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Il messaggio di auguri del Vescovo per la Pasqua 2026

  Gli auguri per la Pasqua di questo 2026 partono dalla situazione nella quale oggi si trova ogni singolo uomo ma anche e, purtroppo, tutta l’umanità. È una condizione segnata, ancora una volta, dall’egoismo, dalla cattiveria, dall’odio, dalla volontà di potenza e, dunque, dalla guerra. Questo è lo scenario. Potremmo dire che questa è la grande croce dell’umanità. Ci sono le croci che affliggono giornalmente le singole persone, però, poi, ci sono quelle grandi croci che toccano da una parte all’altra tutta la comunità degli uomini. E, insieme al dolore, alla sofferenza e ad ogni ingiustizia e prevaricazione, la guerra è una di queste croci. Ma ci sono anche le altre nostre guerre, quelle di ogni giorno, che interrompono relazioni belle e solide, quelle guerre che si nutrono del nostro odio quotidiano. Proprio dentro questo scenario si colloca la Pasqua di questo anno che, come sempre – contrapponendosi a ogni morte subdola e attraversando i vari mali spavaldi – è una Pasqua di speranza e di vita. Per noi credenti, per noi cristiani cattolici, questo annuncio è anche una consapevolezza e una missione, quella di portare dentro la storia, attraversata, segnata e sfregiata da tante croci, la parola dell’amore e della speranza che nascono da Gesù. La seconda lettera ai Corinzi al capitolo quinto dice, con un preciso riferimento che l’apostolo Paolo fa alla morte e alla resurrezione del Signore, che l’amore di Cristo ci spinge. Sì. È proprio l’amore donativo a spingerci a entrare dentro la storia con lo stile pasquale. Dobbiamo essere “pasquali”, perché segnati dal mistero del Crocifisso Risorto. Il Cristiano sta nel mondo con la sua postura pasquale che è anche un principio storico operativo ed esistenziale: a noi cristiani la realtà ci “appartiene” e noi siamo chiamati a stare in quella realtà senza fuggirla, ma leggendola e interpretandola per servirla. In essa abbiamo il compito di portare la parola concreta dell’amore che vince l’odio e le frantumazioni, della speranza che vince la disperazione e l’angoscia e, guardando al crocifisso risorto, di proclamare la vita che vince la morte e ogni forma del morire. Il messaggio è questo. E non è soltanto un modo di dire in una professione di fede astratta, ma è un modo d’essere “come comunità” nel mondo; insomma è lo stile di vita proprio dei credenti: abitare il mondo e la storia e dire all’umanità crocifissa che ancora c’è vita, che l’amore genera speranza, pace, gioia e storia rinnovata dal Vangelo. Viviamo insieme, allora, il cammino verso la Pasqua come un percorso che attraversa le stazioni del dolore dell’umanità, della sofferenza, di quell’incomprensibile malattia che tocca ognuno di noi direttamente o indirettamente. Attraversiamo comunitariamente, non da soli, questa faticosa via della croce, toccando, con le mani e col cuore, le tappe più significative del dolore dell’umanità, facendoci portatori a tutti dell’unica parola che ha senso e dà senso alla vita: l’amore. La ripetiamo tante volte ma dobbiamo arrivare alla consapevolezza del peso di questo termine. Amore significa liberarsi da tutto ciò che ci tiene legati ai nostri interessi, al nostro potere, alle nostre divisioni, alle lacerazioni, e aprirci agli altri col dono della vita gettando le basi per costruire un’umanità nuova. Pasqua significa questo: entrare nel mondo con lo stile che ci appartiene, quello di uomini “pasquali”, capaci di portare sempre la vita nelle situazioni di morte, la speranza nelle situazioni di disperazione, l’amore nelle varie situazioni di odio”. È questo l’augurio per tutti, per la Chiesa lametina in modo particolare, ma per tutti gli uomini di buona volontà: essere dentro il mondo con il nostro stile pasquale che è una missione, è un principio col quale ci mettiamo comunitariamente nella storia per servirla perché possa generare da quell’amore, novità per sempre. Auguri di una Santa Pasqua di risurrezione a tutti. + Serafino Parisi, Vescovo The post Il messaggio di auguri del Vescovo per la Pasqua 2026 first appeared on Lamezia Nuova.

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“Dio ci vuole bene anche quando quel calice attraversa la nostra vita”

“Dio ci vuole bene lo stesso anche quando quel calice passa dentro di noi, attraversa la nostra vita. Anche quando, purtroppo, siamo chiamati a restare inchiodati su quella croce che è stata scelta per noi”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nell’omelia della santa Messa della Domenica delle Palme in Cattedrale. “Anche se quel calice attraversa la mia vita – ha aggiunto il Vescovo – non si può rompere quella relazione di fiducia filiale, di intimità intensa tra il figlio e il padre. Attraversato da quel calice, non sono solo, sono invece legato a Dio Padre che è Padre di me, e questa è la forza. Quindi, anche nella difficoltà, nella sofferenza, nel dolore, nei fatti incomprensibili che attraversano la nostra vita, lì dobbiamo riconoscere la forza della relazione che ci salva”. “Per credere – ha proseguito monsignor Parisi -, per farci credere, Gesù non discende dalla Croce, ci rimane sopra. E se il Figlio di Dio resta sulla croce possiamo restarci tutti perché quel restare sulla croce dice che se questa è la fiducia che il Figlio ha avuto in Dio Padre, allora, è così che si realizza il nostro vero credo”. Prima della celebrazione della Santa Messa, il Vescovo, ha benedetto le palme ed i ramoscelli di ulivo in piazza Ardito per poi giungere in processione in Cattedrale: “Noi – ha detto monsignor Parisi – crediamo in Gesù Cristo morto e risorto e questo dovrebbe essere il motore, oggi diremmo il sistema operativo, della nostra vita. Morto e risorto significa che ogni situazione di negatività, di male, di discordia, di divisione, di mancanza di giustizia, di pace, di lavoro, tutte quelle prove, cioè, che impediscono al bene comune di potersi impiantare, col nostro contributo, stabilmente nel mondo e nella storia, può essere trasformato: se un morto torna in vita, se un crocifisso risorge, vuol dire che c’è speranza. E, allora, questi rami di ulivo e di palma prendiamoli proprio come il simbolo di questa vita, non solo che rinasce, ma che vuole anche splendere e governare il mondo e la storia”. “Quello che stiamo facendo adesso – ha affermato – non è solo ricordo: stiamo vivendo un momento che deve ricordare ad ognuno di noi che dentro la storia dobbiamo essere coloro che portano la parola bella del Vangelo che salva, che cambia i cuori, che trasforma la vita dell’uomo e, dunque, può trasformare il corso della storia dell’umanità. Annunciando il Vangelo, che è parola di vita, di gioia, di salvezza, di speranza, e che può cambiare la nostra vita, noi annunciamo al mondo che la strada della guerra, degli odii, delle divisioni, non è quella giusta. Invece, dobbiamo prendere quella che ci indica Gesù, che è faticosa perché è la via della Croce, ma giunge alla vita e alla resurrezione”. Da qui la sollecitazione ad un “impegno che ognuno di noi deve prendere, a partire dal proprio piccolo, dal proprio ambito” perché “la storia si cambia proprio così”.   Saveria Maria Gigliotti The post “Dio ci vuole bene anche quando quel calice attraversa la nostra vita” first appeared on Lamezia Nuova.

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“La guerra è sempre chiusura, solo l’amore guida la storia”

Il pensiero alla Terra Santa, a quella “terra madre di tutte le terre oggi dilaniata dall’odio, dalla cattiveria e dall’egoismo”, nelle parole del vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, a conclusione della Via Crucis diocesana svoltasi nell’ultimo venerdì di Quaresima al parco “Peppino Impastato”. Partendo proprio dal luogo scelto per la via crucis di quest’anno, “costellato da piante di ulivo che ci ricordano l’orto degli ulivi, il Getsemani”, il vescovo Pasi ha rivolto il pensiero “a quei luoghi della Terra Santa oggi chiusi per le cerimonie religiose a causa della guerra. Perché questo fa la guerra: la guerra chiude sempre. La guerra chiude i rapporti fraterni, le relazioni. La guerra significa solo chiusura e sepoltura”.  E proprio nel Getsemani “Gesù sudò sangue per la scelta che era chiamato a compiere. Proprio nel Getsemani Gesù si presente da innocente al Padre manifestandogli la volontà di donare la sua vita perché l’umanità comprendesse, una volta per tutte, che la storia si guida soltanto con l’amore, con la consegna della propria vita per il bene degli altri, per il bene di tutti”. “Viviamo la Via Crucis – ha proseguito Parisi – come un percorso che attraversa le stazioni del dolore dell’umanità, della sofferenza, quell’incomprensibile malattia che tocca ognuno di noi direttamente o indirettamente. Attraversiamo insieme questa via della Croce toccando le tappe più significative del dolore dell’umanità, facendoci portatori a tutti dell’unica parola che ha  senso e dà senso alla vita: l’amore. La ripetiamo tante volte ma dobbiamo arrivare alla consapevolezza del peso di questa parola. Amore significa liberarsi da tutto ciò che ci tiene legati ai nostri interessi, al nostro potere, alle nostre divisioni, alle frantumazioni, e costruire storia nuova. Pasqua significa questo: entrare nel mondo con lo stile che ci appartiene, quello di uomini “pasquali”, capaci di portare sempre la vita nelle situazioni di morte, la speranza nelle situazioni di disperazione, l’amore nelle varie situazioni di odio”. “Dal Crocifisso Risorto – ha concluso Parisi – tutte le situazioni di morte possono essere trasformate, con il nostro impegno, in giardino che dà vita”. Salvatore D’Elia S The post “La guerra è sempre chiusura, solo l’amore guida la storia” first appeared on Lamezia Nuova.

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Comunicazione nomine dalla Cancelleria Vescovile

  La Cancelleria Vescovile comunica che Sua Eccellenza Mons. Serafino Parisi ha provveduto alle seguenti nomine:  in data 5 settembre 2025, il Rev.do Francesco Decicco, Presidente della Fondazione Antiusura “Mons. Vittorio Moietta”;  in data 19 settembre 2025, il Rev. P. Vincenzo Arzente, O.M., dell’Ordine dei Minimi, Parroco in solido Moderatore delle Parrocchie “San Francesco di Paola” e “San Pancrazio” in Lamezia Terme; in data 23 settembre 2025, il Rev.do Francesco Benvenuto, Assistente diocesano del settore Ragazzi dell’Azione Cattolica Italiana;  in data 23 settembre 2025, il Rev.do Michal Ignacy Siler, Esorcista diocesano;  in data 23 settembre 2025, il Rev.do Aldo Figliuzzi, la Dott.ssa Maria Antonietta Massimo e la Rev.da Sr. Eleonora Calvo, OMVD, membri della Commissione per il ministero della Consolazione (in aiuto all’Esorcista);  in data 23 settembre 2025, il Rev.do Marcio Roberto Geira, Amministratore Parrocchiale della Parrocchia “S. Bernardo e B.V. del Carmine” in Decollatura;  in data 10 novembre 2025, il Rev. Gianluca Taverna, Vicario foraneo della Vicaria di San Pancrazio;  in data 14 marzo 2026, il Rev. Bogdan Fedorowicz, Parroco della Parrocchia “Maria Santissima Assunta” in Marcellinara;   in data 23 marzo 2026, il Rev. Roberto Tomaino, Direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano. Si comunica inoltre che Mons. Vescovo:    in data 18 dicembre 2025, ha confermato ad triennium dei Rev.di Isidoro Di Cello, Leonardo Diaco e Giuseppe Montano, quali componenti del Consiglio Episcopale nelle loro rispettive competenze;   in data 18 dicembre 2025, ha confermato ad triennium del Rev.do Aldo Figliuzzi quale Vicario Giudiziale del Tribunale Diocesano;  in data 13 marzo 2026 ha disposto l’incardinazione del Rev. Attilio Gennaro Russo nella Diocesi di Lamezia Terme;   in data 13 marzo 2026, ha confermato ad triennium della Dott.ssa Saveria Maria Gigliotti, quale Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali e Responsabile dell’Ufficio Stampa del Vescovo. Nel comunicare le nuove nomine Mons. Serafino Parisi ringrazia quanti hanno finora prestato il loro competente servizio, mentre augura ai nuovi incaricati un ministero fecondo per il bene della Comunità diocesana. Don Marco Mastroianni Cancelliere Vescovile The post Comunicazione nomine dalla Cancelleria Vescovile first appeared on Lamezia Nuova.

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Il Vescovo ha presieduto rito ammissione Catecumenato

“Vi auguro che la vostra vita possa essere segnata sempre e solo dall’amore, quell’amore che ci fa dire che io sono disposto a dare la mia vita per te, come ha fatto Dio con suo Figlio per la salvezza di tutti noi”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel corso del rito dell’ammissione al Catecumenato di Maria Isabel, Pietrina, Samuele, Lucrezia, Ginevra, Stella e Martino svoltosi mercoledì sera nella rettoria di Santa Chiara dopo il “primo annuncio” durante il quale, accompagnati dal parroco e dai “garanti”, si sono avvicinati alla Chiesa Cattolica. Nel corso della sua riflessione, monsignor Parisi, che ha ricordato che Dio “non è un dio vendicativo, ma è misericordioso e non è un giudice” pronto a condannare se commettiamo qualche errore, ha ricordato ai presenti che il comandamento “nuovo” che Gesù fece ai discepoli nell’ultima cena, oggi, in un mondo dilaniato da guerre di ogni genere, deve essere punto centrale della vita di ciascuno: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Appartenenti a diverse parrocchie della Diocesi (Immacolata in Amato; San Michele Arcangelo in Platania; San Giovanni Calabria e San Giuseppe Artigiano in Lamezia Terme) ciascuno con la propria storia e la propria esperienza, sono stati accolti dai fedeli con particolare commozione. Tanti i segni e la simbologia che hanno accompagnato i presenti in questo intenso momento di forte carica spirituale dalla presentazione all’ingresso in chiesa dove, dopo aver ricevuto il segno di croce sulla fronte da parte del Vescovo e sui sensi (orecchie, occhi, bocca, petto, spalle) da parte dei garanti/catechisti per “ascoltare la voce del Signore”, “per vedere lo splendore del volto di Dio”, “per rispondere alla Parola di Dio”, “perché Cristo abiti per mezzo della fede nei cuori” di ciascuno, “per sostenere il giogo soave di Cristo”, i catecumeni hanno percorso la navata, per giungere davanti all’altare dove è stata proclamata la Parola. Nel corso del rito a ciascun catecumeno è stata consegnata una copia del Vangelo che, come sottolineato da monsignor Parisi, è “la guida della nostra vita”. Quello di ieri, è stato il primo importante passo che questi catecumeni, dopo la fase di ricerca e maturazione, hanno fatto in questo cammino di conversione che, seguendo alcune tappe, li porterà a ricevere i Sacramenti. Da questo momento, quindi, come spiega Veronica Vaccaro, referente del settore per l’Ufficio catechistico diocesano, che, insieme ad Emanuela Cristiano ed a Caterina Muraca, ha aiutato in questo percorso sia i parroci che i catecumeni ed i loro garanti, “ciascuno continuerà il proprio percorso in parrocchia, dopo aver ricevuto qualche indicazione sui temi da affrontare, assistito dal parroco e dai catechisti, scegliendo man mano i tempi più adeguati per le altre tappe, potendo contare sulla collaborazione dell’ufficio catechistico, che ha in don Antonio Brando una guida fraterna e paterna, che non si sostituisce all’azione pastorale del parroco, ma è solo a disposizione qualora sia necessario un supporto”.   Saveria Maria Gigliotti The post Il Vescovo ha presieduto rito ammissione Catecumenato first appeared on Lamezia Nuova.

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Il “presepe pasquale” della parrocchia del Carmine in Adami di Decollatura

Anche quest’anno nella chiesa del Carmine di Adami in Decollatura, è stato allestito il “presepe pasquale” che fa rivivere i principali momenti della passione, morte e resurrezione di Gesù. Una testimonianza carica di spiritualità che, al di là del suggestivo allestimento, “narra” le ultime ore di vita del Cristo accompagnando i fedeli in un percorso che, partendo dall’ultima cena, ed attraversando l’orto degli ulivi, rivive il processo, il cammino verso il Golgota, la crocifissione, la morte e la resurrezione di Gesù. Sebbene sia meno diffuso del presepe natalizio, quella del presepe pasquale è una tradizione che si afferma tra il XVII ed il XIX secolo in special modo nell’Europa meridionale. Probabilmente, alla base della sua diffusione ci sarebbero le stesse motivazioni che, nel XIV secolo, portarono alle numerose rappresentazioni della Passione per narrare e rivivere le ultime ore di vita del Cristo come, ad esempio, avviene con la Via Crucis la cui origine, probabilmente, è per dare la possibilità, a chi non poteva recarsi nei luoghi della Passione di Gesù, di rivivere quei momenti servendosi di quadri, statue o vere e proprie interpretazioni sceniche cariche di forte emotività. Saveria Maria Gigliotti       The post Il “presepe pasquale” della parrocchia del Carmine in Adami di Decollatura first appeared on Lamezia Nuova.

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“Nella nostra fragilità l’acqua è segno della presenza vitale del Signore”

“Nel progetto, nel dinamismo creativo di Dio, terra e acqua messe insieme formano l’uomo e diventano il segno evidente del passaggio di Dio dentro la vostra vita”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel corso dell’omelia pronunciata in occasione della celebrazione della santa Messa in occasione dell’arrivo delle reliquie di Santa Bernadette nella chiesa del Rosario a Lamezia Terme. “Nella nostra fragilità – ha aggiunto monsignor Parisi -, nella terra, l’acqua è segno della presenza vitale del Signore: quella terra ha vita perché è bagnata dall’acqua di Dio. Anche Santa Bernadette si è abbeverata a questo pozzo immenso della misericordia e della tenerezza di Dio, manifestata nella purezza di Maria. E anche lei è diventata messaggera di questa parola che è parola di speranza. Pensate a tutti gli ammalati che sono qui, ma anche a tutti gli ammalati che vanno continuamente a Lourdes. Molti tornano a casa con la stessa malattia ma con una consapevolezza diversa: che il Signore dentro quella terra della nostra fragilità, della malattia, del limite, fa sgorgare quell’acqua pura che alimenta la nostra esistenza nei giorni che il Signore ancora ci regala. Perché la logica – ci è stato detto dal brano di oggi della Lettera ai Romani – è che la speranza non delude perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che c’è stato donato. La nostra vita, allora, è colma, riempita dallo Spirito del Signore che nutre la speranza e che ci fa andare avanti, magari traballanti, magari spinti da altri, perché facciamo l’esperienza di essere costantemente amati dal Signore che nel deserto non ci fa mancare l’acqua della vita”.   “Il Dio di Gesù Cristo – ha detto il Vescovo prendendo spunto dalle letture del giorno – non è il Dio che punisce, ma è il Dio che perdona; non è il Dio che castiga, ma è il Dio che è aperto sempre a donare la vita. Questo è il nostro Signore. Ed ecco perché nel deserto della vita, anche quando gridiamo, a volte, contro di lui, il Signore ci dà l’acqua che vuol dire che non ci abbandona. Dalla roccia, percuotendo con il bastone, Mosè fa uscire l’acqua che dà la vita”. Ma anche l’acqua stessa è la vita come ha sperimentato la Samaritana che, giunta al pozzo per prendere l’acqua, incontra Gesù che le dice che Lui può darle “l’acqua che zampilla per la vita eterna. Questa donna – ha fatto notare monsignor Parisi – , in mezzo a tante relazioni, stava vivendo la propria solitudine, un po’ come avviene oggi con i social, che ci danno l’illusione di tessere rapporti e relazioni con il mondo intero, ma in realtà siamo lì a subire le nostre solitudini. Il Signore nella Samaritana ha colto la solitudine e fa la stessa cosa che Dio Padre aveva fatto con gli israeliti, nel deserto: non li ha condannati, ma ha compreso la loro difficoltà”. Anche la Samaritana “non si è sentita giudicata, non si è sentita con il dito puntato, ma si è sentita capita, accolta, perdonata” ed è andata a raccontare dell’incontro con il Messia. Per il Vescovo, quindi, “questa esperienza del perdono è l’inversione nella fonte dell’acqua della vita” e, nel contempo, “questo è anche il senso della nostra vita: portare l’annuncio di Gesù e una volta che c’è stato un incontro con il Signore, sparire” come avviene per la Samaritana della quale non si parlerà più. Ciò, però, non toglie che il suo sia stato “un grande compito: cercava acqua ed è diventata per altri un grande pozzo dal quale bere l’acqua viva”. Al termine della Santa Messa, animata dall’Unitalsi, don Giuseppe Gigliotti, vice parroco della chiesa del Rosario e assistente diocesano della stessa Unitalsi, nel sottolineare che le reliquie “non sono talismani, ma è la presenza invisibile di una fanciulla che, con la sua semplicità disarmante ha scritto una bella pagina”, ha voluto ringraziare monsignor Parisi per il lavoro che sta svolgendo nella Diocesi ma anche per la sua disponibilità e presenza nei confronti dell’Unitalsi alla quale non sta facendo mancare il suo apporto anche per quello che concerne la sensibilizzazione e la vicinanza alle persone con disabilità ed alle loro famiglie. Saveria Maria Gigliotti       The post “Nella nostra fragilità l’acqua è segno della presenza vitale del Signore” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Terra e acqua, segno della nostra storia concreta che viene abitata da Dio”

Una riflessione sul significato, oggi, per i cristiani della terra e dell’acqua quella che il vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha proposto nell’omelia in occasione della santa Messa con cui si è conclusa la tre giorni di esposizione della reliquia della terra del transito di San Francesco d’Assisi che, al termine della celebrazione eucaristica, ha lasciato la Cattedrale per proseguire in questa peregrinatio che la sta portando in tutte le Diocesi italiane per le celebrazione degli 800 anni dalla morte del Poverello di Assisi. In particolare, monsignor Parisi, ha parlato della “necessità di cogliere, all’interno del tempo della Quaresima che stiamo vivendo, la proposta che viene, da una parte, dalla Liturgia della Parola che è stata proclamata, e dall’altra dal momento che stiamo vivendo, qui, con le reliquie della terra del transito di San Francesco d’Assisi. E, al di là della sensazione o anche della suggestione del momento, con la Parola del Signore possiamo riflettere sui due simboli che ci vengono proposti questa sera: la terra e l’acqua che dobbiamo tenere insieme, segno della nostra storia concreta che viene abitata da Dio perché solo la presenza di Dio dentro la nostra vita è quell’acqua che quando non abbiamo sete, magari non la consideriamo, ma la chiediamo quando la terra è arida e cerca vita”.   “La terra – ha proseguito il Vescovo – non è qualche cosa distante o diversa da noi, perché noi siamo fatti di terra, di polvere. E proprio all’inizio della Quaresima ci è stato detto che ‘polvere siamo e in polvere ritorneremo’. Per cui, quando pensiamo alla terra, dobbiamo pensare alla nostra realtà che ci costituisce, che ci dà la possibilità di vivere anche le relazioni: il corpo che diventa occasione di incontro, di scambio, di novità, di bellezza, di vita. Però, dall’altra parte, dice il nostro limite, la nostra fragilità, la nota distintiva che è quella della nostra creaturalità, cioè la filitudine”. “L’altro elemento, che è anche un elemento quaresimale – ha aggiunto monsignor Parisi – è quello dell’acqua. Oggi lo abbiamo ascoltato almeno in due momenti. Nella prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, quando avevano da poco attraversato il Mar Rosso ed erano stati salvati perché l’acqua aveva aperto un passaggio, per farli passare dalla notte alla luce, dalla morte alla vita. Arrivati dall’altra parte si trovano nel deserto senza acqua” e “protestano nei confronti di Dio perché stavano per morire. Mancava l’elemento essenziale della loro vita, non solo nel deserto dove, forse, si sente ancora di più, ma anche nella quotidianità dell’esistenza: l’acqua, quella che la Samaritana cercava, quella che avrebbe dato refrigerio anche a Gesù nella domanda ‘dammi da bere’. E, poi, nel capovolgimento delle parti perché sarà Gesù che darà da bere l’acqua della vita alla Samaritana che ritorna a vivere, a relazionarsi con tutti. Anzi, scappa per annunciare di aver incontrato il Messia”. Tornando al libro dell’Esodo, il Vescovo ha sottolineato che “il Signore fa scaturire l’acqua dalla roccia perché di quell’acqua c’è bisogno, quella che dà, appunto, la possibilità alla vita dell’uomo di poter proseguire di poter andare avanti, nel deserto e nonostante il deserto”. “L’acqua che il Signore ci dà – ha concluso monsignor Parisi – , quando magari protestiamo e perdiamo le speranze, ci dà la forza, non di evitare l’arsura, ma di attraversare il deserto e, una volta che l’abbiamo attraversato, ci troviamo lì nella scoperta che noi possiamo vivere se riusciamo a tenere insieme sempre quella polvere che dice la nostra origine e la nostra fine, quindi la creaturalità, e quell’acqua che dice la vita di Dio dentro la nostra carne, cioè il respiro di Dio che ci dà la forza di poter andare avanti”.     Saveria Maria Gigliotti The post “Terra e acqua, segno della nostra storia concreta che viene abitata da Dio” first appeared on Lamezia Nuova.

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Accolta in Cattedrale la reliquia della terra del transito di Francesco d’Assisi

In un clima di preghiera e di grande partecipazione, la chiesa lametina ha accolto nel pomeriggio la reliquia della terra del transito d Francesco d’Assisi, nel contesto delle celebrazioni in tutte le diocesi italiane a 800 anni dalla morte del Poverello. Ad accogliere in Cattedrale la reliquia, portata dai frati minori di Bisignano Luigi Loricchio, Michele Pressano e Antonio Monaco insieme a tre suore francescane di Gesù Bambino provenienti da Assisi, il parroco della Cattedrale don Giancarlo Leone, insieme all’Ordine Francescano Secolare di Lamezia Terme e alle rappresentanze dei gruppi Agesci della diocesi lametina che hanno guidato insieme il momento di preghiera, alternando la lettura delle fonti francescane alla recita dei salmi e ai canti. Un simbolo che “ci ricorda l’esperienza di Francesco d’Assisi e quella di ognuno di noi”, ha detto fra Luigi Loricchio, parlando della vita del Poverello come “quella di questa terra che custodiamo come reliquia: una terra semplice, povera, che posta in mani sapienti diventa qualcosa di bello e di buono. Francesco, nelle mani di Dio, è stato come questa terra, che si lascia plasmare e rinnovare continuamente.  Anche noi siamo terra, anche noi facciamo l’esperienza della nostra fragilità che ci fa stare male, che ci frustra. Ma Francesco è qui a ricordarci che il problema non è cadere e finire con la faccia a terra, ma riconoscere che la nostra terra, la nostra umanità, è custodita e continuamente trasformata dalle mani di Dio”.  Quindi l’augurio che “come in tutte le chiese diocesane d’Italia, anche in questa chiesa, che già si è distinta per una bella e partecipata accoglienza, l’incontro con Francesco possa essere occasione per ritornare al Signore e fare esperienza di Lui”. Al momento di accoglienza, è seguita la celebrazione eucaristica e il primo momento di venerazione della reliquia a cura del gruppo Carlo Acutis. Venerdì 6 marzo, dopo la recita delle lodi mattutine alle 9.00, si susseguiranno momenti di preghiera a cura delle suore della diocesi (ore 10.00) e dei Gruppi del cenacolo (ore 11.30). Nel pomeriggio alle 16.30 momento di preghiera a cura dell’Azione Cattolica, alle 18.00 la Santa Messa e un momento di preghiera a cura della comunità di S. Maria degli Angeli, alle 20 la preghiera in stile Taizé a cura della Pastorale Giovanile Diocesana. Sabato 7 marzo, dopo la recita delle lodi mattutine alle 9.00, si susseguiranno momenti di preghiera a cura dell’Ordine Francescano Secolare (ore 10.00) e del gruppo Nel seno di Maria  (ore 11.30). Pomeriggio alle 16.00 pellegrinaggio in Cattedrale da parte dei gruppi del catechismo, araldini e lupetti. Prima della ripartenza della reliquia, la celebrazione eucaristica solenne presieduta dal vescovo mons. Serafino Parisi alle ore 18.00. Salvatore D’Elia     The post Accolta in Cattedrale la reliquia della terra del transito di Francesco d’Assisi first appeared on Lamezia Nuova.

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Dal 5 al 7 marzo la reliquia della terra del transito di Francesco d’Assisi a Lamezia Terme

Dal 5 al 7 marzo prossimi la Chiesa di Lamezia accoglierà la reliquia della terra del transito di S. Francesco d’Assisi, nell’ambito della peregrinatio che si sta tenendo nelle cattedrali italiane in occasione degli 800 anni dalla morte del Poverello d’Assisi. Il programma prevede l’accoglienza della reliquia giovedì 5 marzo alle 17 in Cattedrale, a cura dell’Ordine Francescano Secolare e dei capi scout. Seguirà la celebrazione della Messa e un momento di preghiera a cura del gruppo Carlo Acutis. Venerdì 6 marzo, dopo la recita delle lodi mattutine alle 9.00, si susseguiranno momenti di preghiera a cura delle suore della diocesi (ore 10.00) e dei Gruppi del cenacolo (ore 11.30). Nel pomeriggio alle 16.30 momento di preghiera a cura dell’Azione Cattolica, alle 18.00 la Santa Messa e un momento di preghiera a cura della comunità di S. Maria degli Angeli, alle 20 la preghiera in stile Taizé a cura della Pastorale Giovanile Diocesana. Sabato 7 marzo, dopo la recita delle lodi mattutine alle 9.00, si susseguiranno momenti di preghiera a cura dell’Ordine Francescano Secolare (ore 10.00) e del gruppo Nel seno di Maria  (ore 11.30). Pomeriggio alle 16.00 pellegrinaggio in Cattedrale da parte dei gruppi del catechismo, araldini e lupetti. Prima della ripartenza della reliquia, la celebrazione eucaristica solenne presieduta dal vescovo mons. Serafino Parisi alle ore 18.00. Nella lettera per l’apertura dell’anno giubilare in occasione degli 800 anni dell’incontro del Poverello con “sorella morte”, Papa Leone ha auspicato che “l’esempio e l’eredità spirituale di questo Santo, forte nella fede, fermo nella speranza e ardente nella carità operosa verso il prossimo, possa suscitare in tutti l’importanza di confidare nel Signore, di spendersi in una esistenza fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e azione della vita.”. Salvatore D’Elia The post Dal 5 al 7 marzo la reliquia della terra del transito di Francesco d’Assisi a Lamezia Terme first appeared on Lamezia Nuova.

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