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Al via domani gli incontri con i giovani “parole per la vita”

Riprendono domani (16 ottobre) alle ore 18.30 nella rettoria di Santa Chiara “Parole per la vita” gli incontri con i giovani dai 16 anni in poi che, come affermato dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, “nascono dall’esigenza di iniziare a dialogare e a ragionare con ragazzi e ragazze su temi fondamentali, partendo da alcune parole che hanno peso nelle loro vite” alcune delle quali sono state scelte proprio da alcuni partecipanti al primo incontro dello scorso anno. L’iniziativa, fortemente voluta dal vescovo, nasce dalla sollecitazione di alcuni studenti che lo scorso anno, in occasione delle visite che monsignor Parisi fece in alcuni Istituti scolastici, chiesero di affrontare insieme a loro alcuni temi di attualità e con cui si confrontano quotidianamente. Gli incontri, previsti una volta al mese, si concluderanno a maggio e quest’anno punteranno di più sull’interattività. Anche per questa edizione, i giovani saranno sollecitati a riflettere su una parola (nel primo incontro sarà “libertà”) e, insieme al Vescovo, si alterneranno anche esperti che si confronteranno con i presenti. Queste le date degli incontri a Santa Chiara che, aperti anche a chi non è credente o è in ricerca ed organizzati dalle Pastorali giovanile e per le Vocazioni, inizieranno alle 18.30: 16 ottobre; 13 novembre; 18 dicembre; 15 gennaio; 19 febbraio; 12 marzo; 16 aprile; 14 maggio. Saveria Maria Gigliotti The post Al via domani gli incontri con i giovani “parole per la vita” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Recuperare le componenti dell’humanum”

  Intelligenza artificiale e famiglia con al centro sempre l’Uomo. Questi i temi su cui la Chiesa lametina ha riflettuto e si è confrontata nella due giorni dell’Assemblea diocesana con la quale è stato dato ufficialmente il via al nuovo Anno Pastorale. “La linea conduttrice di queste due giornate – ha detto al riguardo il Vescovo, monsignor Serafino Parisi -, come del resto un po’ l’impostazione di tutto l’anno pastorale, è quello dello sguardo e dell’attenzione all’uomo, all’humanum”. Secondo monsignor Parisi, infatti, attualmente “il grande problema è quello dell’idea, della visione di uomo che oggi sta passando e che noi stiamo in un certo senso anche trasmettendo agli altri per cui dobbiamo recuperare le componenti dell’humanum”. Ed in questo contesto, diventa importante non perdere di vista che, mentre da un lato l’intelligenza artificiale, che il Vescovo definisce “una grande sfida”, aggiunge qualcosa alla nostra quotidianità, agevolandoci, dall’altra rischia di privarci della nostra “creatività, del pensiero, della generatività delle idee, della interpersonalità che, chiaramente, da una macchina non si può attendere”. L’altro aspetto su cui la Chiesa lametina insisterà quest’anno sarà quello della “famiglia in tutte le sue componenti, intrafamiliari ed interfamiliari – ha proseguito monsignor Parisi -, ma anche intragenerazionali e intergenerazionali. Quindi, dobbiamo cercare di lavorare sulle relazioni e sul recupero, che possiamo e dobbiamo operare, proprio per il passaggio di una tradizione, di un patrimonio tradizionale che ci appartiene e del quale, anche se con sguardo critico, siamo anche fieri orgogliosi e dobbiamo comunicarlo agli altri”. Un momento di riflessione comunitaria che, come ricordato da don Leonardo Diaco, vicario episcopale per la Pastorale, è frutto di “un discernimento unitario fatto nella due giorni di programmazione prima dell’inizio dell’estate, ormai diventata un’abitudine bella per la Diocesi. Un incontro allargato tra il consiglio presbiterale, il consiglio pastorale, la Consulta dei laici ed i direttori con cui abbiamo focalizzato il metodo che è quello dell’assemblea, il ritrovarsi insieme come sollecita Papa Leone che insiste molto sul lavorare insieme, e farlo ritrovandoci come assemblea riunita attorno al Pastore nello Spirito. Sui temi bisognava fare una scelta e la scelta è caduta da un lato sulla centralità della famiglia, soprattutto sulle disabilità nella famiglia che saranno i punti focali di quest’anno, e dall’altro sulle sfide dell’oggi, sulle provocazioni che vengono dalla storia e dal mondo e su cui la Chiesa deve essere a servizio, in ascolto, in dialogo per raccoglierle, ma per essere anche all’altezza di indirizzarle ed orientarle nel modo giusto. Anche se possono sembrare due temi lontani, in realtà, proprio perché l’intelligenza artificiale ha bisogno di essere inserita in un discorso pienamente umano, della persona, la famiglia diventa il luogo di relazioni che devono essere adulte mature che aiutano alla responsabilità e alle scelte vere autentiche nella vita”. A parlare di “Intelligenza artificiale e centralità della persona” nella prima giornata di incontro, è stato invitato Antonio Spagnolo, docente di Bioetica presso l’Università Cattolica di Roma, che ha evidenziato che “nell’essere umano l’intelligenza riguarda l’intera persona nella sua unità e profondità. Al contrario, nel caso dell’intelligenza artificiale, essa è intesa in senso puramente funzionale, come la possibilità di tradurre i processi mentali in sequenze digitali che le macchine possono riprodurre. L’intelligenza artificiale ha sofisticate capacità di eseguire i compiti ma non quello di pensare ed è il frutto dell’attività dell’uomo, derivata direttamente dall’intelligenza umana e, quindi, contempla tutto quello che il lavoro dell’uomo può determinare come qualsiasi altro strumento. Siamo nell’ambito del rapporto tra l’uomo e la tecnologia, tra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale che papa Francesco definiva fantastica e terribile perché può fare tantissime cose, ma è terribile quando sfugge al controllo, quando non viene utilizzata in modo buono. Oggi dobbiamo dire anche che la Chiesa, con papa Francesco, è stata tra i primi a porre l’attenzione sugli aspetti etici. L’aspetto positivo di poter avere a disposizione uno strumento che può diminuire la fatica dell’uomo, che può accelerare il lavoro dell’uomo, che può realizzare qualcosa che l’uomo, al di fuori dell’intelligenza artificiale, farebbe in molto tempo a disposizione, deve essere commisurato con linee guida per evitare che venga utilizzata malamente”. “Dalla coppia alla famiglia attraverso relazioni solide e generatrici”, invece, è stato il tema della seconda giornata la cui riflessione è stata affidata ad Emilia Palladino, docente presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana in Roma secondo la quale ciò di cui “oggi si deve parlare è come si sta insieme perché sembra essere la difficoltà più grande: lo stare insieme di un uomo di una donna non è all’interno di parametri stabiliti in modo preconcetto. La famiglia non è una scatola che funziona sempre per tutti ma dentro a volte ci sono frizioni, problematiche, conflitti che non si vedono perché sono nascosti dalla scatola, ma ci sono. Il desiderio di fare famiglia, come dicono le statistiche dell’Istat, esiste. Tuttavia non ci sono i presupposti per farle sia pratici come potrebbero essere quelli economici sia personali, come potrebbero essere quelli psicologici e quelli anche di capacità di stare insieme. Quindi, quello che credo meriti attenzione sono il modo e la capacità di stare insieme oggi. Quali sono le strategie, i punti nevralgici, le difficoltà. Fra queste, per esempio, all’interno delle coppie c’è la questione dei ruoli di genere particolarmente rigidi e prefissati: l’uomo deve essere in un modo e deve avere un certo comportamento, in quanto marito e padre; la donna deve essere in un modo ed avere un certo comportamento in quanto donna e madre”. Tutto questo incide “sull’andamento della relazione molto più di quanto non inciderebbe se invece ci fosse la capacità di stare insieme per quello che si è: un uomo e una donna che si sono amati e si amano senza rigidità”. Saveria Maria Gigliotti The post “Recuperare le componenti dell’humanum” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Camminiamo con determinazione, senza perderci nel frastuono della fretta”

  Di seguito, il messaggio di Mons. Serafino Parisi, Vescovo di Lamezia Terme all’inizio del nuovo Anno Scolastico 2025/2026 Carissime studentesse e carissimi studenti, anche quest’anno voglio essere al vostro fianco mentre, con l’inizio delle lezioni, si rinnova il vostro entusiasmo e si ripropongono vecchie e nuove sfide, accompagnate da desideri autentici e sogni realizzabili. Iniziando a scrivere, ho ripercorso l’itinerario vissuto con alcuni di voi durante lo scorso anno su “Le parole per la vita”: è stata un’esperienza intessuta di riflessioni, di testimonianze e di condivisione. Per questo nuovo anno, con l’ufficio diocesano di pastorale giovanile e l’ufficio per le vocazioni, abbiamo messo in agenda lo stesso percorso, convinti della bontà dell’iniziativa. Siete tutti invitati. Tuttavia, per questa nuova tappa del vostro cammino che oggi inizia, a vantaggio della vostra crescita e della vostra armonia, desidero consegnarvi una parola, che non è affatto un vocabolo nebuloso o un vago concetto, è piuttosto un atteggiamento mentale e una condizione esistenziale, in definitiva, è un “principio” da considerare, a mio modesto parere, come imprescindibile. Lo faccio per augurarvi un anno scolastico autentico, intenso, sereno e fruttuoso. Prima di introdurre il termine mi concedo una necessaria precisazione affinché ciò che vi proporrò come augurio non venga considerato come forzatamente “alternativo”, né anticonformista, per il mero gusto di esserlo, né sensazionale o surreale. Sia piuttosto inteso come rivoluzionario. Dunque, non vi sembri strano – trattandosi di un anno in cui sentirete come al solito parlare di studio, di impegno, di tenacia, di sacrifici, di crescita, di formazione, di progresso, di maturazione – se vi consegno clamorosamente la parola “riposo”. Evidentemente non vi sto suggerendo, né tantomeno augurando un “collocamento a riposo”, cioè una sorta di quiescenza passiva. Penso, invece, a un riposo dinamico, operoso, rigenerativo, in una accezione che deve superare, pur includendola, la nozione classica dell’otium. Riposarsi è un verbo inclusivo: dice molto di più di “vivere con calma”. È la condizione per assaporare ogni istante dell’esistenza, vivendo non freneticamente, ma consapevolmente per non rischiare di diventare consumatori frettolosi di esperienze. Equivale al “sapere vitam” dei latini: quel sapore/sapere che è più difficile da imparare. È anche studio, ma soprattutto “riposo”. Per deformazione professionale mi sento suggestionato dalla nozione biblica del riposo. La faccio breve. Nel libro della Genesi ci sono due racconti della creazione, uno è più antico (Gen 2,4b-3,24 del X-IX secolo a.C.) e l’altro è più recente (VI secolo a.C.). Nella prima narrazione (Gen 1,1-2,4a), la creazione dell’uomo è collocata alla fine del lavoro fatto da Dio per portare a termine tutto il processo creativo. Questo racconto, com’è noto, fa seguire al lavoro svolto in sei giorni il riposo di Dio. In tal modo viene legittimato il riposo sabbatico e, al tempo stesso, viene indicato il senso del lavoro che l’uomo fa: il riposo, di fatto, è il compimento dell’attività creatrice (Gen 2,2). Già alcuni miti extrabiblici sostenevano il carattere sacrale del riposo, in quanto prerogativa di Dio, connaturale alla sua signoria sulla realtà creata: solo chi è libero può decidere di interrompere il lavoro e concedersi una pausa. Lo schiavo non può pretendere il riposo perché deve lavorare e basta, senza interruzione e deroga. Il giorno della festa, il sabato, è fatto per dare all’uomo una tregua, sull’esempio di Dio che lavora e che si riposa (Es 20,8-11 e Dt 5,12-15), ma è anche partecipazione al senso della vita e del lavoro ed è memoriale della liberazione dalla schiavitù. Il riposo nel giorno di sabato, ad esempio, ricorda ai credenti che si può vivere e lavorare anche senza padroni; è il segno evidente della dignità dell’uomo che nello stesso lavoro non guarda tanto alla produzione o all’utile per sé e per gli altri, bensì alla propria realizzazione e alla partecipazione al dinamismo creativo; in definitiva è risposta riconoscente alla fedeltà di Dio. Biblicamente parlando, dunque, il riposo non può essere considerato dal versante umano come una semplice imitazione del Creatore, o un sollievo dalla fatica oppure come la chiusura del ritmo sacro della settimana, ma come una compartecipazione al ritmo divino, le cui dirette e immediate conseguenze sono la signoria sulle cose e la libertà personale. Se solo chi è libero può riposarsi, allora vuol dire che il riposo è segno e prova della effettiva libertà dell’uomo.   È proprio questa precomprensione che mi ha convinto ad augurarvi il riposo, il tipo di riposo appena descritto, per questo Anno Scolastico incipiente. Allora sì, si gusterà la vita e si apprezzerà la fatica, ogni fatica. Si assaporerà anche la sconfitta, perché – guardata con pazienza e perseveranza – dentro di sé cela sempre una sfida, un’opportunità. Il riposo – penso pure a quello dai social che permette la disconnessione dalle aspettative degli altri e la concentrazione sulle esigenze reali e i desideri veri – concederà tempo prezioso per la cura delle proprie passioni, per vivere l’emozione per le cose che contano, per arginare le ansie inutili e per evitare le angosce tossiche, per non lasciarvi rubare la gioia. Chiedetelo ai vostri cari e ai vostri docenti. Pretendetelo da voi stessi per la vostra stessa vita, per rispettarne il valore, per riconoscerne la dignità, assaporandone la bellezza, a volte drammatica, ma sempre profonda. Abbiate a cuore il riposo, dunque, quello che nutre il tempo libero, l’amicizia, l’amore, la famiglia, la stessa scuola. La scuola, appunto! Non sia un campo di battaglia, nel quale il tempo spesso spinge a correre, a essere performanti, a rincorrere aspettative ed a conseguire risultati ad ogni costo, sempre in competizione, assillati e consumati dall’esecranda brama del successo o del potere. La scuola venga vissuta (e sia) luogo di riposo, nel quale sia possibile ascoltarsi, incontrarsi, esplorare novità, crescere con equilibrio, capire le passioni dentro le quali perdersi responsabilmente, coltivare amicizie vere, sincere, leali e, soprattutto, in presenza e non virtuali, ascoltare lezioni che aprano gli occhi per indicare orizzonti lontani ma raggiungibili, scambiarsi gesti gentili, nutrire speranze e scoprire universi inesplorati che fanno battere il cuore. Voglio essere ancora più radicale: ciò che vi

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Istituzionalizzare la “giornata insieme alle persone con disabilità”

Istituzionalizzare la “giornata insieme alle persone con disabilità”. Questa l’idea lanciata ieri sera dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, al termine del concerto dei Controvento, che ha concluso il “Giubileo diocesano insieme alle persone con disabilità” e che ha registrato la presenza di migliaia di persone tra la partecipazione alla Santa Messa, presieduta dallo stesso presule, e lo spettacolo. “L’anno prossimo – ha detto monsignor Parisi nel concludere l’iniziativa – penso che ripeteremo questa ‘giornata insieme alle persone con disabilità’. Oggi abbiamo trascorso un pomeriggio davvero sereno ed abbiamo goduto tutti quanti della loro presenza”. Nell’idea del Vescovo, infatti, il prossimo anno, oltre a confermare la data del 27 giugno, vi è quella di dare vita ad un momento che non coinvolga solo la Diocesi di Lamezia Terme, con la realizzazione di iniziative da svolgere sin dal mattino, per “fare in modo che Lamezia possa diventare il centro regionale di una riflessione sulle persone con disabilità facendo parlare, però, i protagonisti, le famiglie. Il pomeriggio, poi, la celebrazione eucaristica e alla sera potremmo chiudere con un concerto come quello di questa sera”. Proposta accolta positivamente dai presenti con un lungo e caloroso applauso. E quello di ieri è stato veramente un momento intenso di partecipazione e di condivisione con la presenza di 15 associazioni (Unitalsi, Aism, Progetto Sud, Fish Calabria, Sincronia, Il Girasole, Casa Alzal, Malgrado Tutto, Angsa, Lucky Friends, Croce Rossa, Vivere in…, Movimento Forense, Acmo, Ens) che operano sul territorio. Si tratta di “belle realtà – ha detto il Vescovo al riguardo”, sottolineando che “Lamezia ha tante risorse e ricchezze di generosità e di altruismo. Vederle convocate, qui, questa sera, per questa causa, è stato davvero un grande orgoglio per tutta la Diocesi e per tutta la città di Lamezia”. Una giornata carica di emozioni iniziate con la Santa Messa celebrata sul Corso Numistrano e trasmessa in diretta televisiva per dare la possibilità a tutti di poter partecipare e conclusa con il concerto, anch’esso andato in diretta, durante il quale, sul palco, insieme ai Controvento, ci sono state le toccanti testimonianze di genitori di ragazzi con disabilità che hanno raccontato la loro esperienza: dal momento della diagnosi, quando tutto sembra crollare addosso, al “dono che è arrivato nella nostra vita”. È stato così che Lucia e Rosario, genitori di due differenti ragazzi speciali, hanno raccontato il loro percorso di crescita anche interiore, il loro guardare il mondo con quegli occhi che ora, grazie anche alle varie associazioni che operano sul territorio, regalano ancora emozioni come il podio alle paraolimpiadi, la prossima laurea o un traguardo che, all’inizio, sembrava impossibile raggiungere. Parole di speranza, quindi, e di conforto da parte di chi ha vissuto un cammino inaspettato. Speranza di cui ha parlato lo stesso Vescovo nel suo messaggio per il Giubileo: “Nell’immaginario collettivo – ha scritto monsignor Parisi – il termine speranza porta con sé degli evidenti elementi positivi. Questo è vero! Tuttavia ha anche dei risvolti negativi. Questa accezione negativa fa assumere alla speranza il significato di attesa passiva, di avvenire radioso che si attuerà da solo, magari colsemplice spostamento delle difficoltà e dei problemi a domani, in un futuro migliore. Così la speranza, da principio dinamico si trasforma in fattore deresponsabilizzante. Cominciamo col dire, dunque, che ‘sperare’ non significa spostare i problemi nel futuro nell’attesa che migliorino, ma ‘sperare’ significa impegnarsi e lavorare per organizzare le aspettative e le possibilità perché producano novità e bene. Perché la speranza non è un sentimento consolatorio che ci fa guardare al futuro con ottimismo. È ciò che rimane, quando tutti i mali del mondo si affermano con la loro spavalderia, ci dice la mitologia greca. La speranza ‘sta’, ‘rimane’ nel vortice delle difficoltà, perché le complicazioni e gli ostacoli vengano affrontati, nonostante tutto, nell’oggi”.   “Si tratta di ‘sperare contro ogni speranza’ (dice San Paolo in Romani 4,18), – ha aggiunto il Vescovo – vale a dire di sperare ‘oltre’, cioè ‘al di là’ di ogni speranza, scorgendo nel presente il senso – magari nascosto o non immediatamente percettibile – di un’esistenza o di una storia a volte complicate. La speranza, quindi, è un’opera, è fatica quotidiana, che coinvolge mente, braccia e cuore, per costruire un futuro migliore, non solo aspettandolo, ma lavorando per crearlo. La speranza, come principio operativo che dinamizza la storia, è un motore che motiva l’impegno nel presente, è un atto di fede e d’amore che permette all’uomo di vivere la propria vita – qualsiasi vita e in ogni condizione – con un fine e un significato. Per questo la speranza diventa anche un appello: a costruire una storia nuova e diversa, a vivere la nostra vita con passione e impegno, a non mollare di fronte alle difficoltà, ma a lavorare per superare gli ostacoli e così scoprire il senso vero della vita”. Messaggio di speranza lanciato anche da Mariano che, sulla sua sedia a rotelle, accompagnato amorevolmente dalla madre, si è esibito con la sua pianola, cantando al pubblico un brano scritto e musicato da lui e declamando una poesia non dimenticando il fulcro della sua vita: Dio che “è come un amico che mi aiuta ogni giorno” ed “ho imparato che avere fede è avere cura di questo amico”. Speranza, quindi, ma anche fede come quella di Vittorio che, pure lui con la passione per la musica, ha parlato della sua esperienza in parrocchia dove da anni “aiuta” il suo parroco essendo parte integrante della comunità in cui vive. Testimonianze di vita vissuta che, con le loro esperienze, sono entrate con dirompente semplicità a dirci, non con parole, ma con fatti concreti, che il futuro di una società che vuole dirsi tale, deve e può partire da qui, da quel sorriso che ha illuminato quel palco lanciando messaggi di speranza.   Saveria Maria Gigliotti The post Istituzionalizzare la “giornata insieme alle persone con disabilità” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Non accontentatevi di un possesso delle cose, ma osate a cogliere nel limite la potenzialità e la grandezza del suo stesso superamento”

Carissime maturande e carissimi maturandi, anche quest’anno, con l’approssimarsi degli esami di Stato, voglio rivolgervi il mio sincero augurio. Con alcuni di voi già lo scorso anno – con il supporto degli Uffici diocesani di pastorale giovanile e vocazionale che hanno svolto incontri preparatori nei vostri Istituti – abbiamo avuto modo di riflettere, presso l’Auditorium della S. Benedetto, sul tema della visione della vita, precisamente del “sogno” (Avremo sogni come fari). Con un altro nutrito e motivato gruppo di alcuni di voi ci siamo confrontati, costruttivamente, su alcune “Parole per la vita”, indicate liberamente in un primo incontro organizzativo. Si è trattato di parole “fondative” (Coraggio/determinazione – Fisico o corpo? – Amore – Forza/gentilezza – Accoglienza) e di un’esperienza da ripetere. Mi piace pensare che già sappiamo come ragioniamo. Sulla base di ciò il mio augurio ha come pretesto la vostra imminente prova, ma vuole abbracciare tutta la vostra vita. Ho pensato – con un ritorno attualizzante all’universalità dei classici – di recuperare, da un mio studio di qualche anno fa, il tema del viaggio interpretato da Ulisse nella rilettura del sommo poeta, Dante, che ancora oggi ci dà occasione di riflettere. Lo faccio, pensando a voi, nella consapevolezza che il vivere può essere rappresentato certamente come un viaggiare il cui percorso non è sempre semplice, scontato o sicuro. Tra le mille occasioni di conoscenza, non solo teoriche, ma soprattutto relazionali, si nascondono tante insidie che, come sirene assordanti, cercano di farci tuffare illusoriamente nei flutti agitati dell’esistenza. A tale proposito, c’è un testo “didattico” della Bibbia nel quale viene data la facoltà di parlare alla stoltezza; questa, rivolgendosi ai giovani e agli “inesperti”, con moine seducenti dice: «Le acque furtive sono dolci, il pane preso di nascosto è gustoso» (Proverbi 9,17). Le insidie sono sempre in agguato e spesso ci attraggono, rendendo vani gli sforzi di coloro che hanno a cuore la nostra vita e il nostro avvenire. Così ho pensato di racchiudere in un’unica immagine – che vuole richiamare evocazioni e simboli “sempiterni” – il servizio dei docenti, delle famiglie, degli educatori, degli amici ed evidentemente quello di tutti noi. L’augurio lo consegno attraverso una interpretazione attualizzata del Canto XXVI dell’Inferno. Qui, come accennavo, il tema del viaggio è impiegato come metafora e come possibilità di approfondimento del cammino intellettuale e sapienziale, fatto di conoscenza, di desiderio, di aspirazioni, di limiti e di provocazioni. Il personaggio è quello di Ulisse che compie un itinerario come uomo mai sazio delle conquiste e delle esperienze («ma misi me per l’alto mare aperto», si legge al v. 100). Questa porzione di universo comunicativo forse rivela, celandolo, un modo usato da Dante per segnalare l’ambivalenza del suo viaggio ultraterreno, costellato tuttavia da molti soggetti legati alla terra. C’è certamente in Ulisse, e forse anche in Dante (in esilio in quel periodo), la nostalgia del ritorno alla «petrosa Itaca» (per dirla col Foscolo), e vi è nel Poeta la paventata voglia di giungere – ancora una volta e nonostante tutto – all’irriconoscibile Firenze (cfr. i versi iniziali da 1 a 12 del Canto XXVI). Il pellegrinare – presentato come occasione di conoscenze e di sfide –, nella visione occidentale è visto come un cerchio, ispirato dal nòstos (la nostalgia): l’uomo si arricchisce cercando di superare sè stesso e, carico di un grande bagaglio, torna alle relazioni originarie: Penelope, Telemaco, Argo. Ma Dante, mentre recupera questo tema, infrange lo schema propriamente occidentale ed esasperatamente razionale della conoscenza: orienta l’itinerario e la scalata verso l’oltre (cfr. il carro di Elia al v. 35), fosse pure ciò che si scopre al di là delle colonne d’Ercole, «di retro al sol, del mondo sanza gente» (v. 117), verso un punto posto all’orizzonte che si allontana sempre di più mentre ci si avvicina. Dante, così, guarda l’esistenza umana da un’altra prospettiva e la considera a partire dalla fine e, anche, dal suo fine. L’invito a voi ragazzi e ragazze, che è anche un augurio, è quello di non accontentarvi di un possesso delle cose, della realtà e della conoscenza (la quale, fra l’altro, consente di fare “esperienza” del limite umano), ma di osare a muovervi verso «l’amor che move il sole e le altre stelle» (Paradiso XXXIII, 145), a cogliere nel limite la potenzialità e la grandezza del suo stesso superamento. Questo è il senso del viaggio, reso molto bene nella rilettura poetica di Konstantinos Kavafis che, in un passaggio, recita: «Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messoin viaggio: che cos’altro ti aspetti?E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. Fatto ormai savio,con tutta la tua esperienza addossogià tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare». Proprio toccando il tema della conoscenza che vale la pena conquistare, Ulisse aveva caricato i suoi, ormai vecchi, per spronarli «con… orazion picciola» (v. 122) alla partenza: «Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza» (vv. 118-120). Ma, sembra dir Dante col suo stesso peregrinare: non bisogna fermarsi alla terra, l’«aiuola che ci fa tanto feroci» (Paradiso XXII, 151), ma anelare a ciò che manca: è questo il “de-siderio” (secondo l’etimo: “mancanza di stelle”). Se “nostalgia” deve ispirare il nostro viaggio, sia almeno “nostalgia di futuro”. Auguri a tutti. Lamezia Terme, 16 giugno 2025 + Serafino Parisi, Vescovo The post “Non accontentatevi di un possesso delle cose, ma osate a cogliere nel limite la potenzialità e la grandezza del suo stesso superamento” first appeared on Lamezia Nuova.

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Gli auguri del Vescovo ai nuovi Sindaci di Lamezia Terme, Maida e Jacurso

Di seguito il messaggio di auguri di buon lavoro che il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, rivolge al sindaco neoeletto della città della Piana, avv. Mario Murone e, con l’occasione, anche ai sindaci di Maida, dott. Salvatore Paone, e di Jacurso, dott. Pietro Serratore, eletti il 26 maggio u.s., esprimendo, al tempo stesso, “un pensiero di gratitudine agli amministratori precedenti delle tre comunità”. L’augurio che faccio sia ai sindaci che ai consiglieri comunali – anche a quelli di minoranza perché la loro opposizione sia costruttiva e finalizzata allo sviluppo della città, del suo comprensorio e alla cura di tutte le persone che abitano nel nostro territorio – è quello di lavorare per il bene comune, servendo la persona umana, prendendosi cura dei più fragili ed avendo come fondamento del proprio agire la carità che – come di recente ho detto – non può restare parola vuota, ma deve essere resa principio operativo. Rendere generativa la carità significa fare in modo che, per quel poco o tanto che dipende da noi, il male non prevalga e non abbiano spazio l’odio, la divisione e l’individualismo. Il metro di attuazione della buona politica, alla quale si dovrà dare continuità, sia, dunque, quello della cura dei più bisognosi. La Chiesa diocesana, nel rispetto della laicità dell’Istituzione comunale e dei relativi ambiti di competenza, è sempre disponibile ad un dialogo costruttivo per collaborare corresponsabilmente al servizio della persona umana e alla crescita sociale e culturale della città. Questa disponibilità è anche il risultato dei tre incontri del Forum di dottrina sociale della Chiesa sulla Polis – “Quale visione di città e quali prospettive per il territorio” – al termine del quale era stata annunciata l’idea di realizzare un tavolo intorno al quale mettere insieme le varie realtà per interpretare il nostro contesto e lavorare criticamente tutti insieme per il bene comune. È convinzione di tutti che non si possa intervenire solo per gestire le urgenze, ma per programmare progetti realizzabili in funzione di una visione lungimirante di un futuro possibile per questa nostra realtà territoriale.Da quando mi sono insediato, ho sempre ribadito con forza il messaggio che la città deve essere una e, senza sacrificare le diverse specificità, non deve abbandonarsi, in una visione arcaica, a particolarismi divisivi. Il compito comune è quello di fare delle specificità un’arricchente polifonia armonizzando le diversità per mostrare una città unita e propositiva. Soltanto con una visione non più frammentata, Lamezia Terme potrà preservare il suo ruolo guida liberandosi definitivamente dal timore di poter essere fagocitata da altre città: lo sviluppo di una coscienza comunitaria, con una precisa e riconoscibile identità, renderà possibile la sua interazione, attraverso una chiara personalità politica, proponendosi come punto nevralgico di tutta la regione Calabria.Una parola conclusiva voglio rivolgerla a tutti coloro che, come candidati, sono stati coinvolti attivamente nella campagna elettorale: i rapporti, a volte tesi, che si determinano in tale competizione, si pieghino alla pacificazione. Tutti dobbiamo favorire, come protagonisti, relazioni franche, leali e propositive, per la costruzione di una comunità serena e solidale improntata sul dialogo e non su rigide ed urlate contrapposizioni, per far sì che in ciascuno il bene comune rappresenti la bussola del proprio agire al servizio della collettività.Buon lavoro a tutti + Serafino Parisi, Vescovo The post Gli auguri del Vescovo ai nuovi Sindaci di Lamezia Terme, Maida e Jacurso first appeared on Lamezia Nuova.

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A luglio in arrivo cinquanta bambini ucraini per progetto “Vacanze solidali”

“Ci auguriamo che sia un segno concreto di speranza per questi ragazzi e per le loro famiglie”. Così don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas diocesana, a margine del primo incontro organizzativo del progetto “vacanze solidali” grazie al quale dal primo al tredici luglio prossimi giungeranno dall’Ucraina circa cinquanta tra bambini e ragazzi, di età compresa tra i 10 ed i 17 anni, insieme ai loro accompagnatori. “L’augurio – aggiunge don Fabio – è che tutti possiamo essere sempre più costruttori di pace. Il nostro auspicio, infatti, è che questo sia anche un segno tangibile di testimonianza di una Chiesa che supera i confini geografici, che si fa prossima ai fratelli ed alle sorelle che vivono nella sofferenza”. Nel corso dell’incontro, al quale hanno preso parte rappresentanti di alcune parrocchie della Diocesi di Lamezia Terme, insieme ad associazioni e movimenti, è stata stilata una prima bozza di programma delle due settimane di luglio durante le quali questi piccoli ospiti avranno modo, non solo di partecipare a gite, visitando anche altri luoghi della Calabria, ma anche di trascorrere qualche ora al mare, in montagna, partecipando a feste e moneti ludici-culturali organizzati dai tanti volontari che, in queste ore, stanno offrendo la loro disponibilità. Tra questi, anche alcuni esponenti della comunità ucraina presente in Diocesi che, oltre a mettere a disposizione persone che faranno da interpreti, ha offerto la massima collaborazione alla Caritas diocesana affinchè, come sottolineato ancora da don Fabio, “il tutto si costruisca con uno spirito di accoglienza, prendendosi cura di coloro che arriveranno nella nostra Diocesi per offrire loro un tempo ed uno spazio di serenità di tranquillità, dove poter coniugare l’aspetto ludico-ricreativo con quello culturale e spirituale”. Per fare tutto questo, forti anche dell’esperienza dello scorso anno quando giunsero in Diocesi 42 tra bambini e ragazzi insieme ai loro accompagnatori, si è iniziato a lavorare e strutturare l’accoglienza coinvolgendo, non solo parrocchie e associazioni, ma anche singoli volontari ed operatori balneari-turistici del territorio “per chiedere anche a loro disponibilità, proprio come è nello stile della Caritas che è quello dell’accogliere, dell’accompagnare e del prendersi cura. Questo – conclude don Fabio – è anche un segno di speranza per il nostro territorio dove ciascuno è capace a mettersi in gioco e a far fruttificare i propri talenti”. Saveria Maria Gigliotti The post A luglio in arrivo cinquanta bambini ucraini per progetto “Vacanze solidali” first appeared on Lamezia Nuova.

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“La politica deve mettersi al ritmo del respiro corto di coloro che hanno difficoltà ad andare avanti”

“La politica deve mettersi davvero al ritmo del respiro corto di coloro che hanno difficoltà ad andare avanti”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, concludendo l’incontro con i tre candidati a sindaco di Lamezia Terme, Gianpaolo Bevilacqua, Doris Lo Moro e Mario Murone, organizzato dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali. Per monsignor Parisi, infatti, “la grandezza di una amministrazione comunale che vuole davvero dare una prospettiva futura a questa nostra città di Lamezia Terme si misurerà sulla incisività che avrà nella valorizzazione, protezione e sostegno di coloro che si trovano nella loro condizione di fragilità. Se noi questa sera possiamo uscire con la consapevolezza e la certezza che il vostro sguardo e quello di chi, poi, siederà sulla sedia scomoda del governo di questa città, sarà orientato in modo privilegiato, preferenziale, verso i disagiati, voi avrete vinto la vostra battaglia personale, ma io mi auguro che la vera battaglia finalmente possa vincerla la città di Lamezia Terme”. Il Vescovo ha poi sollecitato i presenti “a pensare unitariamente la città di Lamezia. Una delle idee progettuali – ha aggiunto monsignor Parisi – è quella di fare in modo che questa idea, che è nata sul finire degli anni Sessanta, possa oggi realmente trovare una concretezza, con un centro di aggregazione, reale e ideale di unificazione di queste tre realtà che, altrimenti, viaggiano da sole o comunque con molti particolarismi. La prospettiva concreta di un unico tessuto urbano, originato dall’intreccio dell’ordito delle tre realtà originarie, è un punto di sviluppo che penso si possa fare anche perché il Piano regolatore prevede il baricentro della vita cittadina tra il Comune, l’ospedale, la chiesa di San Benedetto. C’è, quindi, la possibilità, realmente, idealmente e simbolicamente di costruire questo centro, da ritenere come il nucleo propulsore di un progetto unico della città di Lamezia di domani”. Nell’introdurre l’incontro, il presidente della Consulta, Alfredo Saladini, spiegando le finalità della stessa Consulta, ha evidenziato che “una buona politica non possa prescindere dalla realizzazione di un rinnovato Patto di sostenibilità sociale tra tutte le Istituzioni presenti sul territorio, cominciando da quello tra civitas et ecclesia, fondato sull’ascolto, sul dialogo e sul rispetto delle reciproche identità, autonomie e responsabilità. Il dialogo reciproco – ha aggiunto – non è né una concessione, né un’opzione, ma è ormai una necessità imprescindibile, perché la Città è di tutti, e tutti devono sentirsi parte attiva nella costruzione di una comunità più umana e più giusta. A voi candidati chiediamo per la città e i cittadini, per le nuove generazioni, non solo progetti e numeri, ma anche visione e cuore. Il bene comune – ha concluso Saladini – non è una formula astratta, ha bisogno di visione e di responsabilità condivisa. È la qualità della vita dei cittadini, la dignità delle persone fragili, la possibilità per ogni giovane di costruire un futuro, il diritto di ogni famiglia a non sentirsi sola. È tutto ciò che la città realizza quando si prende cura di tutti”. Dal canto loro, i candidati, rispondendo puntualmente alle domande, hanno esplicitato la loro visione di città. In particolare, Bevilacqua ha parlato di “un’idea più concreta di partecipazione” sottolineando di aver fatto “campagna elettorale sugli ultimi” ed annunciando l’avvio di “una concertazione con le associazioni”. Murone, invece, richiamandosi a papa Francesco ha ribadito “la necessità di umanizzare la politica e in questo la Chiesa può essere un punto di riferimento”. Mentre Lo Moro, pur rimarcando la “laicità del Comune”, ha sottolineato che “la Chiesa può continuare ad essere l’autorità per eccellenza”. Saveria Maria Gigliotti The post “La politica deve mettersi al ritmo del respiro corto di coloro che hanno difficoltà ad andare avanti” first appeared on Lamezia Nuova.

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Gli Araldini al museo diocesano … camminando nella bellezza!

Nei giorni scorsi, gli Araldini, i piccoli della Fraternità Francescana Secolare, accompagnati dai formatori e dai genitori, hanno avuto la bella opportunità di visitare il Museo Diocesano in un percorso guidato dal direttore Paolo Francesco Emanuele. Una guida veramente illuminante che con un linguaggio semplice, adeguato alla loro età, ma ricco di contenuti, ha catturato la loro attenzione e li ha conquistati e affascinati illustrando la preziosità e il significato dei paramenti sacri, dalla casula al piviale, dalla mitra al pastorale. Davanti alla bella statua della Madonna delle Grazie, si sono soffermati perché nella parte inferiore erano raffigurati san Francesco e santa Chiara, di cui hanno tanto sentito parlare. I nostri piccoli hanno prestato una straordinaria attenzione rispondendo in maniera opportuna e intelligente alle domande del direttore, al quale va il nostro affettuoso ringraziamento per la premura dimostrata. E proprio come un augurio per gli Araldini, suona il motto scritto su una tavoletta di avorio, antichissimo dono di Federico II, “Rimanga con te la gioia”. Pace e Bene! Ofs “Santa Elisabetta d’Ungheria” The post Gli Araldini al museo diocesano … camminando nella bellezza! first appeared on Lamezia Nuova.

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La donna nella società e nella vita cristiana

Un momento di riflessione e dialogo ha animato la Parrocchia di Santa Maria Goretti, che ha ospitato un incontro dedicato al ruolo della donna nella società e nella vita cristiana. L’evento, ispirato al libro “Sei Unica” di Papa Francesco, ha rappresentato un’importante occasione per esplorare il cosiddetto “genio femminile” e il suo impatto nel mondo contemporaneo. Un’ispirazione che parte dal Vangelo. Il libro “Sei Unica”, nel quale Papa Francesco raccoglie pensieri e testimonianze sul valore della donna, ha fatto da filo conduttore all’incontro. Attraverso le parole del Pontefice, si è discusso di come il contributo femminile sia essenziale non solo nella famiglia e nella Chiesa, ma anche nei vari ambiti della società. Il parroco, don Pino Angotti, ha aperto l’evento con un messaggio di accoglienza: “Dio ha donato alla donna una sensibilità e una forza straordinarie, e il nostro compito è valorizzare questo dono affinché possa portare frutto nella vita di tutti.” L’incontro ha visto la partecipazione di donne lavoratrici, educatrici, volontarie, madri, tutte accomunate dalla volontà di condividere le proprie esperienze e sfide quotidiane. Alcune hanno raccontato il loro impegno nel sociale e nella comunità parrocchiale, mentre altre hanno testimoniato la loro fede come motore di cambiamento e speranza. Un momento particolare è stato l’intervento di Flavia Medici, professionista nel settore della comunicazione e del marketing ma anche catechista della parrocchia di Santa Maria Goretti che ha sottolineato come il Vangelo stesso offra numerosi esempi di donne protagoniste: Maria, Maddalena, Marta e tante altre figure femminili sono state fondamentali nella storia della salvezza. Questo ci ricorda che il ruolo della donna nella Chiesa non è marginale, ma essenziale. L’incontro si è concluso con un appello alla consapevolezza e all’azione: riconoscere e valorizzare il contributo delle donne nella società e nella Chiesa è un impegno di tutti. La comunità di Santa Maria Goretti si è detta entusiasta di poter ospitare altri momenti di dialogo e formazione su questi temi, affinché il messaggio di inclusione e rispetto possa continuare a diffondersi. Come ha ricordato Papa Francesco nel suo libro, “Ogni donna è unica, insostituibile e portatrice di una luce speciale”: un concetto che questa iniziativa ha voluto rendere ancora più vivo e concreto nella quotidianità della comunità. La comunità parrocchiale di Santa Maria Goretti The post La donna nella società e nella vita cristiana first appeared on Lamezia Nuova.

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