il tratto forse più doloroso a causa della “perdita di futuro”. L’obiettivo condiviso nel documento è rendere la Calabria “una terra che non costringe a partire”, dove la migrazione sia una scelta libera e non l’unica via per vedere riconosciuta la propria dignità professionale e umana. Infine, il documento pone l’accento sulla mobilità, intesa non come mera questione tecnica ma come vera e propria «infrastruttura di cittadinanza». Connettere le aree interne con i centri e la costa è ritenuto essenziale per rendere esigibili i diritti fondamentali, inclusi quelli allo studio e alla cura, contrastando così l’isolamento e lo spopolamento. Nel consegnare queste riflessioni al presidente Cirillo, i Vescovi hanno chiarito di non attendersi “un elenco di promesse, ma un metodo di lavoro” fondato su obiettivi chiari e verifiche periodiche. L’auspicio della Conferenza episcopale è che l’incontro odierno segni l’avvio di un percorso stabile di collaborazione istituzionale, capace di tradurre queste priorità in risposte concrete per il popolo calabrese. Dal canto suo, il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo ha voluto anzitutto esprimere un sentito ringraziamento ai Vescovi calabresi per il momento di confronto e per il contributo di riflessione offerto, sottolineando come il dialogo tra istituzioni civili e realtà ecclesiale, “nel rispetto dei ruoli”, rappresenti una ricchezza per l’intera regione e un valore aggiunto nella costruzione del bene comune. Il presidente ha evidenziato come i temi indicati nel documento — a partire da giovani, sanità e trasporti — siano centrali anche nell’impegno del Consiglio regionale, ribadendo che “l’ascolto dei territori è fondamentale per costruire risposte serie e condivise per la Calabria”. Ha inoltre manifestato “attenzione” e “condivisione” rispetto alle priorità evidenziate, riconoscendo alla Chiesa calabrese un ruolo significativo di prossimità e di ascolto, quale punto di riferimento e «catalizzatore» delle istanze che provengono dalle comunità e dal territorio. Cirillo si è detto favorevole a mantenere un dialogo “costante”, da rinnovare anche in altre occasioni, assicurando che le istanze emerse saranno condivise con l’Assemblea legislativa regionale. The post I Vescovi calabresi hanno incontrato il presidente del Consiglio regionale first appeared on Lamezia Nuova.

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