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“Il riarmo necessario è la fraternità”

La fraternità. È questo, per il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme e vice presidente della Cec, monsignor Serafino Parisi, “il riarmo necessario” in questo tempo che stiamo vivendo. Un messaggio, il suo, lanciato nel corso delle iniziative per il quattro novembre organizzate oggi anche nella città di Lamezia Terme in occasione della giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. “Io – ha aggiunto monsignor Parisi rivolgendosi alle autorità presenti ed agli studenti dell’Istituto comprensivo “Perri Pitagora don Milani” la cui orchestra ha accompagnato l’intera manifestazione – penso che noi tutti, Istituzioni civili, militari e religiose dovremmo lavorare ad un modo diverso di concepire la nostra presenza sulla terra. Bisognerebbe assumere lo sguardo ingenuo dei bambini e l’atteggiamento impotente dei fragili per guardare la realtà da un altro versante. Si arriverebbe alla consapevolezza, con la stessa semplicità di una banale comprensione, che la guerra è inutile e fa male, non serve a nulla, fuorché ad arricchire chi vende le armi e poi a chi ricostruisce. Il nostro compito dovrebbe essere quello di insegnare a guardare il mondo e l’umanità con gli occhi incantati e candidi dei più piccoli”. Per il Vescovo, infatti, in questo momento storico, la svolta sarebbe “immaginare un mondo con una pace stabile e duratura, che si prepara – a dispetto dell’adagio latino ‘si vis pacem, para bellum’ – con il lavoro, con l’impegno, con lo studio e la conoscenza e che si realizza guardando l’altro non come un nemico, un avversario, un antagonista, ma considerandolo e trattandolo come un fratello”. Mantenendo la corazza dell’ingenuità si dovrebbe dire che l’unico riarmo possibile e necessario sia quello della fraternità, meno costoso, più redditizio e, oggigiorno, più atteso e sperato. Saveria Maria Gigliotti The post “Il riarmo necessario è la fraternità” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Dalla morte si può guardare oltre ed oltre la morte c’è ancora vita”

“Il Signore con la morte ci introduce dentro questa dimensione definitiva che è la vita in Dio: se l’inferno è la solitudine per sempre, il paradiso è la comunione tra di noi, i nostri cari, il Signore ed è il compimento di tutte le nostre fatiche con la gioia di vedere Lui (Dio), ma con la gioia di sapere che anche se la nostra vita su questa terra ci ha lasciato tante domande aperte, in Dio, nel Suo amore troverà sempre la sua risposta”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel corso della celebrazione della Santa Messa, officiata nei tre cimiteri cittadini (Sambiase, Nicastro, Sant’Eufemia) nel giorno in cui si ricordano i defunti. “La commemorazione dei nostri fratelli e delle nostre sorelle defunti – ha aggiunto il Vescovo – porta con sé, come sperimentiamo di anno in anno, una caratteristica di tristezza perché, umanamente, il distacco da coloro con cui abbiamo condiviso una vita (gioie, dolori, attese, speranze, successi, fallimenti) fa male. Noi, però, non siamo destinati soltanto ad avvinghiarci dentro i drammi della nostra umanità: la Parola di Dio ci ha detto che dobbiamo poter guardare anche oltre”. Per monsignor Parisi, “proprio il cimitero è uno spazio dal quale si guarda oltre”. Ed è un guardare “oltre alla sofferenza che c’è già stata, magari nostra o dei defunti, oltre alla nostra vita a volte fondata su cose che non hanno tanto senso, su cose secondarie che prendono, invece, il primo posto. Si deve guardare oltre noi stessi – ha aggiunto – perché siamo chiamati a vivere la nostra esistenza con la passione dell’amore, quella che ci ha testimoniato Gesù, morto e risorto per noi. Ecco perché le letture di oggi ci hanno detto di guardare oltre”. In particolare, ha sottolineato il Vescovo, “la prima lettura dal libro della Sapienza, ha detto che i giusti sono nelle mani di Dio: questa è una grande consolazione perché vuol dire che vivere la vita della giustizia, vivere la vita nel rispetto dell’altro e anche nel soccorso, nella cura, nell’attenzione per l’altro significa prepararsi ad essere accolti nelle mani di Dio. Anche la seconda lettura di oggi tratta dall’Apocalisse addirittura aveva sentito quella frase molto forte, mentre Dio si china ad asciugare le lacrime sul volto dell’uomo non ci sarà più la morte”. Questo “perché il Signore ha vinto la morte, cioè ha dato un senso, ha detto che dalla morte si può guardare oltre e oltre la morte c’è ancora vita. E la stessa cosa abbiamo ascoltato nelle beatitudini che sembra un testo davvero strano. Che cosa vuol dire beati i poveri, i miti, coloro che adesso soffrono – ha chiesto – ? Vuol dire, appunto, che c’è un oltre”. Da qui la sollecitazione, “nel visitare i cimiteri oggi, e nel fare la memoria dei nostri fratelli defunti, a vivere bene nell’amore nella carità i giorni che il Signore ci regala – ha concluso monsignor Parisi – per riempirli di senso, di attesa, di speranza, per fare in modo che nel nostro oltre ci troveremo gratificati dalla presenza del Signore”.   Saveria Maria Gigliotti The post “Dalla morte si può guardare oltre ed oltre la morte c’è ancora vita” first appeared on Lamezia Nuova.

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Vescovi calabresi; mons. Maniago presidente, mons. Parisi vice presidente, mons. Alberti segretario

Questa mattina, mercoledì 28 ottobre, i vescovi della Calabria si sono riuniti nella sede della Conferenza presso il Seminario San Pio X di Catanzaro per il rinnovo della Presidenza. I presuli hanno eletto presidente monsignor Claudio Maniago, arcivescovo metropolita di Catanzaro – Squillace, finora vicepresidente della Conferenza episcopale calabra; succede a monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, presidente dal 4 ottobre 2021. Nella stessa seduta i vescovi hanno eletto vicepresidente monsignor Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme e moderatore dell’Istituto teologico calabro “San Francesco di Paola”. Infine, hanno eletto segretario monsignor Giuseppe Alberti, vescovo di Oppido – Palmi, mentre don Pietro Sergi, della Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, è stato confermato come sottosegretario. Subito dopo l’elezione, monsignor Maniago ha ringraziato i confratelli vescovi per la fiducia che gli hanno accordato e per la stima. Ha poi espresso gratitudine a monsignor Morrone per il lavoro svolto in questi cinque anni, in particolare per il clima sinodale, di comunione e di collaborazione fraterna che ha creato all’interno della Conferenza: la nuova presidenza, ha assicurato monsignor Maniago, si porrà in continuità con il lavoro svolto dall’arcivescovo Morrone. Quest’ultimo è stato chiamato a presiedere la Commissione per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi e la Commissione per la liturgia. Monsignor Maniago, nato l’8 febbraio 1959, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 19 aprile 1984. Alunno dell’Almo Collegio Capranica, ha conseguito la licenza in Liturgia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo. Nell’arcidiocesi di Firenze è stato rettore del Seminario minore, cerimoniere dell’arcivescovo, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano e vicario generale; ha insegnato inoltre Liturgia alla Facoltà teologica dell’Italia centrale. Nel 2003 è stato eletto vescovo ausiliare di Firenze e nel 2014 vescovo di Castellaneta. Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace il 29 novembre 2021 e l’ingresso in diocesi è avvenuto il 9 gennaio 2022. Fra settembre 2024 e marzo 2025 è stato anche amministratore apostolico di Crotone-Santa Severina. La liturgia è l’ambito al quale ha dedicato gran parte del suo servizio alla Chiesa italiana. Dal 2015 al 2021 ha presieduto la Commissione episcopale per la liturgia della Cei e il Centro di azione liturgica, e nel 2016 è stato nominato membro della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il 26 maggio scorso l’Assemblea generale della Cei lo ha eletto di nuovo presidente della Commissione per la liturgia. L’elezione arriva poche settimane dopo la sessione autunnale del 10 e 11 settembre, nella quale la Conferenza ha approvato la revisione del proprio Regolamento, rimasto fino ad allora alla stesura del 1982. Il giorno dell’ingresso a Catanzaro, monsignor Maniago aveva affidato alla nuova comunità una consegna: «Cammineremo insieme con umiltà». Quelle parole, pronunciate per la diocesi del capoluogo, accompagneranno ora un servizio che riguarderà tutte le Chiese della Calabria. The post Vescovi calabresi; mons. Maniago presidente, mons. Parisi vice presidente, mons. Alberti segretario first appeared on Lamezia Nuova.

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Presentati gli appuntamenti dell’Anno Pastorale

“In continuità con gli anni precedenti, la Diocesi intende essere presente nel contesto sociale e culturale del nostro territorio che, tra l’altro, presenta vari tipi di povertà materiali ma anche culturali”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel corso della conferenza stampa di presentazione delle attività del nuovo Anno Pastorale che sarà ufficialmente aperto domenica 25 ottobre alle ore 16.30, con l’Assemblea Diocesana, alla presenza del Nunzio Apostolico in Italia, monsignor Edgar Peña Parra. Numerose le iniziative messe in campo dalla Diocesi di Lamezia Terme che guardano alle fragilità, ai giovani, alla famiglia con un’attenzione anche al cosiddetto “amore ferito”. Un guardare al territorio con gli occhi di chi vuole suscitare anche degli interrogatovi alla luce di quelli che sono i valori della Dottrina Sociale della Chiesa che diventano, in questo contesto, strumenti “per la crescita sociale e culturale del nostro territorio” senza voler imporre risposte, guardando al Vangelo come proposta di vita ma anche come parola che alimenta il dialogo. Del resto, come sottolineato dal Vicario episcopale per la Pastorale, don Leonardo Diaco, bisogna essere sentinelle capaci di “mostrare la possibilità di una umanità più compiuta, mettendoci in ascolto di questa umanità che oggi interpella noi nel grande compito della sfida educativa”. Al riguardo è stato anche annunciato che saranno attivati gli ambiti professionali. All’incontro, infatti, oltre al Vicario generale, monsignor Tommaso Buccafurni, hanno presenziato: Alfredo Saladini (insegnanti e docenti); Mimma Caloiero (medici); Raffaele Sonni (commercialisti); Daniela Boca (avvocati). Le principali iniziative pastorali per l’anno 2026-2027 Scuola biblica e Scuola per i ministeri che prenderà il via domenica 8 novembre alle ore 18.30 nell’auditorium del Complesso interparrocchiale San Benedetto. Negli anni precedenti la preparazione degli operatori pastorali diocesani è stata curata attraverso due Scuole, quella biblica, con sede a Lamezia Terme, e quella dei Ministeri, strutturata su quattro sedi dislocate in quattro aree differenti del territorio diocesano. In questo anno pastorale le due scuole confluiscono in un unico progetto formativo che ha come filo conduttore il documento della Pontificia Commissione Biblica “Bibbia e morale. Radici bibliche dell’agire cristiano” (2008). Vi saranno dodici temi e due laboratori, con diversi relatori. Formazione per gli operatori pastorali. L’ufficio liturgico ha curato un corso di formazione per i ministri straordinari in sei incontri, che si terranno il martedì dalle 18,30 presso il Salone del Seminario vescovile a partire dal 15 ottobre fino al 17 novembre. L’ufficio liturgico e l’ufficio catechistico diocesano incontreranno gli operatori pastorali (catechisti, lettori, coristi, ecc.) di sabato pomeriggio, nelle vicarie a partire dal 21 novembre. SentirSi, un percorso in chiave vocazionale per aiutare i giovani a scoprire chi sono e quale direzione dare alla propria vita: nasce dalla convinzione che la vocazione non riguardi anzitutto il “fare”, ma l’“essere”. Prima delle scelte sul lavoro, sugli studi o sugli impegni personali, ogni giovane è chiamato a confrontarsi con una domanda fondamentale: chi sono davvero? Il percorso, che è iniziato il 7 ottobre, si articola in sette tappe accompagnate da una parola chiave. Parole per la vita è un percorso esperienziale interamente dedicato agli adolescenti dai 14 ai 19 anni giunto con entusiasmo al suo terzo anno. Un’occasione per ripartire da alcune “parole di peso”, fondamentali e ricche di significato per la vita di tutti i giorni. Gli incontri, iniziati il 15 ottobre, si terranno nel terzo giovedì del mese presso la Chiesa di Santa Chiara dalle 18:30 alle 20:00. Cosa vuoi fare di grande? È un percorso di ascolto e confronto dedicato agli studenti del IV anno delle scuole superiori. Oltre agli incontri nelle singole classi, è previsto un grande evento corale presso l’Auditorium della Chiesa di San Benedetto a Lamezia, martedì 23 febbraio, dalle 10:00 alle 12:00. Continua l’impegno della Pastorale Familiare con il Centro Tobia e Sara e si sta lavorando, insieme al Tribunale ecclesiastico, ad un percorso biennale per quello che papa Francesco chiama Amore ferito, andando in visita nelle vicarie, per incontrare cioè separati, divorziati, coppie nelle nuove unioni, coppie in crisi, avendo come obiettivo quello di far riscoprire che la Chiesa ama le persone e non vuole abbandonare nessuno. Ponte è il nuovo servizio per l’inclusione che la Diocesi di Lamezia Terme avvia per le persone con disabilità, le loro famiglie e quanti, a diverso titolo, operano accanto a loro. Ponte nasce dalla volontà di tradurre in un impegno concreto la visione di una Chiesa che si fa prossima, capace di ascoltare le persone, riconoscere i loro bisogni e promuovere percorsi di inclusione attraverso la collaborazione, la corresponsabilità e la costruzione di relazioni autentiche. Il nome scelto esprime il senso più profondo del progetto: creare collegamenti tra le persone, le famiglie, le associazioni, le parrocchie, gli uffici pastorali e le istituzioni, affinché le risorse presenti sul territorio possano dialogare e contribuire alla costruzione di risposte più efficaci e accessibili. La Diocesi dispone già di importanti realtà di ascolto e accompagnamento, che rappresentano una risorsa preziosa per la comunità come il Centro Sara e Tobia e il Centro di ascolto Caritas. Ponte si affianca a queste realtà con una missione specifica: promuovere il raccordo tra i soggetti coinvolti nel mondo della disabilità, orientare le famiglie, far emergere le criticità organizzative e burocratiche e favorire percorsi di inclusione nella vita sociale ed ecclesiale. Ponte sarà curato dal Servizio di Pastorale per le Persone con Disabilità, quale articolazione dell’Ufficio Catechistico Diocesano, in continuità con il cammino di sensibilizzazione, formazione e promozione dell’inclusione già avviato dalla Diocesi. Sarà attivato un canale social ufficiale di “Ponte”, un indirizzo e-mail dedicato e un numero telefonico utilizzabile anche tramite WhatsApp, per consentire alle persone con disabilità, alle loro famiglie e agli operatori del territorio di contattare il servizio attraverso modalità semplici e accessibili. Dedicati alle persone con disabilità vi sono stati e ci saranno anche altri appuntamenti a cura dell’Ufficio catechistico diocesano a partire da Corri e cammina per l’inclusione, un evento creato per far incontrare e presentare tra loro concretamente le associazioni che si dedicano a questo tema, svoltosi sabato 17 ottobre 2026 presso il Lungomare Falcone e Borsellino; seguirà

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“Che la vostra nave vada lontano. Che sia la “vostra” nave e voi a condurla”

  Carissime ragazze e cari ragazzi, con il mio augurio di “buon anno scolastico” per questa volta voglio infrangere le regole della consuetudine presentandolo come una vera e propria provocazione. Parto, pertanto, da un’opera classica, potente quanto attuale, riscoperta dal vasto pubblico in queste ultime settimane, grazie alla riproposizione cinematografica fatta dal regista Christopher Nolan: l’Odissea. Non entro nell’analisi critica del film, molto divisivo secondo il parere di alcuni esperti, ma colgo la domanda che la narrazione, pur appartenente a un mondo lontano dal nostro, pone a tutti noi, sorprendendoci con la sua schietta attualità. Questa, direi, è l’ovvia peculiarità dei capolavori classici. Per la precisione, mi concentrerò soltanto sul Canto XII, quello delle Sirene, reso da Nolan un’occasione per la profonda introspezione dell’eroe. In primis egli dubita della bontà delle proprie gesta, evidentemente perché la sua brama di conoscenza di ogni cosa, assecondata dal canto delle Sirene alle quali era noto il passato e il futuro, lo porta a prendere coscienza della tragicità dei risultati delle sue imprese, contemplando quasi il non senso delle azioni eroiche che adesso egli biasima e che inesorabilmente ripeterà nell’avvenire. Si tratta di una forma strana di nòstos… ma ci può stare. Però, nonostante ciò, la rivisitazione della vita pregressa non potrà mai negare che l’impostazione dell’esistenza di Odisseo (l’Ulisse dei latini) è stata pensata come una progressione nella via della conoscenza realizzata “per addizione”, di sorpresa in sorpresa, inclusa l’esperienza sconsigliatissima dell’ascolto del canto di quelle suadenti strane creature. Odisseo sa già, perché avvertito da Circe, che il loro irresistibile canto ha condotto tanti alla rovina. L’ascolto della loro voce porta con sé il rischio di fermarsi, di piegare anche la più forte volontà, di dimenticare il viaggio, di perdere la rotta e pure la vita. I cadaveri disseminati sugli scogli ne sono la prova lampante. Ma la tentazione del sapere assoluto esercita un’attrazione fatale in tutti gli esseri umani: la consapevolezza delle azioni passate ma, soprattutto, la conoscenza della sorte futura nasconde un fascino seduttore. Vedere il confine pericoloso tra il mortale e ciò che lo supera è un’ulteriore sfida da cogliere. Odisseo vuole tutto ciò! Egli è, infatti, l’uomo (sia eroe che antieroe) che strappa il velo del timore (greco, ma anche biblico, dunque universale) del fascino di una conoscenza che supera i limiti dello stesso essere umano. Ecco quindi che escogita un piano: tappa con la cera le orecchie dei suoi compagni dando loro l’ordine di legarlo all’albero Maestro della nave e di non liberarlo per nessun motivo. La scena è potente, perché Odisseo non dice: “Non voglio ascoltare”, egli dice: “Voglio ascoltare, ma non voglio cedere”. Odisseo vuole continuare a vivere e vuole assolutamente e fortemente tornare a casa. Le Sirene promettono il sapere, toccando un tema che è un must perenne, quello della conoscenza del bene e del male collocato anche all’inizio della narrazione della Bibbia. Quando l’uomo sceglie e decide di valicare i confini, deve essere disposto a cambiare la sua condizione, perché “una conoscenza completa consuma chi cerca di possederla”. La Verità supera i limiti dell’esperienza e dunque della comprensione umana, eppure spinge verso il loro superamento, sapendo già che la consapevolezza di alcune conoscenze non è compatibile con la condizione mortale. È proprio accettando il limite che si esprime e si coglie la grandezza dell’uomo. Essere liberi significa anche valutare e vagliare consapevolmente i propri limiti per non diventare schiavi di ciò che ci seduce. E Odisseo mostra qui tutta la forza dell’autodisciplina: solo riconoscendo la propria fragilità è capace di darsi le regole per rimanere sulla rotta, per giungere alla meta. Il limite non è sempre il nemico della libertà, a volte è proprio ciò che la rende possibile. Odisseo sa che ci sono “canti” che non si possono ascoltare senza conseguenze. Ecco perché si fa legare. Conoscere ha un prezzo e il desiderio del sapere si compie restando legati ai punti fermi che sembrano limitare la libertà e che invece consentono di comprendere senza rimetterci la vita, tenendoci ancorati al porto sicuro, quello che chiamiamo casa. E dunque ecco la domanda: dato che ogni epoca ha le sue Sirene, per trasformare il mito in una promessa concreta di libertà e conoscenza, quali sono le Sirene alle quali dare ascolto “sub conditione” proprio mentre abbiamo accesso a una quantità sterminata di informazioni? Quelle che ci offrono l’illusione dell’onnipotenza? Quelle che ci possono rendere dipendenti mentre crediamo di scegliere? Quelle che sussurrano che è possibile uno sviluppo – umano, sociale e culturale – senza un effettivo progresso? Così intitolerei la lezione che gli insegnanti potrebbero riproporre agli studenti: «Imparare ad ascoltare senza farsi dominare». La scuola, infatti, non è chiamata a tappare le orecchie, la sua missione anzi punta ad aprirle al massimo per favorire l’ascolto ad oltranza. Ragazzi, nessuno vi dovrà e potrà convincere di essere già arrivati alla conoscenza assoluta. Per questo motivo ascoltate sempre chi sa mettervi nel cuore una sana inquietudine, chi sa collocarvi davanti a domande cui è impossibile rispondere con un click. Ascoltate chi vi fa scoprire e, soprattutto, chi vi fa prendere coscienza che “non sapete”, non per umiliarvi, ma per spronarvi a studiare e farvi venire la voglia di apprendere. La scuola vi insegnerà a riconoscere le Sirene per comprendere quale sia il vostro canto tentatore e irresistibile. Omero continua a chiedere: che cosa siete disposti ad ascoltare? Che cosa vi incanta? Che cosa vi rende liberi? E che cosa, invece, vi lega? Salite, allora, sulla nave, contemplando la vastità del mare ancora ignoto. Ci saranno tempeste e bonacce e Sirene, tante e bellissime Sirene. Lanceranno il loro canto suadente propagandando comodità, successo, oppure paura o consenso o conoscenza. Ascoltatele, però chiedetevi: «Chi sta cantando»? «Che cosa mi sta promettendo»? «Dove mi vuole portare»? «Sono ancora io a scegliere»? «Sono ancora io a tenere il timone»? Perché la libertà non consiste nel non sentire nessun canto. La libertà consiste nel poterlo ascoltare senza perdere mai la rotta verso casa. Desiderate l’aurora! Si realizzerà in questo modo

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Disabilità; “Una Chiesa che ascolta prima di rispondere”

“Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’incontro su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. L’incontro, aperto dalla testimonianza della famiglia Sirianni che ha raccontato la sua esperienza con due ragazzi, Manuel e Daniel affetti da autismo, è stato un momento che, fortemente voluto dal Vescovo, ha rappresentato l’occasione per avviare anche un dialogo tra istituzioni, associazioni e famiglie. “Stasera – ha detto Oceania Sirianni – voglio trasmettere un messaggio di speranza. Gestire due bambini che non riescono a comunicare non è semplice, ma la fede ci ha aiutato. La nostra fede, infatti, è diventata un dialogo ed una richiesta continua a Dio perché aprire il cuore al Signore dà sicuramente dei risultati, con i tempi del Signore”. Quindi, ha raccontato di come, anno per anno, grazie anche alle persone che hanno incontrato in questo loro percorso di vita, tante sono state le scoperte: “Ci siamo resi conto – ha detto Oceania – che c’era qualche cosa che andava oltre: l’apparenza è qualcosa che inganna ed al di là di quello che vediamo c’è altro. Noi eravamo convinti che in questi bambini c’era dell’altro”. Ed è stato così, grazie anche alla perseveranza di mamma Oceania e di papà Franco che Manuel e Daniel scoprono quelli che nel Vangelo sono indicati come i talenti: Daniel grazie alla sua propensione per i numeri ed alla sua memoria (ricorda date indicando anche il giorno della settimana di eventi che lo hanno particolarmente colpito) grazie ad un insegnante “scopre” la sua capacità di memorizzare note musicali e riprodurre melodie; Manuel, invece, anche lui grazie ad un’assistente che ha l’intuizione di fornirlo di un pc, “comprende” che la sua strada è la scrittura. A sedici anni pubblica il suo primo libro “Un bambino irraggiungibile” che è un’autobiografia in cui si racconta. “Le sue frasi – ricorda Oceania – sono situazioni che vive ogni giorno: ‘Amare – ha scritto – è una cosa molto profonda che ti strazia se l’altro soffre’ ed ‘io so cosa significa amare e lo sanno tutti i ragazzi autistici. L’anima non ha parole, è puro spirito che vede sente ascolta ama prova emozioni’”. Ma non solo. Manuel ha anche una fede profonda che esprime in una preghiera a Gesù dove, tra e altre cose, ringrazia il Signore per la sua famiglia e, scrive, “per non avermi abbandonato”. Di “responsabilità condivisa” perché “nessuna istituzione può affrontare alcune situazioni da sola” ha parlato Romano Pesavento, presidente nazionale del Cnddu (coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani), ricordando che “oggi è la società a dover eliminare gli ostacoli che limitano. Si tratta di costruire le condizioni – ha aggiunto – affinchè un diritto possa essere riconosciuto. La scuola forma cittadini, persone capaci di convivere nella diversità e la scuola inclusiva non produce benefici per alcuni studenti ma costruisce quella cultura della pace e la corresponsabilità educativa. Parlare di inclusione è parlare di una realtà complessa e la scelta della Diocesi di Lamezia di dedicare una giornata insieme alle persone con disabilità assume un significato che va oltre perché chiama la società civile ad una responsabilità”. Per Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità, “spesso quando si parla di disabilità si rischia di concentrarsi sui limiti, sui bisogni o sui servizi necessari che sono aspetti importanti ma non sufficienti. Prima della disabilità – ha affermato – c’è una persona. Finalmente da qualche anno il termine ‘persona con disabilità’ ha sostituito termini come disabili, diversamente abili e via dicendo. Parlare oggi di ‘progetto di vita’ significa riconoscere che ogni persona ha il diritto di immaginare e costruire il proprio futuro, di compiere scelte, di sviluppare le proprie capacità e di partecipare pienamente alla vita della comunità. Non si tratta semplicemente di garantire assistenza o protezione. Si tratta di accompagnare ogni persona affinchè possa esprimere la propria identità e vivere delle relazioni, sentendosi parte attiva della società e della Chiesa” con lo scopo di “abbattere le barriere, non solo architettoniche e creare contesti in cui si possono esprimere. Anche la comunità cristiana è chiamata a rispondere su questo tema. Ogni persona nelle parrocchie deve sentirsi accolta: la catechesi inclusiva non è una catechesi speciale, ma è quella che si lascia plasmare dall’incontro delle diversità di ciascuno ed è capace di farsi coinvolgere. La dignità della persona ha un valore – ha concluso Cristiano – ed accompagnare una persona nel proprio percorso significa che quella persona ha un valore. Come Chiesa di Lamezia abbiamo intrapreso questo percorso stiamo creando situazioni e l’auspicio è che situazioni come queste rappresentino per tutti veri e propri punti di partenza”. A portare i saluti della città, il sindaco, Mario Murone, che si è rivolto ai presenti definendoli “attori veri della vita di questa giornata ma, soprattutto, della nostra quotidianità” e l’assessore alle Politiche Sociali, Domenico Gianturco secondo il quale una “comunità si riconosce dalla capacità di includere” sottolineando la necessità di “creare una rete sempre più forte, capace di creare diritti”, annunciando che “nelle prossime settimane come assessorato predisporremmo varie attività comprese nel settore del welfare”. Insieme a loro anche l’assessore alla Cultura, Annalisa Spinelli. The post Disabilità; “Una Chiesa che ascolta prima di rispondere” first appeared on Lamezia Nuova.

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Ad ottobre la Diocesi apre un punto ascolto e prossimità per le persone con disabilità

Nel mese di ottobre la Diocesi aprirà un punto di ascolto e prossimità per le persone con disabilità e le loro famiglie. Ad annunciarlo, il Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, al termine dell’incontro “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. “Un luogo semplice, aperto, – ha aggiunto monsignor Parisi – pensato in modo particolare per le persone con disabilità, le loro famiglie e tutti coloro che si affiancano al mondo della disabilità. Non nasce per sostituirsi ai servizi già esistenti, né per aggiungere un altro ufficio che si occupi di burocrazia e documenti, anche! Nasce essenzialmente, per creare legami. Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. “Questo Punto di Ascolto – ha proseguito il Vescovo – vuole essere un ponte tra chi ha un bisogno e chi può offrire una risposta, tra la solitudine e la comunità. Un ponte tra le tante risorse presenti sul nostro territorio, affinché nessuno debba affrontare da solo il peso della propria fragilità. L’inclusione si costruisce con le relazioni. Si costruisce quando impariamo a guardarci negli occhi, ad ascoltarci, a riconoscere che ogni persona è un dono per la comunità”. “Per questo – ha concluso monsignor Parisi – il mio invito è rivolto a tutti: parroci, operatori pastorali, associazioni, volontari, famiglie e uomini e donne di buona volontà. Aiutateci a far crescere questa rete di prossimità. Segnalate le situazioni di bisogno, mettete a disposizione competenze, tempo e cuore, costruite insieme a noi una comunità nella quale ciascuno possa sentirsi accolto, accompagnato e valorizzato. La Chiesa diventa credibile quando sa farsi vicina. È questo il progetto che oggi affidiamo al Signore: una Diocesi capace non solo di parlare di inclusione, ma di viverla ogni giorno, perché nessuno resti ai margini e tutti possano sentirsi davvero parte dell’unica famiglia dei figli di Dio” ed è anche per questo che “cercheremo di stimolare anche gli assessorati regionale e comunale per dare più informazioni possibili per poter mettere le famiglie su questa strada con meno apprensione. Vogliamo essere apripista per le altre Chiese e le altre comunità”. Saveria Maria Gigliotti The post Ad ottobre la Diocesi apre un punto ascolto e prossimità per le persone con disabilità first appeared on Lamezia Nuova.

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Il 27 giugno la II giornata diocesana insieme alle persone con disabilità

Il 27 giugno prossimo, con inizio alle ore 17, si terrà la seconda giornata diocesana “insieme” alle persone con disabilità. Un momento, questo, fortemente voluto dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, che già lo scorso anno, in occasione del Giubileo delle persone con disabilità, aveva annunciato l’istituzione di questo appuntamento da svolgersi ogni anno il 27 giugno in occasione della preparazione alla festa Patronale dei Santi Pietro e Paolo. Ad essere protagoniste di questa giornata saranno “le persone con disabilità – dichiara monsignor Parisi -, ma in modo particolare le famiglie che hanno il compito di essere ‘cirenei’ nei confronti di figli, o parenti, o persone che sono nella condizione di fragilità, di limite e che dipendono dalla cura, dalla sensibilità, dalla carità degli altri”. “Si è scelto la parola ‘persone’ con disabilità – aggiunge il Vescovo – non solo per una convenzione linguistica in uso, ma perché convinti che la disabilità non deve, non può e non è chiamata a definire una persona che ha una sua dignità che prescinde dalla difficoltà fisica, intellettiva o mentale che possa presentare. È una ‘persona’ (termine cattolicamente connotato) chi porta una disabilità e non un indefinito e insignificante individuo. Per questo, noi guardiamo piuttosto all’aspetto della persona e ci prendiamo cura di uomini e donne che hanno una particolare condizione nella nostra comunità, nella famiglia, all’interno della società e di cui dobbiamo farci carico per indicazione del Vangelo di Gesù. La “disabilità” certamente è un terreno scivoloso dove si sperimenta il limite, ma questo non può significare chiusura. Al contrario deve rappresentare apertura e sollecitare le istituzioni, i servizi sociali e tutti coloro che si prendono cura della persona umana a sviluppare dei percorsi per valorizzare professionalmente tutte queste potenzialità”. La giornata inizierà alle ore 17 con il convegno su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nel corso del quale sono previsti gli interventi di: Manuel e Daniel Sirianni (La casa dei ricordi); Romano Pesavento, presidente del coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani (La comunità che sostiene); Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità (Progetto di vita e dignità della persona); monsignor Serafino Parisi che trarrà le conclusioni. Subito dopo (ore 19.00), presieduta dal Vescovo, sarà celebrata la Santa Messa al termine della quale, sul Corso Numistrano (davanti alla Cattedrale), si terrà il concerto de “i Controvento”. Saveria Maria Gigliotti The post Il 27 giugno la II giornata diocesana insieme alle persone con disabilità first appeared on Lamezia Nuova.

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Monsignor Parisi ai maturandi: “È soltanto l’aurora! Davanti a voi si aprono tante opportunità e molte nuove sfide”

Di seguito il messaggio ai maturandi del vescovo, monsignor Serafino Parisi Maturande e maturandi carissimi, quest’anno, tra di voi, c’è mia nipote e, anche per questo motivo, gli auguri che vi rivolgo con tutto il cuore sono gli stessi che formulo a lei. Voglio raggiungervi con questo desiderio: augurarvi quella consapevolezza la cui resa letteraria viene attribuita a Socrate: “So di non sapere”. In questa massima di uno dei pensatori che è fra gli iniziatori della filosofia occidentale si trova un condensato di saggezza: in primo luogo suggerisce che vi sia ancora, dopo un tratto di itinerario già percorso, tanto cammino da compiere; poi lascia intendere che non si possa essere mai sazi di conoscere e di sapere; e, infine, insegna che la contezza del limite è lo sprone a non smettere mai di cercare. Tenendo conto di quanto detto, tutto il percorso compiuto fino ad oggi è da considerare come propedeutico alle novità, ai cambiamenti e alle scoperte che vi attendono, insomma a tutto ciò che si aggiungerà alla montagna – speriamo inesausta – del vostro sapere (e anche, ma secondariamente, delle vostre competenze). Si lavora, si studia, si ricerca non per colmare un vuoto, ma per dilatare gli spazi, inseguire l’orizzonte, rincorrere la meta… appassionatamente. Sappiate di essere appena all’inizio. Trovo appropriata, a tale proposito, l’evocazione della frase che usò papa Giovanni XXIII, il “papa buono”, nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II: “tantum aurora est”. Quell’espressione suggestiva raccoglieva, al tempo stesso, tutto il portato storico e tradizionale del passato, mentre apriva alla fascinosa e intrigante sospesa profetica del futuro che iniziava a delinearsi esigendo impegno… siamo ancora all’aurora! Possiate affrontare, dunque, questo passaggio della vostra giovane vita con questa visione. L’esame di maturità è certamente una prova scolastica, ma è soprattutto un “simbolo polisemico”: tra i vari significati distinti e correlati circoscrive un cammino compiuto, ma contemporaneamente mostra un portone che si spalanca, come un sipario che si apre, per un ulteriore atto della vostra vita, sul “mistero” del vostro avvenire. Carissimi, non voglio caricarvi di tutte le tensioni e le possibili angosce che potrebbero nascere da una elencazione dettagliata degli orrendi mali che attraversano e affliggono la nostra umanità e, toccando alcuni angoli del mondo, hanno ricadute molto vicine alle nostre case, con effetti evidenti e nefasti sul nostro vivere. Voi avete la sensibilità per inquadrare queste crisi, prendendo le distanze dalle “logiche” che le generano e adoperandovi perché non si ripetano più. Bastano già le note tensioni che in questo particolare frangente della vostra vita vi abitano. Descrivo, dunque, alcune dinamiche scolastiche allo scopo di trarne indicazioni assennate per la vita, come ad esempio: la volontà di presentarvi agli esami nella verità del vostro essere – il cristianesimo afferma che ogni persona ha una dignità unica e irripetibile – attraverso una esposizione accurata del “capolavoro” che siete voi; la preoccupazione di essere valutati dalla commissione esaminatrice per tutte le vostre poliedriche potenzialità e non solo per l’estemporanea rappresentazione di quel momento; e poi il rovello per una valutazione giusta e vera. È proprio su questi elementi che dovrete mostrare e far riconoscere la vostra maturità: un voto in meno dispiace, ma non definisce né stabilisce il vostro valore; anche un voto in più, ingiustamente assegnato, dovrebbe dare da pensare perché provoca un meccanismo di micro-ingiustizie che genera dinamiche di sperequazione. Anche quest’ultima falla non è irrimediabile: i donanti e i riceventi si potranno riscattare impegnandosi, nello scorrere del tempo, a ristabilire la giustizia e l’equità. Queste due polarità dicono che la vostra storia, quella passata e soprattutto quella ventura, non può essere imprigionata in una pur espressiva valutazione legata a contingenze e a variabili che, in quanto tali, possono sempre mutare. Proprio in quest’ultimo passaggio che può suscitare reazioni ed emozioni a volte amare, si trova la rappresentazione più vera della maturità: la scuola infatti non serve soltanto ad accumulare conoscenze da esibire sul palcoscenico della performatività; il suo compito è più profondo e “fondativo” perché persegue l’obiettivo di aiutare ciascuno a diventare persona libera, capace di pensare, di scegliere e di assumersi le proprie responsabilità. Lo studio, per questo motivo, è molto più di una preparazione qualificante: è una palestra di umanità. In questi anni avete imparato che nulla di importante si ottiene senza sacrificio. Essere maturi e, tuttavia, sulla soglia di un nuovo inizio significa saper riconoscere ed evitare le scorciatoie e i risultati immediati che danno l’illusione che non sia richiesta costanza, pazienza e impegno per raggiungere i traguardi più belli. Non abbiate paura della fatica della conquista e non vi terrorizzino gli insuccessi! Nella complessa valutazione che fa la vita gli errori contano quanto i risultati e sovente questi ultimi non arrivano senza l’insegnamento di quelli. Mi viene da dire che la vera maturità consista nel non sentirsi arrivati, ma nel continuare a crescere imparando a mettere i propri doni al servizio del bene comune con professionalità, competenza e coerenza. Ogni disciplina, con metodi e modi diversi, continuerà ad insegnarvi a osservare il mondo, a porvi interrogativi, a comprendere meglio voi stessi e gli altri e, in definitiva, a cercare la verità. È soltanto l’aurora! Davanti a voi si aprono tante opportunità e molte nuove sfide. Una di queste sta nelle potenzialità “extra-ordinarie” dell’intelligenza artificiale: la sua “funzione strumentale” va integrata e compresa dentro una visione antropologica completa e complessa. L’IA è senza alcun dubbio un aiuto per migliorare qualitativamente alcuni aspetti della vita, ma non potrà mai sostituire la coscienza e non dovrà mai precludere la libertà, la creatività, la capacità di amare e di assumersi liberamente e responsabilmente le proprie decisioni. La persona umana non dovrà rinunciare a esercitare il proprio pensiero critico, immaginando di poter delegare a predeterminati calcoli algoritmici tutto ciò che richiede discernimento, coinvolgimento personale e responsabilità condivisa. Ecco perché agli albori del vostro maggiore impegno intellettivo e professionale essere “maturi” significa andare alla scoperta del senso della verità, della bellezza della giustizia e della generatività dell’amicizia e della fraternità. Vi auguro di affrontare

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“Il bene comune sia la bussola del vostro operato”

Nell’augurare buon lavoro ai sindaci neoeletti o riconfermati alla guida dei Comuni di Gizzeria (Francesco Argento), Martirano Lombardo (Franco Rosario Pucci) e Serrastretta (Mario Cianflone), auspico che le loro amministrazioni abbiano come bussola del loro operato il bene comune. Come ci ricorda Papa Leone XIV nella lettera enciclica “Magnifica Humanitas”, “il Concilio Vaticano II ha affermato che il bene comune consiste nell’ ‘insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente’. Questa definizione ci offre un primo orientamento prezioso, perché il bene comune non si lascia ridurre a un semplice elenco di condizioni o di istituzioni. Non coincide con la somma dei vantaggi dei singoli, né con l’incrocio dei loro interessi particolari; è un bene più grande, che appartiene a tutti, e che solo insieme si può costruire, accrescere e custodire. Possiamo dire che l’agire sociale raggiunge la sua pienezza quando tende a questo bene condiviso, così come l’agire morale della persona trova compimento nella scelta del vero bene”. Impegno nella realizzazione del bene comune che sollecito anche a chi, dall’opposizione, sarà chiamato a vigilare sull’operato di chi governa il territorio diventando pungolo ma anche strumento costruttivo per lo sviluppo e la crescita di queste nostre realtà, mettendo da parte interessi personali e posizioni precostituite. Questo, soprattutto, in considerazione del fatto che, come scrive ancora Papa Leone, “è la ricerca del bene comune che dà vita a un popolo, inteso non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica. In questo senso, ogni persona contribuisce a costruire il proprio popolo con ‘un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia’. Lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso. È evidente che tra le diverse persone ci sono molte differenze ideologiche e pragmatiche, ci sono interessi diversi e frequenti contrasti, ma ciò non vuol dire che sia impossibile un percorso di dialogo per configurare una base di consenso che permetta di costituire un progetto per tutti e di camminare insieme”. + Serafino Parisi, Vescovo The post “Il bene comune sia la bussola del vostro operato” first appeared on Lamezia Nuova.

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