Vita Diocesana

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Monsignor Guido Mazzotta è tornato alla Casa del Padre

  Monsignor Guido Mazzotta è tornato alla Casa del Padre. Il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, insieme al Clero, religiosi, religiose, diaconi ed a tutto il popolo di Dio, si uniscono in preghiera per la sua anima. Docente all’Istituto Teologico Calabro “S. Pio X” negli anni ’80 e al Liceo Classico “Francesco Fiorentino” di Lamezia Terme, in seguito Professore ordinario di Metafisica e Teologia filosofica e Decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Urbaniana, Cappellano capo del Gran Priorato di Roma dell’Ordine di Malta, Relatore nella causa di beatificazione di S. Paolo VI, Assistente nazionale della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), don Guido, nonostante vivesse a Roma da anni, è rimasto legato alla Diocesi di Lamezia Terme alla quale non ha mai fatto mancare la sua attenzione e la sua vicinanza. Numerosi i suoi contributi per la crescita spirituale e culturale del territorio. Non ultimo il convegno di studi Mariologici svoltosi a Curinga, suo paese natale, nell’ottobre 2024 in occasione del 170/mo anniversario della proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione e 70/mo anniversario dell’incoronazione della statua della Beata Vergine Maria Immacolata, alla presenza, tra gli altri, del cardinale Fortunato Frezza e del Vescovo Parisi. Le esequie si terranno a Roma, domani mercoledì 14 ottobre, alle ore 16 nella chiesa di S. Maria ai Monti e la messa di suffragio a Curinga, dove sarà sepolto, il 15 alle ore 16. The post Monsignor Guido Mazzotta è tornato alla Casa del Padre first appeared on Lamezia Nuova.

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“Se vogliamo riparare la città degli uomini dobbiamo fortificare il santuario della nostra umanità”

“San Francesco viene ricordato dopo 800 anni perché, in una Chiesa che andava riformata, il tempio che ha edificato, il santuario che ha riparato è stato innanzitutto quello della sua vita:si è lasciato riparare lui, ha fatto entrare il Dio di Gesù Cristo dentro la sua esistenza e, avendo fortificato la sua vita, ancora oggi il suo ruolo profetico ci dice che se vogliamo riparare la città degli uomini dobbiamo fortificare il santuario della nostra umanità”. Questo uno dei passaggi dell’omelia che il vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha pronunciato ieri sera durante la Santa Messa, da lui presieduta, nel santuario di Sant’Antonio, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Il Vescovo ha poi parlato della “grande testimonianza che ci dà il poverello d’Assisi. Anche lui – ha detto -, nella sua vita si lascia convertire da chi nessuno avrebbe mai voluto abbracciare: il lebbroso. Nella Bibbia, la lebbra non era soltanto una malattia personale, individuale, era anche una malattia sociale, perché chi era lebbroso doveva suonare le campane per avvisare del suo arrivo. C’era, cioè, l’impossibilità di vivere relazioni. Quindi, la lebbra era davvero l’emblema della malattia non invalidante, di più! Eppure, Francesco si lascia interrogare da quell’essere umano di per sé non solo insignificante, ma addirittura che faceva ribrezzo. Dio nella vita di questo ragazzo di buona famiglia arriva in una modalità che nessuno può immaginarsi. Perché lo stile di Dio, è quello di entrare dentro le pieghe riposte della nostra umanità che, se si aprono al mistero, fanno grandi cose”. Monsignor Parisi, quindi, fatto riferimento ad un testo nella Bibbia che, tratto dal libro del Siracide potrebbe essere applicato anche a San Francesco, dove, ad un certo punto, si fa la lode di un personaggio che aveva riparato il tempio e aveva consolidato il santuario, scavando un pozzo per l’acqua grande come il mare perché doveva impedire l’assedio e la caduta del popolo, fortificando la città. “Che cosa vuol dire fortificare la città – ha chiesto al riguardo il Vescovo – ? Certamente noi guardiamo agli aspetti materiali perchè abbiamo bisogno di strutture, di strade, di collegamenti, di scuole. Soprattutto, però, abbiamo bisogno di relazioni. Ed è quello che San Francesco ha voluto testimoniare con la sua vita diventando, per questo, profeta. Ed in questo senso viene celebrato come patrono dell’Italia per dire che compito di tutti noi, proprio come per impedire la caduta del popolo, fortificando l’attività per affrontare l’assedio, è quello di costruire delle relazioni. Non una città con tutte le strutture ma senza vita, senza uomo, senza persone che si riconoscono, che si danno da fare, che cercano di costruire e, da soli, essere protagonisti del loro futuro. Noi abbiamo la caratteristica che quando ci mettiamo a piangere piangiamo bene e quando piangiamo assolviamo noi stessi perché la colpa è sempre degli altri. Funziona così. A volte è vero. Ma dobbiamo essere noi i protagonisti”. Per monsignor Parisi, oggi, “il deficit sta nella nostra umanità. Non siamo più umani. Non vediamo il cristianesimo come grande parola di redenzione, di glorificazione. Dio in Gesù Cristo sceglie di entrare dentro l’umanità per mettere dentro ognuno di noi un segno. E la vera umanità è quella segnata da questo segno divino che dice che ognuno di noi deve essere dell’altro fratello, operatore di pace, e fare di questo lo scopo della nostra vita”. Un messaggio, quello del poverello di Assisi che vedeva proprio nel fare la volontà di Dio la sua gioia che, ancora oggi, è attuale: “Dopo 800 anni – ha concluso il Vescovo – Francesco è vivo con la sua profezia, cioè provoca ancora oggi e dobbiamo lascarci provocare. Abbiamo bisogno di vite gioiose per creare relazioni belle e città vivibili. Gli amministratori sono chiamati a fare questo, ma anche ognuno di noi”. Al termine della santa Messa, il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone, presente alla funzione religiosa insieme ad alcuni assessori, ha letto la preghiera di affidamento della città a San Francesco.   Saveria Maria Gigliotti The post “Se vogliamo riparare la città degli uomini dobbiamo fortificare il santuario della nostra umanità” first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, Mons. Vittorio Moietta, Vita Diocesana

Concordia Vox dedica inno a monsignor Moietta

  “Ambasciatore di Cristo”. Questo il titolo dell’inno che il coro polifonico “concordia Vox” ha dedicato al Servo di Dio, monsignor Vittorio Moietta, già vescovo di Nicastro (ora Lamezia Terme) e del quale è stato avviato l’iter di beatificazione. Questo, a testimonianza della viva memoria che monsignor Moietta continua a suscitare nel cuore dei fedeli, non solo della Diocesi di Lamezia Terme, ma anche della Chiesa di Casale Monferrato da cui proveniva. L’opera, ispirata ai momenti più significativi del suo cammino umano, sacerdotale ed episcopale, ne ripercorre la vocazione, l’instancabile servizio pastorale, la profondità della fede e la fiduciosa accettazione della sofferenza. Attraverso il linguaggio proprio della preghiera e del canto sacro, l’inno si propone non soltanto come ricordo grato della sua persona, ma anche come invito a riscoprire quei valori evangelici che egli incarnò con esemplare fedeltà nel corso della sua vita. Ogni strofa del brano è strutturata in modo tale da richiamare alla profonda spiritualità del Servo di Dio: la prima strofa fa riferimento alla dimensione vocazionale, la seconda strofa alla dimensione pastorale, la terza e la quarta strofa fanno riferimento alla fede autentica a cui ogni cristiano deve aspirare e l’ultima strofa alla fiducia incrollabile in Dio di monsignor Moietta nonostante il dolore fisico. Monsignor Moietta visse come autentico ambasciatore di Cristo, testimone della fede, ministro della carità e servo del Vangelo, lasciando alla Chiesa l’esempio luminoso di una vita interamente spesa per Dio e per i fratelli. In tutto il suo pellegrinaggio terreno fu accompagnato dalla materna protezione della Vergine Maria, guida sicura nel cammino della santità e sostegno nelle fatiche dell’apostolato. Animato dalla carità di Cristo, si dedicò con particolare amore ai poveri, ai sofferenti e a quanti portavano il peso dell’emarginazione. La sua vita insegnò che il dolore accolto nell’amore può divenire luce e che Dio non abbandona coloro che confidano in Lui, ma rialza gli umili, consola gli afflitti e dona una speranza che non delude. Con lo sguardo costantemente rivolto al Signore, percorse le strade degli uomini come pastore premuroso e padre sollecito. Si fece vicino a quanti erano oppressi dalla sofferenza, condivise le inquietudini dei deboli, sostenne gli afflitti e non cessò mai di porgere mani operose e cuore misericordioso. La sua parola, nutrita dalla preghiera e dalla carità, fu conforto per gli scoraggiati, luce per i dubbiosi e richiamo alla speranza per coloro che cercavano il volto di Dio. La sua fede non si fondava sulle apparenze né su formule prive di vita, ma sgorgava dalla profondità della coscienza illuminata dalla grazia. Egli ricercò una fede autentica, purificata dal silenzio interiore e alimentata dall’ascolto della Parola, capace di guidare l’intelligenza e il cuore verso la pienezza della verità. In essa trovò la sorgente della sua forza spirituale e il criterio sicuro del suo ministero. Docile all’invito della grazia, egli accolse con fiducia il disegno divino e si lasciò guidare là dove la volontà di Dio lo conduceva, consacrando la propria vita al servizio del Vangelo e della Chiesa. Questa fede, custodita con perseveranza, crebbe nel tempo come luce che si diffonde all’aurora. Essa dissipo le ombre della paura e dell’incertezza, rese sempre più manifesto il primato del Vero e oriento ogni sua scelta verso Dio. Come fiamma discreta ma inestinguibile, illumino il suo cammino e invitò quanti lo incontravano ad aprire il cuore alla luce della verità e alla gioia dell’incontro con Cristo. Anche negli anni della prova e della fragilità fisica, quando il peso della sofferenza si fece più gravoso e le forze vennero meno, egli non cesso di confidare nel Signore. Nel dolore accolto con fede trovò una pace che il mondo non può dare né togliere. La certezza della presenza divina lo sostenne e gli permise di trasformare la sofferenza in offerta, testimonianza e abbandono fiducioso nelle mani del Padre. Saveria Maria Gigliotti The post Concordia Vox dedica inno a monsignor Moietta first appeared on Lamezia Nuova.

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“Che la vostra nave vada lontano. Che sia la “vostra” nave e voi a condurla”

  Carissime ragazze e cari ragazzi, con il mio augurio di “buon anno scolastico” per questa volta voglio infrangere le regole della consuetudine presentandolo come una vera e propria provocazione. Parto, pertanto, da un’opera classica, potente quanto attuale, riscoperta dal vasto pubblico in queste ultime settimane, grazie alla riproposizione cinematografica fatta dal regista Christopher Nolan: l’Odissea. Non entro nell’analisi critica del film, molto divisivo secondo il parere di alcuni esperti, ma colgo la domanda che la narrazione, pur appartenente a un mondo lontano dal nostro, pone a tutti noi, sorprendendoci con la sua schietta attualità. Questa, direi, è l’ovvia peculiarità dei capolavori classici. Per la precisione, mi concentrerò soltanto sul Canto XII, quello delle Sirene, reso da Nolan un’occasione per la profonda introspezione dell’eroe. In primis egli dubita della bontà delle proprie gesta, evidentemente perché la sua brama di conoscenza di ogni cosa, assecondata dal canto delle Sirene alle quali era noto il passato e il futuro, lo porta a prendere coscienza della tragicità dei risultati delle sue imprese, contemplando quasi il non senso delle azioni eroiche che adesso egli biasima e che inesorabilmente ripeterà nell’avvenire. Si tratta di una forma strana di nòstos… ma ci può stare. Però, nonostante ciò, la rivisitazione della vita pregressa non potrà mai negare che l’impostazione dell’esistenza di Odisseo (l’Ulisse dei latini) è stata pensata come una progressione nella via della conoscenza realizzata “per addizione”, di sorpresa in sorpresa, inclusa l’esperienza sconsigliatissima dell’ascolto del canto di quelle suadenti strane creature. Odisseo sa già, perché avvertito da Circe, che il loro irresistibile canto ha condotto tanti alla rovina. L’ascolto della loro voce porta con sé il rischio di fermarsi, di piegare anche la più forte volontà, di dimenticare il viaggio, di perdere la rotta e pure la vita. I cadaveri disseminati sugli scogli ne sono la prova lampante. Ma la tentazione del sapere assoluto esercita un’attrazione fatale in tutti gli esseri umani: la consapevolezza delle azioni passate ma, soprattutto, la conoscenza della sorte futura nasconde un fascino seduttore. Vedere il confine pericoloso tra il mortale e ciò che lo supera è un’ulteriore sfida da cogliere. Odisseo vuole tutto ciò! Egli è, infatti, l’uomo (sia eroe che antieroe) che strappa il velo del timore (greco, ma anche biblico, dunque universale) del fascino di una conoscenza che supera i limiti dello stesso essere umano. Ecco quindi che escogita un piano: tappa con la cera le orecchie dei suoi compagni dando loro l’ordine di legarlo all’albero Maestro della nave e di non liberarlo per nessun motivo. La scena è potente, perché Odisseo non dice: “Non voglio ascoltare”, egli dice: “Voglio ascoltare, ma non voglio cedere”. Odisseo vuole continuare a vivere e vuole assolutamente e fortemente tornare a casa. Le Sirene promettono il sapere, toccando un tema che è un must perenne, quello della conoscenza del bene e del male collocato anche all’inizio della narrazione della Bibbia. Quando l’uomo sceglie e decide di valicare i confini, deve essere disposto a cambiare la sua condizione, perché “una conoscenza completa consuma chi cerca di possederla”. La Verità supera i limiti dell’esperienza e dunque della comprensione umana, eppure spinge verso il loro superamento, sapendo già che la consapevolezza di alcune conoscenze non è compatibile con la condizione mortale. È proprio accettando il limite che si esprime e si coglie la grandezza dell’uomo. Essere liberi significa anche valutare e vagliare consapevolmente i propri limiti per non diventare schiavi di ciò che ci seduce. E Odisseo mostra qui tutta la forza dell’autodisciplina: solo riconoscendo la propria fragilità è capace di darsi le regole per rimanere sulla rotta, per giungere alla meta. Il limite non è sempre il nemico della libertà, a volte è proprio ciò che la rende possibile. Odisseo sa che ci sono “canti” che non si possono ascoltare senza conseguenze. Ecco perché si fa legare. Conoscere ha un prezzo e il desiderio del sapere si compie restando legati ai punti fermi che sembrano limitare la libertà e che invece consentono di comprendere senza rimetterci la vita, tenendoci ancorati al porto sicuro, quello che chiamiamo casa. E dunque ecco la domanda: dato che ogni epoca ha le sue Sirene, per trasformare il mito in una promessa concreta di libertà e conoscenza, quali sono le Sirene alle quali dare ascolto “sub conditione” proprio mentre abbiamo accesso a una quantità sterminata di informazioni? Quelle che ci offrono l’illusione dell’onnipotenza? Quelle che ci possono rendere dipendenti mentre crediamo di scegliere? Quelle che sussurrano che è possibile uno sviluppo – umano, sociale e culturale – senza un effettivo progresso? Così intitolerei la lezione che gli insegnanti potrebbero riproporre agli studenti: «Imparare ad ascoltare senza farsi dominare». La scuola, infatti, non è chiamata a tappare le orecchie, la sua missione anzi punta ad aprirle al massimo per favorire l’ascolto ad oltranza. Ragazzi, nessuno vi dovrà e potrà convincere di essere già arrivati alla conoscenza assoluta. Per questo motivo ascoltate sempre chi sa mettervi nel cuore una sana inquietudine, chi sa collocarvi davanti a domande cui è impossibile rispondere con un click. Ascoltate chi vi fa scoprire e, soprattutto, chi vi fa prendere coscienza che “non sapete”, non per umiliarvi, ma per spronarvi a studiare e farvi venire la voglia di apprendere. La scuola vi insegnerà a riconoscere le Sirene per comprendere quale sia il vostro canto tentatore e irresistibile. Omero continua a chiedere: che cosa siete disposti ad ascoltare? Che cosa vi incanta? Che cosa vi rende liberi? E che cosa, invece, vi lega? Salite, allora, sulla nave, contemplando la vastità del mare ancora ignoto. Ci saranno tempeste e bonacce e Sirene, tante e bellissime Sirene. Lanceranno il loro canto suadente propagandando comodità, successo, oppure paura o consenso o conoscenza. Ascoltatele, però chiedetevi: «Chi sta cantando»? «Che cosa mi sta promettendo»? «Dove mi vuole portare»? «Sono ancora io a scegliere»? «Sono ancora io a tenere il timone»? Perché la libertà non consiste nel non sentire nessun canto. La libertà consiste nel poterlo ascoltare senza perdere mai la rotta verso casa. Desiderate l’aurora! Si realizzerà in questo modo

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“Maria è segno di ciò che è possibile e la sua beatitudine contagia ognuno di noi”

“Maria è una di noi, una creatura, e la beatitudine di Maria è una beatitudine che contagia ognuno di noi” perché “Maria è segno di ciò che è possibile”. Questo, uno dei passaggi centrali dell’omelia pronunciata ieri sera dal vescovo, monsignor Serafino Parisi, nella Santa Messa vespertina della vigilia della festa dell’Assunzione officiata nel santuario della Madonna di Dipodi in Feroleto Antico. Partendo dal Vangelo del giorno, monsignor Parisi, ha sottolineato che “la salvezza che Dio ha già operato per ognuno di noi è possibile per ogni creatura” e “questa è l’assunzione, cioè c’è l’elevazione della nostra umanità fin dentro il mistero di Dio. E questa è una cosa che è provocatoria per ognuno di noi perché non abbiamo scuse”. Infatti, “Maria non è irraggiungibile. L’evangelista Luca ci dice che non è irraggiungibile in quanto la sua è una beatitudine che interessa ognuno di noi perché ognuno di noi, nella sua carne mortale, ha la speranza di essere rivestito di immortalità” ed è “in questo senso che Maria è segno di consolazione e di sicura speranza” perché “l’espressione della fede, la possibilità di vivere la fede è offerta a tutti allo stesso modo. Quindi, Maria è questo segno di una umanità che può – e in Lei è già arrivata in Dio – ma è raggiungibile non irraggiungibile. È raggiungibilissima se, appunto, accogliendo la provocazione del Vangelo, noi ascoltiamo la parola di Dio e la mettiamo in pratica perché la fede è esattamente questo: ‘sia fatta, Signore, la tua volontà’, che è stata l’espressione iniziale di Maria, la dichiarazione della sua disponibilità, della sua docilità alla volontà di Dio (‘Eccomi sono la serva del Signore avvenga di me secondo la tua parola’)”. La fede, quindi, altro non è che “poter costruire la nostra vita sulla roccia della parola – ha aggiunto il Vescovo -, della volontà di Dio che è per noi una volontà di bene anche quando noi non riusciamo a comprendere i modi con i quali il Signore ci tratta. A volte ci sembrano modi bruschi, caustici, incomprensibili: ‘un uomo non si comporta così, un padre non si può comportare così’ – glielo diciamo – . A volte ci sentiamo anche abbandonati ‘Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?’. È difficile comprendere la volontà del Signore. Però, dentro la volontà di Dio attraverso il percorso, a volte davvero tortuoso della nostra vita, si deve realizzare la salvezza che è già operativa: c’è bisogno soltanto, come Maria, di essere disponibili a compiere la sua volontà: accogliere la pro-vocazione, cioè la vocazione a fare, a costruire qualche cosa sullo stile di Maria, che è quello della forza e della tenerezza, e sullo stile di Gesù, che è quello dell’amore, l’amore che vince tutto anche la morte. E, quindi, le tracce della umanità che passa attraverso il mistero della morte sono recuperate in Dio e vestite di immortalità: questo è il nostro punto di arrivo, la meta verso la quale ognuno di noi deve correre. E, quindi che cosa si fa sulla terra? Quello che ha fatto Maria: docilità alla volontà di Dio, pratica della parola del Signore che è sempre una parola di carità, di amicizia, di pace, di costruzione di relazioni belle, capaci di sostenere la storia anche nei momenti più bui, più tragici, più brutti della esistenza di tutta l’umanità”. Da qui l’augurio che la festa dell’Assunzione “sia davvero la celebrazione di un’umanità che aspira ad essere in Dio come già in Maria”.   Saveria Maria Gigliotti The post “Maria è segno di ciò che è possibile e la sua beatitudine contagia ognuno di noi” first appeared on Lamezia Nuova.

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Comunicazione nomine dalla Cancelleria Vescovile

Com’è ormai diventata consuetudine, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria del Santo Curato D’Ars, Patrono dei parroci, il vescovo, monsignor Serafino Parisi, dopo un’attenta fase di ascolto e di confronto con i sacerdoti interessati, ha proceduto alla nomina di alcuni nuovi parroci di cui segue la comunicazione della Cancelleria Vescovile. Sono più di 40 (comprese le nuove nomine oggi annunciate) i sacerdoti che in questi anni (senza considerare i vice parroci) si sono avvicendati alla guida delle parrocchie di: Accaria di Serrastretta e Cardolo di Feroleto Antico, Amato, Cattedrale Santi Pietro e Paolo in Lamezia Terme, Conflenti, Curinga, Decollatura, Fronti e Zangarona di Lamezia Terme, Gizzeria, Jacurso, Magolà di Lamezia Terme, Maida, Marcellinara, Pianopoli, Pietà in Lamezia Terme, Pratora di Tiriolo, San Francesco da Paola e San Pancrazio in Lamezia Terme, San Giovanni Battista in Lamezia Terme, San Giovanni Calabria in Lamezia Terme, San Mango d’Aquino, Santa Maria degli Angeli in Lamezia Terme, Tiriolo, Vena di Maida. Chiese alle quali vanno ad aggiungersi le Rettorie: Sant’Agostino in Pianopoli, Santa Chiara in Lamezia Terme, Madonna di Dipodi in Feroleto Antico, Santa Caterina in Lamezia Terme, Beata Vergine Addolorata in Lamezia Terme. Nomine, queste, alle quali si aggiungeranno, entro i sei anni dall’arrivo di monsignor Parisi, per come il Vescovo, secondo una sua realistica previsione, ha più volte sottolineato, i parroci con più di nove anni di nomina, tra i quali quelli che esercitano il loro ministero nella città di Lamezia Terme (si consideri che in 4 anni sono già cambiati 10 parroci su 22 parrocchie cittadine). Prosegue, quindi, l’opera di rinnovamento alla guida delle parrocchie diocesane in quella ottica di “ordinaria continuità tra fratelli che sono tutti al servizio dello stesso Bene”. s.m.g.   La Cancelleria Vescovile comunica che Sua Eccellenza Mons. Serafino Parisi ha provveduto alle seguenti nomine: in data 4 agosto 2026, il Rev.do Nahum Alberto Emilio Bardomiano, Amministratore Parrocchiale delle Parrocchie “Sant’Andrea Apostolo” e “San Nicola di Bari” e Rettore della Basilica Minore “Maria SS.ma delle Grazie della Quercia di Visora” in Conflenti; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Nahum Alberto Emilio Bardomiano, Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “Santa Maria Assunta” in Martirano; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Francesco Farina, Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “San Tommaso D’Aquino” in Falerna; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Antonio Peppino Stranges, Parroco delle Parrocchie “San Giovanni Battista” e “Santissima Annunziata” in Nocera Terinese; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Michele Palmeri, Parroco della Parrocchia “San Pietro Apostolo” in San Pietro Apostolo; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Biagio Palmeri, Parroco delle Parrocchie “S. Bernardo e B.V. del Carmine”, “Santa Maria Assunta” e “Maria Santissima Addolorata” in Decollatura; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Pasqualino Gualtieri, Parroco della Parrocchia “Santi Antonio Abate e Francesco di Paola” in Falerna Marina; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Pasquale Fabio Coppola, Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “Santa Lucia” in Miglierina;  in data 4 agosto 2026, il Rev.do Giuseppe Critelli, Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “San Tommaso D’Aquino” in San Mango D’Aquino;  in data 4 agosto 2026, il Rev.do Andrea Giovanni Cefalà, Vicario Parrocchiale delle Parrocchie “Santa Maria Maggiore” e “San Domenico” in Lamezia Terme; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Giuseppe Bernardini, Vicario Parrocchiale delle Parrocchie “S. Bernardo e B.V. del Carmine”, “Santa Maria Assunta” e “Maria Santissima Addolorata” in Decollatura e della Parrocchia “San Pietro Apostolo” in San Pietro Apostolo;  in data 4 agosto 2026, il Rev.do Giuseppe Gigliotti, Parroco della Parrocchia “San Teodoro” in Lamezia Terme; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Pasquale De Fazio, Vicario Parrocchiale della Parrocchia “Beata Vergine del Rosario” in Lamezia Terme e Presidente IDSC; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Fr. Giovanni Loria, O.F.M.Cap., Parroco della Parrocchia “Santa Maria degli Angeli” in Lamezia Terme; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Fr. Domenico Morello, O.F.M.Cap., Vicario Parrocchiale della Parrocchia “Santa Maria degli Angeli” in Lamezia Terme; in data 4 agosto 2026, il Rev.do Fr. Joby James Poruthur, O.F.M.Cap., Vicario Parrocchiale della Parrocchia “Santa Maria degli Angeli” in Lamezia Terme;  in data 4 agosto 2026, il Rev.do Sergio Gigliotti, Legale Rappresentante delle Parrocchie “Sant’Andrea Apostolo” e “San Nicola di Bari” in Conflenti e della Parrocchia “Santa Maria Assunta” in Martirano. Le suddette nomine entreranno in vigore dal 1⁰ settembre 2026 e l’ingresso nelle Parrocchie sarà concordato con le rispettive Comunità a partire da quella data e comunicato per tempo. Si comunica inoltre che: dal 1⁰ settembre 2026, il Rev.do Michal Ignacy Siler, a motivo dell’oggettiva vicinanza di tali zone al limitrofo Comune di Martirano Lombardo, si occuperà anche della cura pastorale delle Comunità di San Mazzeo (Conflenti) e San Gennaro (Martirano). Contemporaneamente Mons. Vescovo ha disposto che la Chiesa di Sant’Anna in S. Mazzeo possa custodire i propri “libri parrocchiali” e possa ospitare ordinariamente la celebrazione di tutti i Sacramenti per i fedeli che appartengono a tale zona pastorale. Dal 1⁰ settembre 2026 il Diacono Paolo Fusto svolgerà il suo servizio nella Parrocchia “Maria SS delle Grazie” in Lamezia Terme. Dal 16 settembre 2026, il Rev.do Francesco Santo lasciando il servizio pastorale delle Parrocchie “Santa Maria Assunta” e “Maria Santissima Addolorata” in Decollatura, si dedicherà, su concessione di Mons. Vescovo, a un anno di studio continuando a prestare il proprio servizio pastorale in Diocesi. Il Rev.do Francesco Bellomo, avendo ricevuto risposta affermativa alla domanda presentata all’Ordinariato Militare in Italia, resta in attesa di disposizioni da parte dell’Ordinario Castrense. Nel comunicare le nuove nomine, Mons. Serafino Parisi ringrazia quanti hanno finora prestato il loro competente e appassionato servizio, mentre augura ai nuovi incaricati un ministero dedito e fecondo, per il bene della Comunità diocesana.   Don Marco Mastroianni, Cancelliere Vescovile   The post Comunicazione nomine dalla Cancelleria Vescovile first appeared on Lamezia Nuova.

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Gli obiettivi del prossimo anno pastorale

  Avvio del Centro culturale diocesano all’interno del quale prevedere sia attività di inclusione che iniziative contro la dispersione scolastica per chi ha difficoltà e in particolare per persone con bisogni educativi speciali; concretizzazione del centro diocesano di ascolto per le persone fragili o con disabilità per facilitare anche alcuni percorsi (la cui realizzazione era stata annunciata dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, al termine della seconda giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità del 27 giugno scorso); riorganizzazione degli ambiti professionali (commercialisti, medici, giuristi e docenti cattolici). Questi, in sintesi, gli obiettivi fissati nella due giorni di programmazione dell’anno pastorale 2026/2027 che la Diocesi di Lamezia Terme si prefigge per il prossimo futuro. Tutto ciò senza perdere di vista quelli che sono stati i propositi dello scorso anno (pastorale familiare; pastorale giovanile; catechesi per persone con disabilità) che, dopo il loro avvio, saranno ulteriormente potenziati, ad esempio, con la ristrutturazione del consultorio familiare, l’intensificazione degli incontri con i giovani aggiungendo la fascia di età dai 20 ai 35 anni con un orario serale a loro più consono, il rafforzamento del percorso di formazione. A tale proposito, secondo una visione unanime, c’è da liberare la partecipazione attiva e costante alla Scuola biblica e alla Scuola per i ministeri da un mero riconoscimento “istituito” del servizio all’interno della pastorale diocesana, per riscoprire, formandosi a tale sfida e per questa attesa, il “ministero” del laico da vivere con professionalità, competenza e coerenza nella quotidianità. Una Chiesa, quindi, che intende parlare con il territorio ed alla società diventando propositiva nella costruzione di una comunità più a misura d’uomo, guardando soprattutto a quelle fasce cosiddette fragili che, spesso, vivono ai margini, non per volontà propria. Nella due giorni, durante la quale il Vescovo, che ha fortemente voluto questo momento sin dal suo insediamento, i Vicari Foranei ed i direttori degli Uffici di Pastorale, si sono confrontati su quello che deve essere oggi il ruolo di una Chiesa sempre più in uscita che, però, non deve perdere di vista la sua missione evangelizzatrice di cui i laici devono essere e diventare corresponsabilmente parte attiva. Da qui la necessità di incontrare, oltre che il Consiglio pastorale Diocesano, anche la Consulta delle aggregazioni laicali in uno scambio di opinioni che ha visto la partecipazione di variegate componenti della società da cui sono emerse proposte ed idee, specialmente su cosa significhi oggi essere testimoni di fede in una società che registra forti cambiamenti e contraddizioni. Ecco perché, in questo contesto, è fondamentale la formazione, su cui, tra l’altro, lo stesso monsignor Parisi ha puntato sin dal suo arrivo in Diocesi, e su cui la Chiesa lametina deve e vuole investire ritenendola centrale nella vita di ogni credente, valorizzando gli indirizzi della dottrina sociale della Chiesa. Una vera e propria sfida, quindi, alla quale la Chiesa di Lamezia Terme non intende rinunciare, mettendo a disposizione quei talenti che, spesso, sono nascosti, senza timore e recuperando il concetto della missionarietà “quotidiana”.   Saveria Maria Gigliotti The post Gli obiettivi del prossimo anno pastorale first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, Vita Diocesana

Un gemellaggio all’insegna dell’incontro e della condivisione

Si è conclusa nei giorni scorsi un’esperienza straordinaria che lascerà un segno indelebile nella memoria dei partecipanti: il gemellaggio estivo tra l’oratorio di Bareggio e i rappresentanti della diocesi di Lamezia Terme si è rivelato molto più di una semplice trasferta, è stato un vero e proprio viaggio alle radici dell’incontro e della condivisione. I giovani dell’Oratorio “San Filippo Neri” della Parrocchia Santa Maria Immacolata di Accaria, infatti, sono rientrati a casa carichi di entusiasmo, portando nel cuore il calore dell’accoglienza e un legame profondo nato nel segno del Vangelo ed un’amicizia nata nel segno di Gesù. In pochi giorni hanno sperimentato in prima persona il valore dell’accoglienza più autentica e la ricchezza dello scambio di idee. L’aspetto più straordinario dell’iniziativa è stata la rapidità e la profondità con cui sono nati i nuovi legami: un’amicizia bella, pulita e immediata, fondata sull’amicizia di Gesù, che si fa uomo e che si impara a riconoscere e ad amare nel volto dell’altro. L’invito a non seguire schemi: la bussola del Vangelo – Un momento centrale di questa esperienza è stato il forte mandato educativo e spirituale ricevuto. I giovani hanno accolto con immenso entusiasmo l’invito di don Riccardo Bombelli, vicario della comunità pastorale Maria Madre della Chiesa, che li ha esortati a non farsi imprigionare da schemi rigidi o da modelli predefiniti e artificiali imposti dalla società. Al contrario, il sacerdote ha invitato i ragazzi a lasciarsi ispirare unicamente dalla “scatola del Vangelo”, consegnata loro anche come dono concreto. Il Vangelo diventa così l’unico strumento di guida, la bussola fondamentale per orientare tutte le attività, le scelte e le sfide del quotidiano. Il ringraziamento a don Francesco Benvenuto – Il successo di questa iniziativa e il cammino che questi ragazzi stanno compiendo sono guidati da una presenza salda e appassionata. Un ringraziamento speciale va alla guida spirituale della comunità, don Francesco Benvenuto. Da sempre attento e sensibile alla presenza dei giovani in parrocchia, don Francesco si spende quotidianamente per la loro crescita spirituale, offrendo un ambiente sano, protetto e stimolante. Il suo impegno costante è quello di orientare i ragazzi verso la “vita vera” — l’unica che salva — insegnando loro a guardare il mondo con gli occhi della fede e della speranza. Gli insegnamenti sul campo: al via l’oratorio estivo a Cardolo – Le parole e i valori appresi durante il gemellaggio non sono rimasti teoria, ma si sono tradotti immediatamente in azione. Proprio in questi giorni, infatti, i giovani tornati dall’esperienza stanno già mettendo concretamente in pratica gli insegnamenti ricevuti.L’occasione è l’avvio delle attività dell’oratorio estivo, iniziato il 29 giugno e in programma fino all’11 luglio presso il Santuario San Giovanni Paolo II di Cardolo, frazione di Feroleto Antico. Qui, i ragazzi sono impegnati in prima linea nell’animazione e nella testimonianza, portando tra i loro coetanei quello stesso spirito di condivisione e quella “bussola del Vangelo” che ha guidato lo scambio culturale. Il gemellaggio si chiude, ma le relazioni nate tra Bareggio e Lamezia Terme sono destinate a durare nel tempo, testimoniando che la distanza geografica si annulla quando si cammina nella stessa direzione. L’oratorio San Filippo Neri The post Un gemellaggio all’insegna dell’incontro e della condivisione first appeared on Lamezia Nuova.

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Reliquia San Josemaría Escrivá accolta in Santuario San Giovanni Paolo II

Un intenso momento di fede e di comunione si è vissuto nei giorni scorsi nel Santuario San Giovanni Paolo II a Cardolo di Feroleto Antico, in occasione della festa di San Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei. La Santa Messa è stata presieduta da monsignor Serafino Parisi, Vescovo di Lamezia Terme, e concelebrata da don Alfonso Guijarro Garcia, sacerdote della Prelatura dell’Opus Dei, da don Marco Mastroianni e da don Francesco Benvenuto. La celebrazione ha visto la partecipazione di numerosi fedeli e la presenza di autorità civili e militari. Tra le autorità civili erano presenti i Sindaci dei Comuni di Gizzeria, Serrastretta e Feroleto Antico. Hanno preso parte alla cerimonia anche rappresentanze delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate: il Comando dei Carabinieri di Lamezia Terme, la stazione dei Carabinieri di Pianopoli, il Comando di Polizia e il 2° Reggimento Aves “Sirio”. Un momento particolarmente significativo si è vissuto all’inizio della celebrazione, quando don Alfonso Guijarro Garcia ha consegnato la reliquia del Sangue di San Josemaría nelle mani del Sindaco del Comune di Feroleto Antico, territorio nel quale è collocato il Santuario. Il Sindaco ha quindi deposto la reliquia nell’apposita teca, dove resterà custodita in modo permanente, quale segno di devozione e di memoria spirituale per tutta la comunità. Nell’omelia, monsignor Serafino Parisi ha posto al centro della riflessione l’importanza del “ministero” del laicato, tema profondamente legato anche allo spirito dell’Opus Dei e alla testimonianza di San Josemaría. Il Vescovo ha richiamato la necessità di riscoprire il ruolo dei laici nella vita della Chiesa e del mondo. Il laico non è un semplice destinatario dell’azione pastorale, né uno spettatore della vita ecclesiale, ma un battezzato chiamato a vivere in pienezza la propria vocazione cristiana dentro la storia, nelle realtà ordinarie della vita quotidiana. In questa prospettiva, il “ministero” del laicato non va inteso soltanto come un servizio svolto all’interno degli ambienti ecclesiali, ma come una vera e propria responsabilità cristiana vissuta nel mondo: nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nella società, nella politica, nelle istituzioni, nella cultura e in ogni ambiente in cui l’uomo è chiamato a operare. È proprio qui che emerge con forza l’attualità del messaggio di San Josemaría: la santità non è riservata a pochi, ma è unachiamata universale. Ogni cristiano è invitato a cercare Dio nelle occupazioni ordinarie, trasformando il lavoro, le relazioni, gli impegni familiari e sociali in occasione di incontro con il Signore e di servizio ai fratelli. Il Vescovo ha sottolineato come questa consapevolezza sia oggi particolarmente necessaria. La Chiesa ha bisogno di laici maturi, corresponsabili, capaci di portare il Vangelo nei luoghi concreti della vita. La testimonianza cristiana non si esaurisce nella partecipazione alla liturgia, pur essendo questa fonte e culmine della vita di fede, ma continua nel quotidiano, nelle scelte, nello stile di vita, nella capacità di costruire relazioni giuste, solidali e aperte al bene comune. Questo tema, richiamato anche nei recenti lavori del Consiglio Permanente della Cei, invita tutta la comunità ecclesiale a guardare con rinnovata attenzione alla vocazione dei laici. Essi sono chiamati a essere presenza viva della Chiesa nel mondo, segno concreto di una fede che illumina la vita e che diventa responsabilità, servizio e testimonianza. Alla luce dello spirito dell’Opus Dei, l’omelia ha dunque ricordato che ogni ambiente umano può diventare luogo di santificazione.La vita ordinaria, se vissuta con fede, diventa spazio in cui Dio chiama, accompagna e opera. La famiglia, il lavoro, le istituzioni ela società non sono realtà lontane dal Vangelo, ma luoghi nei quali il cristiano è chiamato a rendere visibile la presenza di Cristo. La presenza della reliquia del Sangue di San Josemaría, ora custodita stabilmente nel Santuario, rappresenta per la comunità un dono prezioso e un invito permanente alla preghiera, alla fedeltà e alla testimonianza cristiana. Essa richiama tutti a vivere la fede non come qualcosa di separato dalla vita, ma come forza capace di orientare ogni scelta, ogni responsabilità e ogni servizio. In questo senso, la festa di San Josemaría è stata non solo una celebrazione liturgica, ma anche un’occasione per rinnovare l’impegno di ciascuno a vivere il Vangelo nella concretezza della propria quotidianità. Anselmo Scalise The post Reliquia San Josemaría Escrivá accolta in Santuario San Giovanni Paolo II first appeared on Lamezia Nuova.

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“Armonizziamo le differenze e combattiamo la buona battaglia del bene comune”

Un accorato appello alla città e al territorio lametino ad “armonizzare le differenze”, a sentirsi “un’unica città”, a condurre insieme “la buona battaglia per il bene comune”, quello del vescovo di Lamezia Terme Mons. Serafino Parisi che, in Cattedrale, ha presieduto la celebrazione conclusiva della festa dei Santi Pietro e Paolo, Patroni della città e della diocesi lametina, durante la quale il sindaco Mario Murone ha rinnovato l’affidamento della comunità attraverso la consegna simbolica del plastico tra le mani di S. Pietro. Partendo proprio dalla figura e dalla testimonianza dei due apostoli, “due personalità estremamente diverse tra loro eppure entrambe colonne della Chiesa che non potrebbe reggersi senza una delle due”, Parisi ha parlato del messaggio che “la solennità di oggi propone a credenti e non credenti: l’armonizzazione delle differenze. Non c’ è possibilità di schierarsi o con Pietro o con Paolo. La Chiesa mette insieme due figure completamente diverse perché attraverso entrambe il credente entra nella storia e serve la storia. Si serve la storia come ha fatto il Signore, che non è entrato nel mondo mostrando i muscoli, ma nella fragilità e ha manifestato dalla Croce la grandezza del suo progetto d’amore. La nostra esistenza deve fare i conti con i nostri limiti. Pensiamo a Pietro: ha rinnegato Gesù ma è il Signore stesso che lo ristabilisce nella fiducia per fargli capire che non è sulle qualità umane che si fonda la Chiesa, ma sulla misericordia che viene da Dio”. Ecco quindi – ha proseguito il vescovo lametino – “lo stile con cui siamo chiamati a servire il mondo che è lo stile di Dio: non quello della prepotenza e della sopraffazione, ma quello della disponibilità e dell’apertura ai bisogni reali delle persone. Da qui occorre partire per costruire la nostra comunità, la polìs, la civitas fatta, l’urbs fatta di strade e la città fatta soprattutto di persone e di relazioni”. “Credo – ha rimarcato Parisi – che la grande zavorra di Lamezia sia l’incapacità strutturale di pensarsi come una città unica. Fin quando non si farà questa fusione d’intenti saremo costretti a giocare con i nostri particolarismi, a perdere tempo con i campanilismi. Armonizzare le differenze significa per la nostra città fare davvero un passo avanti”.       Prendendo spunto dalla vicenda di Pietro, liberato dalle catene della prigionia, il presule ha ricordato come “Signore, che ha distrutto le catene di Pietro, viene a rompere le catene che ci tengono prigionieri in questo nostro contesto sociale e culturale. A cominciare dalla grande catena della rassegnazione che è racchiusa in una parola: “ormai”. Ormai è la tomba dei progetti, la tomba delle speranze, la tomba di tutti i progressi. E’ il l fatalismo, l’atarassia, che ci fa scaricare tutte le responsabilità sugli altri. Il Signore è venuto a rompere queste catene perché la salvezza operata da Dio in Gesù Cristo è un fatto concreto e si chiama liberazione. L’intervento di Dio nella storia dell’umanità ha come cifra distintiva la liberazione dalla schiavitù mentale e da tutte le forme di schiavitù culturale e sociale che ci tengono legati al passato e ci impediscono di guardare al futuro” E infine, dal vescovo di Lamezia, l’appello a “combattere anche noi, come Paolo, la buona battaglia. Paolo non parla di una battaglia qualsiasi, perché non tutte le battaglie sono buone: vale nella Chiesa, vale nella società civile. La buona battaglia è quella per il bene comune, che si affronta a partire dallo sguardo sugli ultimi. E’ la battaglia comune per rilanciare questo nostro territorio,  per farlo andare avanti. Una battaglia da combattere insieme, pur nella differenziazione delle posizioni, tutti devono sentirsi interessati a fare prevalere non le beghe personali ma il bene di tutti e di ciascuno” “Da qui si vedrà – ha concluso Parisi –  il senso del nostro essere nel mondo con la forza del Vangelo e con il nostro servizio a tutti quelli che ci stanno aspettando”. Salvatore D’Elia     The post “Armonizziamo le differenze e combattiamo la buona battaglia del bene comune” first appeared on Lamezia Nuova.

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