Vita Diocesana

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“Il Vangelo vissuto come servizio è la cura di coloro che sono più fragili”

“L’esempio del profeta Eliseo ci insegna che quando siamo con Dio, non ci perdiamo mai. Il Signore, nel momento opportuno, sa dare prova della sua presenza. E la prova della sua presenza è sempre l’amore che ha la sua manifestazione concreta in quel “bicchiere d’acqua fresca” dato al fratello che si trova in una situazione di necessità. L’amore di Dio passa attraverso il servizio che siamo chiamati a dare all’umanità”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi in un passaggio dell’omelia nel corso della celebrazione eucaristica in Cattedrale, momento culminante della Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità, giunta alla seconda edizione. Facendo riferimento alla liturgia della Parola della XIIIª domenica del tempo ordinario, il vescovo si è soffermato sulla vicenda di Eliseo accolto da una famiglia a Sunem “una famiglia che sceglie di fare spazio nella propria casa a un profeta, di mettersi a disposizione. Eliseo coglie la necessità di quella famiglia, il desiderio di avere un figlio. Ed è una frase che ritorna sempre nella storia della salvezza, una frase che esprime, al tempo stesso, la richiesta profonda dell’umanità e la capacità di Dio di comprendere il desiderio dell’uomo e di portarlo a compimento. Il Signore, attraverso l’esperienza del profeta, coglie la necessità dell’uomo e la esaudisce”. “Per entrare nella logica dell’amore provvidente di Dio – ha proseguito Parisi – dobbiamo vincere ogni forma di chiusura, tutto ciò che è centrato sul nostro individualismo, e aderire alla logica che Gesù esprime nel Vangelo di oggi con queste parole: chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Mettiamo al primo posto l’amore con il quale Dio abbraccia l’intera umanità. Se noi mettiamo al centro della nostra vita la logica dell’amore paterno di Dio, avviene la trasformazione. A volte ci capita di dire: chi me la fa fare? Tutto questo è troppo pesante per me! Signore, provvedi tu perché io non ce la faccio più! Il Signore coglie questa fragilità e, laddove scopre ciò che per noi è povertà, supplisce entrando nella nostra storia di uomini con la sua ricchezza. E noi, nella nostra povertà, diventiamo capaci di fare ricchi gli altri con la ricchezza stessa di Dio”. “A conclusione di questa giornata diocesana insieme alle persone con disabilità – ha concluso il presule – il Vangelo ci dà un’ indicazione fondamentale:  il Vangelo vissuto come servizio è anzitutto la cura di coloro che sono più fragili,  di coloro che hanno bisogno di noi. Alla fine scopriremo che siamo noi ad avvantaggiarci del nostro servizio ai più fragili perché la loro testimonianza di vita ci indica la strada dell’amore e della tenerezza. Il servizio agli ultimi ci fa uscire da noi stessi e ci fa mettere al primo gli altri e, quindi, l’Altro, il Signore Gesù”. A conclusione del concerto dei Controvento, che si è tenuto sul Corso Numistrano, il Vescovo, ringraziando tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione della seconda giornata diocesana insieme alle persone con disabilità, ha dato appuntamento al 27 giugno del prossimo anno, confermando l’importanza di un evento diocesano che apre i momenti culminanti dei festeggiamenti in onore dei Santi Patroni Pietro e Paolo. Salvatore D’Elia The post “Il Vangelo vissuto come servizio è la cura di coloro che sono più fragili” first appeared on Lamezia Nuova.

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Disabilità; “Una Chiesa che ascolta prima di rispondere”

“Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’incontro su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. L’incontro, aperto dalla testimonianza della famiglia Sirianni che ha raccontato la sua esperienza con due ragazzi, Manuel e Daniel affetti da autismo, è stato un momento che, fortemente voluto dal Vescovo, ha rappresentato l’occasione per avviare anche un dialogo tra istituzioni, associazioni e famiglie. “Stasera – ha detto Oceania Sirianni – voglio trasmettere un messaggio di speranza. Gestire due bambini che non riescono a comunicare non è semplice, ma la fede ci ha aiutato. La nostra fede, infatti, è diventata un dialogo ed una richiesta continua a Dio perché aprire il cuore al Signore dà sicuramente dei risultati, con i tempi del Signore”. Quindi, ha raccontato di come, anno per anno, grazie anche alle persone che hanno incontrato in questo loro percorso di vita, tante sono state le scoperte: “Ci siamo resi conto – ha detto Oceania – che c’era qualche cosa che andava oltre: l’apparenza è qualcosa che inganna ed al di là di quello che vediamo c’è altro. Noi eravamo convinti che in questi bambini c’era dell’altro”. Ed è stato così, grazie anche alla perseveranza di mamma Oceania e di papà Franco che Manuel e Daniel scoprono quelli che nel Vangelo sono indicati come i talenti: Daniel grazie alla sua propensione per i numeri ed alla sua memoria (ricorda date indicando anche il giorno della settimana di eventi che lo hanno particolarmente colpito) grazie ad un insegnante “scopre” la sua capacità di memorizzare note musicali e riprodurre melodie; Manuel, invece, anche lui grazie ad un’assistente che ha l’intuizione di fornirlo di un pc, “comprende” che la sua strada è la scrittura. A sedici anni pubblica il suo primo libro “Un bambino irraggiungibile” che è un’autobiografia in cui si racconta. “Le sue frasi – ricorda Oceania – sono situazioni che vive ogni giorno: ‘Amare – ha scritto – è una cosa molto profonda che ti strazia se l’altro soffre’ ed ‘io so cosa significa amare e lo sanno tutti i ragazzi autistici. L’anima non ha parole, è puro spirito che vede sente ascolta ama prova emozioni’”. Ma non solo. Manuel ha anche una fede profonda che esprime in una preghiera a Gesù dove, tra e altre cose, ringrazia il Signore per la sua famiglia e, scrive, “per non avermi abbandonato”. Di “responsabilità condivisa” perché “nessuna istituzione può affrontare alcune situazioni da sola” ha parlato Romano Pesavento, presidente nazionale del Cnddu (coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani), ricordando che “oggi è la società a dover eliminare gli ostacoli che limitano. Si tratta di costruire le condizioni – ha aggiunto – affinchè un diritto possa essere riconosciuto. La scuola forma cittadini, persone capaci di convivere nella diversità e la scuola inclusiva non produce benefici per alcuni studenti ma costruisce quella cultura della pace e la corresponsabilità educativa. Parlare di inclusione è parlare di una realtà complessa e la scelta della Diocesi di Lamezia di dedicare una giornata insieme alle persone con disabilità assume un significato che va oltre perché chiama la società civile ad una responsabilità”. Per Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità, “spesso quando si parla di disabilità si rischia di concentrarsi sui limiti, sui bisogni o sui servizi necessari che sono aspetti importanti ma non sufficienti. Prima della disabilità – ha affermato – c’è una persona. Finalmente da qualche anno il termine ‘persona con disabilità’ ha sostituito termini come disabili, diversamente abili e via dicendo. Parlare oggi di ‘progetto di vita’ significa riconoscere che ogni persona ha il diritto di immaginare e costruire il proprio futuro, di compiere scelte, di sviluppare le proprie capacità e di partecipare pienamente alla vita della comunità. Non si tratta semplicemente di garantire assistenza o protezione. Si tratta di accompagnare ogni persona affinchè possa esprimere la propria identità e vivere delle relazioni, sentendosi parte attiva della società e della Chiesa” con lo scopo di “abbattere le barriere, non solo architettoniche e creare contesti in cui si possono esprimere. Anche la comunità cristiana è chiamata a rispondere su questo tema. Ogni persona nelle parrocchie deve sentirsi accolta: la catechesi inclusiva non è una catechesi speciale, ma è quella che si lascia plasmare dall’incontro delle diversità di ciascuno ed è capace di farsi coinvolgere. La dignità della persona ha un valore – ha concluso Cristiano – ed accompagnare una persona nel proprio percorso significa che quella persona ha un valore. Come Chiesa di Lamezia abbiamo intrapreso questo percorso stiamo creando situazioni e l’auspicio è che situazioni come queste rappresentino per tutti veri e propri punti di partenza”. A portare i saluti della città, il sindaco, Mario Murone, che si è rivolto ai presenti definendoli “attori veri della vita di questa giornata ma, soprattutto, della nostra quotidianità” e l’assessore alle Politiche Sociali, Domenico Gianturco secondo il quale una “comunità si riconosce dalla capacità di includere” sottolineando la necessità di “creare una rete sempre più forte, capace di creare diritti”, annunciando che “nelle prossime settimane come assessorato predisporremmo varie attività comprese nel settore del welfare”. Insieme a loro anche l’assessore alla Cultura, Annalisa Spinelli. The post Disabilità; “Una Chiesa che ascolta prima di rispondere” first appeared on Lamezia Nuova.

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Ad ottobre la Diocesi apre un punto ascolto e prossimità per le persone con disabilità

Nel mese di ottobre la Diocesi aprirà un punto di ascolto e prossimità per le persone con disabilità e le loro famiglie. Ad annunciarlo, il Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, al termine dell’incontro “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nell’ambito della “II Giornata Diocesana insieme alle persone con disabilità”. “Un luogo semplice, aperto, – ha aggiunto monsignor Parisi – pensato in modo particolare per le persone con disabilità, le loro famiglie e tutti coloro che si affiancano al mondo della disabilità. Non nasce per sostituirsi ai servizi già esistenti, né per aggiungere un altro ufficio che si occupi di burocrazia e documenti, anche! Nasce essenzialmente, per creare legami. Vogliamo essere una Chiesa che ascolta prima di rispondere, che accompagna prima di indicare una strada e che soprattutto mette in relazione persone, parrocchie, associazioni, istituzioni. Troppo spesso i bisogni restano nascosti, le famiglie non sanno a chi rivolgersi, le associazioni lavorano con generosità ma senza conoscersi tra loro, le comunità parrocchiali desiderano aiutare ma non sanno come farlo”. “Questo Punto di Ascolto – ha proseguito il Vescovo – vuole essere un ponte tra chi ha un bisogno e chi può offrire una risposta, tra la solitudine e la comunità. Un ponte tra le tante risorse presenti sul nostro territorio, affinché nessuno debba affrontare da solo il peso della propria fragilità. L’inclusione si costruisce con le relazioni. Si costruisce quando impariamo a guardarci negli occhi, ad ascoltarci, a riconoscere che ogni persona è un dono per la comunità”. “Per questo – ha concluso monsignor Parisi – il mio invito è rivolto a tutti: parroci, operatori pastorali, associazioni, volontari, famiglie e uomini e donne di buona volontà. Aiutateci a far crescere questa rete di prossimità. Segnalate le situazioni di bisogno, mettete a disposizione competenze, tempo e cuore, costruite insieme a noi una comunità nella quale ciascuno possa sentirsi accolto, accompagnato e valorizzato. La Chiesa diventa credibile quando sa farsi vicina. È questo il progetto che oggi affidiamo al Signore: una Diocesi capace non solo di parlare di inclusione, ma di viverla ogni giorno, perché nessuno resti ai margini e tutti possano sentirsi davvero parte dell’unica famiglia dei figli di Dio” ed è anche per questo che “cercheremo di stimolare anche gli assessorati regionale e comunale per dare più informazioni possibili per poter mettere le famiglie su questa strada con meno apprensione. Vogliamo essere apripista per le altre Chiese e le altre comunità”. Saveria Maria Gigliotti The post Ad ottobre la Diocesi apre un punto ascolto e prossimità per le persone con disabilità first appeared on Lamezia Nuova.

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Il 27 giugno la II giornata diocesana insieme alle persone con disabilità

Il 27 giugno prossimo, con inizio alle ore 17, si terrà la seconda giornata diocesana “insieme” alle persone con disabilità. Un momento, questo, fortemente voluto dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, che già lo scorso anno, in occasione del Giubileo delle persone con disabilità, aveva annunciato l’istituzione di questo appuntamento da svolgersi ogni anno il 27 giugno in occasione della preparazione alla festa Patronale dei Santi Pietro e Paolo. Ad essere protagoniste di questa giornata saranno “le persone con disabilità – dichiara monsignor Parisi -, ma in modo particolare le famiglie che hanno il compito di essere ‘cirenei’ nei confronti di figli, o parenti, o persone che sono nella condizione di fragilità, di limite e che dipendono dalla cura, dalla sensibilità, dalla carità degli altri”. “Si è scelto la parola ‘persone’ con disabilità – aggiunge il Vescovo – non solo per una convenzione linguistica in uso, ma perché convinti che la disabilità non deve, non può e non è chiamata a definire una persona che ha una sua dignità che prescinde dalla difficoltà fisica, intellettiva o mentale che possa presentare. È una ‘persona’ (termine cattolicamente connotato) chi porta una disabilità e non un indefinito e insignificante individuo. Per questo, noi guardiamo piuttosto all’aspetto della persona e ci prendiamo cura di uomini e donne che hanno una particolare condizione nella nostra comunità, nella famiglia, all’interno della società e di cui dobbiamo farci carico per indicazione del Vangelo di Gesù. La “disabilità” certamente è un terreno scivoloso dove si sperimenta il limite, ma questo non può significare chiusura. Al contrario deve rappresentare apertura e sollecitare le istituzioni, i servizi sociali e tutti coloro che si prendono cura della persona umana a sviluppare dei percorsi per valorizzare professionalmente tutte queste potenzialità”. La giornata inizierà alle ore 17 con il convegno su “La comunità che sostiene: famiglie e territorio per una inclusione autentica” nel corso del quale sono previsti gli interventi di: Manuel e Daniel Sirianni (La casa dei ricordi); Romano Pesavento, presidente del coordinamento nazionale dei docenti per i diritti umani (La comunità che sostiene); Emanuela Cristiano, referente diocesana per la catechesi alle persone con disabilità (Progetto di vita e dignità della persona); monsignor Serafino Parisi che trarrà le conclusioni. Subito dopo (ore 19.00), presieduta dal Vescovo, sarà celebrata la Santa Messa al termine della quale, sul Corso Numistrano (davanti alla Cattedrale), si terrà il concerto de “i Controvento”. Saveria Maria Gigliotti The post Il 27 giugno la II giornata diocesana insieme alle persone con disabilità first appeared on Lamezia Nuova.

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Don Pino Angotti vicario giudiziale aggiunto del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro di Appello

Giovedì 11 giugno, nei locali del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro di Appello, si è svolta la cerimonia di insediamento del nuovo Vicario Giudiziale, don Marcello Froiio, appartenente alla nostra Arcidiocesi, e del Vicario Giudiziale Aggiunto, don Giuseppe Angotti, della Diocesi di Lamezia Terme. Alla presenza di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Claudio Maniago, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace e Moderatore del Tribunale, don Marcello Froiio e don Giuseppe Angotti hanno emesso la professione di fede e prestato il giuramento di fedeltà, secondo quanto previsto dal can. 833, n. 5°, del Codice di Diritto Canonico. Erano presenti alla cerimonia anche Mons. Vincenzo Varone, della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro, insieme ai notai del Tribunale. Prima del rito, Mons. Maniago ha rivolto ai presenti un breve saluto, sottolineando come l’attività del Tribunale ecclesiastico costituisca una vera forma di cura pastorale nei confronti delle persone che hanno vissuto situazioni matrimoniali difficili. L’Arcivescovo ha richiamato la necessità di coniugare competenza professionale, attenzione ecclesiale e carità, ricordando che il Codice di Diritto Canonico non può essere separato dal Vangelo, del quale intende tradurre lo spirito nella vita concreta della Chiesa. Il servizio della giustizia ecclesiastica, ha evidenziato, è orientato alla ricerca della verità sui vincoli matrimoniali e, nello stesso tempo, al bene e alla salvezza delle persone, affinché ciascuno possa vivere con consapevolezza e pienezza la propria vocazione cristiana. La nomina di don Marcello Froiio a Vicario Giudiziale e di don Giuseppe Angotti a Vicario Giudiziale Aggiunto rappresenta un significativo riconoscimento delle loro competenze giuridiche, dell’esperienza pastorale maturata e del servizio offerto alla comunità ecclesiale. Il Vicario Giudiziale ha il compito di guidare e coordinare l’attività del Tribunale, assicurando il corretto svolgimento dei procedimenti canonici, in particolare delle cause matrimoniali. Il Vicario Giudiziale Aggiunto collabora con lui nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e può sostituirlo nei casi previsti dal diritto. Il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro di Appello svolge un prezioso servizio a favore delle Chiese particolari della Calabria, ponendosi al servizio della verità, della giustizia e della cura pastorale delle persone, ha competenza di secondo grado su tutte le cause di nullità matrimoniale e sui contenziosi canonici trattati in primo grado dal Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro. A don Marcello Froiio e a don Giuseppe Angotti giungano gli auguri di un fecondo ministero, affinché possano svolgere il nuovo incarico con sapienza, equilibrio e autentico spirito di servizio ecclesiale. Comunicato stampa Arcidiocesi di Catanzaro   The post Don Pino Angotti vicario giudiziale aggiunto del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro di Appello first appeared on Lamezia Nuova.

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Il Cardinale António Augusto dos Santos Marto in visita a Soveria Mannelli

Soveria Mannelli si prepara alla visita del Cardinale António Augusto dos Santos Marto, già Vescovo di Leiria-Fátima, in Portogallo. Il porporato sarà in città dal 22 al 25 giugno 2026, nei giorni legati alla Solennità di San Giovanni Battista, patrono primo e principale di Soveria Mannelli. La visita assume un valore particolarmente significativo per la storia recente della comunità soveritana. Il Cardinale Marto è infatti una figura centrale nel percorso che ha legato Soveria Mannelli al grande santuario portoghese: nella cittadina calabrese sorge l’unico Santuario regionale dedicato alla Madonna di Fatima, affiliato al Santuario di Fatima proprio per volontà del Cardinale. Fu inoltre il Cardinale Marto a donare al Santuario di Soveria Mannelli la copia autentica della statua della Madonna venerata nella Cappella delle Apparizioni. La statua, giunta a Soveria nel 2018, è stata incoronata da Papa Francesco in Piazza San Pietro il 25 aprile dello stesso anno. Quel gesto ha dato inizio nella cittadina alla devozione specifica alla Madonna di Fatima, innestandosi su una tradizione mariana già viva e radicata nella comunità soveritana. Il momento centrale della visita sarà martedì 23 giugno, con il conferimento al Cardinale Marto del Premio San Giovannino 2026. Il riconoscimento, istituito dall’Arcipretura di Soveria Mannelli, viene assegnato a personalità del mondo civile, religioso, culturale e sociale che si siano distinte come testimoni di giustizia e verità, secondo il riferimento ideale alla figura di San Giovanni Battista. Nel corso degli anni il San Giovannino si è affermato come un appuntamento capace di mettere in relazione il messaggio religioso della festa patronale con i temi della responsabilità pubblica, della legalità, della giustizia sociale, dell’evangelizzazione e dell’impegno per il bene comune. Il premio non ha soltanto un valore celebrativo, ma richiama l’attenzione su percorsi personali e istituzionali segnati da coraggio, coerenza e servizio. Tra le personalità insignite nelle precedenti edizioni figurano Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano; il testimone di giustizia Giuseppe Saffioti; il Cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot; Mons. Giancarlo Bregantini; Giuseppe Antoci, già presidente del Parco dei Nebrodi; don Marco Yaroslav Semehen, rettore della parrocchia ucraina di Roma, e diversi altri protagonisti del mondo ecclesiale, civile e sociale. L’assegnazione del San Giovannino al Cardinale Marto riconosce il suo profilo di pastore legato alla storia recente di Fatima, il suo contributo alla vita della Chiesa contemporanea e la sua attenzione a temi centrali del dibattito ecclesiale e sociale: la pace, la dignità della persona, i giovani, la solidarietà, il dialogo, la cura dei più fragili. A Soveria Mannelli il riconoscimento assume anche un significato ulteriore, perché viene conferito a colui che ha contribuito in modo concreto alla crescita del Santuario Nostra Signora di Fatima. António Augusto dos Santos Marto è nato il 5 maggio 1947 a Chaves, in Portogallo, ed è stato ordinato sacerdote a Roma nel 1971. Dopo l’attività di docente e formatore, è stato nominato Vescovo ausiliare di Braga nel 2000, quindi Vescovo di Viseu e, dal 2006, Vescovo di Leiria-Fátima. Nel corso del suo ministero ha accolto al Santuario di Fatima Benedetto XVI nel 2010 e Papa Francesco nel 2017, in occasione del centenario delle apparizioni. Papa Francesco lo ha creato Cardinale nel giugno 2018. Dal gennaio 2022 è Vescovo emerito di Leiria-Fátima. La visita a Soveria Mannelli si articolerà in diversi momenti pubblici e istituzionali: l’incontro con la realtà ospedaliera, con il mondo degli imprenditori, con cittadini e con le varie realtà che compongono la comunità, la preghiera per la pace con i giovani, la celebrazione del San Giovannino e, soprattutto, le celebrazioni in onore del Patrono San Giovanni Battista.   PROGRAMMA DELLA VISITA Lunedì 22 giugno Ore 10.30 Visita e Santa Messa presieduta da S.E. il Cardinale Marto presso la Cappella dell’Ospedale Civile di Soveria Mannelli. Ore 18.00 Accoglienza in Piazza dei Mille di Sua Eminenza il Signor Cardinale António Augusto dos Santos Marto, già Vescovo di Leiria-Fátima, con saluti istituzionali. Ore 18.30 Preghiera per la pace con i ragazzi e i giovani nella Chiesa di San Giovanni. Martedì 23 giugno Cerimonia del San Giovannino 2026 Ore 11.30 Santa Messa presieduta da S.E. il Cardinale Marto nella Chiesa di San Giovanni, con amministrazione della Santa Cresima ad alcuni ragazzi. Ore 18.00 Accoglienza delle autorità nella Chiesa di San Giovanni. Ore 18.30 Primi Vespri di San Giovanni Battista e Cerimonia del San Giovannino 2026 nella Chiesa di San Giovanni. A margine della celebrazione, il mondo dell’imprenditoria e del lavoro incontrerà il Cardinale per un breve momento di saluto. Mercoledì 24 giugno Solennità di San Giovanni Battista, Patrono primo e principale di Soveria Mannelli Ore 11.30 Santa Messa solenne presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Marto, con offerta del cero votivo da parte dell’Amministrazione Comunale di Soveria Mannelli, nella Chiesa di San Giovanni. Ore 19.30 Santa Messa solenne presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Marto al Santuario Nostra Signora di Fatima e benedizione della targa commemorativa della visita. Giovedì 25 giugno Ore 11.00 Cerimonia di congedo presso il Palazzo del Municipio. The post Il Cardinale António Augusto dos Santos Marto in visita a Soveria Mannelli first appeared on Lamezia Nuova.

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La fraternità al centro della giornata regionale del Clero calabrese

Un momento di fraternità, quello vissuta dal Clero calabrese oggi a Lamezia Terme in occasione della giornata regionale del Clero calabrese. Nell’introdurre il momento, ospitato nel complesso interparrocchiale San Benedetto, monsignor Stefano Rega, delegato Cec per la commissione presbiterale regionale, ha ricordato alcuni passaggi del messaggio che papa Leone ha inviato ai sacerdoti in occasione della giornata per la santificazione sacerdotale, in cui ha sollecitato a vivere in fraternità, e che è stata centrale nella lectio dell’abate di Montecassino, Dom Fallica su “Inviati a due a due: lo stile fraterno dell’annuncio”, partendo dal brano del Vangelo di Luca 10,1-12. In particolare, monsignor Rega ha ricordato che papa Leone ha invitato ad avere “una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto. Così, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Gesù, si realizza il nostro cammino di santità. Non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo (cfr Gal 2,20). Una santità così non si vive da soli. Abbiate cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce”. Da qui l’invito ad avere “cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce”. Fraternità presbiterale che, ha ricordato monsignor Rega, come scritto da papa Leone nella lettera apostolica “Una fedeltà che genera futuro”, deve essere considerata “come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan, ma come un aspetto su cui impegnarsi con rinnovato vigore. La cura reciproca, in particolare l’attenzione verso i confratelli più soli e isolati, nonché quelli infermi e anziani, non può essere considerata meno importante di quella nei confronti del popolo che ci è affidato”. Un invito a “camminare a due a due”, partendo dal brano del Vangelo di Luca, è stato fatto da Dom Fallica che, tra le altre cose, nella sua Lectio, ha ricordato che vivere così il ministero “educa ed introduce in quella spiritualità e relazione interpersonale vissuta del Vangelo comunicato ed accolto. Essere inviati a due a due scrive la fraternità e la qualità delle relazioni” in quanto “vivere un’autentica fraternità ci deve rendere solidali con gli altri. Le afflizioni che pesano sulla nostra vita sono tante. Prendersi cura degli altri è anche un prendersi cura di sé”. Per Dom Fallica, infatti, è proprio in questo che sta la “logica del dono” e vivere in essa “è nella prospettiva e capacità effettiva di ricevere. Sapere vivere le relazioni nelle dimensioni della gratuità e della reciprocità. Abbiamo bisogni di grembi della reciprocità che non ci devono chiudere ma aprirci sia nella relazione con Dio, che nelle relazioni fraterne. Il testo di Luca – ha aggiunto Dom Fallica – sottolinea l’importanza di saper articolare bene il cammino e la sosta nella casa. Dobbiamo avere anche questa sapienza che Luca ci ricorda di vivere nelle case in cui sostare e dimorare rende la realtà evangelica. Non sempre – ha concluso – è facile armonizzare calore familiare e calore domestico: una casa troppo aperta rischia di non essere più una casa, al contrario una comunità molto chiusa rischia di chiudersi dimenticandosi di chi rimane fuori. Probabilmente non esiste una misura uguale per tutte le situazioni, ma le due cose vanno bene quando vivono insieme e non quando una prevale sull’altra”.   Nel portare i saluti della Diocesi di Lamezia Terme, che ha ospitato questo momento di riflessione e preghiera, il vescovo, monsignor Serafino Parisi, che ha fortemente voluto il completamento dell’auditorium del complesso interparrocchiale San Benedetto che sta diventando sempre più centro di convegnistica regionale, ha ringraziato quanti “hanno contribuito per questo momento di fraternità e di vita comunitaria” in linea con l’invito di papa Leone “a rendere operativo il mistero dell’unità che è il progetto di Dio perché in quanto testimonianza, pur dentro le differenze, pur dentro le specificità, pur dentro i particolarismi, pur dentro le nostre fisime mentali, è la testimonianza della verità che ci rende credibili di fronte alla storia. Quella vera. Una fraternità ed unità che è sacramentale che supera le nostre inezie, le nostre piccolezze, le supera perché noi siamo fondati dentro questa unità che è rivelazione stessa della vita intima di Dio che è mistero di comunione, mistero di unità”. Nel concludere l’incontro, il presidente della Cec, monsignor Fortunato Morrone, ha ringraziato quanti si sono impegnati per questa giornata che “è stata un dono di Dio”, nel corso della quale ha visto “la passione dell’essere presbiteri. Ringrazio l’abate – ha aggiunto – per averci dato la speranza. A volte non riusciamo e vedere il bello che c’è nel cuore degli altri, ma è dono perché è l’esplicazione del volto di Gesù che è nel cuore degli altri. Aiutiamoci vicendevolmente. Il vangelo è la fraternità ed è questo Vangelo che dobbiamo portare nelle nostre comunità. Ci dobbiamo confortare, dandoci forza e coraggio. Al termine della Lectio, nella chiesa San Benedetto, si è svolta l’adorazione eucaristica comunitaria. La giornata si è conclusa con un’agape fraterna   Saveria Maria Gigliotti The post La fraternità al centro della giornata regionale del Clero calabrese first appeared on Lamezia Nuova.

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“Il corpo di Cristo è corpo donato per amore e la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri”

“Quando noi mangiamo quel pane e beviamo quel calice, stiamo mettendo dentro la nostra esistenza la logica stessa di Dio che è quella della comunione, dell’amore che si realizza pienamente quando non è trattenuto per sé, ma è invece consegnato agli altri”. Questo uno dei passaggi centrali dell’omelia che il vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha pronunciato ieri sera nel corso della Santa Messa per la solennità del Corpus Domini. “Un amore – ha aggiunto il Vescovo – che non viene da me, ma è un amore che mi supera, mi investe e coinvolge anche gli altri. Ecco l’Eucarestia: ringraziare il Signore perché mette dentro la nostra carne, ci fa metabolizzare, il corpo di Cristo che è un corpo donato per amore” in quanto “la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri” ed “alla fine della vita si ricorderanno di noi per qualche cosa, ma non dimenticheranno mai i segni della comunione, della carità, dell’amore condiviso. Non ci dimenticheranno mai. In fondo, Gesù lo ricordiamo per la morte che è vita donata e la resurrezione che è vita piena, condivisa”. “Io, allora – ha proseguito monsignor Parisi -, auguro a tutti noi di poter vivere così l’Eucarestia, la messa, la comunione: come impegno a soddisfare, in chi ne ha bisogno anche la fame nel corpo, ma non solo quella. C’è quella fame di dignità, di giustizia, di carità, di amore di pace che tutti noi dobbiamo impegnarci ad accogliere ed a non trattenere per noi, ma donare agli altri. E la santa Messa, l’Eucarestia è il mistero della comunione”. Partendo dalla parola “pane” presente nelle letture del giorno, nella sua riflessione, monsignor Parisi, ha sottolineato che “anche per noi ‘pane’ non è soltanto l’indicazione di quel cibo che non può mai mancare sulle nostre mense. Il pane è una parola evocativa perchè richiama il frutto del lavoro, dell’impegno, del sacrificio”. Da qui l’interrogativo: “Verso quale orizzonte di vita, verso quale senso della vita noi ci incamminiamo? Perché – ha detto ancora il Vescovo – c’è un pane che soddisfa soltanto una dimensione che è fondamentale, importante, ma è il minimo che una vita chiede e noi sappiamo che oggi c’è gente che ancora urla per avere il minimo della vita, il pane, proprio quello materiale, ma c’è bisogno anche di un altro pane: ‘Il pane vivo e vero è il mio corpo dato per voi’”. “Sangue versato e corpo donato – ha detto monsignor Parisi – dicono che noi dobbiamo fare la comunione perché ci nutriamo di quel corpo che non soddisfa soltanto gli spasmi della fame, come per alcuni accade, ma soddisfa anche quella voglia di senso, quel di più che noi gridiamo con la nostra vita e dobbiamo anche gridare per la vita di tutti perché quella comunione ad una vita piena eterna, segno dell’eternità di Dio, possa essere la vita vera e condivisa”. Da qui l’interrogativo: “Quale vita vogliamo vivere: quella semplicemente prosaica della quotidianità, che tutti quanti dobbiamo necessariamente interpretare ed affrontare? Oppure c’è anche altro perchè ‘non di solo pane vive l’uomo’”? Al termine della Santa Messa, celebrata nel santuario di Sant’Antonio, alla presenza di associazioni di volontariato che si occupano di assistenza agli ammalati ed alle persone fragili, autorità civili e militari, è partita la processione che ha attraversato alcune strade cittadine prima di giungere in Cattedrale dove, prima di impartire la benedizione, monsignor Parisi ha voluto ringraziare i presenti ed il “Signore per la testimonianza che ci ha dato da vivere per alcune strade della nostra città a voler significare che in ogni strada, in ogni via, in ogni quartiere, in ogni casa, in ogni famiglia della nostra città, della nostra Diocesi, di tutto il nostro territorio non deve mai mancare questo pane lievitato con segni di eternità perché questo è il pane vivo che sfama la fame vera dell’uomo”.     Saveria Maria Gigliotti The post “Il corpo di Cristo è corpo donato per amore e la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri” first appeared on Lamezia Nuova.

Chiesa, In primo piano, Mons. Vittorio Moietta, Vita Diocesana

Causa beatificazione mons. Moietta; incontro in Dicastero per Vescovo e Postulatore

Prosegue, secondo quelli che sono i tempi canonici, l’iter per la Beatificazione del Servo di Dio, Mons. Vittorio Moietta, la cui tomba nella Cattedrale di Lamezia Terme è meta di numerose visite da parte di tanti fedeli che, spesso, lasciano anche loro pensieri e richieste nell’urna allocata davanti al luogo in cui è sepolto e si soffermano in preghiera. Nei giorni scorsi, infatti, il Vescovo, Mons. Serafino Parisi, insieme al Postulatore, don Marco Mastroianni, si sono recati al Dicastero delle Cause dei Santi, dove hanno avuto un proficuo colloquio con il Prefetto dello stesso Dicastero, il Cardinale Marcello Semeraro, nel corso del quale sono stati aggiornati sull’iter della Causa in corso. Un momento di confronto al quale, nella stessa giornata, è seguito un incontro con Mons. Maurizio Tagliaferri, il relatore assegnato dallo stesso Dicastero alla Causa di Beatificazione di questo Vescovo che ha lasciato un indelebile ricordo nella Diocesi di Lamezia Terme, nonostante il suo breve episcopato. Un pastore che, come ha spesso sottolineato don Marco Mastroianni “si è distinto per la capacità, largamente riconosciutagli, di essere un uomo di dialogo, sinceramente animato dallo zelo per le anime e da una fattiva carità, sostenuta dalla profetica ribellione di chi sente il dovere di impegnarsi per la realizzazione di un mondo più vicino alla creazione di Dio”. Continua, dunque, il lavoro affidato alla Postulazione nella fase romana della Causa, in attesa del completamento della Positio.   Saveria Maria Gigliotti The post Causa beatificazione mons. Moietta; incontro in Dicastero per Vescovo e Postulatore first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Con la luce della carità riconosciamoci tutti come fratelli

  “La forza del cristianesimo la vediamo in ciò  che S. Francesco di Paola ha detto e ha fatto:  “dovete agire per il perdono, non ricordare il male ricevuto”. Tutto questo deve essere il principio di costruzione di un’umanità nuova, che ha come luce la Charitas, la Carità. Con la luce della carità possiamo riconoscerci con gli altri non nemici, non avversari, nemmeno stranieri, ma soltanto fratelli. Se facciamo davvero riferimento a S. Francesco e se vogliamo prendere sul serio il Vangelo, siamo chiamati a vivere in questa realtà e a riconoscerci con l’altro come fratelli: non c’è un’altra parola, non c’è un altro Vangelo, non c’è un’altra Chiesa”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione della festa patronale di S. Francesco di Paola a Lamezia Terme Sambiase. Durante la celebrazione, come ogni anno, il sindaco Mario Murone a nome della città ha acceso il cero votivo e consegnato le chiavi al Santo Paolano. E proprio partendo da questi due gesti, il vescovo di Lamezia ha rimarcato che “si tratta di due gesti simbolici che esprimono due insegnamenti che ci vengono dalla vita, dalla testimonianza, dal pensiero di S. Francesco di Paola per migliorare la qualità della nostra presenza di cristiani nel mondo e nella storia. Consegnare la chiava o accendere il cero non sono gesti scaramantici, magici, quasi a voler liberarsi da una responsabilità e dire: “io la mia parte l’ho fatta, adesso tocca a te…”. Il Signore non supplisce le nostre deficienze, le nostre mancanze, la nostra progettazione non orientata, il nostro sguardo ridotto. Non è così. Lungi da noi una visione così della fede cristiana. Per il principio dell’Incarnazione, il Signore è venuto nella storia per mettere dentro l’umanità ì una scintilla di eternità, la forza divina del Lògos. Consegnare la chiave è, dunque, l’apertura della vita dell’uomo al mondo, alla bellezza della creazione, a scoprire dentro la nostra vita la grandezza dell’umanità di cui siamo portatori. Da San Francesco di Paola dobbiamo continuamente apprendere la capacità di perdonare, di non ricordare il male ricevuto e quindi costruire relazioni fraterne tra di noi”. “Il mistero di Dio – ha proseguito il presule –  come ci ricorda il Vangelo che abbiamo ascoltato, è stato nascosto ai sapienti e ai dotti ed è stato rivelato ai piccoli. E quale è la riconoscibilità del volto del Figlio di Dio dentro la storia dell’umanità? La Croce. La logica della Croce: nessuno ha un amore più grande di chi dona la vita per i propri amici. Stare nel mondo con la forza del Vangelo che è la Croce, ci chiama a diventare responsabili della vita, della storia e del futuro degli altri.” Dal presule l’augurio “di una speranza concreta, che è quella che viene dalla carità. La carità è generativa perché dà concretezza alla speranza e mostra la fede. La concretezza della speranza, che vorrei augurare a tutti voi per questa festa di S. Francesco, è quella che Isaia ci ha descritto nella prima lettura: una strada che attraversa il deserto, il grido della speranza, un popolo disperato dentro la schiavitù della deportazione che inizia a intravedere la speranza costruendo giorno per giorno relazioni vere, rapporti di pace, comunione e fraternità. Soltanto costruendo così la città degli uomini scopriremo che la civitas ha un avvenire e questa è la chiave e la luce per il nostro impegno di credenti. S. Francesco ci ispiri con la sua storia e la sua testimonianza”. Salvatore D’Elia   The post Con la luce della carità riconosciamoci tutti come fratelli first appeared on Lamezia Nuova.

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