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“Scoperchiarono il tetto”, a Falerna il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute

“Per noi parlare di salute e di sanità in Calabria è ovviamente una sfida, ma è anche un segno di attenzione della Chiesa italiana che raccoglie pure la voce forte che si è levata da questi territori di protesta, di richiesta e di conferma”. Ad affermarlo, nel corso della conferenza stampa di presentazione del XXVII Convegno nazionale di Pastorale della salute, “Scoperchiarono il tetto”, che si terrà, per la prima volta in Calabria, a Falerna dal 18 al 21 maggio prossimi, è stato don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale di Pastorale della salute della Cei. “Quello che ci aspettiamo – ha aggiunto don Massimo – è di poterci confrontare su alcuni temi con grande serenità, senza mancare, però, l’occasione di dire quali sono sia le note negative, ma anche quelle positive e trasmettere un messaggio di prossimità e di vicinanza”. “Quando una persona affronta un problema di salute – ha evidenziato don Massimo – la cosa peggiore che le possa capitare è di affrontarla in solitudine. Invece, deve sapere che c’è una Chiesa presente, prossima ai sofferenti. Questo vogliamo testimoniarlo anche con una presenza fisica qui, in Calabria”, ricordando, nello stesso tempo, che “quando una persona affronta un problema di salute la cosa peggiore che le possa capitare è di affrontarla in solitudine. Invece, deve sapere che c’è una Chiesa presente, prossima ai sofferenti e questo vogliamo testimoniarlo anche con una presenza fisica qui, in Calabria”. Per don Massimo, inoltre, la presenza al convegno di esponenti nazionali, anche del mondo politico ed istituzionale, rappresenta “un grande segno di attenzione, ma soprattutto raccoglie tutti i linguaggi che sono intorno alla salute, come gli stili di vita, con un focus particolare sui giovani e siamo molto contenti di poter ospitare tre istituti superiori che verranno ad ascoltare una riflessione sugli stili di vita e il rapporto con l’alimentazione perché, ad esempio, sappiamo che i disturbi del comportamento alimentare della nutrizione è una grande emergenza per le giovani generazioni”. Nel portare i saluti del Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, assente per impegni familiari, don Francesco Farina, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale della salute, tra le altre cose, ha evidenziato che, “come ha ricordato don Massimo, non siamo soli. Nessuno di noi deve essere lasciato solo ad affrontare le sfide della salute, non soltanto quelle politiche, ma anche quelle umane perché solo insieme si possono vincere tutte quelle sfide che altrimenti porterebbero le persone sofferenti ad uno stato di abbandono e questo la Chiesa non può permetterselo”. Nella prima giornata del convegno, è prevista anche una sessione tematica organizzata insieme all’Ordine dei giornalisti della Calabria su “Comunicare la sanità: aspetti deontologici e rispetto per chi soffre” con il riconoscimento dei crediti formativi.   Saveria Maria Gigliotti Link per scaricare il programma: www.convegnosalute.it Link delle interviste: https://www.youtube.com/watch?v=6w7ej-X9lPc     The post “Scoperchiarono il tetto”, a Falerna il XXVII Convegno Nazionale di Pastorale della Salute first appeared on Lamezia Nuova.

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A San Pietro a Maida le famiglie al centro delle riflessioni per la Festa di San Francesco di Paola

Anche quest’anno la nostra comunità parrocchiale di San Pietro a Maida, guidata da don Andrea Latelli, ha scelto di dedicare uno spazio della Festa di San Francesco di Paola alla riflessione su temi profondamente umani e vicini alla vita delle famiglie. Un cammino che negli anni ha saputo dare voce a esperienze spesso segnate dalla fragilità, ma anche dalla speranza e dall’amore. Ricordiamo con gratitudine gli incontri degli anni passati: “Il cuore violato”, dedicato alla prossimità e alla vicinanza alle donne vittime di violenza, con un incontro insieme al Centro Antiviolenza Demetra; “Sotto lo stesso cielo”, il racconto di Luna Rossa tra viaggi di speranza e viaggi di morte, che ha aiutato la comunità a guardare con maggiore consapevolezza alle ferite e alle sfide del nostro tempo; “Avrò cura di te”, dedicato alla disabilità di un figlio come forma concreta di amore, arricchito dalla toccante testimonianza della famiglia Durante e dell’associazione Girasole; “La fonte e il cuore – Il bambino irraggiungibile”, la storia di Manuel Sirianni, un ragazzo autistico non verbale ma profondamente pensante. Da questa ultima testimonianza la parrocchia ha avviato un ciclo di incontri formativi dal titolo – Abbi cura di me, incontriamo l’autismo – con la partecipazione di esperti nell’ambito dei disturbi dello spettro autistico, rivolto a educatori, insegnanti, catechisti e famiglie. L’obiettivo è offrire sempre un piccolo ma concreto contributo di sostegno ai bisogni educativi speciali, troppo spesso inascoltati, che generano vissuti di sofferenza e coinvolgono l’intera comunità. Non può esserci vera inclusione senza l’esperienza della fraternità, dell’accoglienza e della comunione reciproca. Questo percorso nasce anche come risposta agli inviti e alle proposte della Cei e della nostra Diocesi di Lamezia Terme (da sempre attenta a queste tematiche) e costantemente impegnate nel sensibilizzare le parrocchie verso una cultura dell’inclusione e della partecipazione. Quest’anno, all’interno del percorso dal tema “Il nome che porti dentro”, abbiamo rivolto l’attenzione alla scoperta delle luci e delle ombre della genitorialità nel periodo perinatale. La gravidanza, la nascita e il post parto rappresentano infatti momenti di grande cambiamento, attraversati da emozioni intense e talvolta contrastanti, che coinvolgono non solo le mamme, ma anche i papà e l’intera famiglia. L’incontro “Accogliere chi accoglie la vita” tenuto dalla Psicologa e psicoterapeuta specializzata in perinatalità, Coloca Caterina, ha voluto aprire uno spazio di ascolto e confronto sulla salute mentale nel periodo perinatale, sottolineando quanto sia importante sentirsi accompagnati, sostenuti e compresi. Troppo spesso, infatti, dietro la gioia attesa della nascita si nascondono solitudine, senso di inadeguatezza, stanchezza e paura. Sentimenti reali, che non devono essere ignorati né giudicati. Nel periodo perinatale — dal concepimento al primo anno di vita del bambino, i cosiddetti “mille giorni” — nascono non solo i figli, ma anche i genitori. È un tempo di profonde trasformazioni emotive, fisiche e relazionali, in cui è fondamentale riconoscere che difficoltà e fragilità possono far parte dell’esperienza. Durante l’incontro si è parlato di maternity blues, una condizione transitoria che interessa circa il 50% delle neomamme nei primi giorni dopo il parto, caratterizzata da pianto, irritabilità, stanchezza e senso di inadeguatezza. Diverso è il caso della depressione perinatale, che colpisce circa il 10-15% delle donne e può comparire tristezza, isolamento, ansia e perdita di energie. Più raramente possono manifestarsi disturbi gravi, come la psicosi perinatale, che richiede un intervento specialistico urgente. Ampio spazio è stato dedicato all’importanza della prevenzione e del supporto: informazione, psicoeducazione, ascolto non giudicante e reti di aiuto concrete rappresentano strumenti essenziali per il benessere di tutta la famiglia. “Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”, ha ricordato la relatrice, sottolineando il valore del sostegno di nonni, amici, parrocchie, consultori e servizi territoriali. L’incontro ha inoltre evidenziato il coinvolgimento emotivo dei padri, spesso poco riconosciuto, e la necessità di costruire comunità capaci di accogliere senza giudicare. Tra le frasi condivise durante l’attività finale, una in particolare ha sintetizzato il senso dell’incontro: “Non sei sbagliata”. “Come comunità cristiana – ha concluso don Andrea – sentiamo forte la responsabilità di stare accanto alle famiglie, offrendo vicinanza autentica, ascolto e accoglienza. Perché nessuno dovrebbe sentirsi solo nel vivere una delle esperienze più profonde e delicate della propria vita. Accogliere chi accoglie la vita significa proprio questo: imparare a riconoscere l’altro nelle sue fragilità, mettersi accanto senza pretese e senza giudizio, con il cuore aperto e con la consapevolezza che la cura reciproca è il primo segno di una comunità viva”. La comunità parrocchiale   The post A San Pietro a Maida le famiglie al centro delle riflessioni per la Festa di San Francesco di Paola first appeared on Lamezia Nuova.

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Al via il novenario per la festa di Santa Rita

“Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo! Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Questo il tema scelto per il novenario in preparazione alla festa di Santa Rita che ha preso il via ieri nella parrocchia Santa Maria Maggiore. “Questi versetti – spiega il parroco, don Leonardo Diaco – costituiscono anche per Gesù ‘il più grande e il primo dei comandamenti’. Ascoltare è sinonimo di ‘obbedire’: si tratta di un’adesione intima e non di un mero sentire esterno, è il non essere ‘ascoltatore smemorato ma colui che mette in pratica’”. “’Il Signore – aggiunge don Leonardo – è uno solo!’. Dio non ha attorno a sé un pantheon, non è neppure l’ente supremo astratto e immobile, egli ‘è il nostro Dio’, ha cioè con noi un legame di alleanza. La Bibbia è una storia viva e tormentata di relazione tra due soggetti personali, liberi e capaci di amore, Dio e l’umanità. Nel testo ebraico sono implicati ‘il cuore, l’anima e le forze’ nella loro totalità. Siamo, quindi, in presenza di tutto l’essere umano che deve pensare, operare, scegliere, orientandosi sempre verso Dio. È il ritratto di una fede che presenta la persona che si offre al suo Signore nella sua integralità. Sono, così, escluse certe pallide spiritualità fatte solo di vago sentimento, ma anche un impegno religioso solo esteriore e operativo”. Nel corso del Novenario, quindi, si rifletterà sull’importanza dell’ascolto, inteso anche come ascolto interiore perché “l’ascolto non è solo udito, è accoglienza ed obbedienza del cuore”. Tutti i giorni alle 10.30 ci sarà la Santa Messa seguita dall’adorazione eucaristica e dalla recita del Rosario Ritano per concludersi alle ore 12 con la supplica; alle ore 18 la recita dei Vespri seguita dal Rosario Mariano/novena, il canto del responsorio e la Santa Messa alle ore 19. Il 22 maggio, giorno della festa, invece, le celebrazioni della Santa Messa saranno alle ore 8.00, 9.30, 11.00 (seguita alle 12.00 dalla supplica), 18.00 (seguita dalla processione) e alle 20.30 che, presieduta dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, sarà officiata sulla gradinata. Inoltre, nei giorni 21 e 22 si potranno lucrare le indulgenze secondo le condizioni previste e durante tutte le celebrazioni del 22 maggio vi sarà la benedizione delle rose e delle bambine vestite da Santa Rita.   Saveria Maria Gigliotti   Il programma The post Al via il novenario per la festa di Santa Rita first appeared on Lamezia Nuova.

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Papa Leone XIV ha donato Corona Santo Rosario a statua Madonna parrocchia Santa Maria Immacolata

Momento di intensa spiritualità e profonda commozione, nonché di alto valore storico, quello vissuto dalla comunità dei fedeli della Parrocchia “Santa Maria Immacolata” di Accaria di Serrastretta, insieme al proprio parroco, don Francesco Benvenuto. L’accoglienza della corona del Santo Rosario per la statua della Madonna, dono preziosissimo da parte del Santo Padre, giunto per il tramite del Segretario di Stato di Sua Santità, il cardinale Pietro Parolin, ha suscitato negli animi di tutti un sentimento di viva gioia e sincera letizia: esso è segno tangibile di quella paterna vicinanza che il Sommo Pontefice, Papa Leone XIV, riserva alla Chiesa universale e ai suoi fedeli. Il Cardinale, in una lettera indirizzata al parroco, commosso e grato per un momento tanto significativo, nel novembre scorso, aveva espresso vivo compiacimento per la fervente devozione che i fedeli della parrocchia dell’hinterland lametino nutrono nei confronti della Vergine del Santo Rosario, tanto da consolidare, nella denominazione del paese, il termine “Rosario” come appendice eloquente di affidamento alla Madre di Dio. Certo della costante vicinanza spirituale dei fedeli attraverso la preghiera, monsignor Parolin ha voluto donare la corona del Rosario, benedetta da Papa Leone XIV, affinché venisse posta tra le dita della statua della Vergine, custodita nella chiesa di Accaria e che era stato già impreziosito dal manto benedetto da Papa Francesco, nell’occasione di un’udienza generale, e accolto dalla comunità il 7 ottobre 2021. Si tratta di un elemento di straordinaria unicità e profondo valore simbolico: la statua della Madonna del Rosario reca, infatti, due segni tangibili della benevolenza e della benedizione di due Pontefici i quali, attraverso i loro distinti carismi, continuano ad arricchire i cuori dei fedeli di una luminosa testimonianza di speranza, fede e comunione ecclesiale. All’inizio della Santa Messa, Roberta Molè, commissario prefettizio del Comune di Serrastretta, ha voluto affidare alla Vergine Maria la comunità che oggi guida e verso la quale si è detta nutrire sincera ammirazione per la devozione al lavoro e gli autentici valori che la contraddistinguono. Con gesto solenne e carico di significato spirituale, è stato simbolicamente deposto nelle mani della Madre di Dio l’intero territorio comunale: le fragilità degli anziani e dei bambini, le speranze e i bisogni di ogni famiglia, le attività lavorative, nonché l’impegno civile e amministrativo di quanti sono chiamati a guida e sostegno dei cittadini. In Maria, ogni discordia, ogni rivalità e ogni divisione si dissolvono e, dinanzi all’immensità del Suo amore materno, che accoglie e consola, tutti i figli sono uniti sotto il segno della pace, della concordia e della fraternità.   Mariagrazia Fragale, parrocchia Santa Maria Immacolata in Accaria di Serrastretta The post Papa Leone XIV ha donato Corona Santo Rosario a statua Madonna parrocchia Santa Maria Immacolata first appeared on Lamezia Nuova.

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“Noi credenti siamo costituiti nella storia come apostoli di speranza”

“La Resurrezione di Cristo, come per gli apostoli, è una sorpresa che giunge anche nella nostra vita e ci dice: tu sei crocifisso? Tu sei nell’angoscia? Tu sei ferito da qualche dramma che gli altri non conoscono? Sappi che l’amore di Dio vince tutte le forme di morte. É questo l’annuncio della Resurrezione”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che, in Cattedrale, ha celebrato il solenne pontificale del giorno di Pasqua. L’esperienza “della luce che squarcia il buio” ha segnato nel mattino di Pasqua l’esperienza degli apostoli di Gesù per i quali – ha detto Parisi nell’omelia – “ la Resurrezione del Signore è stata una sorpresa. Eppure avevano sentito più volte Gesù annunciare la sua morte e la sua resurrezione. L’esperienza fatta da Maria di Magdala e dagli apostoli all’alba del mattino di Pasqua è anche la nostra esperienza. Maria aveva già fatto esperienza del passaggio dal buio alla luce, dal peccato alla vita nuova, l’esperienza dell’amore di Dio che non giudica, che non chiude il morto nel suo sepolcro ma apre sempre alla vita e alla carità piena. È l’esperienza di Paolo, che ci invita le cose di lassù, cioè a invertire lo sguardo: anche lui aveva fatto esperienza della visione della luce piena, aveva acquistato un nuovo modo di guardare la storia e la sua stessa esistenza. È l’ esperienza degli stessi apostoli, anche loro immersi nel buio: Pietro che aveva rinnegato tre volte Gesù nelle ore della Passione, i tre apostoli che erano andati con Gesù nel Getsemani e si erano addormentati. Al mattino di Pasqua, Pietro e Giovanni credevano che davvero dietro quella tomba ci fosse “un cadavere”, l’uomo dei dolori descritto da Isaia” “Ma la Resurrezione di Cristo – ha rimarcato Parisi – è stata una bella sorpresa per tutti. Noi non abbiamo visto quello che hanno visto Pietro e Giovanni ma crediamo che Cristo è Risorto perché gli apostoli, avendo sperimentato nella loro stessa vita la potenza dell’amore di Dio che è capace di far passare dalla morte alla vita, lo hanno detto a noi” “Che cosa siamo chiamati a fare noi credenti nella storia? – ha proseguito Parisi – Dobbiamo portare l’annuncio della Resurrezione. In questo giorno siamo costituiti apostoli della speranza. Siamo testimoni di quell’Amore di Dio che, da sempre, dice che c’è speranza di vita per tutti coloro che sono nel buio.” “Questo è il mio augurio per il giorno di Pasqua – ha concluso il presule –  colti “di sorpresa” come gli apostoli, possiamo annunciare nella storia che tutto ciò che è morto perché oppresso dalla sofferenza e dal male, si  apre alla speranza definitiva, quella dell’amore di Dio. Un amore che, anche quando sembra distante, è sempre vicino: Dio abita il nostro dolore, lo redime. Dio ama sempre, Dio vuole la vita sempre. Diventiamo anche noi apostoli di speranza, di gioia, di amore”. Salvatore D’Elia The post “Noi credenti siamo costituiti nella storia come apostoli di speranza” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Il Signore opera instancabilmente la sua precisa volontà di salvare l’umanità”

“Assumere la Pasqua di Risurrezione come criterio della nostra esistenza: entrare dentro la storia e dove ci sono croci, noi, come hanno fatto gli apostoli, dobbiamo annunciare la resurrezione”. Potrebbe essere racchiuso in questa riflessione la sollecitazione che il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha voluto lanciare nell’omelia della Veglia Pasquale da lui presieduta in Cattedrale. Il Vescovo, che ha rimarcato che “è suggestivo l’annuncio apostolico della Pasqua perché trasforma ognuno di noi in apostolo che porta parole di vita, di speranza e di gioia”, ha evidenziato che “l’annuncio della Pasqua arriva nell’esistenza concreta di ognuno di noi e, in forza della morte di Gesù, tutto ciò che è segno della morte nella nostra vita viene annullato” mentre “in forza della Resurrezione, tutto ciò che è principio vitale viene potenziato. Questa è la forza della Pasqua” che “è dinamismo storico della trasformazione della storia dell’umanità, della storia e della vita degli uomini. Noi – ha aggiunto monsignor Parisi – crediamo nella Pasqua, nella resurrezione di Gesù perché ce lo hanno detto gli apostoli. E sapete perché è bella e interessante questa verità di fede che ci fa dire che la Chiesa è Apostolica, cioè è fondata sulla testimonianza degli Apostoli? Perché gli apostoli sono stati i primi ad essere trasformati dalla Pasqua, liberati da quella forma di negatività che aveva segnato la loro esistenza, sino alla fine”. “Il grande annuncio della Pasqua – ha proseguito il Vescovo – è che il Signore non si è dimenticato di noi come non si era dimenticato della promessa fatta ad Abramo, del Popolo d’Israele che gridava per essere liberato. Il Signore non si dimentica mai e opera instancabilmente la sua precisa volontà di salvare l’umanità e, in termini concreti, questa salvezza può essere chiamata liberazione: è un processo, un dinamismo di liberazione. Questa è la Pasqua e questa è la narrazione della Pasqua che ci mette in collegamento con questa determinazione di Dio di liberare l’uomo perché la Pasqua diventa, poi, il principio operativo per l’umanità così come è stato principio dinamico, operativo, per Dio stesso”. Nel concludere, monsignor Parisi ha evidenziato che “questa Pasqua noi la dobbiamo collocare dentro il cuore sofferente del mondo che tocca tutti. Pensiamo alla follia delle guerre” il cui “linguaggio è sempre stato il linguaggio della morte che chiedeva e chiede di avere la vittoria, Ma, la morte può vincere? Si può vincere ammazzando? Dentro questo cuore malato dell’umanità, ma anche nella mente malata dell’umanità, è lì che dobbiamo collocare la Pasqua. E la dobbiamo collocare in tutte le situazioni di disperazione” e di “sofferenza dell’umanità per dire che quella pietra che chiudeva la bocca del sepolcro, è stata rotolata via una volta per sempre e la morte non ha l’ultima parola”. Saveria Maria Gigliotti       The post “Il Signore opera instancabilmente la sua precisa volontà di salvare l’umanità” first appeared on Lamezia Nuova.

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“In quella fossa profonda dove l’umanità sembra essere persa, il Crocifisso ci dice che, proprio lì dentro, Dio non si fa problemi ad abitare”

“Dentro questa umanità che esprime il baratro, là dove non si percepisce più la differenza tra l’uomo e la bestia, proprio in quella fossa profonda dove l’umanità sembra essere persa, il Crocifisso ci dice che, proprio lì dentro, Dio non si fa problemi ad abitare, c’è dentro”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, in Cattedrale durante l’omelia della celebrazione dell’azione liturgica dell’adorazione della Croce del Venerdì Santo. “Oggi, basta girarci un pochettino intorno a noi – ha aggiunto monsignor Parisi – per vedere brandelli per terra di umanità martoriata, dilaniata nella carne, brandelli di umanità che la cattiveria divide, corone di spine che vengono messe ogni secondo sulla testa dell’umanità innocente”. Ma, “dentro questa umanità dilaniata – ha affermato ancora il Vescovo – Dio non scappa, rimane come stava la madre sotto la croce di Gesù, guardando davvero la carne dilaniata del Figlio, disprezzata, vilipesa. E lì Maria riceve l’espressione più profonda della maternità perché, proprio in quel momento, diventa la madre di tutti: in Giovanni che viene dichiarato suo figlio c’è tutta l’umanità che attende di sapere che, nonostante, il chiasso, il grido che la cattiveria umana sa fare, ancora, c’è speranza di tenerezza. […] C’è un atto di donazione totale del Signore e questo atto di donazione totale, tocca il punto più basso dell’umanità e della storia dell’umanità ma non finisce, va oltre, vince la vita, vince la tenerezza, vince la speranza, vince la gioia, perché ieri sera, questa sera e domani Gesù vuole dirci che vince l’amore, sempre”. Infatti, “proprio nella cena di cui si è parlato ieri sera, nel giovedì santo, durante la lavanda dei piedi – ha concluso monsignor Parisi – Gesù aveva annunciato il criterio col quale era entrato nel mondo e il senso della sua vita, che è ribadito anche nel racconto della Passione, questa sera. Il senso della sua vita, la missione, era quello di annunciare sino alla fine l’amore di Dio per l’umanità: ‘Per questo sono venuto, per fare la volontà di Dio’ e la volontà di Dio qual è? Che ‘di tutti quelli che mi sono stati assegnati non se ne perda uno’: ecco la finalità”. A termine della celebrazione, il Vescovo ha presenziato alla processione dell’Addolorata a conclusione della quale, nel salutare la città, ha ricordato che “noi non adoriamo la croce come strumento che dà la morte, come non possiamo adorare alcuno strumento che causa la morte. Guardiamo alla croce, invece, e possiamo dire alle tante croci (quelle che non hanno soltanto la forma di quello che noi vediamo, ma le croci, per esempio, di un ammalato terminale che potrebbe essere il letto di un ospedale, quella di un ammalato oncologico che potrebbe essere la poltrona sulla quale viene infusa la terapia, o una carrozzina per chi non riesce a muoversi ed ha necessità di essere aiutato dagli altri), con un altro significato: cogliere in questo strumento sormontato, vissuto, abitato dal Crocifisso, un albero di vita. Guardando, cioè, a colui – il figlio di Dio – che ha dato la sua vita”. Per il Vescovo, infatti, “la croce abitata da Gesù Cristo è il modo col quale il Padre ha voluto trasmetterci il suo messaggio d’amore. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. E il mondo, le nostre relazioni, le nostre comunità si costruiscono solo e unicamente intorno all’amore e facendo regnare l’amore. Questa è la grande lezione, il grande insegnamento che ci viene dalla croce di Gesù che ci ha amati sino alla fine, cioè fino a dare la sua vita per noi”. “Allora – ha concluso monsignor Parisi -, guardiamo a questa croce e cerchiamo davvero di sovvertire il modo comune di guardare il mondo con gli occhi del potere, della sopraffazione, della forza, dei muscoli, guardandolo, invece, con la forza, la potenza del servizio, della cura e della carità. Avremo davvero una storia più bella da vivere e un mondo più felice da abitare: dipende anche da noi, dall’impegno di noi cristiani che non fuggiamo la storia, ma ci siamo dentro per mettere dentro questa storia, malata oncologica del male, della cattiveria e dell’egoismo, il fluido della vita e dell’amore. Lo auguro davvero a noi, qui, a Lamezia, alla Chiesa lametina, al mondo intero: che a regnare sia l’amore e che l’espressione del nostro amore sia il servizio all’altro e la cura di chi ha bisogno di un mio sguardo, di una nostra tenerezza che sarà il segno della tenerezza di Dio dentro la vita concreta dell’umanità”.   Saveria Maria Gigliotti The post “In quella fossa profonda dove l’umanità sembra essere persa, il Crocifisso ci dice che, proprio lì dentro, Dio non si fa problemi ad abitare” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Quello che stiamo celebrando questa sera è quello che si celebra in ogni Eucarestia: l’amore eterno di Dio per noi”

“Se sentiamo l’Eucaristia come il respiro vitale, allora di questo respiro vogliamo davvero riempirci la vita, il cuore, l’esistenza”. Questo uno dei passaggi centrali dell’omelia del Vescovo, monsignor Serafino Parisi, durante la Santa Messa in Coena Domini da lui presieduta in Cattedrale. “Quello che stiamo celebrando questa sera, qui – ha aggiunto il Vescovo -, è quello che si celebra dentro ogni Eucarestia: l’amore eterno di Dio per noi. Siamo qui per dire e per sentirci dire che Dio ci ama e che per noi è disposto a fare tutto. Tra l’altro, questa sera noi da Gesù Maestro e Signore impariamo che cosa significa, da credenti, stare nel mondo. Gesù lo vuole insegnare ai discepoli e lo insegna chinandosi e lavando i piedi. Spesso, noi diciamo che per ampliare lo sguardo, per allargare l’orizzonte, dobbiamo andare sulla montagna e, quindi, ergerci in alto e guardare in profondità. Invece, paradossalmente, Gesù ci dice che se vogliamo vedere in profondità e considerare pienamente la grandezza dell’uomo e della storia, non dobbiamo metterci in alto ma dobbiamo inginocchiarci, abbassare lo sguardo ed incontrare la difficoltà dell’uomo, la storia dell’umanità e, a questa storia concreta dell’uomo, offrire la possibilità di una ripresa”. “Lavare i piedi – ha spiegato monsignor Parisi – significa attenuare la stanchezza e ridare lo slancio proprio come fa il Signore con noi: ci incontra, ci purifica, ci lava (quello che non voleva fare Pietro) e, una volta che ci ha lavato, ci manda dentro la storia e ci dice quella frase – che si canta pure – che ‘regnare è servire’” perché “il vero esercizio del potere non è quello di sottomettere gli altri come stiamo vedendo, tristemente, in questi giorni con le guerre, le uccisioni, le morti, le aggressioni. Noi nella Eucarestia, dall’amore di Dio che continuamente si dona a noi, impariamo a chiamare l’amore con il suo verbo più espressivo, nel servizio: amare e servire, questo impariamo. Altro che dominare, soggiacere, schiacciare, mostrare i muscoli”. “L’Eucarestia – ha detto al riguardo il Vescovo – stabilisce un clima di fraternità, di comunione, perché ci fa sperimentare concretamente la carità di Dio per noi e noi siamo segnati da questa carità, immessi dentro questo circuito di carità. Da qui impariamo che il servizio che possiamo rendere al mondo è quello di portare unicamente amore. Ecco l’Eucaristia: noi ci ritempriamo dentro questo respiro di Dio che è il respiro della sua carità e di questo respiro di vita e non di morte, di speranza e non di disperazione, di gioia e non di angoscia, ci dobbiamo fare servitori nel mondo”. “Gesù – ha poi ricordato monsignor Parisi – ha recuperato quanto già esisteva nella celebrazione della cena che anticipava la Pasqua e l’agnello che veniva offerto come sacrificio al Signore, questa volta, è Cristo stesso. In quella cena offre il suo corpo e il suo sangue per significare che poi quel dono totale che quella sera era indicato dalla consegna del pane e del vino sarebbe avvenuto, definitivamente, nel dono totale di sé sulla croce […], avendo amato i suoi che erano nel mondo sino alla fine, senza scappare, senza rifugiarsi nelle scuse. Sino alla fine vuol dire in modo perfetto, completo, definitivo: questo è l’amore di Dio che ci ha indicato nel regalo della vita del figlio per noi. E noi, durante l’Eucarestia, celebriamo questo. Ecco perché la partecipazione all’Eucaristia è una partecipazione che dovremmo sentire come vitale: senza la domenica, senza l’Eucaristia, noi non possiamo vivere. E, allora, dovremmo, davvero immergerci dentro questo oceano sconfinato dell’amore di Dio che confluisce sull’altare nei segni del pane e del vino che diventano il corpo e il sangue di Gesù morto per noi, come ci ha ricordato Paolo nella seconda lettura”. “Noi, questa sera – ha concluso il Vescovo – ricordiamo la Sua morte in croce, che vuol dire il dono della Sua vita per noi. Ma ricordiamo anche la Sua risurrezione, che vuol dire che l’ultima parola non ce l’ha la morte, ma ce l’ha la vita, non la disperazione, ma la speranza, non la tristezza, ma la gioia”. The post “Quello che stiamo celebrando questa sera è quello che si celebra in ogni Eucarestia: l’amore eterno di Dio per noi” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Il popolo attende pastori che portino il profumo del crisma”

“L’unzione che abbiamo ricevuto non è un ornamento, ma una ferita luminosa, uno squarcio attraverso il quale passa la luce, uno squarcio di luce che segna la nostra vita, la consacra e la espone. Sì, noi siamo esposti alla Grazia, non per fare mostra di noi stessi, ma perché gli altri, attraverso di noi, possano essere ricondotti a Dio. Ecco la grandezza del sacerdozio: attraverso di noi, le donne e gli uomini sono ricondotti alla vita stessa di Dio, all’intimità con il Signore. Dio ci sceglie non perché perfetti, ma nonostante le nostre fragilità e attraverso le nostre stesse fragilità ci inserisce in un modo misterioso di comunicare. Dio ci sceglie così come siamo e con la sua unzione ci vuole trasformare”. É uno dei passaggi dell’omelia del vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, che questa mattina in Cattedrale ha presieduto la messa crismale, insieme al clero diocesano, celebrazione durante la quale i sacerdoti hanno rinnovato le promesse sacerdotali e sono stati benedetti gli olii sacri. L’unzione “non è un rito vuoto”, ha ribadito Parisi, “ma è l’irruzione dello Spirito nella nostra vita che ci abilita, ci trasforma e ci invia. Non siamo noi, non sono i nostri presunti meriti, le nostre potenzialità, ma è Dio che ci abilita e ci trasforma. E poi l’unzione non ci fa stare fermi, ma ci invia, ci porta a impegnarci concretamente nella storia, dentro i gangli vitali dell’umanità. Noi siamo inseriti in Cristo, siamo unti per partecipare sacramentalmente alla sua stessa missione. Ricordiamocelo sempre: noi partecipiamo alla stessa missione di Cristo. Non interpretiamo un compito nostro, non portiamo un nostro messaggio, ma accogliamo dentro il nostro vaso di creta – perché questo siamo e questo restiamo – una Grazia che ci precede e ci supera”. Il vescovo di Lamezia ha ricordato come tutti i battezzati, in forza del Battesimo e della Cresima, siano rivestiti della stessa dignità regale, profetica e sacerdotale di Cristo, “una dignità che ci chiama ad essere nel mondo segni di profezia, segni evidenti nella storia dell’amore di Dio. Ecco cosa significa benedire oggi gli olii santi: non è semplicemente un rito, ma un segno profondamente rivelativo. L’olio dei catecumeni ci richiama la forza, la preparazione necessaria per affrontare la battaglia. Ci ricorda che la vita cristiana non è evasione, ma è un combattimento spirituale in cui la Grazia precede e sostiene le nostre scelte libere e responsabili. L’olio degli infermi è balsamo di consolazione, rivela un Dio che non elimina immediatamente la sofferenza, ma la abita, la trasfigura e la unisce al mistero pasquale. L’unzione degli infermi è sacramento della vicinanza di Dio nella fragilità. E poi il crisma, segno della missione: tutto ciò che è toccato da quest’olio appartiene definitivamente a Dio,  lo Spirito Santo opera attraverso questa materia semplice trasformandola in strumento di grazia.” Il presule ha affrontato anche il tema della carenza di vocazioni sacerdotali rimarcando che “non possiamo e non dobbiamo rassegnarci, ma continuare a stimolare con la nostra testimonianza affinché ci siano nuovi slanci di disponibilità totale per il Signore.  Il periodo di crisi deve portarci a riflettere su un’altra imprescindibile consapevolezza: dobbiamo lavorare di più per le vocazioni al sacerdozio.” “Rinnoviamo – ha detto Parisi rivolgendosi in particolare ai sacerdoti – la consapevolezza della nostra unzione. Non lasciamo che essa si riduca a memoria lontana o a una funzione solo esteriore. L’unzione ci chiede di diventare stile di donazione, di misericordia, di fedeltà. Il popolo attende pastori che portino il profumo del crisma, non l’odore della stanchezza, della rassegnazione, della rinuncia”. “A voi fratelli e sorelle – ha concluso Parisi – dico di custodire la vostra unzione battesimale. In questo mondo che spesso dimentica Dio, anche voi siete chiamati ad essere presenza viva, segno discreto ma prossimo della Grazia di Dio che abita la nostra vita. Volgiamo lo sguardo a Cristo, spesso “il grande assente” dei nostri piani, delle nostre riunioni, delle nostre “strategie pastorali”. Volgiamo lo sguardo a Cristo, da cui tutto parte e a cui tutto ritorna. Se restiamo uniti a Lui, nonostante i nostri limiti e attraverso le nostre stesse fragilità, la nostra vita può diventare luogo di benedizione. Mentre benediciamo questi olii, chiediamo di essere donne e uomini abitati dallo Spirito che portano luce nelle tenebre, speranza nelle ferite, gioia nella fatica del vivere”. All’inizio della celebrazione, il vicario generale mons. Tommaso Buccafurni, nel rivolgere il saluto al vescovo  da parte del presbiterio lametino, ha ricordato come “il popolo di Dio vuole noi sacerdoti fedeli al Signore e alla sua Parola trasmessa dalla Chiesa, per essere guide autorevoli nella costruzione di una società fondata su veri valori.  Dal sacerdote i fedeli attendono di poter incontrare il Signore. Rinnoviamo oggi a lei, padre, gli impegni assunti nel giorno della nostra ordinazione sacerdotale sempre grati per il dono vocazione con l’ augurio che la nostra chiesa da lei guidata diventi sempre più conforme al Vangelo”. Salvatore D’Elia The post “Il popolo attende pastori che portino il profumo del crisma” first appeared on Lamezia Nuova.

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