• Palazzo Episcopale - Via Lissania, 2 - 88046 Lamezia Terme
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STEMMA EPISCOPALE

  • Stemma Episcopale
Significato dello

Stemma Episcopale

Il campo dello stemma si divide in tre parti, quello superiore è azzurro con al centro una colonna sovrastata dalla lettera M. L'azzurro è il colore che simboleggia la Madre del Redentore, la Porta del Cielo; la M è la prima lettera di Maria ma anche di Madre, la Madre Santissima. La colonna richiama la profonda devozione che lega Crotone, luogo d'origine di Mons. Cantafora, alla Beata Vergine con il titolo di Capocolonna. Nello stemma la colonna sorregge la Croce Gloriosa "irradiazione del volto misericordioso del Padre", è quasi un tutt'uno, ed è a picco sul mare tratteggiato nello spazio sottostante dello scudo, a significare la signoria e la vittoria sulla morte, richiamando così le parole dell'Apostolo Paolo, dove afferma che, per la grazia del Battesimo, con Cristo siamo stati "annegati" nella morte e con Lui risorgiamo a vita nuova. Questo annuncio si lega alla Seconda Lettera ai Corinzi da cui - come vedremo - è stato tratto il motto dello stemma. Il secondo spazio sostanzialmente raffigura il Mar Rosso che per la Chiesa richiama allegoricamente il battesimo. Infatti le acque del mare, proprio per il potere di Cristo Risorto, sono legate a quelle rigeneratrici del battesimo nel quale tutti siamo annegati per riemergere nuove creature. Non è questo l'unico significato delle onde marine, ancora una volta si fa riferimento alla città e alla evangelizzazione della Chiesa di Crotone, che la tradizione vuole arrivata dal mare. In alcuni dipinti conservati nella Cattedrale della città, viene raffigurato lo sbarco di S. Dionigi primo Vescovo e Patrono della Diocesi. Il terzo spazio è rosso, il colore simboleggia la carità, ma anche il martirio, l'atto supremo di amore e di testimonianza. Nell'araldica rappresenta, ancora, la terra incendiata dalla predicazione dell' Evangelo. Infatti, al centro, è raffigurata una fiaccola quella dell'amore infinito del Redentore, ma ricorda anche San Domenico di Guzmàn. Nell'iconografia classica il Santo viene raffigurato con un cane che stringe tra i denti una torcia, a ricordo di un sogno della Beata Giovanna, la madre di San Domenico, che prima di metterlo alla luce, sognò di avere in grembo un cane con una torcia, che appena nato sembrava incendiare il mondo. Il sogno venne interpretato come la profezia di un bambino che avrebbe infiammato il mondo con la predicazione del Vangelo. A San Domenico è dedicata la parrocchia nata nel 1975 a Crotone con Mons. Cantafora. La simbologia dei tre spazi e dei colori si lega strettamente con il motto dello stemma tratto dagli scritti di San Paolo "Charitas Christi Urget Nos", (2 Cor. 5,14) "l'amore di Cristo ci spinge". La frase va così contestualizzata: "Poiché l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivono più per se stessi, ma per colui che è morto e resuscitato per loro... Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove".