Vita Diocesana

In primo piano, Vita Diocesana

Ristorare e preparare il cuore al Natale

“Uno spazio per ristorare e preparare il cuore” alla nascita di Gesù. Questo il fine del ritiro di Avvento che, organizzato dalla rettoria Santa Chiara insieme alle Pastorali giovanile, vocazionale e familiare, si terrà il prossimo 14 dicembre a partire dalle ore 10 nella chiesa dedicata alla santa di Assisi. Il ritiro, al quale sarà presente Manuel Rossi dell’associazione italiana bibliodramma, un metodo esperienziale per entrare nella Parola in maniera creativa, è rivolto a giovani (18+) e adulti, è gratuito (ma è possibile lasciare un’offerta per condividere le spese) ed è necessario iscriversi attraverso il modulo Google (https://forms.gle/1R2vkRGUrvTNBJPj9). Le iscrizioni, per motivi organizzativi, saranno chiuse al raggiungimento del numero stabilito. La giornata si concluderà con la Santa Messa alle ore 18. s.m.g. The post Ristorare e preparare il cuore al Natale first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Vi auguro di essere costruttori di storia rinnovata come la Vergine Maria”

alla speranza e dalla fede da tradurre nell’impegno quotidiano. Dio vuole la felicità della nostra vita.  Non dobbiamo solo aspettare il cambiamento, ma attuarlo con la nostra azione e la nostra disponibilità”. “Che la vita della nostra terra – ha concluso Parisi – possa essere piena, gioiosa e realizzata come Dio vuole”. Mons. Parisi ha ringraziato i vigili del Fuoco, le Forze dell’Ordine, i volontari e quanti hanno cooperato alla preparazione e allo svolgimento del momento di preghiera. Salvatore D’Elia The post Vi auguro di essere costruttori di storia rinnovata come la Vergine Maria” first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Predisporci ad accogliere il mistero di Dio che viene nella nostra vita per dare senso ai nostri giorni”

“Predisporci ad accogliere il mistero di Dio che viene nella nostra vita, nella nostra esistenza e nella nostra storia, per dare senso ai nostri giorni, per dare pace alle nostre relazioni, per dare giustizia alla nostra realtà, per dare speranza a tutti noi”. Con queste parole, il Vescovo monsignor Serafino Parisi, ha concluso l’omelia della santa Messa presieduta in cattedrale in occasione della festa dell’Immacolata Concezione. Partendo dalle letture del giorno, monsignor Parisi ha sottolineato che “la pagina che è stata letta come seconda lettura di questa sera, quella di San Paolo agli Efesini, è davvero il grande cuore dell’annuncio del Vangelo che collega la storia delle origini con la nostra prospettiva finale. Che cosa dice questo testo? Dice un’idea con un verbo che è stato molto criticato ed attaccato da più parti e ancora oggi fa problema, ed è lo stesso verbo che è utilizzato anche per l’immacolata concezione di Maria. È il verbo che Paolo utilizza per ognuno di noi. Dice il testo di Efesini che, in Cristo, il Signore ci ha scelti prima della creazione del mondo. E il verbo incriminato è ‘predestinandoci’ ad essere per Lui figli adottivi mediante Gesù Cristo”. “Ma, allora, – ha aggiunto il Vescovo – se il Signore ci ha scelti prima, ci ha predestinati, la nostra libertà dov’è? Siamo liberi di aderire o di non aderire a questo progetto di salvezza pagandone le conseguenze, nel bene o nel male. Cosa vuol dire che ci ha predestinati? Ecco, l’Immacolata concezione di Maria ci spiega questa idea. L’uomo è uscito dalle mani di Dio come un capolavoro, però ha fatto spazio nella sua vita al male e il male è rappresentato in questa scena un po’ barbara della non assunzione delle responsabilità. L’albero della conoscenza del bene e del male. L’uomo non poteva arrivare fino a tanto perché la libertà ha anche bisogno di un limite. Ed è il primo grande insegnamento che viene da questa pagina della Bibbia: la libertà ha bisogno di un limite, perché la grandezza dell’uomo si misura all’interno della capacità di accogliere il proprio limite. Invece l’uomo ha voluto fare – diciamo così – di testa sua. Disubbidisce apparentemente ad una norma, ma, in realtà, il vero dramma è che questa sua scelta non comporta l’assunzione della propria responsabilità. Per salvare la nostra vita, la nostra faccia, la nostra storia, scarichiamo le colpe sugli altri”, come avviene sia per Adamo che per Eva dopo aver mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male. “Quindi – ha proseguito monsignor Parisi – l’umanità che era venuta bella dalle mani di Dio prende questa piega verso il male, una deriva. Che cosa deve fare Dio? Che cosa avrebbe potuto fare Dio ad un certo punto? Se avesse ragionato come noi li avrebbe distrutti. Invece, che cosa fa Dio? Ecco l’Immacolata Concezione. Dall’inizio, vedendo che l’uomo aveva preso questa deriva, cioè che l’umanità si stava incamminando verso un punto di non ritorno, allora dice ‘no, io non voglio abbandonare questa umanità, queste creature che sono venute dalle mie mani’” perché “l’uomo è fatto per vivere”. Dio, quindi, “ha amato e amando non può che volere il bene della umanità, la vita, la salvezza, la redenzione dell’uomo. Questa è la grandezza di Dio. Perché Dio pensa da sempre alla salvezza dell’uomo. È il modello, allora, che rompe lo schema della predestinazione immaginata come qualche cosa che è stabilita da sempre perché noi la guardiamo col nostro modo di ragionare: per noi c’è il passato, c’è il presente e c’è il futuro. Ma in Dio l’eternità è proprio un eterno presente. Un presente che si ripropone sempre. Per cui predestinare vuol dire pensare continuamente al bene dell’umanità. In fondo che predestinazione è quella di dire che noi siamo fatti per essere a lode della sua gloria? Questa è la grandezza. E qual è, allora, il modello che ci viene offerto? È quello che abbiamo ascoltato del brano del Vangelo: Maria è la predestinata, però è chiamata a rispondere”. “La predestinazione di Dio – ha concluso il Vescovo – è il bene di Dio Padre, di Dio Creatore che non riesce a pensare diversamente che al bene delle proprie creature. È l’amore che lo guida, è la vita che lo caratterizza. E l’Immacolata Concezione dice esattamente questo che Dio ha pensato a Lei, una creatura per dire ad ognuno di noi, creature, che ce la possiamo fare. Anche noi ce la possiamo fare, ma come Lei dobbiamo metterci a disposizione del Signore”. Al termine della Santa Messa si è svolto il tradizionale omaggio floreale alla statua della Madonnina in piazza Ardito. Saveria Maria Gigliotti The post “Predisporci ad accogliere il mistero di Dio che viene nella nostra vita per dare senso ai nostri giorni” first appeared on Lamezia Nuova.

8xmille, Attualità, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere con il pregiudizio modernista o anticristiano”

  “C’è un legame da considerare tra visione su Dio, Chiesa, mediazione, comunità dei credenti e comunità civile, per stabilire quell’humus culturale, quella ambientazione storico-religiosa all’interno della quale si colloca tutta la produzione dell’arte e dunque anche la sua interpretazione”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, concludendo il convegno su “L’iconografia dell’Annunciazione nella Diocesi di Lamezia Terme”, organizzato dal Museo Diocesano. Il Vescovo, nel sottolineare che il “forte legame che c’era tra le comunità ecclesiali, le comunità cristiane e le comunità degli uomini era stabilito su precisi modelli culturali”, ha evidenziato che “spesso si fa una lettura anacronistica della storia dell’arte, delle opere prodotte all’interno del tempo perché – ha aggiunto – non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere, anche le opere d’arte, con il pregiudizio modernista o anticristiano, oppure attraverso una critica eccessiva ad una cristianità che già da qualche decennio si sta sfilacciando dentro il nostro contesto culturale contemporaneo: è quasi certo che non se ne ricavi nulla sul piano interpretativo e contenutistico, ma anche sul vincolo dinamico che esiste tra il contesto culturale di un’epoca e la sua variegata produzione culturale”. “Attraverso le opere d’arte – ha proseguito monsignor Parisi – è possibile ricostruire non soltanto il pensiero, il messaggio catechetico e teologico che c’era all’interno delle opere, ma anche il sostrato culturale nel quale venivano prodotte e del quale, paradossalmente, ne divenivano, al tempo stesso, contenuto e modalità comunicativa, di mediazione. Per avere una lettura adeguata di questi testi – siano essi scritti, statue lignee o dipinti – bisogna necessariamente ricostruire quella condizione culturale originaria altrimenti non viene fuori la particolarità, non solo teologica o catechetica, ma anche culturale della quale quell’opera è testimonianza e prodotto che, poi, quella opera continuerà a perpetuare e a ridire nel tempo”. “Ecco – ha concluso il Vescovo – questo legame è necessario stabilirlo, altrimenti difficilmente si possono leggere le opere con una con una pretesa interpretativa asettica che poi, di fatto, rischia di diventare astorica, dunque insignificante sia sul piano religioso che anche sul piano propriamente culturale. Ripercorrere la mostra significa prendere atto, fra l’altro, dell’innegabile promozione culturale operata dalla Chiesa nel passato, alla quale non può e non intende rinunciare oggi”. Ad apertura dei lavori, il direttore del Museo Diocesano, Paolo Francesco Emanuele, ha evidenziato che “non si può non tener conto che il nostro patrimonio culturale costituisce tra l’altro un valido strumento anche in ottica di funzione pastorale”, ricordando che “sul piano della valorizzazione e tutela di fondamentale importanza è stato il contributo della firma dell’8×1000 alla chiesa cattolica. Mediante questi fondi attivi fin dal 1998 circa si sono stati avviati progetti finalizzati alla promozione di musei archivi e biblioteche in quasi tutte le Diocesi d’Italia oltre che a restauri di beni custoditi negli stessi istituti culturali. Mi riferisco ovviamente alla sola linea di finanziamento attivata per i beni culturali ma esistono altre linee di finanziamento dedicate all’edilizia di culto così come il restauro di organi a canne, volontari associati e molti altri ambiti che insieme offrono seppur in modo limitato e non esaustivo un validissimo aiuto al sostentamento e alla promozione di questi istituti culturali”. “La storia che queste opere raccontano – ha aggiunto il direttore del Museo – altro non è che la nostra storia. Una storia fatta non solo di quadri e statua ma anche di libri e documenti che troppo spesso fanno fatica a comunicare tra loro. Questo patrimonio che abbiamo ricevuto non per merito ma che la storia ci consegna rappresenta un dono che abbiamo il dovere di conservare, tutelare, promuovere ma anche comunicare con linguaggi moderni, comprensibili a tutti così da renderlo utile e raggiungibile da tutta la comunità. L’identità di una comunità è rappresentata infatti dai valori che condivide e da come questi valori vengono rappresentati nel corso dei secoli. Le attività di tutela e valorizzazione dei beni culturali si riflettono sulla conservazione della memoria storica di una comunità. Custodire le testimonianze del passato di una comunità vuol dire essere in grado oggi di rispondere a domande sul nostro passato al fine di capire meglio il presente così da poter costruire un futuro migliore”. “Il racconto della nostra storia – ha concluso Emanuele – certamente non può prescindere dal patrimonio custodito negli istituti culturali presenti in diocesi come appunto il museo l’archivio e la biblioteca, ma è imperativo non tralasciare l’enorme patrimonio della nostra terra costituito da tutti i beni immateriali che sfortunatamente vengono spesso catalogati come usanze di un tempo o semplici rappresentazioni popolari. L’insieme di tutta questa ricchezza costituisce un patrimonio inestimabile verso il quale dobbiamo sentire un forte senso di responsabilità nel custodirlo studiarlo e valorizzarlo. Non si può non tener conto che il nostro patrimonio culturale costituisce tra l’altro un valido strumento anche in ottica di funzione pastorale”. Lo storico dell’arte, Mario Panarello, docente all’Accademia di Belle Arti di Lecce, ha ripercorso attraverso le opere più significative dislocate su tutto il territorio calabrese, l’iconografia della figura dell’Annunciazione. Il tema affrontato da Panarello ha chiaramente messo in luce la rilevante produzione artistica che la Calabria è stata capace di produrre dal XVII. Particolare attenzione è stata rivolta al gruppo scultoreo dell’Annunciazione del XVII secolo custodita nel museo diocesano di Lamezia Terme che, ad oggi, rappresenta una delle più antiche e pregiate testimonianze artistiche riferite all’iconografia dell’Annunciazione. Nel corso del suo intervento, Panarello ha poi proseguito con una serie di confronti stilistici tra alcune opere di fuori regione mettendo in evidenza quanto il tema dell’Annunciazione sia stato trattato nel corso dei secoli anche in luoghi di straordinaria bellezza. Non meno interessante il confronto tra incisione e stampe presenti su messali che spesso venivano utilizzati proprio come modelli per la produzione pittorica. Al termine del convegno è seguita una visita guidata all’interno del Museo Diocesano.   Saveria Maria Gigliotti The post “Non è sostenibile la pretesa di interpretare le opere in genere con il pregiudizio modernista o anticristiano” first appeared on Lamezia Nuova.

Attualità, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

A monsignor Parisi il Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore

  Ci sarà anche il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, tra le personalità che, il 29 novembre prossimo alle ore 17.30 a San Giovanni in Fiore (Cosenza), nella cornice dell’Abazia florense, riceveranno un riconoscimento nell’ambito della IV edizione del Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore. Monsignor Parisi, che anche nel suo episcopato ha puntato e sta puntando molto sulla formazione con la istituzione, tra l’altro, della Scuola Biblica Diocesana (giunta al suo secondo ciclo triennale) e della Scuola Diocesana per i ministeri, sarà premiato “per la profondità della ricerca teologica e la brillantezza del magistero”. Del resto, nella nostra chiesa diocesana abbiamo avuto modo “sul campo” di cogliere il suo interessamento attento e qualificato, per molteplici interessi sul piano culturale e sociale, oltre che pastorale ed ecclesiale. Ha sempre coniugato, infatti, la ricerca e l’insegnamento con l’impegno pastorale come parroco e incaricato di diversi ministeri a livello diocesano e regionale. In diverse manifestazioni pubbliche, di tipo sociale, culturale o pastorale, non ha mancato di dare il suo apporto analitico, appassionato, competente e propositivo. Ex alunno del Pontificio Seminario Teologico Regionale “San Pio X” in Catanzaro per il biennio filosofico e, successivamente, del Pontifico Seminario Romano Maggiore per il triennio teologico alla Pontificia Università Gregoriana, il Vescovo di Lamezia Terme, esperto in cultura e lingue classiche e semitiche, ha tenuto corsi di esercizi spirituali e di aggiornamento ai vescovi, al clero, a comunità religiose, ad associazioni e movimenti laicali e culturali. Giornalista pubblicista, monsignor Parisi ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche a carattere biblico e teologico, voci di dizionario e articoli specialistici per diverse Riviste e testate giornalistiche e, tra le altre cose, è stato, fino ad ottobre 2025, direttore di “Vivarium. Rivista di Scienze Teologiche”, che è forum dei docenti dell’Istituto Teologico Calabro; è stato responsabile della Scuola Biblica Diocesana «Bêt Jôsēph» in Crotone, posta sotto il patrocinio scientifico dell’Associazione Biblica Italiana; direttore di “Quaderni Siberenensi. Rivista di cultura, storia e tradizioni”; dal 1993, socio dell’Associazione Italiana Cultura Classica (A.I.C.C.); dal 1994, socio dell’Associazione Biblica Italiana (A.B.I.) sezione professori; collaboratore per gli Scritti Sapienziali del Prof. G. Ravasi della “Bibbia per la famiglia”, Edizioni San Paolo. “L’edizione 2025 del Premio – affermano gli organizzatori – si distingue per l’ampiezza delle figure coinvolte e per la qualità dei percorsi umani, culturali e professionali che la giuria ha scelto di valorizzare, individuando personalità che, nei rispettivi ambiti, hanno manifestato un’idea elevata di impegno, conoscenza e comunità”. Insieme a monsignor Parisi, riceveranno il riconoscimento: l’accademico Franco Ernesto Rubino, la professoressa Franca Melfi, la dottoressa Alba Di Leone, il ricercatore Francesco Sesso, il dottor Giampiero Avruscio, l’imprenditore Giuseppe Fabiano, il designer internazionale Giuseppe Fata, il tennista Vittorio Magnelli, l’atleta paralimpica Nicole Orlando, Ofer Arbib, il giornalista Francesco Verderami, don Gianni Fusco, il maestro Giovambattista Spadafora (alla memoria). Tra i premiandi le attrici Isabel Russinova e Manuela Arcuri, che sarà madrina della serata. Saveria Maria Gigliotti The post A monsignor Parisi il Premio internazionale Città di Gioacchino da Fiore first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Essere uomini di comunione, mettendo insieme l’urlo dell’umanità e il grido della speranza dell’uomo”

“Ecco il grande mistero del sacerdozio: dare ad altri quello che noi abbiamo ricevuto e, spero, gustato per primi. Vi auguro allora questo: di poter essere uomini di comunione, mettendo insieme l’urlo, magari sprezzante, dell’umanità e il grido della speranza dell’uomo. E voi in mezzo, noi in mezzo, su quella croce, trafitti, che, proprio attraverso le ferite, riusciamo a dire che Dio regna così: non imponendosi, ma donandosi. Ve lo auguro di cuore”. Con queste parole il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha concluso l’omelia della Santa Messa presieduta in Cattedrale per l’ordinazione presbiterale di don Giuseppe Bernardini (parrocchia Santa Maria Goretti) e don Andrea Giovanni Cefalà (parrocchia Santa Maria delle Grazie). “La parola di Dio di questa domenica che chiude l’anno liturgico con la solennità di Cristo Re dell’Universo – ha aggiunto monsignor Parisi – ci dà la possibilità di percorrere un itinerario che non vuole descrivere l’essenza, la scelta, la vita del sacerdote, ma ci offre degli spunti di riflessione che sono validi per tutti noi e che, in modo particolare, si rivolgono al cuore, ma anche alla mente, alla persona di questi due nostri fratelli, Andrea Giovanni e Giuseppe, che questa sera consacrano come sacerdoti la loro vita al Signore e alla Chiesa, dentro la Chiesa. L’elezione che sperimentiamo tutti quanti noi che abbiamo già qualche annetto di sacerdozio non è per le nostre qualità, per le nostre doti, per la nostra intraprendenza. La scelta è unicamente per grazia di Dio. Quindi, celebrare questo primato della grazia vuol dire ridimensionare non solo l’ambito del nostro intervento all’interno della storia della salvezza, del prolungamento della Parola che salva. Ma dà la possibilità di ridimensionare anche la nostra stessa esistenza perché noi siamo consacrati e voi due sarete consacrati unitamente perché guardati e voluti e scelti da Dio. E questo è il primo passaggio che le letture di questa sera ci fanno fare guardando alla figura di Davide”. “Noi – ha proseguito il Vescovo – non siamo sopra la comunità, forse non siamo nemmeno sotto. Ma la cosa più difficile è stare dentro la comunità. Ed ecco perché questa dimensione che la Parola di Dio ci suggerisce questa sera diventa un indicativo per l’interpretazione della nostra vita. È una vita, cioè, che ci dà senso, ci conferisce senso, soltanto se ci collochiamo e riusciamo a restare ossa e carne delle stesse persone che con noi fanno la stessa comunità e condividono la stessa storia. Nella prima lettura di questa sera, poi, c’è un’altra indicazione che è importantissima, fondativa, determinante, per tutti noi che condividiamo il sacerdozio ed è la frase che il Signore rivolge a Davide. Quando sentiamo dire ‘il Signore ti ha detto tu pascerai il mio popolo d’Israele e tu sarai capo di Israele’, c’è un contrasto di significato logico perché noi normalmente interpretiamo il capo come colui che comanda, che ha potere e questo potere lo deve manifestare, esercitare, costi quel che costi. Ma, nel testo di questa sera, non è così. Ed in modo particolare non è così nella seconda lettura che abbiamo ascoltato e non è così nel brano del Vangelo che è stato proclamato: essere capo, deve essere messo in relazione con l’espressione che precede la missione di essere capo di Israele ed è ‘tu pascolerai il mio popolo’, dice il Signore. Il popolo non è nostro, il popolo è del Signore. E lo dice in modo molto chiaro. Allora, se il popolo è del Signore, tu pascerai il mio popolo. Che cosa vuol dire, allora, essere capo? Vuol dire che dentro quel popolo tu, come pastore, dovrai manifestare la stessa cura. Pensate qual è la sproporzione insita nella missione: la debolezza nostra e la potenza di Dio; il tesoro – se vogliamo dirlo con le parole di Paolo – nei vasi di creta. La sproporzione è che capo significa manifestare dentro quel popolo. Ed ecco il verbo pascere: la stessa cura che il Signore ha per il popolo di Israele, la stessa tenerezza, la stessa premura, la stessa passione, lo stesso amore. Questa è la consegna”. Saveria Maria Gigliotti The post “Essere uomini di comunione, mettendo insieme l’urlo dell’umanità e il grido della speranza dell’uomo” first appeared on Lamezia Nuova.

Attualità, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Dietro tutti questi atti criminali c’è l’immagine deteriorata dell’uomo”

“Ciò che dà la speranza – grazie anche al lavoro di tutte le Forze dell’ordine, della magistratura ma anche delle associazioni – è quell’aria che si respira, che è quella di una reazione e quando il corpo reagisce vuol dire che c’è una vitalità che non vuole perdere”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere il suo intervento al Consiglio comunale aperto sulla legalità, tenutosi oggi a Lamezia Terme, dopo le intimidazioni che si sono registrate in città a danno di alcuni commercianti “Questa – ha aggiunto monsignor Parisi, che ha anche detto di aver voluto essere presente “per ascoltare e, per quello che possiamo fare, per dare un contributo di crescita” – è una grande speranza per il futuro e su questa reazione dobbiamo lavorare perché il nostro operato sia consapevole, responsabile, emblematico, esemplare. Su questo dobbiamo investire noi stessi ed anche gli altri”. Il Vescovo, ha poi evidenziato che “la Chiesa c’è e c’è in riferimento, non solo per l’occasione data dagli episodi che ci sono stati in quest’ultimo periodo che generano preoccupazione, ma c’è anche perchè intende inserirsi, dalla sua parte, in un discorso generale sulla giustizia, sulla legalità e sul modo di essere cittadini all’interno della storia. Questo noi lo diciamo da credenti, a partire dalla forza che il Vangelo dà alle nostre scelte. Ecco perché – ha proseguito monsignor Parisi – come Chiesa lametina, tra l’altro continuando una tradizione, perché io sono un segmento di una linea che mi precede e ci sarà certamente dopo di me, ci stiamo adoperando per dare un’immagine diversa del modo di stare in relazione tra noi e con gli altri. Le scelte possono essere tante, però credo che sia importante un lavoro di formazione delle coscienze, cioè far giungere la gente alla consapevolezza di come ci si relaziona con gli altri, degli obiettivi che uno legittimamente intende raggiungere e di come questi obiettivi devono essere messi insieme alla collettività tutta. Le nostre scelte non possono che essere per il bene comune. Ed ecco perché dentro questo processo di formazione delle coscienze noi stiamo cercando di dare contenuto lavorando con tutte le fasce di età: con quelle dei più piccoli, partendo da una catechesi e da una formazione dell’uomo all’ascolto, al perdono e, dunque, alla costruzione di una comunità coesa e solidale. Ed anche con gli adolescenti, i giovani e le persone mature. Proprio ieri sera, nell’ambito di una serie di incontri formativi che stiamo facendo già dall’anno scorso con i giovani, abbiamo parlato di ‘parole per la vita’, che sono parole impegnative come, ad esempio, la libertà, la responsabilità, il perdono, la costruzione di una società giusta e partecipativa. Stiamo lavorando su questo ed i riscontri sono positivi e danno speranza a questa nostra città, a questa nostra terra”. Il Vescovo ha poi rimarcato l’importanza della presenza sul territorio delle parrocchie che “sono realtà vicine, comunità di uomini, di cittadini credenti che non cessano di essere cittadini e non cessano di essere credenti, anzi fanno della forza del Vangelo, nonostante tutte le nostre fragilità che condividiamo tra di noi, l’occasione per fare scelte significative nella vita. Anche a livello parrocchiale e diocesano, per esempio, la formazione affronta il tema della liberazione e della presenza dei credenti nella storia. Ed il processo di liberazione è un processo di affrancamento da tutte le forme di schiavitù, da quelle che ci hanno portato, per esempio, anche in riferimento alla politica, a chiedere i nostri diritti come se fossero favori e dall’altra parte c’è il compiacimento di far passare come favori quelli che sono dei diritti”. Per monsignor Parisi, bisogna “spezzare questa forma clientelare e di subalternità, di schiavismo, perché genera il linguaggio perverso della prepotenza che fa immaginare ad alcuni di poter ottenere le cose prevaricando, imponendo la loro logica criminale. Questo va spezzato. Tutte queste forme di schiavitù che riguardano l’individuo che deve evolversi a diventare persona, ma anche la collettività, hanno bisogno di liberazione. Riflettere su questo, significa contribuire a creare quella coscienza pubblica, aperta all’altro, generosa che, anziché prevaricare e pretendere a tutti i costi, riesce anche e soprattutto ad incominciare a dare il contributo positivo alla collettività. In continuità con questo tema della liberazione e della presenza dei credenti nella storia, che costituisce la linea guida di tutte le comunità parrocchiali, abbiamo detto quest’anno di riflettere sull’umano, sull’uomo perché dietro tutti questi atti criminali, come tutte le altre manifestazioni di delitti contro la persona di cui noi sentiamo ogni giorno, c’è l’immagine deteriorata dell’uomo. A quale immagine dell’uomo ci stiamo formando? Qual è la visione dell’uomo per costruire il bene comune e non il particolare del singolo? Su questo tema ci stiamo interrogando perché in questo momento siamo responsabili, certamente del nostro presente, ma anche del nostro futuro. Da credenti, è questo il nostro più grande investimento che avrà ricadute sul piano sociale, politico e culturale”. The post “Dietro tutti questi atti criminali c’è l’immagine deteriorata dell’uomo” first appeared on Lamezia Nuova.

Caritas, In primo piano, Vita Diocesana

Povertà in aumento anche nella Diocesi

  Anche nella Diocesi di Lamezia Terme, come nel resto d’Italia, le povertà stanno aumentando. È quanto è emerso nel corso del convegno organizzato dalla Caritas Diocesana in preparazione alla IX giornata mondiale del povero, “il cui tema scelto da papa Leone – come ricordato da don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas diocesana – tratto da un versetto del salmo 71,5 (Sei tu, mio Signore, la mia speranza) ci ricorda che la vera forza dell’uomo non sta nella ricchezza o nel potere, ma nella fiducia nel Signore che non abbandona mai chi a Lui si affida”. Una emergenza in forte crescita che non riguarda solo il lato prettamente economico, ma abbraccia vari aspetti della società da quello culturale a quello delle dipendenze a quello sociale. Tante, ad esempio, le persone che vivono profonde solitudini e che, spesso, si rivolgono anche alla Caritas, magari usufruendo delle mense, per poter “socializzare”. Poi, ci sono quelle povertà nelle quali si entra lentamente ma inesorabilmente e da cui (come ad esempio l’azzardo) non si riesce ad uscire, entrando in quel meccanismo contorto che porta alla disperazione, alla dipendenza, alla solitudine. “Noi – ha detto il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, parlando di coloro che “entrano in questo spettro delle nuove povertà” – siamo qui sul campo. Abbiamo aperto le porte a tutte queste situazioni anche se su alcune ci stiamo attrezzando perché c’è una forma di sorpresa e, quindi, di impreparazione. Però, anche questa sera avremo la possibilità di poterci attrezzare, sia sul piano teorico che pratico, per offrire un supporto a quelli che vivono varie dipendenze come quella dell’azzardo ed anche altre forme di povertà che prendono volti, di tanto in tanto, diversi”. Parole alle quali hanno fatto eco quelle di don Fabio che ha sottolineato come anche “nel nostro territorio esiste una povertà materiale. Fino al 31 ottobre di quest’anno, ad esempio, abbiamo fornito 16mila pasti ed abbiamo avuto oltre 600 nuovi iscritti che abbiamo accompagnato. Un dato allarmante, anche nella nostra Diocesi – ha proseguito don Fabio – viene dall’azzardo: dai dati dell’Agenzia del Monopolio di Stato emerge che solo nei comuni presenti sul territorio diocesano lo scorso anno sono stati ‘giocati’ 373.588.209,68 euro, di questi 214.638.564,66 euro solo nella città di Lamezia Terme”. Proprio partendo da questi dati, la Diocesi, per volere del Vescovo, ha fatto ripartire con slancio la Fondazione antiusura affidando la responsabilità a don Francesco Decicco che, insieme ad una equipe, opererà al servizio di quanti hanno difficoltà a liberarsi da questa catena. Un problema che si registra, non solo a Lamezia ma anche a livello nazionale: “Non ci sono più solo i poveri economici – ha detto al riguardo don Marco Pagniello, direttore della Caritas nazionale – La povertà in Italia è crescente. Sono aumentate le persone che sono in povertà assoluta ma anche in povertà multidimensionale, che è sintomo di decadimento sociale. Abbiamo la povertà sanitaria: ad esempio, gli anziani stanno rinunciando alla cura a causa dei tempi di attesa lunghi e dei costi del privato. Ma abbiamo anche povertà abitative, povertà relazionali, sociali. Ci sono, poi, nuove forme di dipendenze che toccano sempre più le vite dei ragazzi. L’azzardo – ha aggiunto don Marco – non è un gioco: il gioco fa socializzare, l’azzardo ci isola. L’azzardo è una pratica. E lo Stato su questo deve fare pace con sè stesso”. All’incontro, che è stato animato dal coro del Polo liceale “Campanella – Fiorentino” diretto dalla docente Giovanna Massara ed accompagnato al pianoforte dalla docente Sara Saladino, è intervenuto il prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, che, nel sottolineare l’importanza “delle parrocchie che devono essere sentinelle del territorio”, ha evidenziato che “abbiamo più bisogno di testimonianze che di parole. Donarsi agli altri è la cosa più bella che c’è, senza aspettarsi qualcosa in cambio”. Quindi, ha annunciato che i Vescovi di Lamezia Terme e Catanzaro firmeranno un protocollo, proposto dalla Prefettura, contro l’usura. Di disponibilità “ad ogni forma di collaborazione con la Caritas, specialmente sugli aspetti devastanti del gioco d’azzardo”, ha poi parlato Mariarita Notaro consigliere dell’ordine degli psicologi della Calabria.   Saveria Maria Gigliotti The post Povertà in aumento anche nella Diocesi first appeared on Lamezia Nuova.

Caritas, In primo piano, Vita Diocesana

Le nuove povertà al centro della IX Giornata mondiale dei poveri

Sensibilizzare sulle dipendenze, sulla pratica dell’azzardo e sul rischio dell’usura. In vista della IX giornata mondiale dei poveri che si celebra il 16 novembre, saranno questi temi a caratterizzare il momento di riflessione che la Caritas diocesana ha organizzato per il prossimo 8 novembre con inizio alle ore 17 nell’auditorium del complesso interparrocchiale San Benedetto. Quello di sabato prossimo, come dichiara don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas Diocesana, che introdurrà l’incontro, “vuole essere un momento di confronto su tematiche che toccano profondamente le fragilità e le nuove povertà del nostro tempo. Lo stesso papa Leone – aggiunge – nel suo messaggio ha auspicato che possa essere incentivato ‘lo sviluppo di politiche di contrasto alle antiche e nuove forme di povertà, oltre a nuove iniziative di sostegno e aiuto ai più poveri tra i poveri. Lavoro, istruzione, casa, salute sono le condizioni di una sicurezza che non si affermerà mai con le armi’”. All’incontro, durante il quale ci sarà la testimonianza di rappresentanti della cooperativa Zarapoti, saranno presenti il Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, che concluderà l’iniziativa, ed il direttore di Caritas italiana, don Marco Pagniello. L’appuntamento sarà anche l’occasione per presentare le attività di formazione che, promosse dalla Caritas diocesana, saranno portate avanti nelle parrocchie della Diocesi durante l’anno. Saveria Maria Gigliotti The post Le nuove povertà al centro della IX Giornata mondiale dei poveri first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“L’apertura agli altri è il criterio per cui vale davvero la pena vivere”

“Vogliamo onorare davvero i morti? Vogliamo celebrare la loro memoria e il loro ricordo? Portateli pure i fiori ma, una volta usciti da questo cimitero  dopo aver visitato i nostri cari, se abbiamo qualche nemico, andiamo da lui, vinciamo la nostra superbia e il nostro orgoglio. Soltanto così onoreremo davvero  i morti e contribuiremo a costruire una società dei vivi più giusta e pacifica. Questo è il nostro compito oggi: riprendere in mano la nostra  vita, eliminare dalla nostra vita quell’odio che non ci piace con il quale purtroppo abbiamo imparato a convivere. Da questo luogo riceviamo la lezione su come vivere bene la vita e i criteri sono due: fidandoci del Signore e cercando di coltivare lo stesso amore nei confronti degli altri”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che, nel giorno della Commemorazione di tutti i fratelli defunti, ha celebrato la messa nei cimiteri cittadini di Nicastro, Sambiase e S. Eufemia. Una riflessione sul senso della vita, quella del presule, che parte dalla consapevolezza di fronte alla quale “la giornata di oggi ci pone davanti: non siamo eterni, siamo di passaggio. E dentro questo tratto di vita che il Signore ci chiama a vivere, dobbiamo distinguerci. I criteri del mondo, quelli del potere, del successo, del denaro, non possono costituire il senso della nostra vita, il punto di aspirazione della nostra esistenza”. “Quale è dunque – ha proseguito Parisi – il criterio della nostra esistenza, la ragione per cui vale la pena vivere pienamente questa vita? Guardiamo a queste tombe, pensiamo alle guerre: certamente alle guerre di cui si parla ogni giorno sui media, a quelle di cui si parla poco… Ma pensiamo anche alle nostre  tante guerre quotidiane: figli che maledicono i genitori, fratelli in lite tra loro per qualche metro quadro di terra o di eredità…  Nella pagina del Vangelo di Matteo sul giudizio universale, che abbiamo proclamato nella celebrazione odierna, troviamo il suggerimento su come arrivare a questo giudizio che, prima o dopo, riguarderà ognuno di noi.  Questa pagina del Vangelo ci dice che il criterio per cui vale la pena vivere sta nell’apertura agli altri, nella gratuità, nella generosità, nella carità. Alla fine della vita, il giudizio su noi stessi sarà proprio su questo: sull’apertura agli altri,  sull’amore, sulla comprensione,  sulla responsabilità a sentire l’urlo dell’altro e a farmi prossimo senza scappare.  Noi stessi ci domanderemo: ho vissuto tutte queste cose? Perché se non le ho vissute sarà stata un’esistenza ricca apparentemente e miserabile nell’intimo, di successo agli occhi degli altri e di fallimento ai nostri stessi occhi”. “L’anello di congiunzione tra la terra e il cielo si chiama carità, questo è il vero criterio per cui vale davvero la pena vivere  – ha concluso il vescovo Parisi – Siamo chiamati a sperare perché il Signore ha già stabilito per noi una eredità eterna, abbiamo la possibilità di vivere nella fiducia verso il Signore e, in forza di questa fiducia, camminare  dentro la nostra storia senza voler fuggire, ma affrontandola nella fiducia nel Signore, in un rapporto filiale con il Padre che ci chiamerà a contemplarlo faccia a faccia”. Salvatore D’Elia The post “L’apertura agli altri è il criterio per cui vale davvero la pena vivere” first appeared on Lamezia Nuova.

Torna in alto