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“Il bene comune sia la bussola del vostro operato”

Nell’augurare buon lavoro ai sindaci neoeletti o riconfermati alla guida dei Comuni di Gizzeria (Francesco Argento), Martirano Lombardo (Franco Rosario Pucci) e Serrastretta (Mario Cianflone), auspico che le loro amministrazioni abbiano come bussola del loro operato il bene comune. Come ci ricorda Papa Leone XIV nella lettera enciclica “Magnifica Humanitas”, “il Concilio Vaticano II ha affermato che il bene comune consiste nell’ ‘insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente’. Questa definizione ci offre un primo orientamento prezioso, perché il bene comune non si lascia ridurre a un semplice elenco di condizioni o di istituzioni. Non coincide con la somma dei vantaggi dei singoli, né con l’incrocio dei loro interessi particolari; è un bene più grande, che appartiene a tutti, e che solo insieme si può costruire, accrescere e custodire. Possiamo dire che l’agire sociale raggiunge la sua pienezza quando tende a questo bene condiviso, così come l’agire morale della persona trova compimento nella scelta del vero bene”. Impegno nella realizzazione del bene comune che sollecito anche a chi, dall’opposizione, sarà chiamato a vigilare sull’operato di chi governa il territorio diventando pungolo ma anche strumento costruttivo per lo sviluppo e la crescita di queste nostre realtà, mettendo da parte interessi personali e posizioni precostituite. Questo, soprattutto, in considerazione del fatto che, come scrive ancora Papa Leone, “è la ricerca del bene comune che dà vita a un popolo, inteso non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica. In questo senso, ogni persona contribuisce a costruire il proprio popolo con ‘un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia’. Lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso. È evidente che tra le diverse persone ci sono molte differenze ideologiche e pragmatiche, ci sono interessi diversi e frequenti contrasti, ma ciò non vuol dire che sia impossibile un percorso di dialogo per configurare una base di consenso che permetta di costituire un progetto per tutti e di camminare insieme”. + Serafino Parisi, Vescovo The post “Il bene comune sia la bussola del vostro operato” first appeared on Lamezia Nuova.

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Concluso XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute della Cei

Il dialogo conclusivo con il direttore nazionale dell’Ufficio di Pastorale della salute della Cei, don Massimo Angelelli, nel corso del quale è stata richiamata “la dimensione pastorale della cura quale espressione concreta di una Chiesa chiamata a essere prossima, accogliente e corresponsabile accanto alle persone che vivono situazioni di fragilità e sofferenza”, giovedì 21 maggio ha concluso a Falerna “Scoperchiarono il tetto” il XXVII Convegno nazionale organizzato, per la prima volta in Calabria, dallo stesso Ufficio della Cei. Un momento di condivisione di esperienze, ma anche di approfondimento di tematiche legate al mondo della Salute, che ha coinvolto esperti ed amministratori regionali e nazionali in quello che è stato un confronto a 360 gradi sul tema del convegno che si è ispirato al brano del Vangelo nel quale si parla del paralitico guarito da Gesù “per riflettere sulle dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili, della cura e sul ruolo che l’attenzione pastorale può suscitare nel mondo della salute”. La Celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, e preceduta da una visita al Museo Diocesano, ha segnato il momento conclusivo del Convegno, affidando al Signore il cammino condiviso nelle giornate dei lavori e “rinnovando l’impegno a tradurre quanto vissuto in azioni concrete di cura, servizio e attenzione verso le comunità”. Monsignor Parisi, nella sua omelia, ha sottolineato che “la condizione con la quale si arriva a bussare al mondo della sanità, è una condizione di debolezza e la debolezza, la fragilItà, per noi, è costitutiva perché parte della nostra creaturalità. E, dentro questa costitutiva fragilità e debolezza, noi crediamo, urliamo, quasi in modo aggiuntivo la necessità di essere confermati nella nostra dignità”. Partendo dal titolo del convegno, il Vescovo di Lamezia Terme ha evidenziato che, “una volta scoperchiato il tetto, e messo il paralitico davanti a Gesù, Gesù non ha chiesto che assicurazione avesse” rimarcando che oggi a “volte, c’è una distorsione dentro la concezione ormai di una sanità che passa per una sanità pubblica, ma che in realtà ragiona con i criteri del profitto del privato”. Di contra, per il cristiano “la beatitudine viene dalla logica del dono. Questo – ha aggiunto – è il grande imperativo che a noi è stato consegnato per lavorare e soccorrere, così, i deboli. Credo che questo sia un modello pastorale, ma anche pratico, concreto, per impostare il lavoro nei confronti di coloro che hanno bisogno delle cure”. Per monsignor Parisi, infatti, la cura non è soltanto “una cura della malattia che fa parte del dinamismo, del lavoro” ma è, soprattutto, “un prendersi cura della persona. Questa distinzione – ha detto al riguardo – , non solo tra malattia e persona, ma tra cura e prendersi cura, dobbiamo farla diventare profezia perché prendersi cura vuol dire dirsi responsabili, dichiararsi responsabili ed impegnarsi nella responsabilità al presente e all’avvenire di quella persona umana: io curo la malattia e mi prendo cura della vita, della storia, che non è soltanto anamnesi, ma è anche prospettiva futura di quella persona che viene”. Nel concludere, il Vescovo, che ha ricordato l’istituzione della “giornata diocesana con le persone con disabilità”, insieme all’esperienza dell’ambulatorio solidale ospitato nella Cittadella della carità che “in tre anni ha superato le seimila visite di persone che hanno avuto il primo accesso ad una cura sanitaria dopo 60 anni di vita” giungendo a Lamezia Terme anche da fuori provincia, ha invitato a “considerare la professione, il lavoro, il servizio dentro il mondo sanitario senza che vengano incentivate le fughe. Noi, qui, in terra di Calabria – ha concluso – lo sappiamo benissimo: pur avendo professionisti eccellenti ed esportato professionalità altrove, qui, anche quando c’è il medico bravo o quello super, a volte abbiamo come una sfiducia per cui andare dal Lazio in su è come un conforto aggiuntivo a cose che magari anche qui dovrebbero e potrebbero esserci. Questa non è denuncia, ma profezia e nasce, purtroppo, dalla descrizione di una condizione che è una condizione strutturale della nostra terra. Ecco perché dico che chi serve ha un privilegio perché si prende cura della carne stessa di Cristo”. https://www.sicurezzainanestesia.it/actor/paolo-pelosi/ Prima della celebrazione della Santa Messa, don Marco Mastroianni, postulatore della fase romana della causa di beatificazione del Servo di Dio, monsignor Vittorio Moietta, ha brevemente delineato la figura del Vescovo che, sepolto per sua espressa volontà in Cattedrale, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della Chiesa Lametina e non.           Saveria Maria Gigliotti The post Concluso XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute della Cei first appeared on Lamezia Nuova.

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Celebrata in Diocesi la XXX Giornata bambini vittime

In un clima di profondo raccoglimento, ma anche di forte determinazione civile, in occasione del XXX anniversario della Giornata Bambini Vittime (Gbv), anche nella Diocesi di Lamezia Terme si sono svolte iniziative per rompere il silenzio, contrastare l’indifferenza e promuovere una cultura della protezione. L’evento, ospitato nel Santuario Diocesano “San Giovanni Paolo II” di Cardolo di Serrastretta, ha rappresentato un momento fondamentale per ribadire un impegno che non conosce sosta: la lotta contro ogni forma di abuso e sfruttamento dei minori. Sotto la guida spirituale di don Francesco Benvenuto, la giornata ha visto la partecipazione attiva di Annalisa Gioello, figura di riferimento nel coordinamento delle attività di sensibilizzazione legale e formativa per l’Associazione Meter. Celebrare il trentennale della Gbv significa ripercorrere la storia di un’instancabile resistenza. Fondata da don Fortunato Di Noto, pioniere della lotta alla pedofilia e alla pedopornografia online, Meter è diventata, negli anni, un faro internazionale per la tutela dei più piccoli. L’associazione opera quotidianamente attraverso il suo Centro ascolto e un sofisticato sistema di monitoraggio del web, segnalando ogni anno migliaia di contenuti pedopornografici. Lo slogan scelto per questa edizione, #maipiùsoli, è il cuore pulsante di questa missione: garantire che nessun bambino debba affrontare l’abisso della violenza nell’isolamento. La mattinata del 10 maggio ha avuto inizio con la solenne celebrazione della Santa Messa. Durante i diversi momenti di riflessione, don Francesco Benvenuto ha toccato le corde più profonde della responsabilità comunitaria, affermando che “la tutela dei minori è una battaglia quotidiana che richiede vigilanza costante per scacciare le ombre del silenzio”. Per proseguire concretamente l’impegno assunto dalla comunità, sempre presso il Santuario e grazie alla fattiva collaborazione tra don Francesco e l’Associazione Meter, si è svolto venerdì 15 maggio un ulteriore momento di preghiera condiviso. L’Associazione Meter ha infatti curato il Santo Rosario meditato, interamente dedicato alla tutela dei bambini vittime. L’evento ha messo in luce l’importanza della collaborazione tra il mondo ecclesiale e quello professionale. Annalisa Gioello, portando la sua esperienza al servizio di Meter e del Servizio diocesano tutela minori di Lamezia Terme, ha evidenziato come la protezione dell’infanzia necessiti di competenze multidisciplinari. Il messaggio uscito dal Santuario San Giovanni Paolo II è chiaro: la comunità ha scelto di non guardare più altrove, schierandosi fermamente dalla parte dei bambini, affinché possano crescere liberi, sicuri e, soprattutto, mai più soli. Maria Lio The post Celebrata in Diocesi la XXX Giornata bambini vittime first appeared on Lamezia Nuova.

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“Scoperchiarono il tetto”, a Falerna il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute

“Per noi parlare di salute e di sanità in Calabria è ovviamente una sfida, ma è anche un segno di attenzione della Chiesa italiana che raccoglie pure la voce forte che si è levata da questi territori di protesta, di richiesta e di conferma”. Ad affermarlo, nel corso della conferenza stampa di presentazione del XXVII Convegno nazionale di Pastorale della salute, “Scoperchiarono il tetto”, che si terrà, per la prima volta in Calabria, a Falerna dal 18 al 21 maggio prossimi, è stato don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di Pastorale della salute della Cei. “Quello che ci aspettiamo – ha aggiunto don Massimo – è di poterci confrontare su alcuni temi con grande serenità, senza mancare, però, l’occasione di dire quali sono sia le note negative, ma anche quelle positive e trasmettere un messaggio di prossimità e di vicinanza”. “Quando una persona affronta un problema di salute – ha evidenziato don Massimo – la cosa peggiore che le possa capitare è di affrontarla in solitudine. Invece, deve sapere che c’è una Chiesa presente, prossima ai sofferenti. Questo vogliamo testimoniarlo anche con una presenza fisica qui, in Calabria”, ricordando, nello stesso tempo, che “quando una persona affronta un problema di salute la cosa peggiore che le possa capitare è di affrontarla in solitudine. Invece, deve sapere che c’è una Chiesa presente, prossima ai sofferenti e questo vogliamo testimoniarlo anche con una presenza fisica qui, in Calabria”. Per don Massimo, inoltre, la presenza al convegno di esponenti nazionali, anche del mondo politico ed istituzionale, rappresenta “un grande segno di attenzione, ma soprattutto raccoglie tutti i linguaggi che sono intorno alla salute, come gli stili di vita, con un focus particolare sui giovani e siamo molto contenti di poter ospitare tre istituti superiori che verranno ad ascoltare una riflessione sugli stili di vita e il rapporto con l’alimentazione perché, ad esempio, sappiamo che i disturbi del comportamento alimentare della nutrizione è una grande emergenza per le giovani generazioni”. Nel portare i saluti del Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, assente per impegni familiari, don Francesco Farina, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale della salute, tra le altre cose, ha evidenziato che, “come ha ricordato don Massimo, non siamo soli. Nessuno di noi deve essere lasciato solo ad affrontare le sfide della salute, non soltanto quelle politiche, ma anche quelle umane perché solo insieme si possono vincere tutte quelle sfide che altrimenti porterebbero le persone sofferenti ad uno stato di abbandono e questo la Chiesa non può permetterselo”. Nella prima giornata del convegno, è prevista anche una sessione tematica organizzata insieme all’Ordine dei giornalisti della Calabria su “Comunicare la sanità: aspetti deontologici e rispetto per chi soffre” con il riconoscimento dei crediti formativi.   Saveria Maria Gigliotti Link per scaricare il programma: www.convegnosalute.it Link delle interviste: https://www.youtube.com/watch?v=6w7ej-X9lPc     The post “Scoperchiarono il tetto”, a Falerna il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute first appeared on Lamezia Nuova.

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“Se ti apri generosamente agli altri, ti accorgerai che la vita è bella e vale la pena straviverla”

“Se esci dalla tomba del tuo egoismo, della chiusura e, invece, ti apri generosamente agli altri ti accorgerai che la vita è bella e vale la pena viverla, anzi vale la pena, come abbiamo detto oggi, straviverla”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, partendo dal racconto da Francesco Santino che ha fatto l’esperienza di essere chiuso all’interno di una “bara” per cinque minuti, ha concluso gli incontri con gli studenti delle quarte classi degli Istituti superiori di Lamezia Terme che, organizzati dagli Uffici diocesani di Pastorale giovanile, Pastorale Vocazionale e Progetto Policoro, da anni impegnati a lavorare insieme, ha registrato la presenza di oltre trecento tra ragazzi e ragazze.   Gli incontri, animati dall’esibizione della cantante e musicista Giò Filice e dai monologhi del giovane attore Antonio Vono, come spiega don Luca Gigliotti, direttore della pastorale giovanile, “è un momento prezioso su cui investiamo tanto perché, tra tutte le cose che facciamo durante l’anno, è una di quelle iniziative alle quali diamo importanza per la bella opportunità di incontrare i ragazzi delle scuole. Quest’anno abbiamo messo al centro l’espressione ‘ma vai a stravivere’ che non è tanto un invito a fare qualche cosa, ma è la memoria di poter fare qualcosa di grande con la propria vita. Questa è una prospettiva che stiamo portando avanti da tempo con le scuole ed è sempre una provocazione che proviamo a lanciare ai ragazzi affinchè non rinuncino alla portata dei loro sogni, dei loro desideri e che non vengano risucchiati dalle aspettative che, magari, sentono addosso da parte della società e di persone che, anche bonariamente, sono accanto e si attendono qualcosa di particolare. Non tanto trovare qualcosa da fare, ma qualcuno da poter diventare”. Parole, quelle di don Luca, cui fanno da eco quelle che il Vescovo, ha rivolto ai ragazzi ricordando loro che, a volte, la tomba delle nostre vite può essere quella “di un condizionamento che deve essere infranta con la generosità, con un’altra prospettiva, con un altro continente da visitare e così cominciare ad apprezzare una vita che vale la pena essere vissuta. A volte – ha aggiunto – la bara sono i nostri pregiudizi nei confronti degli altri, i ragionamenti che, ormai, sono fatti in serie senza alcuna distinzione e creatività e ci bloccano e non ci permettono di vivere pienamente, come vogliamo”. “Alla fine – ha affermato ancora monsignor Parisi – siamo schiavi di come l’altro mi vuole, di come la moda mi vuole, di come la costruzione di un’immagine, che deve essere per tutti uguale, mi vuole”. Da qui l’auspicio che, “rotte tutte le zavorre che ci tengono troppo per terra possiate davvero prendere questo dono di una vita possibile. E l’aspetto più bello della vita è aprirsi e amare e, alla fine, amare è l’augurio più bello che riesco a farvi, che la vostra vita possa essere sempre gioiosa. Ma, per essere gioiosa, bisogna uscire da noi stessi ed incominciare ad incontrare gli altri, tessere relazioni, non finte come sui social, ma vere, reali, calde, relazioni che possano essere di fraternità, di fiducia, di amicizia. Anche se la tua forma fisica non è secondo i canoni di oggi, di questo modo di vedere l’uomo o la donna, e non è il massimo, tu sei bello se fai della tua vita un dono perché la vita vale la pena viverla per gli altri, in pienezza, relazionandosi ed avendo la possibilità di esprimere le proprie potenzialità”. Un invito a “non perdere le occasioni” perché “la vita è bella e va vissuta pienamente mettendosi sempre alla prova”, è giunto ai ragazzi anche da Nunzia Coppedè della Comunità Progetto Sud e presidente della Fish (federazione italiana superamento handicap) che ha raccontato la sua vita da “persona con disabilità. Ci sono nata – ha detto – e per me è stato normale. Fino ai 10 anni ho fatto le scuole elementari con i bambini normali. La mia vita dopo ha seguito un’altra via: ho vissuto in un istituto perchè avevo bisogno di essere accudita. Volevo continuare a studiare, ma non è stato possibile. Altri hanno pensato quello che potesse fare bene a me. Mi piaceva dipingere. Sono stata a Capodarco dove ho imparato a lavorare la ceramica. Poi sono venuta a Lamezia Terme e qui ho fatto l’esperienza della comunità ‘Progetto Sud’ della quale sono tra i fondatori. Ho recuperato gli studi. Ho iniziato anche ad aiutare gli altri. Questa è un’avventura che porto avanti da 50 anni e per me ha avuto un valore importante: aiuto persone a dare senso alla loro vita. Non sono speciale, sono una persona come tutti gli altri, ho solo riscoperto quali sono le mie capacità”. Alla domanda “cosa è per te stravivere?”, Nunzia non ha esitato a dire: “credo di esserci dentro”. Francesco Santino, che porta avanti da qualche anno il progetto “lati umani”, nel parlare della sua esperienza di vita che lo ha portato a visitare luoghi e realtà con svariate tradizioni ha detto ai ragazzi presenti che si può passare dall’ “essere discriminati all’essere rispettati”, che “spesso permettiamo alla società di dirci chi siamo e cosa dobbiamo fare” e che “la dignità non può togliertela nessuno se la porti sulla tua pelle”. Nel corso della sua testimonianza, ha anche raccontato della esperienza con un sacerdote eremita alle porte di Milano che vive in una “solitudine abitata…da Dio” evidenziando che “c’è una differenza tra solitudine ed isolamento” e che “la vita è fatta di storie vere, non di apparenza e performance”. Da qui la sollecitazione ai ragazzi presenti ad “andare a cercare il vostro lato umano” ed a “staccarsi anche solo per un attimo dai pregiudizi degli altri e chiedersi ‘chi sono io davvero’?” consci del fatto che “stravivere è avere il coraggio di scegliere, anche quando c’è paura”.   Saveria Maria Gigliotti The post “Se ti apri generosamente agli altri, ti accorgerai che la vita è bella e vale la pena straviverla” first appeared on Lamezia Nuova.

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I Vescovi calabresi hanno incontrato il presidente del Consiglio regionale

Un dialogo istituzionale franco e orientato al bene comune ha caratterizzato la mattinata di lavori della Conferenza episcopale calabra, riunita oggi in sessione invernale presso il Seminario arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria. I Vescovi delle diocesi calabresi hanno accolto il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, per un confronto focalizzato sulle urgenze sociali che attraversano il territorio, consegnando formalmente un documento di riflessione intitolato “Per un’agenda regionale dei diritti di cittadinanza”. Il testo, che non intende presentare “rivendicazioni di parte” ma farsi carico della “domanda di chi non ha voce”, nasce direttamente dalla visione pastorale dei presuli e dall’”ascolto quotidiano delle comunità”. Nel documento consegnato al presidente Cirillo, i Vescovi evidenziano come la politica debba misurarsi con “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” delle persone, ponendo l’accento su quattro priorità indifferibili per ridurre le disuguaglianze territoriali. La prima istanza riguarda la sanità, rispetto alla quale si richiede un cambio di passo che vada “dai contenitori ai servizi”. La preoccupazione della Chiesa calabrese si concentra sulla necessità di rendere la sanità territoriale una “rete viva”, capace di integrare l’aspetto sociale e quello sanitario, abbattendo le liste d’attesa e garantendo percorsi di presa in carico reali per le fragilità e le cronicità. Il secondo punto tocca le politiche sociali e la famiglia, con un richiamo specifico all’attuazione della legge regionale del 2004, spesso rimasta inapplicata. Viene sollevata l’urgenza di potenziare i “servizi di prossimità” e i consultori, affinché il sostegno alla genitorialità e il contrasto alla povertà educativa non siano lasciati al caso ma divengano strutturali. Grande attenzione è stata dedicata anche alla condizione giovanile, definita dai Vescovi come il tratto forse più doloroso a causa della “perdita di futuro”. L’obiettivo condiviso nel documento è rendere la Calabria “una terra che non costringe a partire”, dove la migrazione sia una scelta libera e non l’unica via per vedere riconosciuta la propria dignità professionale e umana. Infine, il documento pone l’accento sulla mobilità, intesa non come mera questione tecnica ma come vera e propria «infrastruttura di cittadinanza». Connettere le aree interne con i centri e la costa è ritenuto essenziale per rendere esigibili i diritti fondamentali, inclusi quelli allo studio e alla cura, contrastando così l’isolamento e lo spopolamento. Nel consegnare queste riflessioni al presidente Cirillo, i Vescovi hanno chiarito di non attendersi “un elenco di promesse, ma un metodo di lavoro” fondato su obiettivi chiari e verifiche periodiche. L’auspicio della Conferenza episcopale è che l’incontro odierno segni l’avvio di un percorso stabile di collaborazione istituzionale, capace di tradurre queste priorità in risposte concrete per il popolo calabrese. Dal canto suo, il presidente del Consiglio regionale Salvatore Cirillo ha voluto anzitutto esprimere un sentito ringraziamento ai Vescovi calabresi per il momento di confronto e per il contributo di riflessione offerto, sottolineando come il dialogo tra istituzioni civili e realtà ecclesiale, “nel rispetto dei ruoli”, rappresenti una ricchezza per l’intera regione e un valore aggiunto nella costruzione del bene comune. Il presidente ha evidenziato come i temi indicati nel documento — a partire da giovani, sanità e trasporti — siano centrali anche nell’impegno del Consiglio regionale, ribadendo che “l’ascolto dei territori è fondamentale per costruire risposte serie e condivise per la Calabria”. Ha inoltre manifestato “attenzione” e “condivisione” rispetto alle priorità evidenziate, riconoscendo alla Chiesa calabrese un ruolo significativo di prossimità e di ascolto, quale punto di riferimento e «catalizzatore» delle istanze che provengono dalle comunità e dal territorio. Cirillo si è detto favorevole a mantenere un dialogo “costante”, da rinnovare anche in altre occasioni, assicurando che le istanze emerse saranno condivise con l’Assemblea legislativa regionale. The post I Vescovi calabresi hanno incontrato il presidente del Consiglio regionale first appeared on Lamezia Nuova.

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“Non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere con il pregiudizio modernista o anticristiano”

  “C’è un legame da considerare tra visione su Dio, Chiesa, mediazione, comunità dei credenti e comunità civile, per stabilire quell’humus culturale, quella ambientazione storico-religiosa all’interno della quale si colloca tutta la produzione dell’arte e dunque anche la sua interpretazione”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, concludendo il convegno su “L’iconografia dell’Annunciazione nella Diocesi di Lamezia Terme”, organizzato dal Museo Diocesano. Il Vescovo, nel sottolineare che il “forte legame che c’era tra le comunità ecclesiali, le comunità cristiane e le comunità degli uomini era stabilito su precisi modelli culturali”, ha evidenziato che “spesso si fa una lettura anacronistica della storia dell’arte, delle opere prodotte all’interno del tempo perché – ha aggiunto – non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere, anche le opere d’arte, con il pregiudizio modernista o anticristiano, oppure attraverso una critica eccessiva ad una cristianità che già da qualche decennio si sta sfilacciando dentro il nostro contesto culturale contemporaneo: è quasi certo che non se ne ricavi nulla sul piano interpretativo e contenutistico, ma anche sul vincolo dinamico che esiste tra il contesto culturale di un’epoca e la sua variegata produzione culturale”. “Attraverso le opere d’arte – ha proseguito monsignor Parisi – è possibile ricostruire non soltanto il pensiero, il messaggio catechetico e teologico che c’era all’interno delle opere, ma anche il sostrato culturale nel quale venivano prodotte e del quale, paradossalmente, ne divenivano, al tempo stesso, contenuto e modalità comunicativa, di mediazione. Per avere una lettura adeguata di questi testi – siano essi scritti, statue lignee o dipinti – bisogna necessariamente ricostruire quella condizione culturale originaria altrimenti non viene fuori la particolarità, non solo teologica o catechetica, ma anche culturale della quale quell’opera è testimonianza e prodotto che, poi, quella opera continuerà a perpetuare e a ridire nel tempo”. “Ecco – ha concluso il Vescovo – questo legame è necessario stabilirlo, altrimenti difficilmente si possono leggere le opere con una con una pretesa interpretativa asettica che poi, di fatto, rischia di diventare astorica, dunque insignificante sia sul piano religioso che anche sul piano propriamente culturale. Ripercorrere la mostra significa prendere atto, fra l’altro, dell’innegabile promozione culturale operata dalla Chiesa nel passato, alla quale non può e non intende rinunciare oggi”. Ad apertura dei lavori, il direttore del Museo Diocesano, Paolo Francesco Emanuele, ha evidenziato che “non si può non tener conto che il nostro patrimonio culturale costituisce tra l’altro un valido strumento anche in ottica di funzione pastorale”, ricordando che “sul piano della valorizzazione e tutela di fondamentale importanza è stato il contributo della firma dell’8×1000 alla chiesa cattolica. Mediante questi fondi attivi fin dal 1998 circa si sono stati avviati progetti finalizzati alla promozione di musei archivi e biblioteche in quasi tutte le Diocesi d’Italia oltre che a restauri di beni custoditi negli stessi istituti culturali. Mi riferisco ovviamente alla sola linea di finanziamento attivata per i beni culturali ma esistono altre linee di finanziamento dedicate all’edilizia di culto così come il restauro di organi a canne, volontari associati e molti altri ambiti che insieme offrono seppur in modo limitato e non esaustivo un validissimo aiuto al sostentamento e alla promozione di questi istituti culturali”. “La storia che queste opere raccontano – ha aggiunto il direttore del Museo – altro non è che la nostra storia. Una storia fatta non solo di quadri e statua ma anche di libri e documenti che troppo spesso fanno fatica a comunicare tra loro. Questo patrimonio che abbiamo ricevuto non per merito ma che la storia ci consegna rappresenta un dono che abbiamo il dovere di conservare, tutelare, promuovere ma anche comunicare con linguaggi moderni, comprensibili a tutti così da renderlo utile e raggiungibile da tutta la comunità. L’identità di una comunità è rappresentata infatti dai valori che condivide e da come questi valori vengono rappresentati nel corso dei secoli. Le attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali si riflettono sulla conservazione della memoria storica di una comunità. Custodire le testimonianze del passato di una comunità vuol dire essere in grado oggi di rispondere a domande sul nostro passato al fine di capire meglio il presente così da poter costruire un futuro migliore”. “Il racconto della nostra storia – ha concluso Emanuele – certamente non può prescindere dal patrimonio custodito negli istituti culturali presenti in diocesi come appunto il museo l’archivio e la biblioteca, ma è imperativo non tralasciare l’enorme patrimonio della nostra terra costituito da tutti i beni immateriali che sfortunatamente vengono spesso catalogati come usanze di un tempo o semplici rappresentazioni popolari. L’insieme di tutta questa ricchezza costituisce un patrimonio inestimabile verso il quale dobbiamo sentire un forte senso di responsabilità nel custodirlo studiarlo e valorizzarlo. Non si può non tener conto che il nostro patrimonio culturale costituisce tra l’altro un valido strumento anche in ottica di funzione pastorale”. Lo storico dell’arte, Mario Panarello, docente all’Accademia di Belle Arti di Lecce, ha ripercorso attraverso le opere più significative dislocate su tutto il territorio calabrese, l’iconografia della figura dell’Annunciazione. Il tema affrontato da Panarello ha chiaramente messo in luce la rilevante produzione artistica che la Calabria è stata capace di produrre dal XVII. Particolare attenzione è stata rivolta al gruppo scultoreo dell’Annunciazione del XVII secolo custodita nel museo diocesano di Lamezia Terme che, ad oggi, rappresenta una delle più antiche e pregiate testimonianze artistiche riferite all’iconografia dell’Annunciazione. Nel corso del suo intervento, Panarello ha poi proseguito con una serie di confronti stilistici tra alcune opere di fuori regione mettendo in evidenza quanto il tema dell’Annunciazione sia stato trattato nel corso dei secoli anche in luoghi di straordinaria bellezza. Non meno interessante il confronto tra incisione e stampe presenti su messali che spesso venivano utilizzati proprio come modelli per la produzione pittorica. Al termine del convegno è seguita una visita guidata all’interno del Museo Diocesano.   Saveria Maria Gigliotti The post “Non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere con il pregiudizio modernista o anticristiano” first appeared on Lamezia Nuova.

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Non considerare Musei, Archivi e Biblioteche Diocesani meri soggetti privati

  Consentire l’accesso ai finanziamenti e bandi pubblici anche alle realtà delle chiese diocesane, quali Musei, Archivi e Biblioteche, senza considerarle meri soggetti privati. Questa, in sintesi, la proposta che monsignor Serafino Parisi, Vescovo di Lamezia Terme e delegato alla Cultura, Comunicazioni Sociali ed ai Beni culturali della Conferenza episcopale calabra (Cec), ha lanciato al termine del convegno sui Musei diocesani ospitato nei giorni scorsi dall’Arcidiocesi di Rossano Cariati. In particolare, monsignor Parisi ha ricordato che i cosiddetti beni ecclesiastici sono un bene pubblico, ma custodito da soggetti privati e, considerato che l’87% dei beni culturali calabresi è della Chiesa, sarebbe fondamentale trasformare la percezione di soggetto privato della Chiesa diocesana: “Chiedo – ha detto al riguardo monsignor Parisi – che questa proposta possa essere rilanciata anche a livello regionale perché da questo incontro e da questo accordo di valorizzazione condiviso, ci possa essere anche una determinazione per un passo verso la crescita comune”. L’appuntamento di Rossano-Cariati, infatti, ha inteso promuovere esperienze concrete di rete, collaborazione e valorizzazione condivisa tra i musei diocesani e le altre istituzioni culturali. Ad aprire i lavori, i saluti l’Arcivescovo di Rossano Cariati, monsignor Maurizio Aloise, che ha sottolineato come la costruzione di una rete tra i musei diocesani, stabile, strutturata e capace di progettare in modo sinergico, “può rappresentare un motore di sviluppo culturale, sociale, globale. La realizzazione della rete – ha aggiunto – significa immaginare itinerari integrati e attività educative comuni, strategie comunicative coordinate, programmi di ricerca e di catalogazione condivisi. Ritengo che idee, sinergie e percorsi comuni siano in grado di arricchire non solo le nostre comunità, ma l’intero territorio calabrese”.   L’iniziativa, coordinata da Paolo Martino, direttore dell’Ufficio regionale beni culturali ecclesiastici della Cec e Cecilia Perri, storica dell’arte della Soprintendenza Abap di Cosenza e incaricata regionale settore Musei ufficio regionale beni culturali ecclesiastici della Cec, è stata patrocinata da: Amei (Associazione musei ecclesiastici italiani); direzione regionale Musei nazionali Calabria; Comune di Corigliano-Rossano; Rotary Distretto 2102 Rotary International. Hanno portato il loro saluto l’assessore del Comune di Corigliano Rossano, Francesco Madeo, e Dino De Marco, governatore distretto 2102 Rotary International, mentre in collegamento da remoto sono intervenuti: Giuseppe Maiorana, presidente della Rete museale e naturale Belicina, una realtà siciliana capace di mettere in rete 16 comuni e numerose strutture museali; Jacopo Magrini di Artsupp, il più grande portale dedicato alle istituzioni museali nato per riunire tutte le novità del mondo dell’arte e dei musei su un’unica piattaforma. Al termine dell’incontro, inoltre, è stato siglato un accordo tra i Direttori e responsabili dei Musei Diocesani di Calabria e i Direttori degli Uffici Beni Culturali delle Diocesi ed è stato redatto a cura del gruppo operativo di lavoro (Maria Teresa Casella, Elisa Cagnazzo, Paolo Francesco Emanuele, Lucia Lojacono, Cecilia Perri, Antonella Salatino). In particolare, l’accordo prevede azioni condivise per promuovere i Musei e le straordinarie bellezze storico artistiche che custodiscono e rappresenta un mirabile esempio di azione di promozione condivisa che va controcorrente e rivoluziona il dato di come in un paese come l’Italia con 42mila musei si compete molto, ma si collabora poco. L’auspicio è che la rete di valorizzazione dei Musei e gli accessi ai bandi regionali per archivi e biblioteche possano continuare a contribuire alla complessiva crescita culturale della Calabria di cui la Chiesa, negli anni, è stata protagonista. Saveria Maria Gigliotti The post Non considerare Musei, Archivi e Biblioteche Diocesani meri soggetti privati first appeared on Lamezia Nuova.

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A monsignor Parisi il Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore

  Ci sarà anche il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, tra le personalità che, il 29 novembre prossimo alle ore 17.30 a San Giovanni in Fiore (Cosenza), nella cornice dell’Abazia florense, riceveranno un riconoscimento nell’ambito della IV edizione del Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore. Monsignor Parisi, che anche nel suo episcopato ha puntato e sta puntando molto sulla formazione con la istituzione, tra l’altro, della Scuola Biblica Diocesana (giunta al suo secondo ciclo triennale) e della Scuola Diocesana per i ministeri, sarà premiato “per la profondità della ricerca teologica e la brillantezza del magistero”. Del resto, nella nostra chiesa diocesana abbiamo avuto modo “sul campo” di cogliere il suo interessamento attento e qualificato, per molteplici interessi sul piano culturale e sociale, oltre che pastorale ed ecclesiale. Ha sempre coniugato, infatti, la ricerca e l’insegnamento con l’impegno pastorale come parroco e incaricato di diversi ministeri a livello diocesano e regionale. In diverse manifestazioni pubbliche, di tipo sociale, culturale o pastorale, non ha mancato di dare il suo apporto analitico, appassionato, competente e propositivo. Ex alunno del Pontificio Seminario Teologico Regionale “San Pio X” in Catanzaro per il biennio filosofico e, successivamente, del Pontifico Seminario Romano Maggiore per il triennio teologico alla Pontificia Università Gregoriana, il Vescovo di Lamezia Terme, esperto in cultura e lingue classiche e semitiche, ha tenuto corsi di esercizi spirituali e di aggiornamento ai vescovi, al clero, a comunità religiose, ad associazioni e movimenti laicali e culturali. Giornalista pubblicista, monsignor Parisi ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche a carattere biblico e teologico, voci di dizionario e articoli specialistici per diverse Riviste e testate giornalistiche e, tra le altre cose, è stato, fino ad ottobre 2025, direttore di “Vivarium. Rivista di Scienze Teologiche”, che è forum dei docenti dell’Istituto Teologico Calabro; è stato responsabile della Scuola Biblica Diocesana «Bêt Jôsēph» in Crotone, posta sotto il patrocinio scientifico dell’Associazione Biblica Italiana; direttore di “Quaderni Siberenensi. Rivista di cultura, storia e tradizioni”; dal 1993, socio dell’Associazione Italiana Cultura Classica (A.I.C.C.); dal 1994, socio dell’Associazione Biblica Italiana (A.B.I.) sezione professori; collaboratore per gli Scritti Sapienziali del Prof. G. Ravasi della “Bibbia per la famiglia”, Edizioni San Paolo. “L’edizione 2025 del Premio – affermano gli organizzatori – si distingue per l’ampiezza delle figure coinvolte e per la qualità dei percorsi umani, culturali e professionali che la giuria ha scelto di valorizzare, individuando personalità che, nei rispettivi ambiti, hanno manifestato un’idea elevata di impegno, conoscenza e comunità”. Insieme a monsignor Parisi, riceveranno il riconoscimento: l’accademico Franco Ernesto Rubino, la professoressa Franca Melfi, la dottoressa Alba Di Leone, il ricercatore Francesco Sesso, il dottor Giampiero Avruscio, l’imprenditore Giuseppe Fabiano, il designer internazionale Giuseppe Fata, il tennista Vittorio Magnelli, l’atleta paralimpica Nicole Orlando, Ofer Arbib, il giornalista Francesco Verderami, don Gianni Fusco, il maestro Giovambattista Spadafora (alla memoria). Tra i premiandi le attrici Isabel Russinova e Manuela Arcuri, che sarà madrina della serata. Saveria Maria Gigliotti The post A monsignor Parisi il Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore first appeared on Lamezia Nuova.

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“Dietro tutti questi atti criminali c’è l’immagine deteriorata dell’uomo”

“Ciò che dà la speranza – grazie anche al lavoro di tutte le Forze dell’ordine, della magistratura ma anche delle associazioni – è quell’aria che si respira, che è quella di una reazione e quando il corpo reagisce vuol dire che c’è una vitalità che non vuole perdere”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere il suo intervento al Consiglio comunale aperto sulla legalità, tenutosi oggi a Lamezia Terme, dopo le intimidazioni che si sono registrate in città a danno di alcuni commercianti “Questa – ha aggiunto monsignor Parisi, che ha anche detto di aver voluto essere presente “per ascoltare e, per quello che possiamo fare, per dare un contributo di crescita” – è una grande speranza per il futuro e su questa reazione dobbiamo lavorare perché il nostro operato sia consapevole, responsabile, emblematico, esemplare. Su questo dobbiamo investire noi stessi ed anche gli altri”. Il Vescovo, ha poi evidenziato che “la Chiesa c’è e c’è in riferimento, non solo per l’occasione data dagli episodi che ci sono stati in quest’ultimo periodo che generano preoccupazione, ma c’è anche perchè intende inserirsi, dalla sua parte, in un discorso generale sulla giustizia, sulla legalità e sul modo di essere cittadini all’interno della storia. Questo noi lo diciamo da credenti, a partire dalla forza che il Vangelo dà alle nostre scelte. Ecco perché – ha proseguito monsignor Parisi – come Chiesa lametina, tra l’altro continuando una tradizione, perché io sono un segmento di una linea che mi precede e ci sarà certamente dopo di me, ci stiamo adoperando per dare un’immagine diversa del modo di stare in relazione tra noi e con gli altri. Le scelte possono essere tante, però credo che sia importante un lavoro di formazione delle coscienze, cioè far giungere la gente alla consapevolezza di come ci si relaziona con gli altri, degli obiettivi che uno legittimamente intende raggiungere e di come questi obiettivi devono essere messi insieme alla collettività tutta. Le nostre scelte non possono che essere per il bene comune. Ed ecco perché dentro questo processo di formazione delle coscienze noi stiamo cercando di dare contenuto lavorando con tutte le fasce di età: con quelle dei più piccoli, partendo da una catechesi e da una formazione dell’uomo all’ascolto, al perdono e, dunque, alla costruzione di una comunità coesa e solidale. Ed anche con gli adolescenti, i giovani e le persone mature. Proprio ieri sera, nell’ambito di una serie di incontri formativi che stiamo facendo già dall’anno scorso con i giovani, abbiamo parlato di ‘parole per la vita’, che sono parole impegnative come, ad esempio, la libertà, la responsabilità, il perdono, la costruzione di una società giusta e partecipativa. Stiamo lavorando su questo ed i riscontri sono positivi e danno speranza a questa nostra città, a questa nostra terra”. Il Vescovo ha poi rimarcato l’importanza della presenza sul territorio delle parrocchie che “sono realtà vicine, comunità di uomini, di cittadini credenti che non cessano di essere cittadini e non cessano di essere credenti, anzi fanno della forza del Vangelo, nonostante tutte le nostre fragilità che condividiamo tra di noi, l’occasione per fare scelte significative nella vita. Anche a livello parrocchiale e diocesano, per esempio, la formazione affronta il tema della liberazione e della presenza dei credenti nella storia. Ed il processo di liberazione è un processo di affrancamento da tutte le forme di schiavitù, da quelle che ci hanno portato, per esempio, anche in riferimento alla politica, a chiedere i nostri diritti come se fossero favori e dall’altra parte c’è il compiacimento di far passare come favori quelli che sono dei diritti”. Per monsignor Parisi, bisogna “spezzare questa forma clientelare e di subalternità, di schiavismo, perché genera il linguaggio perverso della prepotenza che fa immaginare ad alcuni di poter ottenere le cose prevaricando, imponendo la loro logica criminale. Questo va spezzato. Tutte queste forme di schiavitù che riguardano l’individuo che deve evolversi a diventare persona, ma anche la collettività, hanno bisogno di liberazione. Riflettere su questo, significa contribuire a creare quella coscienza pubblica, aperta all’altro, generosa che, anziché prevaricare e pretendere a tutti i costi, riesce anche e soprattutto ad incominciare a dare il contributo positivo alla collettività. In continuità con questo tema della liberazione e della presenza dei credenti nella storia, che costituisce la linea guida di tutte le comunità parrocchiali, abbiamo detto quest’anno di riflettere sull’umano, sull’uomo perché dietro tutti questi atti criminali, come tutte le altre manifestazioni di delitti contro la persona di cui noi sentiamo ogni giorno, c’è l’immagine deteriorata dell’uomo. A quale immagine dell’uomo ci stiamo formando? Qual è la visione dell’uomo per costruire il bene comune e non il particolare del singolo? Su questo tema ci stiamo interrogando perché in questo momento siamo responsabili, certamente del nostro presente, ma anche del nostro futuro. Da credenti, è questo il nostro più grande investimento che avrà ricadute sul piano sociale, politico e culturale”. The post “Dietro tutti questi atti criminali c’è l’immagine deteriorata dell’uomo” first appeared on Lamezia Nuova.

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