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Chiesa, In primo piano, Vita Diocesana

Il Cardinale António Augusto dos Santos Marto in visita a Soveria Mannelli

Soveria Mannelli si prepara alla visita del Cardinale António Augusto dos Santos Marto, già Vescovo di Leiria-Fátima, in Portogallo. Il porporato sarà in città dal 22 al 25 giugno 2026, nei giorni legati alla Solennità di San Giovanni Battista, patrono primo e principale di Soveria Mannelli. La visita assume un valore particolarmente significativo per la storia recente della comunità soveritana. Il Cardinale Marto è infatti una figura centrale nel percorso che ha legato Soveria Mannelli al grande santuario portoghese: nella cittadina calabrese sorge l’unico Santuario regionale dedicato alla Madonna di Fatima, affiliato al Santuario di Fatima proprio per volontà del Cardinale. Fu inoltre il Cardinale Marto a donare al Santuario di Soveria Mannelli la copia autentica della statua della Madonna venerata nella Cappella delle Apparizioni. La statua, giunta a Soveria nel 2018, è stata incoronata da Papa Francesco in Piazza San Pietro il 25 aprile dello stesso anno. Quel gesto ha dato inizio nella cittadina alla devozione specifica alla Madonna di Fatima, innestandosi su una tradizione mariana già viva e radicata nella comunità soveritana. Il momento centrale della visita sarà martedì 23 giugno, con il conferimento al Cardinale Marto del Premio San Giovannino 2026. Il riconoscimento, istituito dall’Arcipretura di Soveria Mannelli, viene assegnato a personalità del mondo civile, religioso, culturale e sociale che si siano distinte come testimoni di giustizia e verità, secondo il riferimento ideale alla figura di San Giovanni Battista. Nel corso degli anni il San Giovannino si è affermato come un appuntamento capace di mettere in relazione il messaggio religioso della festa patronale con i temi della responsabilità pubblica, della legalità, della giustizia sociale, dell’evangelizzazione e dell’impegno per il bene comune. Il premio non ha soltanto un valore celebrativo, ma richiama l’attenzione su percorsi personali e istituzionali segnati da coraggio, coerenza e servizio. Tra le personalità insignite nelle precedenti edizioni figurano Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano; il testimone di giustizia Giuseppe Saffioti; il Cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot; Mons. Giancarlo Bregantini; Giuseppe Antoci, già presidente del Parco dei Nebrodi; don Marco Yaroslav Semehen, rettore della parrocchia ucraina di Roma, e diversi altri protagonisti del mondo ecclesiale, civile e sociale. L’assegnazione del San Giovannino al Cardinale Marto riconosce il suo profilo di pastore legato alla storia recente di Fatima, il suo contributo alla vita della Chiesa contemporanea e la sua attenzione a temi centrali del dibattito ecclesiale e sociale: la pace, la dignità della persona, i giovani, la solidarietà, il dialogo, la cura dei più fragili. A Soveria Mannelli il riconoscimento assume anche un significato ulteriore, perché viene conferito a colui che ha contribuito in modo concreto alla crescita del Santuario Nostra Signora di Fatima. António Augusto dos Santos Marto è nato il 5 maggio 1947 a Chaves, in Portogallo, ed è stato ordinato sacerdote a Roma nel 1971. Dopo l’attività di docente e formatore, è stato nominato Vescovo ausiliare di Braga nel 2000, quindi Vescovo di Viseu e, dal 2006, Vescovo di Leiria-Fátima. Nel corso del suo ministero ha accolto al Santuario di Fatima Benedetto XVI nel 2010 e Papa Francesco nel 2017, in occasione del centenario delle apparizioni. Papa Francesco lo ha creato Cardinale nel giugno 2018. Dal gennaio 2022 è Vescovo emerito di Leiria-Fátima. La visita a Soveria Mannelli si articolerà in diversi momenti pubblici e istituzionali: l’incontro con la realtà ospedaliera, con il mondo degli imprenditori, con cittadini e con le varie realtà che compongono la comunità, la preghiera per la pace con i giovani, la celebrazione del San Giovannino e, soprattutto, le celebrazioni in onore del Patrono San Giovanni Battista.   PROGRAMMA DELLA VISITA Lunedì 22 giugno Ore 10.30 Visita e Santa Messa presieduta da S.E. il Cardinale Marto presso la Cappella dell’Ospedale Civile di Soveria Mannelli. Ore 18.00 Accoglienza in Piazza dei Mille di Sua Eminenza il Signor Cardinale António Augusto dos Santos Marto, già Vescovo di Leiria-Fátima, con saluti istituzionali. Ore 18.30 Preghiera per la pace con i ragazzi e i giovani nella Chiesa di San Giovanni. Martedì 23 giugno Cerimonia del San Giovannino 2026 Ore 11.30 Santa Messa presieduta da S.E. il Cardinale Marto nella Chiesa di San Giovanni, con amministrazione della Santa Cresima ad alcuni ragazzi. Ore 18.00 Accoglienza delle autorità nella Chiesa di San Giovanni. Ore 18.30 Primi Vespri di San Giovanni Battista e Cerimonia del San Giovannino 2026 nella Chiesa di San Giovanni. A margine della celebrazione, il mondo dell’imprenditoria e del lavoro incontrerà il Cardinale per un breve momento di saluto. Mercoledì 24 giugno Solennità di San Giovanni Battista, Patrono primo e principale di Soveria Mannelli Ore 11.30 Santa Messa solenne presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Marto, con offerta del cero votivo da parte dell’Amministrazione Comunale di Soveria Mannelli, nella Chiesa di San Giovanni. Ore 19.30 Santa Messa solenne presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Marto al Santuario Nostra Signora di Fatima e benedizione della targa commemorativa della visita. Giovedì 25 giugno Ore 11.00 Cerimonia di congedo presso il Palazzo del Municipio. The post Il Cardinale António Augusto dos Santos Marto in visita a Soveria Mannelli first appeared on Lamezia Nuova.

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La fraternità al centro della giornata regionale del Clero calabrese

Un momento di fraternità, quello vissuta dal Clero calabrese oggi a Lamezia Terme in occasione della giornata regionale del Clero calabrese. Nell’introdurre il momento, ospitato nel complesso interparrocchiale San Benedetto, monsignor Stefano Rega, delegato Cec per la commissione presbiterale regionale, ha ricordato alcuni passaggi del messaggio che papa Leone ha inviato ai sacerdoti in occasione della giornata per la santificazione sacerdotale, in cui ha sollecitato a vivere in fraternità, e che è stata centrale nella lectio dell’abate di Montecassino, Dom Fallica su “Inviati a due a due: lo stile fraterno dell’annuncio”, partendo dal brano del Vangelo di Luca 10,1-12. In particolare, monsignor Rega ha ricordato che papa Leone ha invitato ad avere “una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto. Così, per mezzo dell’unione del nostro cuore imperfetto con il Cuore trafitto di Gesù, si realizza il nostro cammino di santità. Non viviamo più noi, ma vive in noi Cristo (cfr Gal 2,20). Una santità così non si vive da soli. Abbiate cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce”. Da qui l’invito ad avere “cura della fraternità presbiterale: cercatevi, ascoltatevi, sostenetevi. Il sacerdote che si isola, lentamente si spegne; il sacerdote che cammina con i fratelli cresce”. Fraternità presbiterale che, ha ricordato monsignor Rega, come scritto da papa Leone nella lettera apostolica “Una fedeltà che genera futuro”, deve essere considerata “come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan, ma come un aspetto su cui impegnarsi con rinnovato vigore. La cura reciproca, in particolare l’attenzione verso i confratelli più soli e isolati, nonché quelli infermi e anziani, non può essere considerata meno importante di quella nei confronti del popolo che ci è affidato”. Un invito a “camminare a due a due”, partendo dal brano del Vangelo di Luca, è stato fatto da Dom Fallica che, tra le altre cose, nella sua Lectio, ha ricordato che vivere così il ministero “educa ed introduce in quella spiritualità e relazione interpersonale vissuta del Vangelo comunicato ed accolto. Essere inviati a due a due scrive la fraternità e la qualità delle relazioni” in quanto “vivere un’autentica fraternità ci deve rendere solidali con gli altri. Le afflizioni che pesano sulla nostra vita sono tante. Prendersi cura degli altri è anche un prendersi cura di sé”. Per Dom Fallica, infatti, è proprio in questo che sta la “logica del dono” e vivere in essa “è nella prospettiva e capacità effettiva di ricevere. Sapere vivere le relazioni nelle dimensioni della gratuità e della reciprocità. Abbiamo bisogni di grembi della reciprocità che non ci devono chiudere ma aprirci sia nella relazione con Dio, che nelle relazioni fraterne. Il testo di Luca – ha aggiunto Dom Fallica – sottolinea l’importanza di saper articolare bene il cammino e la sosta nella casa. Dobbiamo avere anche questa sapienza che Luca ci ricorda di vivere nelle case in cui sostare e dimorare rende la realtà evangelica. Non sempre – ha concluso – è facile armonizzare calore familiare e calore domestico: una casa troppo aperta rischia di non essere più una casa, al contrario una comunità molto chiusa rischia di chiudersi dimenticandosi di chi rimane fuori. Probabilmente non esiste una misura uguale per tutte le situazioni, ma le due cose vanno bene quando vivono insieme e non quando una prevale sull’altra”.   Nel portare i saluti della Diocesi di Lamezia Terme, che ha ospitato questo momento di riflessione e preghiera, il vescovo, monsignor Serafino Parisi, che ha fortemente voluto il completamento dell’auditorium del complesso interparrocchiale San Benedetto che sta diventando sempre più centro di convegnistica regionale, ha ringraziato quanti “hanno contribuito per questo momento di fraternità e di vita comunitaria” in linea con l’invito di papa Leone “a rendere operativo il mistero dell’unità che è il progetto di Dio perché in quanto testimonianza, pur dentro le differenze, pur dentro le specificità, pur dentro i particolarismi, pur dentro le nostre fisime mentali, è la testimonianza della verità che ci rende credibili di fronte alla storia. Quella vera. Una fraternità ed unità che è sacramentale che supera le nostre inezie, le nostre piccolezze, le supera perché noi siamo fondati dentro questa unità che è rivelazione stessa della vita intima di Dio che è mistero di comunione, mistero di unità”. Nel concludere l’incontro, il presidente della Cec, monsignor Fortunato Morrone, ha ringraziato quanti si sono impegnati per questa giornata che “è stata un dono di Dio”, nel corso della quale ha visto “la passione dell’essere presbiteri. Ringrazio l’abate – ha aggiunto – per averci dato la speranza. A volte non riusciamo e vedere il bello che c’è nel cuore degli altri, ma è dono perché è l’esplicazione del volto di Gesù che è nel cuore degli altri. Aiutiamoci vicendevolmente. Il vangelo è la fraternità ed è questo Vangelo che dobbiamo portare nelle nostre comunità. Ci dobbiamo confortare, dandoci forza e coraggio. Al termine della Lectio, nella chiesa San Benedetto, si è svolta l’adorazione eucaristica comunitaria. La giornata si è conclusa con un’agape fraterna   Saveria Maria Gigliotti The post La fraternità al centro della giornata regionale del Clero calabrese first appeared on Lamezia Nuova.

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Monsignor Parisi ai maturandi: “È soltanto l’aurora! Davanti a voi si aprono tante opportunità e molte nuove sfide”

Di seguito il messaggio ai maturandi del vescovo, monsignor Serafino Parisi Maturande e maturandi carissimi, quest’anno, tra di voi, c’è mia nipote e, anche per questo motivo, gli auguri che vi rivolgo con tutto il cuore sono gli stessi che formulo a lei. Voglio raggiungervi con questo desiderio: augurarvi quella consapevolezza la cui resa letteraria viene attribuita a Socrate: “So di non sapere”. In questa massima di uno dei pensatori che è fra gli iniziatori della filosofia occidentale si trova un condensato di saggezza: in primo luogo suggerisce che vi sia ancora, dopo un tratto di itinerario già percorso, tanto cammino da compiere; poi lascia intendere che non si possa essere mai sazi di conoscere e di sapere; e, infine, insegna che la contezza del limite è lo sprone a non smettere mai di cercare. Tenendo conto di quanto detto, tutto il percorso compiuto fino ad oggi è da considerare come propedeutico alle novità, ai cambiamenti e alle scoperte che vi attendono, insomma a tutto ciò che si aggiungerà alla montagna – speriamo inesausta – del vostro sapere (e anche, ma secondariamente, delle vostre competenze). Si lavora, si studia, si ricerca non per colmare un vuoto, ma per dilatare gli spazi, inseguire l’orizzonte, rincorrere la meta… appassionatamente. Sappiate di essere appena all’inizio. Trovo appropriata, a tale proposito, l’evocazione della frase che usò papa Giovanni XXIII, il “papa buono”, nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II: “tantum aurora est”. Quell’espressione suggestiva raccoglieva, al tempo stesso, tutto il portato storico e tradizionale del passato, mentre apriva alla fascinosa e intrigante sospesa profetica del futuro che iniziava a delinearsi esigendo impegno… siamo ancora all’aurora! Possiate affrontare, dunque, questo passaggio della vostra giovane vita con questa visione. L’esame di maturità è certamente una prova scolastica, ma è soprattutto un “simbolo polisemico”: tra i vari significati distinti e correlati circoscrive un cammino compiuto, ma contemporaneamente mostra un portone che si spalanca, come un sipario che si apre, per un ulteriore atto della vostra vita, sul “mistero” del vostro avvenire. Carissimi, non voglio caricarvi di tutte le tensioni e le possibili angosce che potrebbero nascere da una elencazione dettagliata degli orrendi mali che attraversano e affliggono la nostra umanità e, toccando alcuni angoli del mondo, hanno ricadute molto vicine alle nostre case, con effetti evidenti e nefasti sul nostro vivere. Voi avete la sensibilità per inquadrare queste crisi, prendendo le distanze dalle “logiche” che le generano e adoperandovi perché non si ripetano più. Bastano già le note tensioni che in questo particolare frangente della vostra vita vi abitano. Descrivo, dunque, alcune dinamiche scolastiche allo scopo di trarne indicazioni assennate per la vita, come ad esempio: la volontà di presentarvi agli esami nella verità del vostro essere – il cristianesimo afferma che ogni persona ha una dignità unica e irripetibile – attraverso una esposizione accurata del “capolavoro” che siete voi; la preoccupazione di essere valutati dalla commissione esaminatrice per tutte le vostre poliedriche potenzialità e non solo per l’estemporanea rappresentazione di quel momento; e poi il rovello per una valutazione giusta e vera. È proprio su questi elementi che dovrete mostrare e far riconoscere la vostra maturità: un voto in meno dispiace, ma non definisce né stabilisce il vostro valore; anche un voto in più, ingiustamente assegnato, dovrebbe dare da pensare perché provoca un meccanismo di micro-ingiustizie che genera dinamiche di sperequazione. Anche quest’ultima falla non è irrimediabile: i donanti e i riceventi si potranno riscattare impegnandosi, nello scorrere del tempo, a ristabilire la giustizia e l’equità. Queste due polarità dicono che la vostra storia, quella passata e soprattutto quella ventura, non può essere imprigionata in una pur espressiva valutazione legata a contingenze e a variabili che, in quanto tali, possono sempre mutare. Proprio in quest’ultimo passaggio che può suscitare reazioni ed emozioni a volte amare, si trova la rappresentazione più vera della maturità: la scuola infatti non serve soltanto ad accumulare conoscenze da esibire sul palcoscenico della performatività; il suo compito è più profondo e “fondativo” perché persegue l’obiettivo di aiutare ciascuno a diventare persona libera, capace di pensare, di scegliere e di assumersi le proprie responsabilità. Lo studio, per questo motivo, è molto più di una preparazione qualificante: è una palestra di umanità. In questi anni avete imparato che nulla di importante si ottiene senza sacrificio. Essere maturi e, tuttavia, sulla soglia di un nuovo inizio significa saper riconoscere ed evitare le scorciatoie e i risultati immediati che danno l’illusione che non sia richiesta costanza, pazienza e impegno per raggiungere i traguardi più belli. Non abbiate paura della fatica della conquista e non vi terrorizzino gli insuccessi! Nella complessa valutazione che fa la vita gli errori contano quanto i risultati e sovente questi ultimi non arrivano senza l’insegnamento di quelli. Mi viene da dire che la vera maturità consista nel non sentirsi arrivati, ma nel continuare a crescere imparando a mettere i propri doni al servizio del bene comune con professionalità, competenza e coerenza. Ogni disciplina, con metodi e modi diversi, continuerà ad insegnarvi a osservare il mondo, a porvi interrogativi, a comprendere meglio voi stessi e gli altri e, in definitiva, a cercare la verità. È soltanto l’aurora! Davanti a voi si aprono tante opportunità e molte nuove sfide. Una di queste sta nelle potenzialità “extra-ordinarie” dell’intelligenza artificiale: la sua “funzione strumentale” va integrata e compresa dentro una visione antropologica completa e complessa. L’IA è senza alcun dubbio un aiuto per migliorare qualitativamente alcuni aspetti della vita, ma non potrà mai sostituire la coscienza e non dovrà mai precludere la libertà, la creatività, la capacità di amare e di assumersi liberamente e responsabilmente le proprie decisioni. La persona umana non dovrà rinunciare a esercitare il proprio pensiero critico, immaginando di poter delegare a predeterminati calcoli algoritmici tutto ciò che richiede discernimento, coinvolgimento personale e responsabilità condivisa. Ecco perché agli albori del vostro maggiore impegno intellettivo e professionale essere “maturi” significa andare alla scoperta del senso della verità, della bellezza della giustizia e della generatività dell’amicizia e della fraternità. Vi auguro di affrontare

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Antonio da Padova si è messo nella condizione dell’umiltà e della povertà per annunciare il Mistero di Dio

“La grandezza di S. Antonio di Padova è stata quella di mettersi nella condizione dell’umiltà e della della povertà. Non perché per capire chi ha fame almeno una volta nella vita devi aver provato la fame, ma perché la povertà è espressione della necessità di dipendere da un altro, dall’attenzione di un altro, dalla cura di un altro, dall’impegno e dal servizio di un altro. La povertà è uno stimolo affinché la povertà non ci sia come flagello, ma come atteggiamento di chi, ritenendosi bisognoso, apre con grande disponibilità le mani per accogliere la grandezza del mistero di Dio. S. Antonio ha realizzato tutto questo.” Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che ha celebrato l’Eucaristia al Santuario di S. Antonio di Padova, nel giorno della festa, durante il quale come ogni anno le Forze dell’Ordine rendono omaggio al Santo. Il vescovo di Lamezia ha sottolineato un tratto della vita e della spiritualità di Antonio che era “la sua grande capacità di parlare: oggi lo chiameremmo un grande comunicatore. Questo perché aveva una grande consapevolezza del Mistero che era chiamato ad annunciare e una grande umiltà nel comunicarlo alle persone.  Comunicare, infatti, non significa solo saper parlare, ma avere la capacità di entrare nella vita concreta dell’altro, immedesimarsi nelle attese, nelle speranze, nei problemi dell’altro. S. Antonio era consapevole di annunciare un Mistero che non è venuto a riempire un vuoto, ma ad aprire lo sguardo a ciò che non può essere mai contenuto ma sempre rimette in ricerca. Come quell’orizzonte che ti dà l’impressione di avvicinarti ad esso ma, mentre ti avvicini, si allontana”. Non solo – ha proseguito Parisi – “annunciatore della retta dottrina nel suo tempo , ma anche un patrono dei poveri e dei sofferenti, particolarmente vicino ai deboli e ai poveri”. Il presule ha sottolineato della figura del Patavino quella che ha chiamato “una dimensione laica del suo servizio. Una laicità diversa dall’accezione di oggi, ma che si riferisce a quella condizione che ti fa stare in mezzo al popolo, ti fa essere parte di quel popolo sapendo che quella umanità di cui fai parte ha bisogno di sapienza”.  E proprio la sapienza – ha rimarcato Parisi – “è la parola che il cristianesimo può dire al nostro mondo, alla nostra storia, alla nostra umanità. A volte c’è qualcuno che si oppone con supponenza ritenendo che il cristianesimo non possa dire una parola al nostro tempo: si alzano barriere e ad alzarle sono quelli che non conoscono. La sapienza è ciò che S. Antonio ha annunciato con la sua parola e la sua vita:  ha detto all’uomo che la sua grandezza sta nella sua vera umanità. L’uomo è vero quando sa di essere pienamente uomo. Gesù si è incarnato per dirci che questa nostra esistenza umana è capace di essere toccata dalla scintilla del mistero di Dio. Ecco la sapienza: un uomo che non è rivolto solo verso sé stesso, verso il successo, verso la brama di potere.  Cristo dice all’uomo di vivere all’altezza di quel Mistero che Dio ha voluto regalare ad ognuno di noi”. “E’ l’augurio – ha concluso Parisi – che in questo giorno di festa rivolgo a tutti voi: agli amministratori, alle Forze dell’Ordine, a ognuno di noi. Ciascuno, dal proprio angolo prospettico di servizio, deve contribuire a questo progetto di umanità. Nel nome di S. Antonio, vorrei augurare a tutti voi di avere uno sguardo capace di dare saggezza alla vita. E la saggezza è la vita vera dell’uomo”. The post Antonio da Padova si è messo nella condizione dell’umiltà e della povertà per annunciare il Mistero di Dio first appeared on Lamezia Nuova.

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Il Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento

Il ruolo del Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento e la diffusione del testo greco dei vangeli in Calabria a partire dal VI secolo d.C.. Questo il filo conduttore della riflessione biblica che il vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha fatto ieri in occasione dello “sfoglio” del Codex Purpureus di Rossano insieme ad una spiegazione iconografica, liturgica e teologica delle due scene della comunione degli apostoli al pane e al calice “consegnati” da Gesù, altare, agnello e sacerdote, colui che offre, viene offerto e che distribuisce il dono. All’incontro, che si è svolto nella suggestiva cornice del centro storico di Rossano e che ha rappresentato un momento di altissimo valore simbolico, storico e spirituale, erano presenti, tra gli altri, i Vescovi calabresi ed autorità civili e militari. L’evento “sfogliando il Codex”, infatti, si è inserito all’interno della sessione estiva della Cec ospitata quest’anno dall’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Dell’antico evangelario greco miniato del VI secolo, riconosciuto Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco, opera d’arte sospesa nel tempo, si è potuto ammirare la miniatura della “Comunione degli apostoli” quale segno di Comunione, fraternità e condivisione, sentimenti che animano gli stessi lavori della Cec con il richiamo evocativo dei 12 apostoli come sono i 12 vescovi calabresi che, accompagnati dall’arcivescovo di Rossano, monsignor Maurizio Aloise, sono stati accolti nel chiostro dal direttore del museo e vicario generale, don Pino Straface, e dal sindaco di Corigliano, Rossano Flavio Stasi, che ha portato ai vescovi il saluto della città, felice di poterli ospitare. La miniatura scelta è stata illustrata nella sala del Codex dalla vice direttrice del museo, Cecilia Perri, che ha anche spiegato la genesi del Codex, la sua storia e il percorso seguito per diventare patrimonio Unesco. All’illustrazione storico artistica è seguita la riflessione biblica di monsignor Parisi ed a sfogliare materialmente le pagine color porpora del Codex sono stati i tre vescovi metropolitani, monsignor Fortunato Morrone (Reggio Calabria-Bova), monsignor Giovanni (Cosenza-Bisignano) e monsignor Claudio Maniago (Catanzaro – Squillace). I presenti hanno potuto ammirare da vicino una delle straordinarie miniature del manoscritto, capaci di fondere in un unico sguardo la sacralità del testo evangelico, la raffinatezza dell’arte bizantina e la secolare tradizione di fede che caratterizza la terra calabra. Le miniature e la storia stessa del Codex hanno suscitato interesse e riflessione nei vescovi che hanno manifestato attenzione ed emozione dinanzi al messaggio immortale che porta con sé la Parola. Un momento di profonda comunione e bellezza, capace di unire la memoria storica alla programmazione pastorale delle nostre diocesi. Il momento, ha segnato il primo giorno di lavori della sessione estiva dei Vescovi, uniti in un clima di confronto, preghiera e sinodalità. Saveria Maria Gigliotti The post Il Codex Purpureus Rossanensis nella critica testuale del Nuovo Testamento first appeared on Lamezia Nuova.

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“Il corpo di Cristo è corpo donato per amore e la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri”

“Quando noi mangiamo quel pane e beviamo quel calice, stiamo mettendo dentro la nostra esistenza la logica stessa di Dio che è quella della comunione, dell’amore che si realizza pienamente quando non è trattenuto per sé, ma è invece consegnato agli altri”. Questo uno dei passaggi centrali dell’omelia che il vescovo, monsignor Serafino Parisi, ha pronunciato ieri sera nel corso della Santa Messa per la solennità del Corpus Domini. “Un amore – ha aggiunto il Vescovo – che non viene da me, ma è un amore che mi supera, mi investe e coinvolge anche gli altri. Ecco l’Eucarestia: ringraziare il Signore perché mette dentro la nostra carne, ci fa metabolizzare, il corpo di Cristo che è un corpo donato per amore” in quanto “la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri” ed “alla fine della vita si ricorderanno di noi per qualche cosa, ma non dimenticheranno mai i segni della comunione, della carità, dell’amore condiviso. Non ci dimenticheranno mai. In fondo, Gesù lo ricordiamo per la morte che è vita donata e la resurrezione che è vita piena, condivisa”. “Io, allora – ha proseguito monsignor Parisi -, auguro a tutti noi di poter vivere così l’Eucarestia, la messa, la comunione: come impegno a soddisfare, in chi ne ha bisogno anche la fame nel corpo, ma non solo quella. C’è quella fame di dignità, di giustizia, di carità, di amore di pace che tutti noi dobbiamo impegnarci ad accogliere ed a non trattenere per noi, ma donare agli altri. E la santa Messa, l’Eucarestia è il mistero della comunione”. Partendo dalla parola “pane” presente nelle letture del giorno, nella sua riflessione, monsignor Parisi, ha sottolineato che “anche per noi ‘pane’ non è soltanto l’indicazione di quel cibo che non può mai mancare sulle nostre mense. Il pane è una parola evocativa perchè richiama il frutto del lavoro, dell’impegno, del sacrificio”. Da qui l’interrogativo: “Verso quale orizzonte di vita, verso quale senso della vita noi ci incamminiamo? Perché – ha detto ancora il Vescovo – c’è un pane che soddisfa soltanto una dimensione che è fondamentale, importante, ma è il minimo che una vita chiede e noi sappiamo che oggi c’è gente che ancora urla per avere il minimo della vita, il pane, proprio quello materiale, ma c’è bisogno anche di un altro pane: ‘Il pane vivo e vero è il mio corpo dato per voi’”. “Sangue versato e corpo donato – ha detto monsignor Parisi – dicono che noi dobbiamo fare la comunione perché ci nutriamo di quel corpo che non soddisfa soltanto gli spasmi della fame, come per alcuni accade, ma soddisfa anche quella voglia di senso, quel di più che noi gridiamo con la nostra vita e dobbiamo anche gridare per la vita di tutti perché quella comunione ad una vita piena eterna, segno dell’eternità di Dio, possa essere la vita vera e condivisa”. Da qui l’interrogativo: “Quale vita vogliamo vivere: quella semplicemente prosaica della quotidianità, che tutti quanti dobbiamo necessariamente interpretare ed affrontare? Oppure c’è anche altro perchè ‘non di solo pane vive l’uomo’”? Al termine della Santa Messa, celebrata nel santuario di Sant’Antonio, alla presenza di associazioni di volontariato che si occupano di assistenza agli ammalati ed alle persone fragili, autorità civili e militari, è partita la processione che ha attraversato alcune strade cittadine prima di giungere in Cattedrale dove, prima di impartire la benedizione, monsignor Parisi ha voluto ringraziare i presenti ed il “Signore per la testimonianza che ci ha dato da vivere per alcune strade della nostra città a voler significare che in ogni strada, in ogni via, in ogni quartiere, in ogni casa, in ogni famiglia della nostra città, della nostra Diocesi, di tutto il nostro territorio non deve mai mancare questo pane lievitato con segni di eternità perché questo è il pane vivo che sfama la fame vera dell’uomo”.     Saveria Maria Gigliotti The post “Il corpo di Cristo è corpo donato per amore e la vita piena del Cristiano si realizza quando è donata per gli altri” first appeared on Lamezia Nuova.

Caritas

“Gioco” d’azzardo; nel 2025 sul territorio diocesano persi 46,26 milioni di euro

Nel territorio della Diocesi di Lamezia Terme è stato complessivamente di circa 46,26 milioni di euro il denaro perso nello scorso a causa del “gioco” d’azzardo. Si tratta di dati ufficiali dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm) riferiti all’anno 2025 (con dati disponibili fino a febbraio 2026) per i 25 Comuni della Diocesi che rivelano cifre impressionanti. “La somma complessiva che i cittadini del nostro territorio hanno ‘investito’ nell’azzardo è vertiginosa – dichiara don Fabio Stanizzo, direttore della Caritas – e si tratta di risorse sottratte ai consumi reali, al risparmio delle famiglie, al sostentamento dei figli e all’economia circolare del nostro territorio I dati, ufficiali e aggiornati, mostrano una realtà complessa che interpella le nostre coscienze, le parrocchie e le istituzioni locali”. In particolare, secondo quanto reso noto nel corso dell’iniziativa della Caritas nazionale “la tenda del buon gioco”, svoltasi nei giorni scorsi anche a Lamezia Terme e finalizzata a sensibilizzare la comunità diocesana sull’impatto economico e sociale della pratica dell’azzardo nel territorio diocesano, il giocato totale sul territorio diocesano è stato pari a 381,49 milioni di euro con 335,23 milioni di euro di vincite complessive per un introito all’erario di 21,19milioni di euro e per una perdita di 46.256.115,84 di euro. Dati di per sé allarmanti ai quali si aggiunge la ripartizione tra i canali di vendita: fisico (agenzie, tabacchi, Awp/Slot) per complessivi 109.918.490,44 di euro pari al 28,8% del totale e telematico (online, app, siti web) pari a 271.569.188,46 euro che rappresenta il 71,2% del totale. Da ciò si evince che “l’azzardo si è trasferito massicciamente all’interno delle mura domestiche e sugli smartphone, rendendo il fenomeno invisibile, accessibile 24 ore su 24, e particolarmente pericoloso per i giovani e gli adolescenti, che si avvicinano a piattaforme online (giochi di abilità, scommesse a quota fissa) spesso senza la percezione del valore del denaro”. L’azzardo, quindi, è ormai diventato un fenomeno sociale complesso che coinvolge molte sfere della persona e può avere conseguenze devastanti per individui, famiglie e intere comunità. Spesso etichettato erroneamente come un semplice “vizio” o una debolezza personale attribuita alla mancanza di volontà, l’azzardo è a tutti gli effetti una condizione patologica di dipendenza (Gap – gioco d’azzardo patologico), equiparabile alla dipendenza da sostanze come droga o alcol. “Il primo passo per costruire una coscienza critica collettiva – spiega al riguardo don Fabio Stanizzo – è non chiamarlo gioco. Per questo, nell’ambito del progetto ‘vince chi smette’, promosso dalla Caritas, invitiamo ad utilizzare il verbo alternativo ‘praticare’. Infatti, dire ‘praticare l’azzardo’ invece di ‘giocare’, per toglie a questa attività quella veste di divertimento e socialità che appartiene unicamente al gioco vero. Per questo abbiamo voluto chiamare il nostro report ‘Il buon gioco è educativo e coinvolgente: l’azzardo non è un gioco’”. La Caritas diocesana, aderendo al progetto nazionale, ha intenzione di impegnarsi attivamente sul territorio per promuovere percorsi di animazione e prevenzione comunitaria al fine di: creare una strategia comune che parta dal basso, coinvolgendo direttamente le parrocchie e i cittadini; migliorare la percezione reale del fenomeno all’interno della comunità, smascherando le false credenze legate alle ‘vincite facili’; offrire strumenti di prevenzione e orientamento differenziati per fasce d’età (ragazzi, giovani, famiglie, anziani); costruire e rafforzare reti esterne e interne in sinergia con le associazioni del terzo settore, i servizi sanitari (SerD) e gli enti locali. Da qui l’idea de “la cassetta degli attrezzi” con cui Caritas Italiana mette a disposizione di parrocchie e gruppi animativi materiale video, audio e cartaceo dedicato, scaricabile dall’area riservata del sito ufficiale www.vincechismette.it, oltre a un’app interattiva di sensibilizzazione. Questo perché non si può restare indifferenti ed ogni cittadino, sacerdote, educatore o genitore può fare la differenza: vigilando e informando, parlando del rischio dell’azzardo telematico con i più giovani e controllando l’uso improprio di smartphone e carte prepagate; promuovendo il buon gioco riscoprendo il gioco sano, relazionale, gratuito e comunitario all’interno degli oratori e delle famiglie; accogliendo e orientando chi si trova in una situazione di sofferenza economica o compulsione che non deve essere giudicato, ma accompagnato verso i centri di ascolto Caritas e i servizi specialistici del territorio. Per questo motivo, da tempo, la Caritas diocesana, in collaborazione con la Diocesi, oltre ad avviare incontri informativi nelle scuole e nelle Vicarie con sacerdoti e laici, ha anche partecipato attivamente ai corsi prematrimoniali per fornire informazioni sulla gestione delle finanze familiari(bilancio familiare ) alle coppie che si apprestano a sposarsi. Saveria Maria Gigliotti The post “Gioco” d’azzardo; nel 2025 sul territorio diocesano persi 46,26 milioni di euro first appeared on Lamezia Nuova.

Chiesa, In primo piano, Mons. Vittorio Moietta, Vita Diocesana

Causa beatificazione mons. Moietta; incontro in Dicastero per Vescovo e Postulatore

Prosegue, secondo quelli che sono i tempi canonici, l’iter per la Beatificazione del Servo di Dio, Mons. Vittorio Moietta, la cui tomba nella Cattedrale di Lamezia Terme è meta di numerose visite da parte di tanti fedeli che, spesso, lasciano anche loro pensieri e richieste nell’urna allocata davanti al luogo in cui è sepolto e si soffermano in preghiera. Nei giorni scorsi, infatti, il Vescovo, Mons. Serafino Parisi, insieme al Postulatore, don Marco Mastroianni, si sono recati al Dicastero delle Cause dei Santi, dove hanno avuto un proficuo colloquio con il Prefetto dello stesso Dicastero, il Cardinale Marcello Semeraro, nel corso del quale sono stati aggiornati sull’iter della Causa in corso. Un momento di confronto al quale, nella stessa giornata, è seguito un incontro con Mons. Maurizio Tagliaferri, il relatore assegnato dallo stesso Dicastero alla Causa di Beatificazione di questo Vescovo che ha lasciato un indelebile ricordo nella Diocesi di Lamezia Terme, nonostante il suo breve episcopato. Un pastore che, come ha spesso sottolineato don Marco Mastroianni “si è distinto per la capacità, largamente riconosciutagli, di essere un uomo di dialogo, sinceramente animato dallo zelo per le anime e da una fattiva carità, sostenuta dalla profetica ribellione di chi sente il dovere di impegnarsi per la realizzazione di un mondo più vicino alla creazione di Dio”. Continua, dunque, il lavoro affidato alla Postulazione nella fase romana della Causa, in attesa del completamento della Positio.   Saveria Maria Gigliotti The post Causa beatificazione mons. Moietta; incontro in Dicastero per Vescovo e Postulatore first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Con la luce della carità riconosciamoci tutti come fratelli

  “La forza del cristianesimo la vediamo in ciò  che S. Francesco di Paola ha detto e ha fatto:  “dovete agire per il perdono, non ricordare il male ricevuto”. Tutto questo deve essere il principio di costruzione di un’umanità nuova, che ha come luce la Charitas, la Carità. Con la luce della carità possiamo riconoscerci con gli altri non nemici, non avversari, nemmeno stranieri, ma soltanto fratelli. Se facciamo davvero riferimento a S. Francesco e se vogliamo prendere sul serio il Vangelo, siamo chiamati a vivere in questa realtà e a riconoscerci con l’altro come fratelli: non c’è un’altra parola, non c’è un altro Vangelo, non c’è un’altra Chiesa”. Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione della festa patronale di S. Francesco di Paola a Lamezia Terme Sambiase. Durante la celebrazione, come ogni anno, il sindaco Mario Murone a nome della città ha acceso il cero votivo e consegnato le chiavi al Santo Paolano. E proprio partendo da questi due gesti, il vescovo di Lamezia ha rimarcato che “si tratta di due gesti simbolici che esprimono due insegnamenti che ci vengono dalla vita, dalla testimonianza, dal pensiero di S. Francesco di Paola per migliorare la qualità della nostra presenza di cristiani nel mondo e nella storia. Consegnare la chiava o accendere il cero non sono gesti scaramantici, magici, quasi a voler liberarsi da una responsabilità e dire: “io la mia parte l’ho fatta, adesso tocca a te…”. Il Signore non supplisce le nostre deficienze, le nostre mancanze, la nostra progettazione non orientata, il nostro sguardo ridotto. Non è così. Lungi da noi una visione così della fede cristiana. Per il principio dell’Incarnazione, il Signore è venuto nella storia per mettere dentro l’umanità ì una scintilla di eternità, la forza divina del Lògos. Consegnare la chiave è, dunque, l’apertura della vita dell’uomo al mondo, alla bellezza della creazione, a scoprire dentro la nostra vita la grandezza dell’umanità di cui siamo portatori. Da San Francesco di Paola dobbiamo continuamente apprendere la capacità di perdonare, di non ricordare il male ricevuto e quindi costruire relazioni fraterne tra di noi”. “Il mistero di Dio – ha proseguito il presule –  come ci ricorda il Vangelo che abbiamo ascoltato, è stato nascosto ai sapienti e ai dotti ed è stato rivelato ai piccoli. E quale è la riconoscibilità del volto del Figlio di Dio dentro la storia dell’umanità? La Croce. La logica della Croce: nessuno ha un amore più grande di chi dona la vita per i propri amici. Stare nel mondo con la forza del Vangelo che è la Croce, ci chiama a diventare responsabili della vita, della storia e del futuro degli altri.” Dal presule l’augurio “di una speranza concreta, che è quella che viene dalla carità. La carità è generativa perché dà concretezza alla speranza e mostra la fede. La concretezza della speranza, che vorrei augurare a tutti voi per questa festa di S. Francesco, è quella che Isaia ci ha descritto nella prima lettura: una strada che attraversa il deserto, il grido della speranza, un popolo disperato dentro la schiavitù della deportazione che inizia a intravedere la speranza costruendo giorno per giorno relazioni vere, rapporti di pace, comunione e fraternità. Soltanto costruendo così la città degli uomini scopriremo che la civitas ha un avvenire e questa è la chiave e la luce per il nostro impegno di credenti. S. Francesco ci ispiri con la sua storia e la sua testimonianza”. Salvatore D’Elia   The post Con la luce della carità riconosciamoci tutti come fratelli first appeared on Lamezia Nuova.

Attualità, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Il bene comune sia la bussola del vostro operato”

Nell’augurare buon lavoro ai sindaci neoeletti o riconfermati alla guida dei Comuni di Gizzeria (Francesco Argento), Martirano Lombardo (Franco Rosario Pucci) e Serrastretta (Mario Cianflone), auspico che le loro amministrazioni abbiano come bussola del loro operato il bene comune. Come ci ricorda Papa Leone XIV nella lettera enciclica “Magnifica Humanitas”, “il Concilio Vaticano II ha affermato che il bene comune consiste nell’ ‘insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente’. Questa definizione ci offre un primo orientamento prezioso, perché il bene comune non si lascia ridurre a un semplice elenco di condizioni o di istituzioni. Non coincide con la somma dei vantaggi dei singoli, né con l’incrocio dei loro interessi particolari; è un bene più grande, che appartiene a tutti, e che solo insieme si può costruire, accrescere e custodire. Possiamo dire che l’agire sociale raggiunge la sua pienezza quando tende a questo bene condiviso, così come l’agire morale della persona trova compimento nella scelta del vero bene”. Impegno nella realizzazione del bene comune che sollecito anche a chi, dall’opposizione, sarà chiamato a vigilare sull’operato di chi governa il territorio diventando pungolo ma anche strumento costruttivo per lo sviluppo e la crescita di queste nostre realtà, mettendo da parte interessi personali e posizioni precostituite. Questo, soprattutto, in considerazione del fatto che, come scrive ancora Papa Leone, “è la ricerca del bene comune che dà vita a un popolo, inteso non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica. In questo senso, ogni persona contribuisce a costruire il proprio popolo con ‘un lavoro lento e arduo che esige di volersi integrare e di imparare a farlo fino a sviluppare una cultura dell’incontro in una pluriforme armonia’. Lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso. È evidente che tra le diverse persone ci sono molte differenze ideologiche e pragmatiche, ci sono interessi diversi e frequenti contrasti, ma ciò non vuol dire che sia impossibile un percorso di dialogo per configurare una base di consenso che permetta di costituire un progetto per tutti e di camminare insieme”. + Serafino Parisi, Vescovo The post “Il bene comune sia la bussola del vostro operato” first appeared on Lamezia Nuova.

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