Chiesa

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Attualità, Chiesa, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Vescovi calabresi; mons. Maniago presidente, mons. Parisi vice presidente, mons. Alberti segretario

Questa mattina, mercoledì 28 ottobre, i vescovi della Calabria si sono riuniti nella sede della Conferenza presso il Seminario San Pio X di Catanzaro per il rinnovo della Presidenza. I presuli hanno eletto presidente monsignor Claudio Maniago, arcivescovo metropolita di Catanzaro – Squillace, finora vicepresidente della Conferenza episcopale calabra; succede a monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, presidente dal 4 ottobre 2021. Nella stessa seduta i vescovi hanno eletto vicepresidente monsignor Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme e moderatore dell’Istituto teologico calabro “San Francesco di Paola”. Infine, hanno eletto segretario monsignor Giuseppe Alberti, vescovo di Oppido – Palmi, mentre don Pietro Sergi, della Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova, è stato confermato come sottosegretario. Subito dopo l’elezione, monsignor Maniago ha ringraziato i confratelli vescovi per la fiducia che gli hanno accordato e per la stima. Ha poi espresso gratitudine a monsignor Morrone per il lavoro svolto in questi cinque anni, in particolare per il clima sinodale, di comunione e di collaborazione fraterna che ha creato all’interno della Conferenza: la nuova presidenza, ha assicurato monsignor Maniago, si porrà in continuità con il lavoro svolto dall’arcivescovo Morrone. Quest’ultimo è stato chiamato a presiedere la Commissione per la Dottrina della Fede, l’Annuncio e la Catechesi e la Commissione per la liturgia. Monsignor Maniago, nato l’8 febbraio 1959, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 19 aprile 1984. Alunno dell’Almo Collegio Capranica, ha conseguito la licenza in Liturgia al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo. Nell’arcidiocesi di Firenze è stato rettore del Seminario minore, cerimoniere dell’arcivescovo, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano e vicario generale; ha insegnato inoltre Liturgia alla Facoltà teologica dell’Italia centrale. Nel 2003 è stato eletto vescovo ausiliare di Firenze e nel 2014 vescovo di Castellaneta. Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace il 29 novembre 2021 e l’ingresso in diocesi è avvenuto il 9 gennaio 2022. Fra settembre 2024 e marzo 2025 è stato anche amministratore apostolico di Crotone-Santa Severina. La liturgia è l’ambito al quale ha dedicato gran parte del suo servizio alla Chiesa italiana. Dal 2015 al 2021 ha presieduto la Commissione episcopale per la liturgia della Cei e il Centro di azione liturgica, e nel 2016 è stato nominato membro della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il 26 maggio scorso l’Assemblea generale della Cei lo ha eletto di nuovo presidente della Commissione per la liturgia. L’elezione arriva poche settimane dopo la sessione autunnale del 10 e 11 settembre, nella quale la Conferenza ha approvato la revisione del proprio Regolamento, rimasto fino ad allora alla stesura del 1982. Il giorno dell’ingresso a Catanzaro, monsignor Maniago aveva affidato alla nuova comunità una consegna: «Cammineremo insieme con umiltà». Quelle parole, pronunciate per la diocesi del capoluogo, accompagneranno ora un servizio che riguarderà tutte le Chiese della Calabria. The post Vescovi calabresi; mons. Maniago presidente, mons. Parisi vice presidente, mons. Alberti segretario first appeared on Lamezia Nuova.

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Mons. Peña Parra: “Necessaria una vera e propria conversione pastorale e spirituale”

Un momento di intensa spiritualità e riflessione sulla Chiesa oggi, quello vissuto domenica dalla Diocesi di Lamezia Terme in occasione dell’incontro per l’apertura dell’anno pastorale alla presenza di monsignor Edgar Peña Parra, Nunzio apostolico in Italia. “Parlare della ‘Chiesa nelle sfide della contemporaneità’ – ha detto il Nunzio positivamente colpito “della presenza gremita di questa sera” – significa mettersi in ascolto dello Spirito per compiere un atto fondamentale della fede cristiana: discernere i ‘segni dei tempi’. Viviamo nella società più connessa della storia dell’umanità, eppure tra le più sole. C’è una fame immensa di comunità autentica, di relazioni stabili, di luoghi in cui potersi mostrare fragili senza essere giudicati o scartati.La tecnologia e le reti non sono più soltanto strumenti che utilizziamo, ma un ambiente virtuale-umano che abitiamo. Come sottolinea Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale e delle nuove tecnologie rappresenta una sfida squisitamente antropologica, che tocca il cuore stesso di ciò che significa essere umani. La vera realizzazione dell’uomo — ci ricorda il Santo Padre — non nasce dall’illusione di rimuovere ogni fragilità attraverso il potenziamento tecnologico, ma dalla capacità di vivere relazioni autentiche, di custodire il limite e di prendersi cura degli ultimi. La nostra epoca è segnata da un profondo senso di precarietà. Le crisi ecologiche, il riaffacciarsi drammatico delle guerre sul panorama globale, l’instabilità economica e sociale, alimentano tra le persone — e in particolare tra i giovani — un’ansia per il futuro che spesso si traduce in rassegnazione o ricerca di compensazioni immediate. Sotto questa cappa di incertezza, tuttavia, riaffiora una forte ricerca spirituale. L’uomo contemporaneo non cerca definizioni astratte su Dio; cerca maestri di vita, testimoni capaci di mostrare che la vita ha un significato, che il male non ha l’ultima parola e che è possibile sperare anche contro ogni speranza”. “La situazione – ha aggiunto monsignor Edgar Peña Parra – ci chiede una vera e propria conversione pastorale e spirituale. La Chiesa del nostro tempo deve imparare ad abitare i ‘luoghi neutri’ della vita quotidiana: le scuole, i luoghi della sofferenza, della cultura, dell’impegno sociale e politico, persino il digitale. Dobbiamo riscoprire l’arte dell’ascolto benevolo, capace di accogliere l’altro così com’è, senza pretendere di categorizzarlo o giudicarlo prima ancora di averne ascoltato la storia. La formazione, è stata la priorità della proposta pastorale del vostro Vescovo, che ha inteso prendere a cuore il sapere e il saper fare dei credenti lametini, per aiutarli a divenire sempre più adulti nella fede, laici competenti, coerenti e corresponsabili. La Scuola Biblica e la Scuola per i Ministeri sono espressione di un discernimento comunitario, di una condivisione piena. Il cammino sinodale che abbiamo vissuto come Chiesa universale e locale non è una moda passeggera, ma la forma stessa della Chiesa per il terzo millennio. Camminare insieme richiede il superamento definitivo di ogni forma di clericalismo” che “è una perversione che fa male sia ai presbiteri sia ai laici. La buona prassi, alla quale so che il vostro Vescovo tiene molto, di incontrare i Consigli per gli affari economici e i Consigli pastorali delle parrocchie con una certa periodicità, mi sembra attesti lo sforzo di far diventare sempre più vitali questi importanti organismi, permettendo l’ascolto diretto del territorio e l’emersione di un dialogo efficace tra centro e periferia. Anche l’abitudine in atto in Diocesi, di riunire i direttori degli uffici pastorali, il consiglio pastorale diocesano, le associazioni laicali, per valutare le attività svolte e programmare insieme il nuovo anno testimonia un passo avanti concreto verso la corresponsabilità nelle scelte comunitarie. In questo contesto, la valorizzazione del ruolo delle donne nella vita ecclesiale, nell’insegnamento, nella governance e nella pastorale non è una concessione sociologica, ma un atto di fedeltà al Vangelo e alla prassi di Gesù. È tempo di riscoprire l’essenziale. La parrocchia deve tornare a essere, come diceva San Giovanni XXIII, ‘la fontana del villaggio’ a cui tutti possono abbeverarsi. Una comunità che non si misura sulla quantità delle cose che organizza, ma sulla qualità dei legami e delle alleanze che sa testimoniare”. Nell’introdurre l’incontro, il vicario episcopale per la Pastorale, don Leonardo Diaco, rivolgendosi al Nunzio, ha sottolineato che “oggi, accogliendo Lei, rappresentante del Santo Padre, ci sentiamo misteriosamente e calorosamente abbracciati da quell’altra porzione di mondo, in un mirabile scambio di doni che arricchisce la nostra cattolicità. Essere Chiesa oggi significa stare a contatto vivo con questa contemporaneità: un tempo complesso, che corre veloce, segnato da profonde trasformazioni tecnologiche, culturali e sociali. Di fronte alle sfide antropologiche -dove spesso l’essere umano rischia di essere ridotto a merce, a algoritmo o a solitudine digitalizzata, una società sempre più connessa ma sempre più individualista e sola- avvertiamo l’urgenza di riscoprire e difendere la magnifica humanitas, quella grazia originaria impressa dal Creatore nella creatura e che rende ogni volto umano dal suo concepimento al termine naturale un riflesso ineffabile del volto di Dio”. Nei saluti finali, il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, rifacendosi all’intervento di monsignor Pena, ha rimarcato “questa attrattività della Chiesa che riguarda un po’ tutti. E questo deve nascere dal senso di comunità, da quella meraviglia che già le prime comunità cristiane suscitavano quando, appunto, dicevano ‘guarda, come si amano facevano dire agli altri. E lo stile di vita della comunità diventava già testimonianza. L’altra parte che lei richiamava, con la frase classica di Giovanni, era quella di saper essere nel mondo ma non del mondo e in questo aspetto ci sollecitava ad entrare dentro le fratture della storia, a non avere difficoltà a guardarle con occhi di verità, sapendo che noi possiamo portare dentro questa realtà con i nostri doni ma non le nostre idee quanto piuttosto quello che lo Spirito Santo ci ha consegnato”. Al termine dell’incontro, nel corso del quale si sono esibite le Ancillae Domini dirette da Licia Di Salvo, monsignor Edgar Peña Parra, ha presieduto la concelebrazione eucaristica.   Saveria Maria Gigliotti The post Mons. Peña Parra: “Necessaria una vera e propria conversione pastorale e spirituale” first appeared on Lamezia Nuova.

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Don Pino Angotti vicario giudiziale aggiunto del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro di Appello

Giovedì 11 giugno, nei locali del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro di Appello, si è svolta la cerimonia di insediamento del nuovo Vicario Giudiziale, don Marcello Froiio, appartenente alla nostra Arcidiocesi, e del Vicario Giudiziale Aggiunto, don Giuseppe Angotti, della Diocesi di Lamezia Terme. Alla presenza di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Claudio Maniago, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace e Moderatore del Tribunale, don Marcello Froiio e don Giuseppe Angotti hanno emesso la professione di fede e prestato il giuramento di fedeltà, secondo quanto previsto dal can. 833, n. 5°, del Codice di Diritto Canonico. Erano presenti alla cerimonia anche Mons. Vincenzo Varone, della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro, insieme ai notai del Tribunale. Prima del rito, Mons. Maniago ha rivolto ai presenti un breve saluto, sottolineando come l’attività del Tribunale ecclesiastico costituisca una vera forma di cura pastorale nei confronti delle persone che hanno vissuto situazioni matrimoniali difficili. L’Arcivescovo ha richiamato la necessità di coniugare competenza professionale, attenzione ecclesiale e carità, ricordando che il Codice di Diritto Canonico non può essere separato dal Vangelo, del quale intende tradurre lo spirito nella vita concreta della Chiesa. Il servizio della giustizia ecclesiastica, ha evidenziato, è orientato alla ricerca della verità sui vincoli matrimoniali e, nello stesso tempo, al bene e alla salvezza delle persone, affinché ciascuno possa vivere con consapevolezza e pienezza la propria vocazione cristiana. La nomina di don Marcello Froiio a Vicario Giudiziale e di don Giuseppe Angotti a Vicario Giudiziale Aggiunto rappresenta un significativo riconoscimento delle loro competenze giuridiche, dell’esperienza pastorale maturata e del servizio offerto alla comunità ecclesiale. Il Vicario Giudiziale ha il compito di guidare e coordinare l’attività del Tribunale, assicurando il corretto svolgimento dei procedimenti canonici, in particolare delle cause matrimoniali. Il Vicario Giudiziale Aggiunto collabora con lui nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e può sostituirlo nei casi previsti dal diritto. Il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro di Appello svolge un prezioso servizio a favore delle Chiese particolari della Calabria, ponendosi al servizio della verità, della giustizia e della cura pastorale delle persone, ha competenza di secondo grado su tutte le cause di nullità matrimoniale e sui contenziosi canonici trattati in primo grado dal Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro. A don Marcello Froiio e a don Giuseppe Angotti giungano gli auguri di un fecondo ministero, affinché possano svolgere il nuovo incarico con sapienza, equilibrio e autentico spirito di servizio ecclesiale. Comunicato stampa Arcidiocesi di Catanzaro   The post Don Pino Angotti vicario giudiziale aggiunto del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro di Appello first appeared on Lamezia Nuova.

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Il Cardinale António Augusto dos Santos Marto in visita a Soveria Mannelli

Soveria Mannelli si prepara alla visita del Cardinale António Augusto dos Santos Marto, già Vescovo di Leiria-Fátima, in Portogallo. Il porporato sarà in città dal 22 al 25 giugno 2026, nei giorni legati alla Solennità di San Giovanni Battista, patrono primo e principale di Soveria Mannelli. La visita assume un valore particolarmente significativo per la storia recente della comunità soveritana. Il Cardinale Marto è infatti una figura centrale nel percorso che ha legato Soveria Mannelli al grande santuario portoghese: nella cittadina calabrese sorge l’unico Santuario regionale dedicato alla Madonna di Fatima, affiliato al Santuario di Fatima proprio per volontà del Cardinale. Fu inoltre il Cardinale Marto a donare al Santuario di Soveria Mannelli la copia autentica della statua della Madonna venerata nella Cappella delle Apparizioni. La statua, giunta a Soveria nel 2018, è stata incoronata da Papa Francesco in Piazza San Pietro il 25 aprile dello stesso anno. Quel gesto ha dato inizio nella cittadina alla devozione specifica alla Madonna di Fatima, innestandosi su una tradizione mariana già viva e radicata nella comunità soveritana. Il momento centrale della visita sarà martedì 23 giugno, con il conferimento al Cardinale Marto del Premio San Giovannino 2026. Il riconoscimento, istituito dall’Arcipretura di Soveria Mannelli, viene assegnato a personalità del mondo civile, religioso, culturale e sociale che si siano distinte come testimoni di giustizia e verità, secondo il riferimento ideale alla figura di San Giovanni Battista. Nel corso degli anni il San Giovannino si è affermato come un appuntamento capace di mettere in relazione il messaggio religioso della festa patronale con i temi della responsabilità pubblica, della legalità, della giustizia sociale, dell’evangelizzazione e dell’impegno per il bene comune. Il premio non ha soltanto un valore celebrativo, ma richiama l’attenzione su percorsi personali e istituzionali segnati da coraggio, coerenza e servizio. Tra le personalità insignite nelle precedenti edizioni figurano Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano; il testimone di giustizia Giuseppe Saffioti; il Cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot; Mons. Giancarlo Bregantini; Giuseppe Antoci, già presidente del Parco dei Nebrodi; don Marco Yaroslav Semehen, rettore della parrocchia ucraina di Roma, e diversi altri protagonisti del mondo ecclesiale, civile e sociale. L’assegnazione del San Giovannino al Cardinale Marto riconosce il suo profilo di pastore legato alla storia recente di Fatima, il suo contributo alla vita della Chiesa contemporanea e la sua attenzione a temi centrali del dibattito ecclesiale e sociale: la pace, la dignità della persona, i giovani, la solidarietà, il dialogo, la cura dei più fragili. A Soveria Mannelli il riconoscimento assume anche un significato ulteriore, perché viene conferito a colui che ha contribuito in modo concreto alla crescita del Santuario Nostra Signora di Fatima. António Augusto dos Santos Marto è nato il 5 maggio 1947 a Chaves, in Portogallo, ed è stato ordinato sacerdote a Roma nel 1971. Dopo l’attività di docente e formatore, è stato nominato Vescovo ausiliare di Braga nel 2000, quindi Vescovo di Viseu e, dal 2006, Vescovo di Leiria-Fátima. Nel corso del suo ministero ha accolto al Santuario di Fatima Benedetto XVI nel 2010 e Papa Francesco nel 2017, in occasione del centenario delle apparizioni. Papa Francesco lo ha creato Cardinale nel giugno 2018. Dal gennaio 2022 è Vescovo emerito di Leiria-Fátima. La visita a Soveria Mannelli si articolerà in diversi momenti pubblici e istituzionali: l’incontro con la realtà ospedaliera, con il mondo degli imprenditori, con cittadini e con le varie realtà che compongono la comunità, la preghiera per la pace con i giovani, la celebrazione del San Giovannino e, soprattutto, le celebrazioni in onore del Patrono San Giovanni Battista.   PROGRAMMA DELLA VISITA Lunedì 22 giugno Ore 10.30 Visita e Santa Messa presieduta da S.E. il Cardinale Marto presso la Cappella dell’Ospedale Civile di Soveria Mannelli. Ore 18.00 Accoglienza in Piazza dei Mille di Sua Eminenza il Signor Cardinale António Augusto dos Santos Marto, già Vescovo di Leiria-Fátima, con saluti istituzionali. Ore 18.30 Preghiera per la pace con i ragazzi e i giovani nella Chiesa di San Giovanni. Martedì 23 giugno Cerimonia del San Giovannino 2026 Ore 11.30 Santa Messa presieduta da S.E. il Cardinale Marto nella Chiesa di San Giovanni, con amministrazione della Santa Cresima ad alcuni ragazzi. Ore 18.00 Accoglienza delle autorità nella Chiesa di San Giovanni. Ore 18.30 Primi Vespri di San Giovanni Battista e Cerimonia del San Giovannino 2026 nella Chiesa di San Giovanni. A margine della celebrazione, il mondo dell’imprenditoria e del lavoro incontrerà il Cardinale per un breve momento di saluto. Mercoledì 24 giugno Solennità di San Giovanni Battista, Patrono primo e principale di Soveria Mannelli Ore 11.30 Santa Messa solenne presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Marto, con offerta del cero votivo da parte dell’Amministrazione Comunale di Soveria Mannelli, nella Chiesa di San Giovanni. Ore 19.30 Santa Messa solenne presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Marto al Santuario Nostra Signora di Fatima e benedizione della targa commemorativa della visita. Giovedì 25 giugno Ore 11.00 Cerimonia di congedo presso il Palazzo del Municipio. The post Il Cardinale António Augusto dos Santos Marto in visita a Soveria Mannelli first appeared on Lamezia Nuova.

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La fraternità al centro della giornata regionale del Clero calabrese

Un momento di fraternità, quello vissuta dal Clero calabrese oggi a Lamezia Terme in occasione della giornata regionale del Clero calabrese. Nell’introdurre il momento, ospitato nel complesso interparrocchiale San Benedetto, monsignor Stefano Rega, delegato Cec per la commissione presbiterale regionale, ha ricordato alcuni passaggi del messaggio che papa Leone ha inviato ai sacerdoti in occasione della giornata per la santificazione sacerdotale, in cui ha sollecitato a vivere in fraternità, e che è stata centrale nella lectio dell’abate di Montecassino, Dom Fallica su “Inviati a due a due: lo stile fraterno dell’annuncio”, partendo dal brano del Vangelo di Luca 10,1-12. In particolare, monsignor Rega ha ricordato che papa Leone ha invitato ad avere “una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto. Così, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Gesù, si realizza il nostro cammino di santità. Non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo (cfr Gal 2,20). Una santità così non si vive da soli. Abbiate cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce”. Da qui l’invito ad avere “cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce”. Fraternità presbiterale che, ha ricordato monsignor Rega, come scritto da papa Leone nella lettera apostolica “Una fedeltà che genera futuro”, deve essere considerata “come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan, ma come un aspetto su cui impegnarsi con rinnovato vigore. La cura reciproca, in particolare l’attenzione verso i confratelli più soli e isolati, nonché quelli infermi e anziani, non può essere considerata meno importante di quella nei confronti del popolo che ci è affidato”. Un invito a “camminare a due a due”, partendo dal brano del Vangelo di Luca, è stato fatto da Dom Fallica che, tra le altre cose, nella sua Lectio, ha ricordato che vivere così il ministero “educa ed introduce in quella spiritualità e relazione interpersonale vissuta del Vangelo comunicato ed accolto. Essere inviati a due a due scrive la fraternità e la qualità delle relazioni” in quanto “vivere un’autentica fraternità ci deve rendere solidali con gli altri. Le afflizioni che pesano sulla nostra vita sono tante. Prendersi cura degli altri è anche un prendersi cura di sé”. Per Dom Fallica, infatti, è proprio in questo che sta la “logica del dono” e vivere in essa “è nella prospettiva e capacità effettiva di ricevere. Sapere vivere le relazioni nelle dimensioni della gratuità e della reciprocità. Abbiamo bisogni di grembi della reciprocità che non ci devono chiudere ma aprirci sia nella relazione con Dio, che nelle relazioni fraterne. Il testo di Luca – ha aggiunto Dom Fallica – sottolinea l’importanza di saper articolare bene il cammino e la sosta nella casa. Dobbiamo avere anche questa sapienza che Luca ci ricorda di vivere nelle case in cui sostare e dimorare rende la realtà evangelica. Non sempre – ha concluso – è facile armonizzare calore familiare e calore domestico: una casa troppo aperta rischia di non essere più una casa, al contrario una comunità molto chiusa rischia di chiudersi dimenticandosi di chi rimane fuori. Probabilmente non esiste una misura uguale per tutte le situazioni, ma le due cose vanno bene quando vivono insieme e non quando una prevale sull’altra”.   Nel portare i saluti della Diocesi di Lamezia Terme, che ha ospitato questo momento di riflessione e preghiera, il vescovo, monsignor Serafino Parisi, che ha fortemente voluto il completamento dell’auditorium del complesso interparrocchiale San Benedetto che sta diventando sempre più centro di convegnistica regionale, ha ringraziato quanti “hanno contribuito per questo momento di fraternità e di vita comunitaria” in linea con l’invito di papa Leone “a rendere operativo il mistero dell’unità che è il progetto di Dio perché in quanto testimonianza, pur dentro le differenze, pur dentro le specificità, pur dentro i particolarismi, pur dentro le nostre fisime mentali, è la testimonianza della verità che ci rende credibili di fronte alla storia. Quella vera. Una fraternità ed unità che è sacramentale che supera le nostre inezie, le nostre piccolezze, le supera perché noi siamo fondati dentro questa unità che è rivelazione stessa della vita intima di Dio che è mistero di comunione, mistero di unità”. Nel concludere l’incontro, il presidente della Cec, monsignor Fortunato Morrone, ha ringraziato quanti si sono impegnati per questa giornata che “è stata un dono di Dio”, nel corso della quale ha visto “la passione dell’essere presbiteri. Ringrazio l’abate – ha aggiunto – per averci dato la speranza. A volte non riusciamo e vedere il bello che c’è nel cuore degli altri, ma è dono perché è l’esplicazione del volto di Gesù che è nel cuore degli altri. Aiutiamoci vicendevolmente. Il vangelo è la fraternità ed è questo Vangelo che dobbiamo portare nelle nostre comunità. Ci dobbiamo confortare, dandoci forza e coraggio. Al termine della Lectio, nella chiesa San Benedetto, si è svolta l’adorazione eucaristica comunitaria. La giornata si è conclusa con un’agape fraterna   Saveria Maria Gigliotti The post La fraternità al centro della giornata regionale del Clero calabrese first appeared on Lamezia Nuova.

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Il Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento

Il ruolo del Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento e la diffusione del testo greco dei vangeli in Calabria a partire dal VI secolo d.C.. Questo il filo conduttore della riflessione biblica che il vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha fatto ieri in occasione dello “sfoglio” del Codex Purpureus di Rossano insieme ad una spiegazione iconografica, liturgica e teologica delle due scene della comunione degli apostoli al pane e al calice “consegnati” da Gesù, altare, agnello e sacerdote, colui che offre, viene offerto e che distribuisce il dono. All’incontro, che si è svolto nella suggestiva cornice del centro storico di Rossano e che ha rappresentato un momento di altissimo valore simbolico, storico e spirituale, erano presenti, tra gli altri, i Vescovi calabresi ed autorità civili e militari. L’evento “sfogliando il Codex”, infatti, si è inserito all’interno della sessione estiva della Cec ospitata quest’anno dall’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Dell’antico evangelario greco miniato del VI secolo, riconosciuto Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, opera d’arte sospesa nel tempo, si è potuto ammirare la miniatura della “Comunione degli apostoli” quale segno di Comunione, fraternità e condivisione, sentimenti che animano gli stessi lavori della Cec con il richiamo evocativo dei 12 apostoli come sono i 12 vescovi calabresi che, accompagnati dall’arcivescovo di Rossano, monsignor Maurizio Aloise, sono stati accolti nel chiostro dal direttore del museo e vicario generale, don Pino Straface, e dal sindaco di Corigliano, Rossano Flavio Stasi, che ha portato ai vescovi il saluto della città, felice di poterli ospitare. La miniatura scelta è stata illustrata nella sala del Codex dalla vice direttrice del museo, Cecilia Perri, che ha anche spiegato la genesi del Codex, la sua storia e il percorso seguito per diventare patrimonio Unesco. All’illustrazione storico artistica è seguita la riflessione biblica di monsignor Parisi ed a sfogliare materialmente le pagine color porpora del Codex sono stati i tre vescovi metropolitani, monsignor Fortunato Morrone (Reggio Calabria-Bova), monsignor Giovanni (Cosenza-Bisignano) e monsignor Claudio Maniago (Catanzaro – Squillace). I presenti hanno potuto ammirare da vicino una delle straordinarie miniature del manoscritto, capaci di fondere in un unico sguardo la sacralità del testo evangelico, la raffinatezza dell’arte bizantina e la secolare tradizione di fede che caratterizza la terra calabra. Le miniature e la storia stessa del Codex hanno suscitato interesse e riflessione nei vescovi che hanno manifestato attenzione ed emozione dinanzi al messaggio immortale che porta con sé la Parola. Un momento di profonda comunione e bellezza, capace di unire la memoria storica alla programmazione pastorale delle nostre diocesi. Il momento, ha segnato il primo giorno di lavori della sessione estiva dei Vescovi, uniti in un clima di confronto, preghiera e sinodalità. Saveria Maria Gigliotti The post Il Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento first appeared on Lamezia Nuova.

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Causa beatificazione mons. Moietta; incontro in Dicastero per Vescovo e Postulatore

Prosegue, secondo quelli che sono i tempi canonici, l’iter per la Beatificazione del Servo di Dio, Mons. Vittorio Moietta, la cui tomba nella Cattedrale di Lamezia Terme è meta di numerose visite da parte di tanti fedeli che, spesso, lasciano anche loro pensieri e richieste nell’urna allocata davanti al luogo in cui è sepolto e si soffermano in preghiera. Nei giorni scorsi, infatti, il Vescovo, Mons. Serafino Parisi, insieme al Postulatore, don Marco Mastroianni, si sono recati al Dicastero delle Cause dei Santi, dove hanno avuto un proficuo colloquio con il Prefetto dello stesso Dicastero, il Cardinale Marcello Semeraro, nel corso del quale sono stati aggiornati sull’iter della Causa in corso. Un momento di confronto al quale, nella stessa giornata, è seguito un incontro con Mons. Maurizio Tagliaferri, il relatore assegnato dallo stesso Dicastero alla Causa di Beatificazione di questo Vescovo che ha lasciato un indelebile ricordo nella Diocesi di Lamezia Terme, nonostante il suo breve episcopato. Un pastore che, come ha spesso sottolineato don Marco Mastroianni “si è distinto per la capacità, largamente riconosciutagli, di essere un uomo di dialogo, sinceramente animato dallo zelo per le anime e da una fattiva carità, sostenuta dalla profetica ribellione di chi sente il dovere di impegnarsi per la realizzazione di un mondo più vicino alla creazione di Dio”. Continua, dunque, il lavoro affidato alla Postulazione nella fase romana della Causa, in attesa del completamento della Positio.   Saveria Maria Gigliotti The post Causa beatificazione mons. Moietta; incontro in Dicastero per Vescovo e Postulatore first appeared on Lamezia Nuova.

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Monsignor Mario Milano è tornato alla Casa del Padre

Il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, insieme a tutta la Chiesa lametina , in questo giorno di Pentecoste, si unisce in preghiera per il ritorno alla Casa del Padre di monsignor Mario Milano già Vicario generale della Diocesi ed arcivescovo emerito di Aversa. Uomo di preghiera, anche nei momenti della sua sofferenza che ha segnato questi ultimi anni della sua vita, non ha mai fatto mancare la sua vicinanza alla Chiesa di Lamezia. Il Signore lo ricompenserà per il suo lungo e intenso servizio nella Chiesa: in quella lametina e in quella italiana e, dunque, universale. Ci stringiamo come Chiesa diocesana ai suoi familiari e, in attesa di conoscere l’orario e il giorno delle esequie, lo presentiamo oranti al Signore della vita. The post Monsignor Mario Milano è tornato alla Casa del Padre first appeared on Lamezia Nuova.

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Concluso XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute della Cei

Il dialogo conclusivo con il direttore nazionale dell’Ufficio di Pastorale della salute della Cei, don Massimo Angelelli, nel corso del quale è stata richiamata “la dimensione pastorale della cura quale espressione concreta di una Chiesa chiamata a essere prossima, accogliente e corresponsabile accanto alle persone che vivono situazioni di fragilità e sofferenza”, giovedì 21 maggio ha concluso a Falerna “Scoperchiarono il tetto” il XXVII Convegno nazionale organizzato, per la prima volta in Calabria, dallo stesso Ufficio della Cei. Un momento di condivisione di esperienze, ma anche di approfondimento di tematiche legate al mondo della Salute, che ha coinvolto esperti ed amministratori regionali e nazionali in quello che è stato un confronto a 360 gradi sul tema del convegno che si è ispirato al brano del Vangelo nel quale si parla del paralitico guarito da Gesù “per riflettere sulle dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili, della cura e sul ruolo che l’attenzione pastorale può suscitare nel mondo della salute”. La Celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, e preceduta da una visita al Museo Diocesano, ha segnato il momento conclusivo del Convegno, affidando al Signore il cammino condiviso nelle giornate dei lavori e “rinnovando l’impegno a tradurre quanto vissuto in azioni concrete di cura, servizio e attenzione verso le comunità”. Monsignor Parisi, nella sua omelia, ha sottolineato che “la condizione con la quale si arriva a bussare al mondo della sanità, è una condizione di debolezza e la debolezza, la fragilItà, per noi, è costitutiva perché parte della nostra creaturalità. E, dentro questa costitutiva fragilità e debolezza, noi crediamo, urliamo, quasi in modo aggiuntivo la necessità di essere confermati nella nostra dignità”. Partendo dal titolo del convegno, il Vescovo di Lamezia Terme ha evidenziato che, “una volta scoperchiato il tetto, e messo il paralitico davanti a Gesù, Gesù non ha chiesto che assicurazione avesse” rimarcando che oggi a “volte, c’è una distorsione dentro la concezione ormai di una sanità che passa per una sanità pubblica, ma che in realtà ragiona con i criteri del profitto del privato”. Di contra, per il cristiano “la beatitudine viene dalla logica del dono. Questo – ha aggiunto – è il grande imperativo che a noi è stato consegnato per lavorare e soccorrere, così, i deboli. Credo che questo sia un modello pastorale, ma anche pratico, concreto, per impostare il lavoro nei confronti di coloro che hanno bisogno delle cure”. Per monsignor Parisi, infatti, la cura non è soltanto “una cura della malattia che fa parte del dinamismo, del lavoro” ma è, soprattutto, “un prendersi cura della persona. Questa distinzione – ha detto al riguardo – , non solo tra malattia e persona, ma tra cura e prendersi cura, dobbiamo farla diventare profezia perché prendersi cura vuol dire dirsi responsabili, dichiararsi responsabili ed impegnarsi nella responsabilità al presente e all’avvenire di quella persona umana: io curo la malattia e mi prendo cura della vita, della storia, che non è soltanto anamnesi, ma è anche prospettiva futura di quella persona che viene”. Nel concludere, il Vescovo, che ha ricordato l’istituzione della “giornata diocesana con le persone con disabilità”, insieme all’esperienza dell’ambulatorio solidale ospitato nella Cittadella della carità che “in tre anni ha superato le seimila visite di persone che hanno avuto il primo accesso ad una cura sanitaria dopo 60 anni di vita” giungendo a Lamezia Terme anche da fuori provincia, ha invitato a “considerare la professione, il lavoro, il servizio dentro il mondo sanitario senza che vengano incentivate le fughe. Noi, qui, in terra di Calabria – ha concluso – lo sappiamo benissimo: pur avendo professionisti eccellenti ed esportato professionalità altrove, qui, anche quando c’è il medico bravo o quello super, a volte abbiamo come una sfiducia per cui andare dal Lazio in su è come un conforto aggiuntivo a cose che magari anche qui dovrebbero e potrebbero esserci. Questa non è denuncia, ma profezia e nasce, purtroppo, dalla descrizione di una condizione che è una condizione strutturale della nostra terra. Ecco perché dico che chi serve ha un privilegio perché si prende cura della carne stessa di Cristo”. https://www.sicurezzainanestesia.it/actor/paolo-pelosi/ Prima della celebrazione della Santa Messa, don Marco Mastroianni, postulatore della fase romana della causa di beatificazione del Servo di Dio, monsignor Vittorio Moietta, ha brevemente delineato la figura del Vescovo che, sepolto per sua espressa volontà in Cattedrale, ha lasciato una traccia indelebile nella storia della Chiesa Lametina e non.           Saveria Maria Gigliotti The post Concluso XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute della Cei first appeared on Lamezia Nuova.

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Con “comunicare la sanità” ha preso il via il XXVII Convegno nazionale di Pastorale della Salute della Cei

Con la sessione tematica sulla comunicazione organizzata in collaborazione con l’ordine dei giornalisti della Calabria (Comunicare la sanità: aspetti deontologici e rispetto per chi soffre), ha preso il via a Falerna “Scoperchiarono il tetto”, il XXVII convegno nazionale di pastorale della Salute della Cei che, per la prima volta, si svolge in Calabria. Nel salutare i presenti, Gianni Cervellera, coordinatore scientifico del convegno, ha ricordato che l’appuntamento, che ha varie sessioni tematiche, “si ispira al racconto del paralitico guarito per riflettere sulle dimensioni comunitarie, ecclesiali e civili, della cura e sul ruolo che l’attenzione pastorale può suscitare nel mondo della salute. Per la prima volta – ha aggiunto – siamo in Calabria, a Falerna Marina nella Diocesi di Lamezia Terme. La scelta del luogo sta nella volontà, più che decennale, di dislocare l’evento alternando tra nord, centro e sud per favorire la partecipazione locale oltre che nazionale”. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, parlando degli aspetti deontologici nel comunicare la sanità, nel sollecitare i giornalisti “ad avere uno sguardo particolare sia per la persona che per il dolore, non dimenticando le famiglie”, ha sottolineato che “il malato non può mai diventare un numero. Questa – ha aggiunto – è una tendenza che, purtroppo, oggi nel mondo esiste ed alligna, non soltanto nella Sanità. Spesso non sappiamo discriminare bene l’importanza di una comunicazione che non sia negativa. È importante denunciare il fatto anche, ad esempio, che, spesso, chi non può curarsi perché non ha i soldi per pagarli, rinuncia alle cure ed ai controlli. La comunicazione, spesso, diventa la comunicazione del clamore. Programmi televisivi che diventano una piazza senza controllo, la negazione di ogni tipo di equilibrio e questo non aiuta ad individuare la verità dei fatti”. Nell’affrontare il tema “Comunicare la Sanità: rispetto ed accompagnamento”, don Enzo Gabrieli, consigliere dell’Odg Calabria e delegato regionale Fisc, tra le altre cose, ha evidenziato che “parlare di Sanità significa parlare della vita concreta delle persone, entrare nei luoghi nei quali l’uomo sperimenta insieme la propria fragilità e la propria dignità”, sollecitando a non farsi coinvolgere dal “vampirismo mediatico, cioè la tendenza a nutrirsi del dolore per ottenere visibilità, audience e profitto. In questo meccanismo – ha aggiunto – la sofferenza diventa spettacolo. Le tragedie vengono consumate rapidamente dall’opinione pubblica. Il dolore delle persone si trasforma in prodotto mediatico”. Saveria Maria Gigliotti, direttore dell’ufficio stampa del vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, delegato Cec alle comunicazioni sociali, nel portare i saluti del presule, fuori regione per impegni familiari, ha ricordato le sollecitazioni dello stesso a prendersi cura delle persone nella sua totalità sia per la malattia, che le sfinisce, sia per l’umanità. Ed in questo anche la comunicazione riveste una grande importanza. Nella sua relazione su “Comunicare la salute tra dimensione istituzionale e processi digitali”, il sociologo Massimiliano Padula, che ha accompagnato i presenti in un percorso anche di immagini per analizzare il “racconto” della malattia, è partito da quattro interrogativi (la salute e le malattia come sono considerate dalla società?; come sono state raccontate e rappresentate dai media?; nella rappresentazione mediale l’una prevale sull’altra?; la loro comunicazione umanizza o disumanizza le persone?) per poi evidenziare, tra le altre cose, che “il comportamento di malattia deriva dall’interpretazione dei sintomi fisici come segnali di una possibile minaccia per la salute. Tale interpretazione è influenzata da esperienze personali, dal contesto sociale e dai media, mentre alcune caratteristiche dei sintomi (ad esempio durata e gravità) determinano la ricerca di cure. Questo comportamento – ha aggiunto – avviene anche in assenza di patologie reali e determina comportamenti anomali di malattia, sostenuti dai vantaggi associati al ruolo del malato”.   Al termine dell’incontro, nel salutare i presenti, don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di Pastorale della salute, ha parlato della “percezione che nel mondo della salute c’è una sensazione di grande solitudine dei curanti che va affrontata e condivisa perché sembra che nessuno apprezzi più il ruolo degli operatori sanitari. Tema esploso recentemente ed assolutamente inspiegabile”. ha aggiunto. Per don Massimo, “l’azione verso la cura è un’azione comunitaria, non è un’azione di delega e voi comunicatori avete un ruolo fondamentale: c’è bisogno di una nuova sinergia perché il tema della comunicazione è fondamentale. Mi sono stancato del gioco allo sfascio del servizio sanitario nazionale – ha concluso don Massimo – che è pieno di inefficienze, ma è anche vero che è un grande Ssn che non chiede né assicurazione né carta di credito al pronto soccorso. In altri Paesi non si può entrare se non hai la polizza assicurativa per poterti curare. E questo non dobbiamo dimenticarlo”. Da qui la sollecitazione a “partecipare ad una grande operazione di verità: lavorare sulle criticità, ma riconoscere anche che abbiamo un sistema che funziona”.   Link per scaricare il programma: www.convegnosalute.it The post Con “comunicare la sanità” ha preso il via il XXVII Convegno nazionale di Pastorale della Salute della Cei first appeared on Lamezia Nuova.

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